Vivere senza lavorare – Il ritorno

pittore da strada

Esattamente un anno fa pubblicai un articolo molto discusso, spesso frainteso nonché ottimo per stanare un certo modo di pensare ultraconservatore, tipico di alcuni italiani. L’articolo era questo: Vivere senza lavorare.
Un’esperienza vera e certificata, non certo un caso d’accademia, messo lì solo per lanciare il discorso.
Poi è successo, che in questi mesi, sul treno, ho conosciuto Melchiorre. Lo vedo quando prendo i regionali sulla direttrice Lombardia-Piemonte, soprattutto sulle linee Milano-Torino e Milano-Novara. Non lo puoi non notare, il Melchiorre, con suo cavalletto pieghevole, la borsa piena di tele da disegno e pennelli, il marsupio consumato alla cintura. E poi è uno che attacca bottone con un niente, cosa che, nel mondo moderno, spaventa la gente, desiderosa soltanto di isolarsi dal mondo grazie a un paio di auricolari.
Il Melchiorre, detto alla milanese, con l’articolo davanti, si definisce un pittore itinerante. Lo è da circa vent’anni, ora che di anni ne avrà circa 55. Quelli del suo paese, dice, lo chiamano “lo strano”, o “il barbun”. Il barbone.

Impiegato in un’azienda di alimentari per qualche anno, il Melchiorre non ha resistito a lungo, irreggimentato in inflessibili orari di lavoro.
Otto ore al giorno, dal lunedì al venerdì, “le semper il stess”, come dicono dalle nostre parti. E’ sempre lo stesso.
Che poi, per carità, è la vita della gran parte delle persone cosiddette normali.
Sicché il Melchiorre un giorno si trova intestata la casa di un suo zio morto giovane, il che gli evita di dover continuare a pagare l’affitto, lui che non si è mai sposato e che se ne è andato dalla casa paterna da giovane.
L’occasione gli dà la spinta per fare una scelta di vita: molla il lavoro sicuro e si dedica a tempo pieno alla sua passione. Si mette a dipingere con serietà, da completo autodidatta.
Non lo conosco così bene da poterlo giudicare, tuttavia si vede subito che è uno che non mirava a fare i soldi o a diventare famoso. Infatti il tempo è passato, e il Melchiorre fa ancora su è giù tra Lombardia e Piemonte, a dipingere paesaggi.

Che poi lui lo ammette candidamente: i suoi acquarelli li vende per qualche euro, e con quei soldi arrotonda una sorta di pensione di invalidità perché è sordo a un orecchio (e che immagino sia una roba veramente minima). I suoi acquirenti sono soprattutto turisti: tedeschi sul Lago Maggiore e nel lecchese, Poi ogni tanto piazza qualche quadro in alcuni ristoranti e trattori tra Novara, Cuneo e nel torinese. Gli italiani, invece, quelli passano, guardano ma raramente comprano.
A suo dire tira su tra i 300 e i 350 euro al mese. Quando sta fuori per la notte, e ogni tanto capita, si appoggia a degli ostelli a buon prezzo che conosce da anni. Roba da 15 euro a notte.

Orta San Giulio, una delle location preferite di Melchiorre.
Orta San Giulio, una delle location preferite di Melchiorre.

Non una vita agiata, quella del Melchiorre, o almeno così la immagino.
Da scrittore immagino anche la sua casa, un vecchio rudere che a stento riesce a mantenere la fornitura di gas e di luce. Per il telefono credo che si arrangi col vecchio Nokia che gli ho visto ogni tanto in mano.
Non è un tipo istruito, il nostro pittore itinerante, ma è uno di quelli che ha una cultura fatta sulla strada. Conosce a menadito tutte le storie dei monumenti che dipinge. Inoltre, tra un viaggio e l’altro, legge molto. Ora non ricordo bene, ma gli ho visto senz’altro diversi Gialli Mondadori (di quelli vecchi, comprati un tanto al KG alle bancarelle delle pulci). Che non sarà la Cultura intesa dai radical chic, ma… a qualcuno importa?

Secondo il mondo normale, Melchiorre è il barbun, il barbone.
Non lavora, perché il suo andare avanti e indietro a dipingere non è un vero lavoro, immagino.
In posti più civili lo chiamerebbero un artista di strada, e magari avrebbe anche qualche sussidio in più. Ma questa è l’Italia, e per gli strambi in realtà c’è poco spazio e una limitata tolleranza.
Ma il Melchiorre se ne frega, e a me pare comunque felice.
Che altro chiedere dalla vita?

simple life

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41 commenti

  1. sì, ricordiamoci che, seppur minima, percepisce una pensione. Questo, assieme al non dover pagare l’affitto, fa di lui un privilegiato, altro che barbun.

    1. Se era come la pensione di invalidità parziale che prendeva un mio cugino perché non ci vedeva da un occhio, diciamo che potrebbe bastargli per mangiare 5-6 giorni al mese. Dieci, se si accontenta di pasta e fagioli e patate XD

    1. sarà che sono prigioniero dall’altra parte della barricata, ma mi sembrava che senza figli, senza pagare affitto e con una pensioncina, ecco che magari il dubbio viene a molti. Poi, ovvio, tanto di cappello.

  2. Se dovesse pagare un affitto o un mutuo non camperebbe un mese, il privilegiato. E non solo in Italia. Articolo piacevole ma, ahimè, senza aderenza alla realtà. :-/

    1. ci sono sempre difficoltà, non vorrei essere stato frainteso: bisogna dimenticare anche gli agi più comuni, però è certamente una vita più libera. Se, prima di morire, avrò la possibilità di fare un bilancio della mia vita, già so che sarà in buona parte una vita passata ad abruttirmi proprio per vivere.

      1. Andando nel filosofico, a volte penso che questa gente vive, mentre noi, come dici tu, ci alleniamo a lungo per farlo.
        Che poi io una vita così non so se riuscirei a farla, ho un imprinting troppo differente…

        1. e’ esattamente così. Pagano un prezzo, anche salato, ma vivono. Poi il lavoro serve a mandare avanti la baracca, ma vivaddio!, 40anni sono un’assurdità. Fatemi anche vivere prima di morire.

  3. Credo segnali molto bene lo stato della nazione il fatto che un invalido a pensione minima che campa vendendo i propri quadri venga definito “privilegiato” perché non ha un mutuo da pagare.
    E la dice anche lunga sullo stato della popolazione – o forse su ciò che resta della nostra cultura.

    1. Me ne rendo conto, ma è ciò che attualmente penso. 5 anni fa non sarei stato di questa opinione. Ora – con gli opportuni distinguo – purtroppo è esattamente ciò che penso. Non solo, sto anche facendo qualche calcolo sul miei risparmi, per vedere se c’è spazio per cambiare vita.

  4. Amsterdam, su una panchina. Venne a sedersi vicino un musicista di strada, un ragazzo, e si mise a contare gli incassi del paio d’ore (se non di meno) che era stato li a suonare.
    Oltre a cacciare nelle tasche un gruzzolo di monete da 50 cent, 1 e 2 euro che non riusciva a mantenere con entrambe le mani, quando si alzò la borsa tintillava sonoramente.

    Non vorrei dire sempre che è un problema del nostro paese, ma…

  5. Purtroppo l’Italia è un paese pieno di pregiudizi. L’artista di strada è visto come un outsider, un poveraccio. Un parassita che magari non paga le tasse e magari vivacchia alle spalle dei tanti lavoratori onesti. Basta attraversare i confini malefici per vedere come l’arte può essere un mezzo di sostentamento. Penso sempre con nostalgia agli artisti di strada di Praga.

      1. In questo paese chiunque cerchi di sfuggire dai canoni è visto male e subito il commento più diffuso (basta leggere articoli di questo genere ad esempio sul sito del corriere della sera) è “Scommetto che le tasse non le paga e che gliele pago io!”. Detto in Italia poi..

  6. Lo dico da ricevente di pensione di invalidità civile, si tratta di 287 euro al mese per 13 mensilità. dato per altro che si trova sul sito dell’INPS.

    1. per l’amor del cielo, lo sappiamo. Se fossero 2000 non ci sarebbe nemmeno questo post, credo. E in ogni caso, lo chiarisco, i miei inyerventi NON sono contro chi gode di una pensione di invalidità. Sarei uno stupido.

  7. Secondo me, semmai, il titolo porta un po’ fuori strada. Il nostro Melchiorre lavora, dipingendo e facendo l’imprenditore di se stesso. Poi, beh, è chiaro che essendo un invalido (e non ricevendo chissà quale pensione, immagino) non è un privilegiato. O meglio, lo è rispetto ad altri invalidi… fa pensare che lui riesca a tirare avanti in questo modo solo perché non paga l’affitto. Se non avesse ereditato la casa, probabilmente non camperebbe. Non di pittura, parrebbe.

    1. di sicuro no. Capisco che leggendo il mio primo post ho dato la stura a tutta una serie di perplessità. Il termine “privilegiato” era ovviamente usato in termini provocatori. Se non sono stato chiaro mi scuso urbi et orbi.

      1. Io credo sia cambiata l’unità di misura; poi magari sbaglio. Certo, nessuno di noi può davvero sapere quanto costi a quell’uomo (in termini di fatica fisica e psicologica) la vita che fa. Ma vista la vita e la filosofia della stessa che oggi ci proponina, be’ … non mi sento di guardarle a ,lui come un povero barbone. Privilegiato no, ma nemmeno da da guadare con pietà. Io probabilmente non riuscire a vivere come lui. O forse sì. Il problema è che non lo saprò mai (salvo sorprese)

  8. Dopo il 2008 sembra che le definizione stessa di privilegiato sia diventata parecchio più flessibile, chissà come sono contenti certi teorici da salotto come Brunetta e Ichino… Questo artista è una persona che può dirsi libera da parecchi vincoli, lo si potrebbe definire fuori dal sistema. A farci due conti camperà con 10k euro l’anno tra pensione minima e attività artistica, non esattamente un reddito di vertice.
    Il punto è che se Melchiorre sta facendo quello che voleva fare si può definire come realizzato. Spero anche felice. È questo che fa digrignare i denti a chi vive altre situazioni.
    Quanto a come viene vissuta la cultura in Italia… a me verrebbe da chiedere a chi ne frega ancora qualcosa. Stanno chiudendo teatri in tutto il paese, calano le vendite dei quotidiani, gli spazi per fare musica sono una barzelletta, nei musei mancano i soldi per avere abbastanza personale da aprire al pubblico (figurarsi i restauri o l’acquisizione di materiale), i grandi siti archeologici come Pompei sono abbandonati al degrado e all’incuria. Mi fermo qui, tanto sapete già tutto.

    1. Proprio così. In fin dei conti la gente non fa altro che giudicare a cazzo di cane la vita di un uomo che non capiace.
      Immagino che al suddetto non importi assolutamente nulla del modo di vedere dei “normali”.
      Se tira avanti da anni, facendo ciò che gli piace, chi se ne frega?
      Ma perché bisogna vivere da schiavi di un sistema creato da altri?
      Si fa la fame? E allora? Sono cose che devono riguardare solo chi intraprende questa scelta.
      Che si deve essere innanzitutto pazienti, a sopportare le cazzate e i giudizi altrui.

  9. Eppure rimane un privilegiato.
    Sicuramente non perché riceve una pensione di invalidità che suppongo essere abbastanza ridicola.
    E’ uno fortunato perché la casa gli ha dato la possibilità di vivere come voleva senza doversi preoccupare di mutuo o affitto.
    E’ uno coraggioso perché sono in tanti a dirlo ma pochissimi a farlo quello che ha fatto lui.
    E’ uno “di carattere” perché scegliere quella vita significa scegliere di essere emarginato dalla società, dalle relazioni con amici, donne, etc.
    Ma a monte di tutto questo rimane un fatto:
    E’ un privilegiato perché ha scelto la vita che voleva vivere.
    In quanti possono dire lo stesso?

    1. Il fatto che poter fare una scelta sia un privilegio è forse ancora più agghiacciante che l’idea che si consideri un privilegiato chi vive con unapensione di invalidità.
      Le scelte si fanno, e se ne vivono le conseguenze.
      Non è un privilegio.
      Il fatto che la maggioranza non abbia il coraggio di farlo non fa dei pochi che lo fanno dei privilegiati.
      Casomai fa della maggioranza dei vigliacchi.

      1. ho già spiegato che il termine “privilegiato” l’ho usato in senso provocatorio. Poi, se si vuole ritenere a tutti costi agghiacciante il mio post, pazienza.

      2. Potersi scegliere la vita è sempre stato un privilegio da che esiste l’uomo e vale anche per chi ha il coraggio di fare le sue scelte. Non è solo questione di coraggio, ma è un insieme di coraggio, fortuna, scelte azzeccate, etc. ed è difficile al punto che diventa un privilegio seppur ampiamente meritato.

  10. Ho paura che i “barbun” che campano con un reddito di sette-ottocento euro al mese siano ormai la maggioranza dei giovani precari e dei pensionati. La differenza con il simpatico pittore itinerante è che lui non ha mai lavorato. A questo punto,barbun per barbun è meglio non lavorare.

  11. alessandro mi è piaciuto molto il tuo articolo di oggi…. il tipo è libero perche si prende la responsabilità di quel che fà…… io prendo la pensione piena in quanto portatore di handicap al 100% di una malattia genetica rara….. di pensione prendo circa 270 euro al mese… io la chiamo elemosina statale ed è qualcosa che un pò ti umilia quando non hai altro…… ed è anche per questo che lavoro il piu che posso per tenermi libero dai capricci di persone che non sono io o dello stato! sono libero anche perche mi assumo la responsabilità delle mie scelte (vengo continuamente preso per il culo per il mio lavoro (per la modalita con cui lo svolgo)…. ma se sapessero quanto guadagno gli verrebbe una sincope per l’invidia!)

  12. morirà senza ne una moglie che lo abbia accompagnato, ne un figlio che lo pianga…. Preferisco lavorare, guadagnarmi il pane con la mi fatica, sposarmi e dare vita a una famiglia…
    La felicità sarà pure soggettiva, ma viviamo per queste cose… Passare la vita isolato da tutti a coltivare solo te stesso e le tue passioni. non è vivere, è una vita sprecata…

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