La percezione del tempo

salvador-dali-clocks

Com’erano le vostre giornate prima di Internet? Ve lo ricordate?
Io sì, ma non in modo nitido. E’ quasi come se quel periodo, così vicino eppure remotissimo, abbia oramai assunto i contorni poco definiti del mito, della leggenda.
Se mi dicessero che allora, nell’epoca disconnessa, le giornate duravano 32 ore, e che il sole era violetto, forse cadrei perfino nel dubbio. E se fosse vero?
Ovviamente esagero. Però un fondo di verità c’è. I nostri ritmi di vita sono cambiati, le nostre abitudini sono stravolte, ma in modo così diffuso che… ce ne accorgiamo appena. Intenti come siamo, a correre avanti e indietro, per poi sederci davanti ai nostri computer, tutto sembra oramai così rodato, abituale e rassicurante che difficilmente cogliamo le differenze dal prima all’ora.
Ma questo ha cambiato davvero la nostra percezione del tempo? Secondo molte ricerche scientifiche la risposta è sì. In parte ne avevamo già parlato in passato, tuttavia credo sia interessante spendere due parole ancora.

Partiamo da un’altra prospettiva.
Alcuni psicologici dicono che gli spostamenti oramai veloci, anche da un capo all’altro del mondo, sono stati i primi “responsabili” della sfalsata concezione del tempo. Secondo questi ricercatori, se si dovesse ancora prendere una nave, per compiere un viaggio da continente a continente, avremmo una percezione più realistica del rapporto tempo/spazio.
In effetti i voli transcontinentali – che ho provato alcune volte in vita mia – ci proiettano in quella dimensione non-temporale in cui il mondo scorre, invisibile, sotto di noi. Basta addormentarsi qualche ora ed eccoci all’altro capo del pianeta, senza avere la reale concezione della strada percorsa.

Su Internet si può verificare questa medesima distorsione, anche se ovviamente in questo caso non sarà la percezione dello spazio a essere sfalsata, bensì soltanto quella temporale. Internet è una porta sensoriale enorme, specialmente nella sua incarnazione 2.0, con l’effetto social che ci porta davvero a interagire su più piani relazionali. Ed è bellissimo. Se vi aspettevate una condanna o qualcosa del genere, avete sbagliato articolo. Dico solo che c’è questa distorta cognizione del tempo. Se poi sia un bene o un male, questo sta a noi stabilirlo.
Zerocalcare ha simpaticamente descritto tale effetto in uno dei suoi azzeccati post a fumetti, La fascia oraria delle Bermude. Leggetelo: con un po’ di ottimo umorismo descrive il fenomeno in questione più di quanto riesca fare io a parole.
Fatto? Bene, ora ditemi se anche voi non siete finiti nella fascia oraria delle Bermude, di tanto in tanto. O, più verosimilmente, tutti i sacrosanti giorni.

seneca

Ma il dibattito sulla concezione del tempo non è certo nato solo in questa epoca moderna e frenetica. Già Seneca (1 a.C – 65 d.C) si poneva spesso e volentieri domande in merito. Come ci ricorda il sito Treccani, la questione fu affrontata per esempio nel De Brevitate Vitae:

Il De brevitate vitae è anzitutto costruito come una lunga serie di riflessioni che si snoda tra la considerazione da un lato che il tempo è uno scorrere precipitoso (tam velociter, tam rapide dati nobis temporis spatia) e che l’uomo è nato per vivere un’età breve (quod in exiguum gignimur, br.v. 1.1); dall’altro, che gli affaccendati (gli occupati: coloro che sono sempre impegnati negli affari pubblici o nell’eccessiva e maniacale attenzione per sé) non sono liberi, non sono sapienti.

Cosa è cambiato da allora? Molto, oppure forse pochissimo. Ciò di cui dissertava Seneca è ancora attuale, anche se oggi abbiamo molti più sistemi per accorciare il tempo, riempiendolo all’inverosimile.
A questo punto non posso che concludere l’articolo con la fatidica domanda: la vostra percezione del tempo è rimasta più o meno la medesima, rispetto al passato, o qualcosa è cambiato? E se sì, come?

PS: Questo post, programmato molte settimane fa, ha dei punti in comune con l’ottimo articolo di Strategie Evolutive datato 4 aprile. Leggetelo, ne vale la pena.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

22 commenti

  1. cambiato e di molto, ma non solo grazie/a causa di internet, ma anche nel grande cambiamento sociale. Personalmente, ho sempre l’impressione di essere due o tre passi indietro. Come se io possedessi velocità 7 in un mondo che procede a velocità 10.

      1. Sì, anche poi non tornerei indietro, non per internet almeno, ci mancherebbe. Forse sono anche i ritmi attuali che ti spingono al limite, non so.

  2. Beh si la mia percezione è cambiata, concentrandomi solo su internet ho notato che è diventato per me un simbolo, un orologio per scandire il tempo (come ad esempio lo può essere il sole quando sei senza orologio), quasi necessario per vivere la giornata ed al tempo stesso a poco a poco recentemente, anche grazie allo smartphone, sta diventando sempre più un periodo indistinto della giornata, confuso, fatto di minuti presi un po’ ovunque.
    Senza internet la mia giornata prevedeva un po’ di tv la mattina prima di scuola, poi pranzo tv e romanzi, poi studio e uscita ed infine tv, romanzi, letto. Internet ha parzialmente sostituito la tv a pranzo e prima di cena. Quindi c’erano momenti precisi in cui usarlo. A poco a poco come detto prima si è espanso fino a coprire tutta la giornata.
    Purtroppo quand’anche voglio lavorare al pc, internet mi disturba, è come se ci fosse un folletto (che poi sono io) che mi spinge a stare su facebook o a cercare cose inutili.

    Per me internet è ora un gran casino generale insomma

    1. Abbiamo fatto percorsi simili.
      Oramai, complice lo smartphone, mi connetto anch’io a qualunque ora, da qualunque posto.
      Che è una cosa bellissima, ma al contempo estraniante. E mi rendo conto che Internet 2.0 (vale a dire social) mi ha rubato moltissimo spazio dedicato ad altre cose.

  3. a parte che Zerocalcare è veramente un genio, per me il passaggio vero è stato quello tra internet a consumo e flat, infatti con la connessione 24h su 24h (oggi come oggi irrinunciabile quanto un frigorifero) l’impressione di perdere tempo ogni tanto c’è. con le vecchie tariffe a consumo, per non parlare del 56k, avevo almeno l’illusione di potermi organizzare e di avere ancora un minimo controllo sul mezzo

    1. Ottima osservazione davvero.
      Ai tempi della connessione pagata a minuti non mi sognavo nemmeno di collegarmi tutto il giorno. Anzi, navigavo due o tre ore alla sera, e basta.

  4. Si, Zero ha dato finalmente un nome a quella spiacevole sensazione °_° “dove diavolo è finito il mio tempo?”. Io mi ricordo che “prima” facevo molte più cose e più velocemente, rispetto ad ora, paradossalmente, al contrario di ora che c’è la supervelocità {c’è da dire che io il pc fino ai 17 anni non l’ho mai avuto e per tanto tempo ho avuto il 52k, e ho cambiato il vecchio telefonino 2 anni fa, quindi magari è perché sono io che sono paleolitica che mi sembra così} . Però c’è da dire che nel “prima parte di Internet” non esistevano i social network.
    Però c’è da dire che da quando ho uno smartphone con la connessione, ci perdo molto meno tempo; forse perché con le notifiche posso perderci tempo solo quando mi avvisa lui.

    1. Infatti la differenza da fare è tra Internet 1.0 e 2.0, quest’ultimo caratterizzato dai social network, che sono il vero buco nero in cui svaniscono ore, giorni, settimane…

  5. Io sono andato oltre: tra smartphone e PC sono connesso praticamente h24. Quindi (purtroppo? Per fortuna?) è tanto che non frequento più la fascia oraria delle bermuda.
    Il problema adesso è che stando sempre connesso è come se vivessi una giornata di 30-40 ore su 24 vista la mole di cose che si riescono a fare contemporaneamente (al momento ho 4 programmi differenti e circa 10 pagine internet in esecuzione).

    1. Non sono tanto lontano dai tuoi ritmi 24h su 24 no, ma direi che un buon 15 su 24 li raggiungo, visto che anche al lavoro sono dotato di una connessione senza filtri particolari.

      1. La mia contromossa consiste nel farmi le vacanze in tenda senza elettricità (mi concedo solo l’ebook reader per questioni pratiche): il primo giorno fa quasi spavento, poi diventa bellissimo, dopo 7/10 giorni mi inizia a mancare la routine.

        1. Io mi collegavo perfino dagli sperduti confini del Canada, dove non c’era un cacchio se non boscaglia e tanto verde 😛
          Però concordo con la tua contromossa (ma dopo 7 giorni senza collegarmi decentemente, io impazzisco).

  6. Quando mi stacco in modo netto da internet, ad esempio per via di vacanze o uscite lunghe fuori casa, mi accorgo che il tempo scorre più lentamente e che riesco a riempire la giornata molto meglio. Credo sia una sorta di ipnosi stare davanti al pc, tra blog, social, notizie e compagnia bella. Non è brutto starci, anzi, però a volte ho l’impressione d’aver sprecato tempo.

  7. Le macchine, la tecnologia, il progresso, hanno reso il mondo più piccolo ma le giornate sono rimaste sempre le stesse.
    Come spesso noto, avere un computer, tipo, 10 volte più veloce di quello che avevo del 2003, non mi riduce di 10 volte il tempo che ci passo dietro.
    Eppure, la logica questo suggerisce: se Pierino ha un triciclo che va a 10 km l’ora e impiega un’ora a tornare a casa dalla scuola, se gli dai uno scooter che va a 100 all’ora quanto ci metterà?
    Ecco, in questo nulla cambia. Sempre otto ore stai davanti quello schermo.
    E credo che sarà così anche tra dieci, cento anni.
    Credo abbastanza nel futuro dei device portatili interconnessi con la realtà che ci circonda: tipo, dei Google Glass che con al Realtà Aumentata cambieranno, una volta di più, le nostre abitudini.
    Staccandoci finalmente dal PC, chissà.
    Chissà se nel frattempo saremo diventati così dipendenti dalla nostra nuova percezione della realtà da non ricordare più come facevamo prima.
    Proprio come ora non ci capacitiamo che una volta cercavamo le robe sulle enciclopedie o le chiedevamo al fratello maggiore anziché su Google.

    1. Osservazioni corrette e condivisibili.
      Sposo soprattutto quella sull’incapacità di ricordarsi il mondo di prima.
      Documentarsi senza Google e Wikipedia? Mmm… davvero succedeva? 🙂

      No, ok, scherzi a parte, l’essere umano si adatta alla svelta alle nuove tecnologie, e subito ne diventa dipendente. Nel bene e nel male.
      Poi può variare il modo in cui se ne usufruisce.
      Coi tablet, per esempio, mi collego spesso mentre faccio altro – perfino mentre faccio cyclette – mentre prima dovevo per forza sedermi a una scrivania per usare Internet.

      1. onestamente, pur riconoscendo i limiti e certi evidenti svantaggi della rete, e avendo vissuto il “mondo di prima”, non tornerei indietro. Esempio banalissimo: senza internet non saremmo qui a scambiarci opinioni.

  8. Mi sono seduto al pc intorno alle 13:30, minuto più minuto meno. Ho fatto in tempo a scambiare due chiacchiere, preparare il post per domani e poco altro. Il problema, e il paradosso percettivo è qui, mi capita la stessa cosa al lavoro. Esco alle 15:30 circa e dopo poco sono già le 19, per dire. Qui c’è da ragionare veramente sulla relatività…

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