scrittura

Il rapporto scrittore-fan

George RR Martin

Emblematico è il caso dei tanti fan di George R.R. Martin. Quasi tutti lo amano, ma al contempo lo odiano.
Io li capisco: Martin è tanto bravo a scrivere quanto si dimostra disonesto nel non finire una saga che ha già sforato di un paio di volumi il “chilometraggio” massimo consentito.
Nella fandom c’è chi inizia a temere una prematura dipartita di Martin, che in tal caso lascerebbe le Cronache in mano a qualche improbabile erede, oppure a un successore nominato ad minchiam dal suo editore. In effetti sarebbe un disastro, almeno potenzialmente.
Eppure quello del “grassone bastardo” (come lo chiamano i fan) è solo un esempio dei tanti. Il Web ha modificato radicalmente in rapporto tra scrittori e lettori. Non si può negarlo. Ne avevamo già parlato incidentalmente in questo vecchio post.
Vale la pena tornare on topic…

Il problema è riassumibile così: grazie alla Rete i lettori e i fan hanno un peso sempre più importante sulle strategie lavorative di uno scrittore.
No, tranquilli, non parlo di noi pesci piccoli, bensì di gente che macina migliaia di copie vendute ogni settimana. Autori che hanno forum e gruppi Facebook a loro dedicati. E da essi influenzati. Perché i fans hanno molti modi per manifestare il loro potere.

Possono insistere affinché una saga ritenuta quasi conclusa si procrastini all’infinito.
Possono protestare al fine di non far morire questo o quel personaggio (non che con Martin funzioni granché).
Possono lamentarsi dell’eccessiva brevità di alcuni romanzi, obbligando scrittore (ed editore) ad allungare inutilmente il brodo.
Possono lamentarsi per mesi, inducendo un autore a mollare una saga per tornare su un’altra.
Possono fingersi abili critici, ponendosi sullo stesso piano dello scrittore, arrivando al punto di credere di saperne più di lui, non solo a livello di tecnica, bensì anche sulla storia che il poveretto ha scritto*.

C’è qualcosa di utile in un rapporto di questo genere?
A livello ipotetico sì. Confrontarsi e discutere è spero bello e a volte arricchisce entrambe le parti.
Altre volte però l’unico risultato che si ottiene è quello di stressare lo scrittore e di dare una distorta sensazione di potere al fan. Il che dovrebbe anche dar fastidio ai lettori più equilibrati e normali**, perché a volte lo scrittore in questione viene indotto all’errore.

Sarò di parte, ma questo nuovo status quo non mi piace granché.
Credo che sempre più spesso venga meno il rispetto per chi c’è dall’altra parte del monitor. Perché non solo l’autore ha a malapena il diritto di essere pagato (però poco, eh, perché in fondo è una passione), ma ora deve pure fare da schiavetto per il fandom. Se tutto va come i fan vogliono allora sei bravo. Se ti prendi i tuoi tempi e i tuoi spazi allora sei stronzo.
Per fortuna parliamo di una fetta estremamente minoritaria di lettori, su questo voglio essere chiaro. Minoritaria ma molto chiassosa.

D’altro canto c’è anche da dire che questa strada sembra quella che va per la maggiore. Dubito che le cose torneranno mai al distacco di qualche anno fa. Quindi la scelta si riduce all’adattarsi oppure morire.
Con buona pace di tutto il resto.

Scarlett

*Che poi è una delle ragioni con cui si giustifica l’esistenza di quelle porcherie chiamate FanFiction. L’autore di FF, senza generalizzare, di solito si ritiene maggiormente in grado di comprendere/interpretare un certo personaggio letterario, anche più del suo creatore originale.
** Ossia la grande maggioranza dei lettori, grazie al cielo.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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33 risposte »

  1. Come diceva John W. Campbell, editor di Astounding Stories e di Unknown, “Questi imbecilli spendono dieci centesimi per la rivista e credono di diventare padroni delle storie.”
    Era il 1940.
    La rete ha semplicemente dato più voce e visibilità agli imbecilli di Campbell – e per dieci persone che usano la rete in maniera sana per seguire le proprie passioni, ce ne sono due che deragliano nel delirio… e noi purtroppo sentiamo più loro due che gli altri dieci.
    Anche perché i deliranti tendono a raggrupparsi in culti ed eserciti.
    Il grosso problema è forse proprio la riduzione della distanza fra autore e lettore – distanza che una volta si azzerava solo in poche occasioni (convention, letture pubbliche, presentazioni) e dava origine a storie dell’orrore (il classico cliché dell’autore assediato dai fan deliranti o, viceversa, le storie dell’autore odioso e scortesissimo).
    Oggi l’orrore è ovunque.
    E non parliamo di fan fiction, che la sai come la penso 😉

    • È incredibile come dal 1940 a oggi le cose siano cambiate assai poco… In questo senso la Rete ha effettivamente annullato le distanze tra scrittore e lettore. Distanze che, in taluni casi, erano utili per lavorare al meglio. Cosa di cui godevano anche i lettori, a dire il vero.

  2. Articolo interessante. Potremmo parlare anche delle serie TV, in maniera analoga: ultimamente si investono tanti soldi sui serial perché generano milioni di fan che plasmano letteralmente la durata e lo sviluppo della storia (e quindi si riesce a capire come fa fruttare l’episodio successivo). Il potere lì è decisamente più ampio se confrontato con film o libri.

  3. Giappone.
    Masashi Kishimoto, l’autore di uno dei manga più popolari, Naruto, fa morire Kakashi, uno dei protagonisti più amati in assoluto dell’opera.
    C’è stata una sommossa popolare, l’autore e gli editori del fumetto hanno ricevuto minacce di morte. E sono stati costretti a resuscitare Kakashi con un pessimo escamotage.

  4. Leggevo ieri sera che anche il fenomeno Erasmo fu, in qualche modo, modulato e amplificato dalla base di “fan”, il tutto naturalmente riportato al ‘500. Tornando in epoche meno sospette, c’è da dire che perlomeno lo zio Martin non si fa influenzare (o dichiara di non farlo) dalle discussioni della base riguardo ai misteri che costellano la saga. Ne parlò in un post. In generale, però, è un autore che ama interagire con i fan – che lo ricambiano con gruppi pseudosindacali che reclamano la conclusione di ASoIaF prima della dipartita del nostro eroe (o più realisticamente del sorpasso da parte della serie TV).

    • Sì, alla fine Martin se ne frega, come è giusto che sia. Anche perché ha i numeri dalla sua parte, e può farlo.
      Altri scrittori invece sono stati opportunamente rieducati dai fan, e dalle case editrici, che danno loro parecchia importanza (perché in fondo sono prima di tutto consumatori).

  5. Complimenti, un articolo davvero interessante! Nel caso specificio, spero di leggere la fine della saga di Martin prima di un’invasione aliena…

  6. Si ritorna sempre al punto della gente arrogante, come diceva Davide imbecille, maleducata ma anche profondamente incapace e insoddisfatta di sè.

    Chi ha delle capacità solitamente agisce in prima persona, non si scaglia addosso agli altri pensando (e lo sottolineo, pensando, visto che solo teoria e niente pratica = essere ignoranti) di avere le tavole della legge.

    Poi naturalmente è sempre più facile scegliere di essere una pecora e belare.

    • E poi, in questo senso, i social network favoriscono i casinisti, le pecore e tutti quelli che non fanno altro che parlare a ruota libera, senza un filo logico.

  7. Nel caso di Martin il problema potrebbe essere se arriva al punto di cambiare la sua visione iniziale di parti della trama solo per il gusto di trollare i lettori che magari hanno indovinato come si sviluppa quella parte.
    Ad ogni modo, credo che sia mortificante per gli autori dover modificare il proprio lavoro per fan che non riescono ad accettare un’evoluzione della storia diversa da quella prospettata, ad esempio la citata morte di kakashi.

    Il discroso comunque si presta benissimo alla serialità televisiva. Ci sono molti casi di serie protratte più del necessario, solo perchè premiate dagli ascolti. Due esempi su tutti: Dexter, e How I Met Your Mother.
    Che poi anche Lost era stato studiato per durare un paio di stagioni.

  8. In effetti e più generale, la rete amplifica a dismisura tutti gli imbecillismi, ottimo intervento.
    E comunque sul carattere e l’insofferenza di uno scrittore che si vede assediato dai fan, la frase in calce di Martin è spettacolare.
    Eccezioni? Qualcuna, scrittori con una pazienza infinita oserei dire.

  9. “L’autore di FF, senza generalizzare, di solito si ritiene maggiormente in grado di comprendere/interpretare un certo personaggio letterario, anche più del suo creatore originale.”

    Non sai proprio niente, mcnab. 😦

    “Dio salvaci dalle FanFiction”

    Ma perchè odiate tutti le ff?
    Se non ci fossero le ff non ci sarebbe metà della letteratura mondiale.
    Non ci sarebbero l’Orlando furioso, l’Orlando innamorato ed il Morgante, che sono tutti fanfiction spin off della Chanson de Roland.
    Non ci sarebbero i Ritorni, che sono delle Fanfiction sequel dell’Iliade.
    Non ci sarebbe la Medea di Euripide, che è una ff con gli stessi personaggi degli Argonauti.
    Mi fermo quì perchè sarebbe troppo lungo citare tutti i nobili precursori delle odierne fanfiction.

    Ma concludo con una mia opinione.
    Non sono d’accordo ne con quello che è stato detto nei commenti, ne con l’articolo.
    Una storia, una volta raccontata, non è di chi la racconta, ma di chi la ascolta.
    Un libro, una volta pubblicato, non è più di chi lo ha scritto, è di chi lo legge.
    è il lettore che fa la storia, non lo scrittore.
    🙂

  10. “Detto ciò, continuo a reputare spazzatura il 90% delle fanfiction moderne.”
    “non cercate di essere presi sul serio. E’ davvero chiedere troppo.”

    Ammetto che la qualità delle ff è mediamente piuttosto bassina.
    Forse perchè, essendo free, mancano l’editing e la rifinitura finale.
    Ma mi capita, qualche volta, leggiucchiando qua e là, di imbattermi in ff molto ben scritte o molto divertenti, ed in ff-writer che meriterebbero di stare sugli scaffali delle librerie.

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