film · recensioni

Branded (2012): recensione

branded poster

Branded
di Jamie Bradshaw
USA/Russia 2012

Sinossi

Una surreale e distopica società scatena un mostruoso complotto globale per entrare dentro le menti delle persone e mantenere così la popolazione disillusa, dipendente e passiva. Tutto parte dal mondo dei brand, dal marketing, e dilaga in maniera a malapena percettibile nel quotidiano.
Un giovane e rampante pubblicitario russo, Misha, viene a sua volta coinvolto in un piano talmente contorto e cervellotico da sconfinare nel surreale. Eppure scoprirà a sue spese che è tutto vero…

Commento

Un film ambizioso, a tratti delirante, che si propone di essere visionario e surreale può diventare una di queste due cose: ridicolo o cult.
Nella seconda categoria troviamo pellicole quali Essi Vivono e Pi Greco il teorema del delirio. Nella prima categoria, ahimé, finiscono i film come Branded, di cui vi parlo oggi.

I presupposti non sono affatto malvagi. In un futuro prossimo, che potrebbe benissimo essere il nostro presente, le megacorporazioni del capitalismo rampante fanno affari oramai in tutto il mondo. La Russia post-comunista è uno dei mercati ideali a cui applicare nuove dottrine di marketing estremo, cosa che puntualmente accade.
Dietro al tentativo di lanciare un reality show basato sul dimagrimento a base di chirurgia plastica si nasconde un piano per rendere l’intera umanità ancor più passiva, cieca e instupidita. E per vendere cheeseburger.
Il piano è tanto cervellotico quanto sciocco (seguono spoiler): facendo fallire questo reality show per colpa di un incidente mortale, un luciferino guru del marketing (Max Von Sydow) lancia una campagna planetaria per diffondere il concetto “grasso è bello”. Solo che i suoi scopi sono tutt’altro che umanitari, visto che è stato assoldato da una nota multinazionale dei fast food (sì, si tratta di McDonald, anche se il nome è storpiato).

branded scena

Trama pretenziosa e bizantina, a cui si aggiungono delle parti oniriche e insensate, in cui il giovane protagonista, caduto in disgrazia, viene introdotto al rituale della mucca rossa* (giuro!), che gli consentirà di vedere i mostri che vivono in simbiosi col genere umano, generati dal suo rivale Von Sydow (perché, Max, perchè?), e che sono dei blob carnosi appiccicati al dorso delle persone.
Salvo poi diventare, di punto in bianco, dei palloncini volanti carnivori coi colori di McDonald.
Che sia metaforico o meno, il risultato è semplicemente ridicolo.

Branded manca di pathos, di una narrazione lineare e comprensibile. Nella prima parte c’è perfino una voce fuoricampo che spiega ciò che le immagini pure e semplici non riescono a trasmettere comprensibilmente allo spettatore. Da lì in poi sparisce pure questa piccola (e fastidiosa) guida vocale, che ci lascia in balia a una serie di situazioni che paiono sconnesse, e il cui filo d’Arianna è la rivelazione del “gomblotto” mondiale di cui il protagonista è stato vittima.

Eroe e villain non si incontrano mai. Il che potrebbe essere una scelta inusuale e coraggiosa, invece appare come un gigantesco WTF?!? Anche perché il nostro Max Von Sydow (perché Max, perché?!?), verso la fine del film, svanisce colpito da un fulmine, senza un-motivo-uno che giustifichi questo plot twist.
Sì, esatto: WTF?!? Ma è tutto vero, ve lo giuro.

Ho le prove!
Ho le prove!

Le varie parti del film stridono tra loro, al punto di sembrare quasi episodi girati da differenti registi. Alcune scene sono involontariamente comiche, altre hanno guizzi quasi geniali, ma che si spengono nel giro di un amen.
Sono quasi certo che tutte queste componenti trasformeranno Branded in un cult-trash di quelli memorabili. Avete presente quei titoli che radunano gli amici davanti alla TV per le serate film stupido + birra + patatine + rutto libero? Ecco.

Peccato, perché l’idea di base era carina, anche se un po’ troppo stereotipata. La cosa che mi fa sorridere è che i produttori e il regista erano senz’altro convinti di girare qualcosa di profondo, di impegnato, di visionario. Non si tratta di trash volontario.
Branded è la chiara dimostrazione che non tutti i film indie sono necessariamente più intelligenti e concettuali rispetto ai blockbuster movie. No perché là fuori c’è davvero qualcuno convinto che avere un budget limitato sia oramai sinonimo di pellicola geniale.
Fategli vedere questa roba qui, poi ne riparliamo.

Branded_Banner

* Che poi, cercando su Google, salta fuori che il Rito della Vacca Rossa esiste davvero ed è:

Antichissimo rito sacrificale consistente nell’offerta di una vacca rossa allo scopo di purificare coloro che sono venuti a contatto con la morte. Già praticato oltre due millenni prima di Cristo, l’Antico Testamento lo cita in Numeri (19, 1-10): “Il Signore disse ancora a Mosé e ad Aronne: “Questa è una disposizione della legge che il Signore ha prescritta: Ordina agli Israeliti che ti portino una giovenca rossa, senza macchia, senza difetti, e che non abbia mai portato il giogo. La darete al sacerdote Eleazaro che la condurrà fuori del campo, e la farà immolare in sua presenza. Il sacerdote Eleazaro prenderà con il dito il sangue della giovenca e ne farà sette volte l’aspersione davanti alla tenda del convegno; poi si brucerà la giovenca sotto i suoi occhi; se ne brucerà la pelle, la carne ed il sangue con gli escrementi. Il sacerdote prenderà legno di cedro, issopo, colore scarlatto, e getterà tutto nel fuoco che consuma la giovenca. Poi il sacerdote laverà le sue vesti, e farà un bagno al suo corpo nell’acqua; quindi rientrerà nel campo, ed il sacerdote rimarrà in stato d’immondezza fino a sera. Colui che avrà bruciato la giovenca si laverà le vesti nell’acqua, farà un bagno al suo corpo nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Un uomo mondo raccoglierà le ceneri della giovenca, e le depositerà fuori del campo in luogo mondo, dove saranno conservate per la comunità degli Israeliti per l’acqua di purificazione: è un rito espiatorio. Colui che avrà raccolto le ceneri della giovenca si laverà le vesti e sarà immondo fino alla sera. Questa sarà una legge perenne per gli Israeliti e per lo straniero che soggiornerà presso di loro.” (Fonte: Macropolis)

Ciò non toglie che il film è una vaccata.

– – –

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12 risposte a "Branded (2012): recensione"

  1. Secondo me quasi nessuno di voi ha visto veramente il film. Ve lo siete sparato negli occhi, ma non avete veramente cercato di capire cosa significa veramente. Riguardatelo, con più attenzione, e forse vedrete qualcosa che prima vi è sfuggito. Ossia l’aura di verità che traspare in tutto il film. Meditate.

  2. Pazzesco, un commento delirante che non prova nemmeno ad analizzare la grandezza di un film come questo Branded .

    “Voi occidentali non avete capito niente, superficialmente maneggiate concetti che non sono nemmeno vostri, non avete capito che è Lenin l’inventore del marketing che voi tanto adorate” cit.

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