Overload di opinioni

opinioni importanti

Gli ultimi mesi sono stati duri.
Mi riferisco in senso stretto a ciò di cui mi occupo online, vale a dire tutto il campo del “fantastico” di cui tratto sul blog e sui miei social network.
Nonostante in molti continuino a sostenere che questi argomenti sono una perdita di tempo e un insulto all’età adulta che ahimé tutti noi oramai abbiamo, non c’è flame peggiore di quello scatenato dalla recensione di un film o di un libro. Blogger pronti a proclamare la fatwa per un’opinione opposta alla loro, spettatori che non hanno altro da fare se non pagare 8 euro di cinema per vedere un film che già sanno che farà loro schifo, etc etc.
L’overload di opinioni, sempre più spesso urlate, acide e saccenti, ha seppellito definitivamente un minimo processo di critica razionale. Non solo: sta anche distruggendo il piacere di vedere un film o di leggere un libro, perché subito troverai chi ti dà del coglione per averlo fatto.

Per citare qualche esempio a caso:

Ho visto tizi togliere l’amicizia su Facebook per aver criticato The Walking Dead.

Ne ho visti altri darsele di santa ragione (sempre sui social network) per difendere o attaccare il film Prometheus.

Ho assistito allibito a una campagna denigratoria contro gli spettatori di Pacific Rim. La cosa allucinante è proprio questa: gli insulti erano rivolti a chi aveva apprezzato il film, non al film medesimo.

Su Facebook io e una mia cara amica siamo stati presi di mira da un folle, solo per aver espresso qualche critica al film World War Z (tra l’altro senza nemmeno stroncarlo brutalmente).

Ho seguito la crociata contro un collega a cui non piace Game of Thrones. Ha osato scriverlo in un post, e per questo è stato rincorso coi forconi. Allucinante. E lo dico io, che di GoT sono un grande fan.

Cambiando leggermente settore, sono stato attaccato perché faccio il tifo per una tennista russa, e non per una italiana. Come se il tifo sportivo sia sinonimo di orgoglio patriottico.

Più o meno su questo stesso livello, ho percepito un sacco di critiche e malumori per il solo fatto che parlo spesso di libri non disponibili per il mercato italiano. Perché, si sa, scegliendo tra qualità e marchette sarebbe sempre meglio dare una mano a un nostro connazionale. No?

Non dimentichiamo i fumetti. Ho assistito a guerre per bande tra fan della DC e fan della Marvel. Una faida vecchia come il mondo, ma esacerbata dai social network e da persone incapaci di un minimo di senso critico.

opinions

Vi basta?
No, perché potrei continuare.
Ogni giorno c’è una guerra. Basta seguire i blog di settore, oppure accedere a Facebook, che ancora una volta si caratterizza come il social network a più alta densità di troll e perditempo del pianeta.
Il fenomeno è estenuante. Dover trascorrere diverse ore a settimana a difendersi solo perché ci è piaciuto (o non ci è piaciuto) un film o un libro è di per sé allucinante. Anche perché, nel 90% dei casi, si tratta di discussioni fini a se stesse, che non vanno da nessuna parte, che non cambiano di una virgola le posizioni iniziali delle parti in gioco.

Ci sono stati giorni in cui la tentazione di fare una bella purga nel mio profilo Facebook era enorme, così come quella di chiuderlo del tutto.
Non mi interessano queste guerre infantili, che partono dall’ancestrale gara maschile del “ce l’ho più lungo io“. Non ho tempo per difendere un film o un libro di cui ho parlato bene in fase di recensione. Se è così che la vedo, così è e basta. Possiamo discuterne un po’, ma cercare di farmi cambiare idea è soprattutto un insulto alla mia intelligenza.

Overload di opinioni, dunque.
Solo che spesso queste opinioni vengono spacciate per verità dogmatiche.
Nel 2013 mi aspetterei un altro genere di approccio a questo genere di discussioni.
Mi pare chiaro che pecco di ottimismo.

opinions 2

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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30 commenti

  1. Conosco il genere, come tutti purtroppo. Mi sono spesso chiesto anche io cosa spinge ad andare a vedere un film quando sai già che non timpiacerà (ed il bello è che lo sanno a prescindere, dei veggenti). Ultimamente mi è successo per Lo Hobbit. Ora, io sono un fan sfegatato di Tolkien, i miei amici lo sanno, quindi che senso ha venirlo a criticare con fare sardonico proprio a me? Solo per il gusto della polemica. Che poi sono io il primo a dire che non riesco a darne un giudizio obbiettivo a causa dell’amore che provo per il settimg, allora perchè vieni a criticarlo, ed a tentare di smontarlo, proprio a me?

    1. E’ quello che mi chiedo anch’io.
      Esempio pratico: non mi piacciono le commedie con Julia Roberts, quindi non le recensisco.
      Ma pare che per alcuni valga il ragionamento contrario.

  2. – Spazi chiusi (FB bene o male permette di crearne), atteggiamento draconiano, e lista bloccati chilometrica. Capisco che occorra un certo tipo di carattere (di merda, esatto), ma è l’unico modo di stare in pace. Devo ammettere che su FB – che di per sé non mi fa impazzire, anzi – sono riuscito a stare abbastanza bene, al di là di tutto.

    – Ti va ancora bene che non recensisci dischi, lì sì che si rischia grosso! ^^

  3. Io mi salvo sempre in corner: sul mio blog di fatto parlo solo di liberi dell’Ottocento semisconosciuti, e me ne sto al sicuro. Il troll non perde mai tempo con qualcosa di cui non parlano anche tutti gli altri.

    Comunque sì, sono tempi difficili, non solo per il fantastico.

  4. E’ l’altro lato della medaglia.
    La rete consente di avere a che fare con tanta gente, e all’interno di quella tanta gente ci si possono fare conoscenze molto interessanti (credo che ognuno di noi oramai abbia svariati amici conosciuti in rete) ma si debbono fare i conti anche con troll et similia. Personalmente credo che si tratta di un dazio che pago volentieri, in fondo imparare ad ingorare certi individui è abbastanza facile.

    1. Secondo me bisogna imparare a gestire la cosa.
      Come si diceva in altri commenti, l’importante è NON dare spazio ai facinorosi e ai polemici per partito preso.
      Può sembrare antidemocratico, ma delle regole bisogna pur fissarle.

      1. Sono d’accordo. Credo che il vecchio adagio “dont feed the troll” sia estendibile ed applicabile a tutte le tipologie di persone fastidiose: una volta ignorate diventano invisibili.

  5. Trovo che questo fenomeno sia una manifestazione evidente di due difficoltà; la prima e la più grave legata al sentirsi talmente privi di identità propria da dover proiettare i propri problemi su cose dal peso specifico nullo, la seconda legata ai fiumi carsici di rabbia repressa che sono sempre più diffusi. Se si unisce il tutto all’anonimato e alla confortevole distanza che l’uso della Rete mette tra chi polemizza e l’oggetto delle polemiche si ottiene un mix “perfetto” per queste cose. Come detto in altre occasioni, sono convinto che il 99% dei polemisti del web diventi più piccolo di un granello di sabbia se presi di persona.
    L’antidoto a queste cose secondo me è dare spazio zero a chi si comporta secondo le modalità che hai descritto. Un avviso, giusto se si vuole essere davvero gentili, poi ban totale. Se non hanno niente da dire, perché dovrei starli a sentire? Quel poco tempo che ho lo voglio dedicare a cose più sensate.

  6. Capisco come ti senti e condivido in pieno.
    Tanto che pian piano ho smesso di esprimere opinioni su ciò che mi piace non mi piace, non frequento più i social di libri e se posso evito anche di mettere le stelline, penso che alla fine la mia opinione sia soggettiva e sia solo mia quindi non sento il bisogno di condividerla con gli altri soprattutto se questi altri non sarebbero d’accordo, non ho tempo né voglia di stare a spiegare perché una cosa mi piace o non mi piace, così come non capisco perché la gente ci si scaldi tanto e debba considerare stupide le persone che guardano/leggono un certo prodotto.
    Così come non sopporto chi va di proposito a cercare cose che già sa non gli piaceranno solo per il gusto di smontarle e lamentarsi di quanto il mondo faccia schifo (per di più convinti di avere la verità in tasca).
    Non so, io preferisco dedicarmi a cose che mi piacciono piuttosto che passare la vita a lamentarmi. Quindi ben venga “l’astensionismo” e lascio gli altri a scannarsi per conto loro XD

    1. Io per ora utilizzo ancora i social network perché sono ottimi a livello di promozione personale.
      Per tutti gli altri aspetti sono però molto stressanti.
      Quelli riguardanti il mondo dei libri sono poi tra i peggiori, a livello di aggressività.
      Li ho abbandonati quasi subito pure io 🙂

  7. Che poi è questo il motivo per cui non rispondo quasi più a nessuno. Se è impossibile dialogare, allora che non ci sia dialogo.

    Per la cronaca, sono stato insultato (sì, è il caso di dirlo), tra le altre cose, perché:

    a) non mi piace TWD, e l’ho stroncato sul mio blog.
    b) mi piace invece Pacific Rim (e anche The Conjuring)

    Questa è la follia.

    1. Sono cose belle, sì.

      E poi, pur nel rispetto di argomenti che adoro (tratto quasi solo quelli), insultare la gente per TWD o per Pacific Rim è proprio da deviati mentali.

  8. Concordo totalmente sull’imbarbarimento che certe piazze virtuali, Facebook in primis, stanno soffrendo e ti confesso che sto ridimensionando sensibilmente l’uso, sopratutto per quel che riguarda il personale. Anzi. Non escludo una radicale trasformazione del profilo e spostare le relazioni alle quali più tengo (tipo la tua, ovviamente) attraverso altri canali, tipo i nostri blog.

      1. Il fatto che siano decisioni che ritrovo anche in altri è un’ulteriore conferma… Personalmente, ripeto, proporrei di intensificare scambi e commenti sui nostri blog, anche per spostare un po’ l’asse d’interesse e confronto.

  9. Pensateci un secondo: la tecnologia attuale ci permette di essere sempre collegati, sempre in contatto con la gente. Questo non è un male, affatto. Il problema che si forma è l’assenza di una certa “netiquette”, una sorta di “galateo multimediale” che non ci è stato mai insegnato nè a scuola nè dai nostri genitori, semplicemente perchè non al passo coi tempi. Il risultato è avere delle figure di età indefinita (dai così detti bimbiminkia ad adulti che sfruttano la tendenza) che sprecano le loro giorante a insultare e inveire in maniera barbara, magari senza avere una reale concezione di cosa si parla. Ci troviamo in un limbo dove si stanno scontrando diverse generazioni, e pensare che prima del web 2.0 questa sorta di confronto non era minimamente immaginabile. Mala tempora currunt…

  10. L’ anonimato e la distanza sono degli ottimi incentivi ad esagerare con i toni, le polemiche e le critiche però se possono essere costruttive sono stimolanti, io per esempio ho provato in tutti i modi a difendere l’ultimo album dei Guns “Chinese Democracy” ed ho collezionato insulti incredibili… Alcuni me li sono segnati … davvero interessanti… Ma cazzo a me è piaciuto davvero… Scrivevo le mie opinioni per cercare di far guardare a quell’album da un punto di vista diverso. Non volevo rompere le scatole a nessuno. Ho rinunciato. A me piace come piace il cioccolato al peperoncino. I Blog comunque mi piacciono, parecchio e l’anonimato mi permette di scrivere esattamente quello che penso
    ” … vedi libri carta… ciao Ale…”
    Senza dovermi trovare per forza a difendere le mie idee: se ne ho voglia vado avanti a rispondere, altrimenti chiudo il blog e ne apro un’altra. se mettessi il mio nome e cognome potrebbero trovarmi e costringermi a polemizzare di nuovo sulle mie idee…

    1. Ah sì, i nonsense sulla diatriba carta-ebook, con tutte le inutili discussioni che generano i feticisti dell’una o dell’altra parte. Ti ricordo, seppur molto vagamente.

  11. Le opinioni contrastanti le capisco (e ci mancherebbe altro, se non ci fossero mancherebbero il dialogo e il confronto), ma con concepisco gli insulti. In tutta onestà, io mi tengo sempre fuori da queste diatribe violente – ho già abbastanza cose da sopportare al di fuori di internet, non vedo perché dovrei farmi venire l’ulcera per delle querelle che, alla fin fine, non hanno il potere di incidere concretamente sulla mia vita, ma solo di peggiorare (di molto…) il mio umore.
    Sui social mi affido al sempiterno Dante e al suo “non ti curar di lor…”; se invece trovassi qualche commento del genere sul mio blog (cosa che ancora non è successa, per fortuna!), adotterei il ragionamento “quel che piace a me e questo, quel che piace a te è quello, se vuoi parlarne civilmente bene, se non vuoi farlo quella è la porta” 🙂

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