Vivere senza lavorare

DisclaimerQuesto post è sconsigliato ai minori di comprendonio (cit.)

Volevo chiudere momentaneamente gli articoli dedicati al “mondo alternativo del lavoro”, ma pochi giorni fa mi è arrivata una mail che, su richiesta dell’autrice, pubblico integralmente. Il suo nome, Barbara, è fittizio.
La nostra amica pone un interrogativo interessante, a cui si dà sempre poco spazio: si può vivere (volontariamente) senza lavorare?* Vediamo che cosa dice Barbara.

Ciao Alessandro, seguo il tuo blog da diversi mesi anche se non intervengo mai. Lo faccio ora in privato perché mi hanno colpito gli articoli che hai dedicato sull’argomento del cambiare vita, lavoro e abitudini. (…)
Io ho 32 anni e per scelta personale non lavoro più dal 2009. Non sono di famiglia ricca, mamma e papà sono due impiegati statali (papà è in pensione). Ho studiato e mi sono laureata, quindi ho lavorato per qualche tempo con contratti interinali, occupandomi più che altro di call center e mansioni di contabilità, in situazioni umane orribili e senza nessuna prospettiva futura. A inizio 2009 ho ricevuto un’eredità di una zia (sì, la classica “zia d’America” XD). Non una cifra trascendentale: 150.000 euro. Da allora è subentrata in me la necessità di prendere la vita in maniera differente, più tranquilla. Non ho cercato altri lavori temporanei. Ho ripreso a occuparmi di pittura e fotografia, passioni che avevo abbandonato proprio iniziando a lavorare. Ovviamente (sai bene a cosa mi riferisco) sono passioni che in Italia portano a pochissimi guadagni. Diciamo nulla XD
Eppure sto bene così. Spendo con oculatezza i miei risparmi. Sono consapevole che non dureranno a lungo ma cerco di non pensare al futuro, perché fa abbastanza paura. I miei genitori non condividono la mia scelta, ma pensano che con la fotografia io abbia comunque una fonte di reddito (il che non è vero, ma non ne parlo altrimenti mi prenderebbero per pazza).
(…) A questo punto mi rivolgo a te: puoi pubblicare questa mia mail su Plutonia? Sono curiosa di sapere cosa ne pensano i tuoi lettori, che reputo molto in gamba.

Ecco quella che definisco una lettera spiazzante.
Immagino che molti di voi sappiano già cosa rispondere: sei pazza, non si fa, pensa al futuro, come fai a non lavorare etc etc
Credo però che Barbara meriti una risposta più complessa.
La possiamo davvero condannare perché ha scelto di vivere il presente, occupando a tempo pieno delle sue passioni senza cercare di monetizzarle (cosa che invece noi abbiamo intenzione di fare, come ci siam detti più volte)?
Va da sé che questa è una scelta estrema. Estrema perché pone davvero la persona in questione fuori da tutti gli schemi.
Immagino che perfino relazionarsi col prossimo sia complicato, dando per scontato che i suoi amici siano tutti lavoratori.

Non è la nostra Barbara, ma fate finta di sì.

Mi viene in mente l’ottimo film About a Boy, in cui Hugh Grant campa sugli diritti maturati dal defunto padre cantautore. E cosa fa nella vita? Nulla. Quindi quando si trova con amici e conoscenti non ha aneddoti da raccontare, né classiche storie da ufficio da condividere. A tutti gli effetti il personaggio interpretato da Grant vive in una sorta di dimensione parallela. Ma lui è un totale nullafacente, mentre Barbara si dedica (credo) a tempo pieno alle sue passioni, senza l’ansia di farle di diventare un lavoro.
Ciò nonostante sospetto che anche lei abbia diversi problemi ad avere dei normali rapporti con il trentenne-tipo, lavoratore con futura famiglia. Si tratta in fondo di specie molto differenti, un po’ come di abitanti di due culture profondamente diverse.

Poi vengono tutte le implicazioni più pratiche. Quanto possono durare 150.000 euro, pur gestendoli con oculatezza? Se Barbara ha qualcuno (i genitori) che pagano le spese di gestione quotidiana -bollette, spesa, tasse- questo tesoretto potrebbe bastare per oltre un decennio. E dopo? Subentrerebbe l’eredità, ossia altri soldi da spendere a rientro zero.
Con una rigida disciplina i soldi potrebbero anche bastare a lungo. Nel mentre Barbara potrebbe sposarsi e “farsi mantenere” (odio questa espressione, ma rende l’idea).
Resta l’amaro in bocca per la laurea di fatto inutilizzabile e per le condizioni di lavoro definite “disumane” che molti 20/30enni sono obbligati a subire per guadagnare quattro spiccioli. Condizioni che possono senz’altro aver inciso sulla decisione di fare questa scelta di vita estrema e alternativa.

E dal punto di vista etico? La si può condannare per non voler partecipare alla collettività? Io sono sempre parecchio restio a dare questo genere di giudizi. Per non scrivere banalità mi sono sforzato nel ragionarci su in modo alternativo. Il pensiero che è nato è questo: molti di noi lavorano 8/10 ore al giorno per guadagnare un migliaio di euro al mese. Stipendio che poi spendiamo tra costosi aggeggi elettronici, ristoranti dai prezzi quasi illegali, aperitivi in posti chic in cui ti fanno pagare il tuo “esserci” per apparire**. Alla fin fine, in molti casi, di quei mille euro rimangono spiccioli. Che magari confluiscono nella rata del SUV o di Sky. A questo punto la scelta di vita alternativa di Barbara, che immagino non si possa permettere nessuna delle cose appena elencate, forse appare, in modo contorto, un po’ più sensata.
Ora lascio la parola a voi, sapendo che Barbara vi leggerà sicuramente. Anzi, la invito a intervenire, se ne avrà voglia.

Appendice: Nel frattempo, su un blog a pochi isolati da qui, va in onda un articolo che di nuovo sfida il “modello standard” di vita. Si parla di soluzioni più attive e propositive – Barbara non me ne voglia – del “non lavorare”, ma siamo comunque dalle parti di una scelta di vita decisamente alternativa. L’articolo è questo: One for the road.
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* Non sto parlando dei disoccupati! La differenza è lampante, perciò evitate i commenti del tipo “questo articolo è insultante perché io non trovo lavoro da sei mesi e bla bla bla“. E’ ovvio che non ce l’ho con voi!
** Va da sé che molte persone spendono i loro soldi per cose più sane, tipo crescere un figlio e farlo studiare. Ovviamente qui parlo per estremi.

76 commenti

  1. La quoto in pieno. Il tesoretto darà a Barbara qualche anno di respiro tranquillo e sopratutto in tutta sicurezza, nel frattempo sono convinto che maturerà dentro di lei il sistema giusto per trasformare le passioni in qualcosa di redditizio. fossero sei mesi sarebbe dura ma con un fondo che copre cinque anni le speranze sono più che buone dal mio punto di vista e non dico banalità. Barbara usa tutte le tue energie per le tue passioni, puoi e trasformale in oro:-)

    1. Ti do ragione, ma sollevo un dubbio: e se anni di inattività l’abituassero a non lavorare? Quanto sarebbe traumatico tentare di rientrare in attività?
      Forse è la cosa che mi spaventerebbe più di tutte nel prendere, che ne so, un anno di pausa.
      Certo, riuscisse a trasformare le sue passioni in una professione sarebbe l’ideale.

      1. Be’ se riesco a trasformare la passione in lavoro il rischio non lo corro, continuerei a “non lavorare”.
        Naturalmente l’idea di lavoro come dipendente è da non prendere nemmeno più in considerazione e se devo fare un passo indietro, be’ sarebbe una tragedia. Qui si può parlare di un sogno da portare nel mondo reale.

        1. Il lavoro alle dipendenze è sempre più un capestro, concordo. Piuttosto con un capitale così valuterei la possibilità di mettermi in proprio, magari anche per un lavoro che porta via poche ore al giorno. Non so, se le piace la fotografia (pensando che da fotografo si guadagna poco o nulla), potrebbe occuparsi di editing photoshop o ritocchi per dei prezzi convenienti.

  2. Questa Barbara è un mito, condivido in pieno.
    Poteva farlo, e ha scelto di farlo, senza pensare a nessuno. Il piccolo patrimonio che ha, potrebbe durare molto tempo e,se riuscisse a monetizzare, anche se non a livelli altissimi, le sue passioni, il fare un po’ di soldi con quello che le piace più questa piccola eredità la renderebbe tranquilla a livello economico e felice a livello lavorativo e personale.
    E cosa dovrebbe desiderare di più qualcuno?
    Io dico che devi continuare sulla tua strada, puoi farcela!

    Ps:Io avrei fatto lo stesso e, vivere senza lavorare, checché ne possa dire chiunque qui di seguito, non penso sia una possibilità che qualcuno si lascerebbe sfuggire.

    1. Verrà comunque giudicata. E, a lungo andare, probabilmente verrà ghettizzata da una società che comunque è composta al 99% da lavoratori – coi loro orari, i loro riti, i loro obiettivi.
      Se è pronta a fregarsene di tutto ciò allora sì, la sua scelta potrebbe essere davvero memorabile. Anche se, per i modelli mentali a cui siamo abituati, continua in qualche modo a suonarmi, boh, stonata (non dico sbagliata!).

  3. Quoto pienamente Ferruccio. Mi lascia un po’ perplesso il suo “non penso al futuro per paura”, c’è il rischio che arrivi a pensarci quando non ha più questa tranquillità, e quindi magari si trovi a scegliere guidata dall’ansia… Ma se così non dovesse essere, penso che intanto che vive con i 150.000 avrà tutto il tempo di riuscire a trasformare le sue passioni in qualcosa di redditizio senza doverle snaturare. E le auguro con tutto il cuore di riuscirci! 🙂

    1. Ecco, appunto… Si rischia di arrivare, che ne so, a 50 anni e a dover contare i quattrini perché non sono infiniti. Anche se vivere da soli comunque abbassa sensibilmente le spese (niente figli, bastano pochi mq di spazio, meno riscaldamento eccetera).
      Sarebbe interessante fare qualche conto 🙂

      1. Vero, a vivere da soli le spese si abbassano… Ma quando poi di vivere da solo/a non ti va più? Non so…
        Io se adesso disponessi di quella cifra probabilmente la investirei sul mio lavoro, per migliorare spazi, attrezzature, cose del genere… Lo troverei gratificante!

  4. Anche se avessi un capitale da parte, preferirei comunque lavorare.
    Certo, magari sceglierei un lavoretto part-time, di quelli che guadagni poco ma ti lasciano tanto tempo libero. In fin dei conti il tempo libero è la vera ricchezza, e anche solo dimezzare le ore lavorative settimanali per me sarebbe ottimo.

    1. Ecco, per me il part-time sarebbe fantastico. Riuscirei perfino a fare un part-time schifoso (4 ore in un call center) con la prospettiva di avere il resto della giornata a disposizione per occuparsi di altre passioni, magari cercando di farle diventare a sua volta un lavoro.

  5. Direi che è una ragazza molto fortunata perché con un tesoretto alle spalle potrà provare a fare delle sue passione il suo lavoro, come che a pochissime persone è permesso. E’ giusto che ci provi pensando solo a quello, poi il tempo darà il suo responso. Anche io avrei voluto farlo a suo tempo, ma non ho potuto perché servivano soldi e dovevo per forza cercarmi un lavoro, avessi avuto 150.000 euro da parte, anche io avrei fatto la sua scelta. Fa bene perché lo può fare, ma deve anche capire che la vita le sta dando una possibilità che da a poche altre persone e quindi spero non la butti via.

    1. 150.000: son sincero, valuterei anch’io una scelta del genere.
      E magari in futuro lo valuterò, dovessi vendere qualche piccolo immobile che al momento è “bloccato”.
      Però non so, sono talmente abituato alle dinamiche del lavoro che inizialmente potrebbe essere come disintossicarsi dalla droga o dal fumo. E comunque sfrutterei quel tempo libero in modo costruttivo, non certo sdraiato su un’amaca.

  6. Perché dire che non partecipa alla collettività? A suo modo Barbara con le sue passioni dà un apporto alla società di molto maggiore di quello che potrebbe fornire lavorando in un call center con contratti trimestrali a 800 euro.

    Io penso che alla fine lei faccia bene a vivere nel presente e, ovviamente non sono nella sua testa, ma penso che in fondo stia pensando anche al futuro, ha tutto il tempo per trasformare in lavoro le sue passioni e al limite, call center per call center, alla peggio qualcosa troverà…

    1. Mi aspettavo molte più condanne… meglio così 🙂
      In effetti il tuo ragionamento non è sbagliato, anzi. Con certi lavori non si contribuisce a costruire qualcosa, magari con certe “passioni” sì. Certo che se si valuta tutto col metro dei soldi una scelta come quella di Barbara appare senza senso.
      Appare.

  7. Io non riuscirei a vivere vedendo che il mio gruzzolo si erode giorno per giorno, forse perchè sono paranoico o perchè ho visto tante cose brutte nella vita metterei in conto che possa accadere qualcosa di imprevisto e di brutto. Forse metà di quella cifra l’ avrei investita in qualcosa che mi potesse dare sicurezza (immobili?) e l’ altra metà l’ avrei utilizzata per consentirmi di fare un lavoro che non mi strozzasse.
    P.S. con la fotografia non si campa, tranne in rarissimi casi

    1. Ho pensato la stessa cosa. Sarà perchè nella mia famiglia si è sempre andati coi piedi di piombo, ma la prima cosa che avrei fatto io sarebbe stata quella di comprarmi casa (with a little help from the parents, così il gruzzolo non si esaurisce tutto subito). Anche nell’ottica di un eventuale futuro matrimonio e figliolanza. In quanto al non lavorare volontariamente…non so, io non ne sarei capace. Già ho problemi a vivere il fine settimana o le ferie passate a casa perchè a parte leggere i fumetti non trovo la forza/voglia di fare niente e mi manca l’ufficio (anche perchè fortunatamente lavoro in un ambiente sereno e in cui riesco anche a divertirmi).
      Siamo in un periodo storico nel quale i sogni e le passioni te le devi lasciare alle spalle, purtroppo, e se appena appena hai una rendita che ti dà una certa sicurezza, usala per il concreto. Lo so che è triste, ma finchè perdura questa situazione mondiale è meglio stare coi piedi per terra.

  8. dal punto di vista pratico, se lei si è fatta i suoi calcoli e pensa di potercela fare, allora fa bene. Personalmente ho qualche dubbio, perchè quella quantità di denaro non le permetterà di togliersi nessuno sfizio (pizze con gli amici dovrà saltarne un bel po’) nè di far progetti più ampi e seri (figli evidentemente non ne vuole, ma per esperienza personale le posso dire che non è detto che sarà sempre così 🙂 ).
    Dovrà anche essere fortunata, perchè non si sa mai cosa possa capitare (non voglio portare sfiga, ma può capitare di dover cambiare la macchina o, dio non voglia, trovarsi con problemi di salute. Barbara, fai le corna!).

    Il punto di vista etico è relativo. Sicuramente qualcuno la criticherà, molti la invidieranno, pochi rimarranno indifferenti. Ma quello che conta è quanto lei si faccia influenzare da questi giudizi. Se non gliene frega niente, non si pone neanche la domanda. Se gliene fregasse qualcosa, non avrebbe preso questa decisione, probabilmente.

    Questo la pone fuori dal sistema? Sì e no. Di certo, lo stato non può tassarle uno stipendio che non prende. Esistono delle tasse di successione, nell’ordine se non sbaglio del 6%, Poi pagherà i servizi come li pagano tutti, i ticket negli ospedali e cose così. Su questo non sono abbastanza preparato, ma immagino che versi comunqe allo stato meno di quanto fa la maggior parte della gente.

    No so quanto sia “fuori dagli schemi”. Esistono statistiche che dicono che in italia quasi tre milioni di persone disoccupate hanno smesso di cercare lavoro, per diversi motivi. La differenza è che lei almeno qualcosa da parte ce l’ha.

    Quello che, personalmente, mi dà un po’ fastidio è la frase: “cerco di non pensare al futuro, perché fa abbastanza paura”. Non possiamo lasciare che la paura influenzi le nostre scelte. Non siamo struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia. Parlando in senso generale, le difficoltà vanno affrontate. Se hai dei soldi da parte, allora potresti pensare a come farli fruttare, invece di limitarti a usarli. Un programma di investimenti oculato potrebbe arrivare a fruttare 5-10000 euro l’anno, con un po’ di fortuna (ma non seguire i consigli delle banche! mai!) che aggiunti ai pochi proventi che ti vengono dalle tue passioni potrebbero darti ulteriore respiro. Oppure potresti usare questi soldi per aprire uno studio fotografico, visto che è una delle tue passioni. Non vogliono essere “consigli”, ti sto solo dicendo quello che farei io.
    Sicuramente, non bisogna mai cedere allo sconforto e lasciare che le cose accadano, sperando che prima poi andrà meglio. Non andrà meglio, se non si fa qualcosa per farlo andare.

  9. Forse una parte di me prova invidia per Barbara e la sua scelta di dedicarsi al presente per viverlo facendo quello che ama, ma la parte razionale del mio essere scuote la testa con rammarico davanti a tanta ingenuità. Al di là del facile rimando alla formica e alla cicala, è la mia esperienza di vita lavorativa che mi fa propendere per un giudizio negativo rispetto alla sua scelta: lavoro in un Centro per l’Impiego, occupandomi di orientamento e preselezione al lavoro e fra le categorie “incollocabili” le donne spiccano, soprattutto le signore over 35, che abbiano o meno figli a carico. Pertanto la scelta di Barbara è assolutamente sbagliata per il suo futuro, partendo dal presupposto che una persona che ha scelto di laurearsi e di smettere di accettare lavori non gradevoli appena avuta una misera occasione (150.000€ finiscono in fretta) un domani non si accontenterà di accettare lavori in fabbrica o di pulizie. E una laurea, per quanto sudata e meritata, diventa carta straccia se non è accompagnata da competenze sviluppate sul campo e mantenute aggiornate.
    Invece di sognare e godersi la vita, a mio avviso farebbe bene a investire i soldi ricevuti per mettere su una sua attività, o acquistare proprietà in grado di fornirle una rendita (seppur minima) e non crogiolarsi nel colpo di fortuna.
    Perchè domani dovrà fronteggiare la concorrenza delle neolaureate anche per un posto al call center, non dimenticatelo!

  10. Non lo so. Di mio avrei investito i soldi in un fondo commerciale, crisi o meno i negozi trovi sempre a chi affittarli (parlo della realtà nella mia zona ovviamente) e bene o male ci tiri fuori lo stipendio di un buon partime, se a quello aggiungi i seppur pochi introiti dei lavori “passionali” te la vivi. Anche perché fra spiluccare in modo oculato il patrimonio e vivere come dicevo, credo ci sia poca differenza nel denaro utilizzato. In più qualora la passione fotografia diventi un lavoro, hai già quattro mura in cui mettere il tuo studio fotografico. Ma questa è la mia visione da padre, sarebbe la scelta che spererei facesse mio figlio, ma ovviamente come in tutte le scelte ci sono pro e contro. In ogni cosa non mi sento di biasimarla, forse anch’io nella sua situazione avrei fatto la stessa scelta. La mia sola paura è che “perda di vista” la necessità, purtroppo, di dover lavorare per poter vivere, soprattutto se si vuol creare una famiglia.
    In ogni caso, in bocca al lupo 🙂

    1. Questo, senza offesa per i commentatori più “moralisti”, mi sembra il consiglio più equilibrato di tutti.
      Come ho già risposto a Barbara in privato, io punterei forte sulla fotografia. Difficile guadagnare abbastanza per viverci, ma già tirare fuori un 200 euro al mese sarebbe comunque un bel bonus per non intaccare sempre il tesoretto.
      E poi, un domani, chissà… Magari cambia il vento e, come dici tu, si può aprire uno studio da fotografo e trasformare la passione in professione.

  11. Barbara ha 30 anni e ha un tesoretto. Ora campa in una favola dove si dedica a ciò che le piace senza pensare al futuro. Finito il denaro, dovrà campare sui genitori anziani, a cui auguro lunga vita e nessun problema di salute, cosa improbabile (le cure per mia nonna bruciano circa 28000 eurini all’anno, quest’anno fa i 100 anni, poi ci sono i miei che sfiorano i 70 e non sono certo in forma come dei diciottenni… son cose che vanno conteggiate nella vita). Tu affermi che erediterà dai genitori… ok, benissimo. Proseguirà il suo sogno alla stessa maniera (se ci si abitua a non lavorare per vivere, è dura cambiare binario all’improvviso). E diventerà vecchia pure lei. A quel punto anche i soldi dei genitori saranno finiti. Come andrà avanti, da vecchia, senza risparmi, e con una salute probabilmente cagionevole? Con una pensione minima che neppure si è meritata perché non ha lavorato neppure un giorno della sua vita? Che bel messaggio verso tutti quelli che si fanno il culo ogni giorno nella speranza (sogno, illusione…) di poter vivere una vecchiaia per lo meno dignitosa.

    Non voglio giudicare le scelte di Barbara, ma quando si raggiunge una certa età, bisognerebbe diventare responsabili, pensare al futuro remoto (non solo a quello prossimo) e costruire qualcosa che possa sostenere noi stessi quando non saremo più giovani, magari senza appoggiarsi alle spalle di altri. A questo, immagino, Barbara non ci pensa. Lei vive il suo sogno!

    E’ lo stesso pensiero che giro a quelli che, come dici tu, lavorano ma spendono tutto ciò che hanno in gadget elettronici, in macchinoni e quant’altro. Difatti… loro lavorano, ma se potessero, probabilmente farebbero le stesse cose che fa Barbara.

    Alla ragazza direi: Va bene che ti dedichi alla tua passione. Ma devi monetizzarla. Devi costruirti un futuro, e non aspettare che questo ti cada in testa, e che sia benevolo come l’eredità della zia d’America. In primis siamo responsabili verso noi stessi. E’ giusto godersela, ma non è corretto far finta che la nostra vita non sia una parabola.

    La laurea è davvero inutilizzabile? Nella mail non è che spieghi quanto si è data da fare per trovare un lavoro. So che oggi è difficilissimo e non voglio fare critiche sull’operato di persone che non conosco, ma conosco ingegneri che si sono rifiutati di svolgere compiti da tecnico perché loro avevano quel dannato foglietto di carta. E così stanno a casa ad aspettare il lavoro “che gli spetta”. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma ci sono una moltitudine di giovani che ragionano in questo modo… e magari si lamentano del fatto che gli extracomunitari rubano il lavoro agli italiani. In cosa si è laureata? Non lo dice.
    Voglio fare il critico estremista: Un anno fa a miss Italia una ragazza ha dichiarato che era laureata in scienze politiche e sognava di fare la modella. Non è che per caso la tipa abbia sbagliato orientamento dei propri studi? La tipa non vinse. Io non so che fine abbia fatto. Forse oggi lavora in un call center perché ha studiato una materia che non ama, e ha bruciato l’unica occasione di poter realizzare il suo vero sogno (probabilmente perché impreparata).
    Quindi? La tipa dice di amare la fotografia. In cosa è laureata? Spero in una disciplina vicina alle sue attitudini… altrimenti ha sprecato il suo tempo, e non è la laurea a essere sprecata!

    Poi… Non è vero che non si guadagnano soldi con la fotografia. Basta vedere quanto vengono pagate le foto dei paparazzi, quanto costano le foto di un matrimonio… o quanto vengono pagate le foto che finiscono su riviste come National Geographic, Airone etc etc. Ci sono decine di riviste italiane che comprano foto da fotografi professionisti. Invece che cazzeggiare a spese di una eredità percepita, e di due genitori che stanno invecchiando, perché non sfrutta la sua “botta di culo” per cercare di diventare fotografa professionista? Perché non apre un piccolo studio fotografico (Monti ha avviato un programma, per i minori di 35 anni, che consente loro di aprire una attività con 1 euro di capitale iniziale… e che cazzo! Lei ha pure le spalle coperte). Ci vuole coraggio e determinazione. Per di più lei ha le spalle coperte. Il famoso “spirito imprenditoriale” degli italiani che fine ha fatto?

    No. Non mi piace quella lettera, non la comprendo. Sembra scritta da una sedicenne. Non fatemi usare una parola odiosa uscita di bocca da un tal ministro di destra (che non mi sta simpatico, ma in questo caso avrebbe un briciolo di ragione…). Lei è una donna matura. Ha soldi alle spalle. Ha un sogno. Si dia una mossa per realizzarlo veramente invece che cazzeggiare aspettando che altri soldi le cadano addosso dal cielo.

    1. Ti assicuro che con la fotografia (a parte rare eccezioni) non si campa, pubblicare per il NG è come vincere un oscar, per fare il paparazzo ci vogliono competenze che esulano della fotografia e la fotografia di matrimonio è un genere a parte che necessita di grosse competenze.
      Un quotidiano paga una foto nelle pagine centrali intorno ai 15 Euri…lordi
      Ma questo è un altro discorso

      1. Io sono appassionato di fotografia. Il negozio dove mi “rifornisco” è aperto da tre generazioni. Fanno le stampe, Fanno le cerimonie matrimoniali, vendono macchine fotografiche… vivere di fotografia è anche questo. con 150 mila euro alle spalle si può tranquillamente avviare una attività di questo tipo. Non è obbligatorio ambire a diventare un big della fotografia. Si campa tranquillamente.

        A forza di dire sempre questo non si fa, quello no, quell’altro neppure… si sta fermi al palo. Rimboccandosi le maniche, da qualche parte si arriva. Pensi che i professionisti della fotografia lo siano diventati così, per miracolo? Hanno fatto gavetta. E poi… nel 2012, un briciolo di ambizione, con le spalle coperte come questa Barbara, è d’obbligo nei confronti di chi non ha mai ricevuto neppure un’euro di eredità, e ogni giorno si fa il culo per vivere!

        1. Guarda Glauco, nello specifico posso garantirti che con la fotografia – inteso come fotografi – non ci si campa più. Non le periodo in cui ogni “artista” con una digitale gioca al ribasso. Conosco moltissimi fotografi disgustati dal loro ambiente proprio perché una marea di novellini sta portando via il lavoro. Con la complicità di chi là fuori è disposto a pagare un servizio fotografico di merd*, ma che cosa la metà.
          Quindi non è che ci si lamenta del “non si fa questo non si fa quello”.
          Uno può anche avere tutta la buona volontà del mondo, ma se ci si cala in un contesto del tutto selvaggio e deregolamentato voglio vederti a fare i soldi.

          1. Non sto mica dicendo che sia facile… però se non ci provi, hai già fallito!
            Ribadisco: hai un sogno? Hai denaro? Investilo nel tuo sogno in modo concreto! Se fallirai, per lo meno potrai dire che hai tentato.
            A stare a casa ed aspettare, giocherellando con le sue passioni, dove andrà?
            Quando i 150000 saranno finiti, e avrà 42 anni senza esperienza, cosa farà?
            Se a 32 anni ha paura del futuro e preferisce stare ad aspettare, che speranze ha?

  12. Per quanto possa capire quanto lei sia delusa dal mondo lavorativo e dal modo in cui vengono trattate le persone (soprattutto i giovani) posso capire questa sua reazione. Il problema è che andando avanti col tempo la trovo una scelta un po’ stupida, non fosse perchè a meno che lei non abbia il colpo di fortuna che piomba dal cielo, la sua vita tornerà molto probabilmente a com’era prima di percepire l’eredità. Questo significa che si ritroverà più vecchia, senza esperienza lavorativa (quella che purtroppo vogliono qui da noi…) e gravando ancora sui genitori, che magari vorrebbero pure farsi una vita un po’ più indipendente. Fossi in lei, dato che penso sia ancora in tempo, investirei parte dei soldi in qualcosa che possa fruttarle in futuro. QUalcosa come un bar, un locale, un negozio? Non di chissà che dimensioni, ma comunque che possa darle almeno una stabilità economica decente. Capisco il bisogno e il diritto di poter vivere felici e sereni seguendo le proprie passioni, cosa impossibile al giorno d’oggi dato l’attuale sistema economico e sociale in cui siamo immersi, ma non posso dire che la sua sia una scelta giusta in quanto va a pesare sui suoi poveri genitori nonostante lei abbia le possibilità (e secondo me pure il dovere nei loro confronti almeno) di trovare una stabilità e indipendenza.

  13. Anch’io come Ferruccio e Gherardo sono un po’ perplesso per quel “non pensare al futuro”.
    Una cifra ragguardevole come quella menzionata nella posta offre una grande opportunità per pianificarlo e realizzarlo, un futuro.
    Non dico creare un impero, ma crearsi una esistenza su misura, che permetta di pagarsi le spese dignitosamente, godersela moderatamente e fare ciò che ci piace.
    Il punto, io credo, sta non nel semplicemente rinunciare a modelli che sono – ormai ce ne siamo accorti – non più funzionanti, ma inventarsene di nuovi, di modelli, e metterli in pratica.
    Guardare al futuro, e guardare oltre.
    Esistono paesi nei quali le capacità di Barbara le darebbero la possibilità di essere una forza costruttiva e importante, e nei quali lo stipendio medio pro capite è 300 euro.
    Con quel gruzzolo e un po’ di coraggio, si può creare un futuro che non faccia paura.

    1. Avendo tempo, soldi e magari anche talento io investirei forte su quelle passioni. Se poi frutteranno qualcosa o meno, beh, non lo si può dire preventivamente. Tentare è un bel modo per non lasciarsi abbattere da una situazione eternamente statica.
      Seguire i nostri due blog può fornire spunti interessanti sul come muoversi 😀

      1. L’idea di fondo è che si deve sempre e comunque giocare con le carte che ci sono state servite.
        L’importante è non sprecarle – che sia una laurea, un gruzzolo in banca, una capacità artistica sviluppata con passione… bisogna dare loro spazio, e non sprecarle.
        Giocare sempre al meglio con le carte che abbiamo.
        E mai, assolutamente mai, permettere a qualcuno di dirti che ciò che fai non ha valore.

        1. Io quel non pensare al futuro lo leggo in maniera differente, però. Io capisco Barbara che schifata da offerte di lavoro insulse e ambienti lavorativi al limite della schiavitù ha pensato bene, potendoselo permettere non tanto per l’eredità quanto per la famiglia, di aspettare, coltivare le sue passioni senza pensare troppo al futuro e sperando di guadagnarci qualcosa. Il limite di questo ragionamento è che avendo le spalle coperte probabilmente ci metterà poco impegno nella trasformazione della passione in lavoro, ma ha 32 anni secondo me ha ancora qualche anno per poterselo permettere

          1. A 32 anni in effetti è meglio già guardare al lavoro indipendente, perché da quello alle dipendenze sei quasi tagliato fuori. Specialmente per le donne ahimé.
            Ma credo che questo a Barbara sarà al limite di stimolo, visto che non credo voglia tornare a morire in un cubicolo, rispondendo al telefono 8 ore al giorno.

  14. Barbara, io non ho consigli da darti perché non so cosa farei al posto tuo e principalmente non ti conosco, non so se vivi con i tuoi o se vivi da sola, se hai una casa di proprietà, magari ereditata, quindi non mi permetterò di giudicare la tua scelta.
    Posso solo raccontarti la storia di un ragazzo che ha fatto una scelta simile.
    Questo “ragazzo”, viveva a Roma ma i suoi genitori erano di origine siciliana. Un bel giorno ha ereditato una grossa cifra. Al tempo collaborava con alcuni docenti all’Università.
    Dopo aver riflettuto sul da farsi, decide di abbandonare Roma e di andare a vivere nella ridente cittadina siciliana, che aveva dato i natali ai suoi genitori.
    Ha fatto due conti, constatando che i soldi ereditati gli avrebbero permesso di vivere in un certo modo, ed è partito.
    Si è inserito nel paese, ha creato un circolo culturale, fornendo ai ragazzi un meraviglioso luogo di incontro, ha fondato un giornale culturale, si è interessato dei problemi del comune, incitando la gente a partecipare alla cosa pubblica. E tutto questo, piombando in un luogo che non conosceva se non come il paese in cui erano nati i suoi genitori. Per qualcuno questo ragazzo non lavora, ma per la maggior parte dei suoi concittadini è una “brava” persona e nessuno gli ha mai fatto i conti in tasca, pur essendo un paese ancorato a certi valori, lo hanno accolto e rispettato.
    Barbara è la tua vita, ma sopratutto è la tua storia che stai scrivendo, quindi rifletti, senza aver paura del futuro, e vivi.
    Ognuno ha la sua strada da prendere, senza paura e senza timori.

  15. Una cosa che avete detto in molti la quoto anch’io: con 150.000 euro punterei su qualche investimento intelligente.
    Il che vuol dire in primis non ascoltare i promoter bancari (ne so qualcosa).
    Il che vuol dire comprare qualche manualone di economia, farsi una cultura e provare dapprima con piccole cifre (che ne so, 500 euro) per vedere se ci sono margini di manovra. E secondo me ci sono.
    Come ha detto qualcuno con 150.000 si possono ottenere dei ricavi molto buoni, specialmente vincolando una parte della quota a lungo termine. Sempre meglio che non tenerli sul c/c e spenderli man mano.

  16. Data la mia innata prudenza non riuscirei a starmene con le mani in mano se anche dovessi- che so- vincere una cifra del genere al Superenalotto, o riceverla in eredità. E’ un’opportunità troppo ghiotta per non tentare qualche investimento sicuro…anche se, come ama ripetere mio padre, l’unico investimento sicuro lo si fa guidando contromano in autostrada.

      1. Qualche anno fa, un mio compaesano ha vinto 300.000 euro proprio al superenalotto (Sì, qualcuno vince davvero!). Non appena ha avuto i soldi in mano ha aperto una edicola-cartoleria. Ora il negozio gira, non ci diventerà miliardario ma è un’attività avviata che non sembra a rischio di fallimento in tempi brevi, e dà da mangiare a tutta la sua famiglia, non a una persona sola. La fortuna, quando arriva, va sfruttata, non semplicemente ringraziata.

  17. La lettera, oltremodo spiazzante, non mi convince. Posso capire che sia una situazione temporanea, ma fino a dieci anni? Mi sentirei, sinceramente, un privilegiato e un peso per la società. Sarebbe come dire che ogni due/tre generazioni c’è qualcuno che può vivere sul lavoro dei propri parenti, polverizzare questo tesoretto e lasciare la propria prole a ripartire da zero. Ecco, queste cose non sono contro il sistema, ma sono uno degli aspetti che meno mi piacciono.
    Attenzione, è diverso da dire: mi prendo uno o due anni per me stessa, dipingo, giro il mondo, conosco gente e poi torno a casa. A me sembra che Barbara intenda questo stato di cose come scelta di vita. Ora, non è che si può determinare puntualmente se una persona è un peso per la società in questo dato momento. Magari oggi lo è, ma da qui a qualche anno potrebbe ripagare il mondo con i frutti della sua passione. Un sacco di grandi artisti del passato erano pesi per la società. Però molti vivevano in povertà e dovevano svendere la propria arte in lavoretti per pagarsi il pane.
    Io sinceramente non mi sento di condividere la scelta di Barbara.
    Se ricevessi 150k euro (o di più) cercherei innanzitutto di investirli in modo intelligente. Se poi fossero di più, il classico “milione” con cui sei a posto per tutta la vita, cercherei comunque di essere attivo. Magari un part time, o un apprendistato (parlando di fotografia). Qualcosa che mi responsabilizzi, perché in un modo o nell’altro bisogna anche pensare al futuro, e non restare ingabbiati un un eterno presente.

  18. La decisione è sicuramente una di quelle importanti. Da parte mia ritengo che una presa di posizione del genere vada fatta in piena coscienza e consapevolezza e non per “scappare” dai problemi. Dunque l’errore sarebbe, a parer mio per carità, abbandonarsi senza progettare e pensare al futuro; anche perché è proprio il tesoretto ricevuto che le permetterebbe con calma di capire e di programmare (parola brutta se riferita alla vita ma un minimo ritengo sia necessario usarla) l’avvenire senza appunto averne paura.
    Quindi: condivido l’idea di fermare il mondo, scenderne e riflettere; condivido meno l’idea di fermare il mondo, scenderne e non volerne più risalire. Le è stato fatto un dono (il tempo, non i soldi in se) e dato che vedo che ha la libertà di un pensiero trasversale che la usi; le palle mi sembra non le manchino.

    P.S.
    Che se ne sbatta altamente dei giudizi dei falsi amici e parenti (lo so è difficile) che la smonterebbero solo per non sentirsi inferiori perché semplicemente infangati sino al collo nelle loro vite. Purtroppo ne conosco di persone, anche se fondamentalmente buone, che ragionano così. Non lo fanno apposta, sono stati programmati a pensar così.

    P.P.S.
    Ma l’idea di andarsene dall’Italia per un posto o meno caro (il tesoro durerebbe di più) o piuttosto con maggiori possibilità (economiche e sociali) l’ha sfiorata?

  19. E perché diavolo dovrebbe partecipare alla collettività? 🙂
    La collettività partecipa alla nostra vita? No. Inoltre, per vivere deve spendere, poco ma deve farlo, Quindi partecipa eccome.
    Se parli di tasse, le ha pagate, perché l’eredità si paga, lo stato ti succhia via parecchi soldi quando erediti.

    Io non l’avrei fatto, perché 150.000 euro non sono 150 milioni di euro. Se ti compri casa, anche in campagna, ne restano ben pochi.

    Consiglio alla tipa di cercare di avere dei guadagni con la pittura e la fotografia, in modo da avere una rendita minima, che aggiunta a quello che ha la faccia sentire più tranquilla.

    E W gli zii d’America! 😀

    1. a seconda del grado di parentela, dovrebbe pagare il 6 o l’8% della somma. A meno che non ci siano altre spese accessorie, tipo notaio e cose simili, è molto meno della pressione fiscale su una busta paga, che è intorno al 50%. Ovvio che se vorrà mangiare dovrà pagare l’iva. 🙂

  20. Bene, per cominciare devo dire che da cassintegrato sono contentissimo per Barbara una parte di me la invidia in senso bonario perchè lo ammetto in una fase iniziale anche io farei come lei, e questo non significa non concorrere nella.vita della societá, semplicemente concorrere in una maniera diversa.
    Quindi io, pur non avendo consigli da dare direi come prima cosa di essere sè stessa senza badare alle crtiche.(che verranno statene certi) da parte di chi le sta vicino.
    Detto questo però mi permetto di aggiungere che un minimo al futuro bisogna pensare, magari senza ascoltare i consigli interessati da parte di Banche o promotori finanziari.
    Barbara ha dei sogni? Delle passioni?
    Perchè nonbinvestire

  21. (Maledetto Ipad di merda che ha fatto partire il commento a metá, scusate ragazzi! 😦 )
    Dicevo, perchè non provare ad investire una parte della somma nella sua passione per farla diventare una professione?

  22. Al posto di Barbara farei la stessa cosa.
    Anzi, dirò di più. Sai la classica domanda “cosa faresti se vincessi al Superenalotto/GrattaeVinci/”QuelloCheÈ?”. Ecco, la mia risposta classica in quel caso è:
    1) Acquistare due case. Una per me e la seconda da mettere in affitto, in modo da avere comunque un piccolo introito ogni mese.
    2) Amministrare la quota rimanente con oculatezza in modo da massimizzare il numero di anni in cui non sono obbligato a dover lavorare.

    Ovviamente con 150.000 fare entrambe le cose non è possibile, però varrebbe comunque il concetto di amministrare per massimizzare gli anni di “nullafacenza”, quindi non posso che condividere la scelta di Barbara.

    E sono sicuro che in fondo in fondo anche quelli che potrebbero scagliarsi contro la sua decisione, in realtà farebbero la stessa cosa. Ma non hanno la faccia per ammetterlo in pubblico per le ripercussioni sociali che determina.

    Ciao,
    Gianluca

    1. Viva la sincerità, lo dico anche a te così come l’ho detto a Daniele Imperi.
      Senza offendere nessuno credo anch’io che alcuni non abbiano il coraggio di dire “ha fatto bene”. Un po’, per assurdo, li capisco anche.

      1. Ovviamente – ma lo specifico, non si sa mai – io non volevo risultare offensivo verso nessuno. La mia era solo una constatazione generale, che in realtà trascende anche questo discorso. È sicuro che molte persone non esprimono compiutamente la propria opinione (in questo caso essere d’accordo con una scelta di vita senza lavoro) per paura delle ripercussioni sociali.
        E ovviamente non mi riferisco a chi davvero è contrario, ma a chi magari si slancia con foga e alza addirittura la voce, ma magari non ha un’argomentazione ragionata. Ecco in quei casi secondo me c’è qualcosa dietro di non detto.

        Spero che messa così, in termini generici, risulti meno fraintendibile. 😉

  23. Arrivo a commentare un po’ tardi, e mi scuso se non aggiungo nulla o ripeto quello già detto da altri. Io posso solo dire a Barbara che ha fatto benissimo, e che capisco che la parte più difficile sia proprio quella di non far preoccupare i genitori. Io stesso, ho sempre detto a mia moglie che se avessi la fortuna di vendere copie di qualcosa (lo so, i’m a dreamer…) in numero sufficienti per campare un anno, io starei a casa dal lavoro il giorno stesso del bonifico. E come dici tu in uno dei commenti che ho letto, non starei in panciolle, ma mi impegnerei a ripetere o alzare il tiro. Barbara inoltre fa bene a dedicarsi alla fotografia: chissà, potrebbe capitare qualche occasione. Stima per Barbara quindi!

  24. Lo scenario descritto dalla lettera di “Barbara” è interessante, sia come situazione di partenza che come potenziali sviluppi. 150k sono un malloppo interessante ma del tutto insufficiente, anche qualora fosse reintegrato in futuro, per dare sicurezze in senso assoluto anche se gestito in maniera oculata. Credo che questo la lettrice lo sappia, al di là di come si può sentire in questo momento.
    “Barbara” si sente libera. Non ha più l’obbligo del lavoro, per altro non adeguato alle sue qualifiche, può gestirsi il suo tempo e vivere le sue passioni. Ottimo! Un periodo del genere sarebbe meraviglioso per chiunque. Inoltre ora si può sentire indipendente, grazia che di rado tocca a chi fa parte della sua generazione. Anche questo non è da sottovalutare.
    Mi preoccupa la chiusura di visione sul futuro. Il non voler vedere che oltre all’orizzonte di questo periodo c’è altro, nel bene e nel male. Non è tanto essere prudenti o voler fare la formichina quanto fare un ragionamento molto freddo. Ha un’aspettativa di vita lunga, mezzi disponibili comunque insufficienti per ritenersi in sicurezza. Ergo, deve trovare soluzioni a media e lunga scadenza.
    Investire quindi, ma non solo nel senso economico del termine. Se ha la passione della fotografia (o altre, il ragionamento è simile) può sperimentare per un periodo cosa vuol dire davvero averci a che fare. Può imparare, fare corsi, specializzarsi, uscire dal nostro paese per trovare le migliori opportunità sul mercato. “Barbara” potrebbe quindi trovarsi con qualche anno di contributi in meno e un mazzo di carte molto migliore da giocare.

  25. Io condivido il pensiero della maggior parte dei lettori riguardo l’avere paura del futuro. Io ho paura del futuro, ho 23 anni e sono uno studente universitario in un periodo in cui questa è strainflazionata… Ma questo non significa dover pensare al presente e basta. Sarà che non ho ancora presto pali in faccia per quanto riguarda la carriera professionale, ma come i marinai che hanno timore e paura della forza del mare, ma che lo solcano ugualmente, anche io ugualmente ma con timore e speranza devo guardare al futuro. Evitando i filosofeggiamenti, sarebbe bene che barbara investisse questi soldi o che si facesse venire una buona idea dettata dalla fame per ricavare qualcosa dalle sue passioni. Chessò fotografare i cibi, applicarsi ad un campo specifico, boh…
    Io non dico che ha fatto bene perché si tratta comunque di una scelta temporanea, infatti ha solo posticipato la decisione riguardo al futuro…
    Ad ogni modo ricordo la parabola dei talenti. che ci ricorda che da tempi immemori i problemi degli uomini non cambiano poi tanto…
    😀

  26. dall’articolo non trapelano particolari importanti, tipo casa di proprietà o convivenza coi genitori/partner lavoratore. Di certo è un articolo interessante, ma lo sarebbe stato molto di più se avesse raccontato un lasso di tempo ben più lungo: 3 anni scarsi sono un periodo troppo breve per valutare la saggezza o meno di tale scelta (si può campare in maniera più che dignitosa con 50000 euri netti l’anno … figuriamoci senza figli!)

  27. Sta sbagliando, è ovvio, ed è altrettanto ovvio che se ne accorgerà (a meno che, come è scritto già nel post, non riesca a sposarsi e farsi mantenere).
    Ma io la reputo una scelta sbagliata, mentalmente, moralmente ed eticamente. È sbagliata perché entrare in possesso di una quantità di soldi (in questo caso neppure sufficienti a campare per il resto della vita di rendita) non ci esula dallo smettere di pensare e cercare una solidità economica per il futuro.

    Quali sono i pensieri di Barbara in questo momento? Che quando finirà il tutto potrà stare con i genitori e chissenefrega? Che troverà un uomo che la manterrà? Che riuscirà a trovare nuovamente un lavoro(ah si, a 35 anni? a 40 anni? a 45 anni?)? Come la vuoi mettere la metti, ma ciò che si evince è un ragionamento da parassita. E se nessuno di questi pensieri sfiora la sua mente, e le sue uniche preoccupazioni sono quelle di vivere la vita così come capita, così come viene, così come je gira al mattino, beh si tratta di sconsideratezza, superficialità, incoscienza.
    Niente e nessuno le impediva nè tutt’ora le impedisce di cercare un lavoro part-time e in tutto il tempo che le resta dedicarsi alle sue passioni, che come lei stessa ammette, non sono per niente economicamente favorevoli.

    E vorrei spostare la luce, l’attenzione, il comune pensiero verso un particolare della sua lettera che mi ha lasciato enormemente perplesso:
    “I miei genitori non condividono la mia scelta, ma pensano che con la fotografia io abbia comunque una fonte di reddito (il che non è vero, ma non ne parlo altrimenti mi prenderebbero per pazza).”
    Sta, in tutta regola, imbrogliando i suoi genitori. Genitori che, da quel che immagino, le offrono vitto ed alloggio. Sta illudendoli che così come va avanti potrà campare e mantenersi, che non graverà poi sulle loro spalle, che non si ritroverà a 35,40,45 anni senza soldi e senza lavoro.
    Per me, di tutta la vicenda, questa è la cosa più sbagliata, più discutibile e meno intelligente.

    Cara Barbara: vuoi pitturare e fotografare? Fallo. Ma fallo come si conviene ad una donna pensante di 32 anni. Che non vive alla giornata, che non ozia (alla latina o meno), che non si preoccupa del proprio futuro e di quello altrui.
    Trovati un lavoro part-time e poi divertiti e svagati come meglio credi. Perché se vuoi essere sconsiderata nessuno te lo vieta, ma evita in un futuro più o meno lontano, di trascinare in fondo anche i tuoi genitori, che in questo momento stanno credendo in te senza essere ripagati della loro cieca fiducia.

  28. Ammetto che come te sono combattuto…
    Barbara è una grande, ha preso una decisione che comporta parecchi risci, primo di tutti l’essere giudicata e additata come nullafacente. Senza contare che potrebbe perdere quello stimolo a impegnarsi, quella cosa chiamata ambizione necessaria per ottenere quello che si vuole dalla vita.
    Ma è innegabile che questo la mette anche in una posizione privilegiata: nessun orario da rispettare, tempistiche e impegni tutti modellabili, con l’enorme possibilità che un giorno, forse, le sue passioni possano portarla a monetizzare un discreto guadagno.
    Non saprei, l’ho già detto, e non riesco a vedere il buono e il cattivo. Mi sembra un equilibrio precario, in cui oggi stai bene ma domani chissà…
    Personalmente avrei continuato a fare qualcosina, anche un lavoretto senza troppe pretese. In fondo se economicamente non ha problemi (per ora…) non ha di certo la pressione di dover per forza portare a casa il pane.
    Insomma, complimenti per la possibilità. Di più non saprei che dire…

  29. Arrivo in ritardo a commentare, dato che per (s)fortuna(?) ho avuto la mattinata saturissima. Io sinceramente le ammiro le persone come “Barbara”. Ne parlavo giusto l’altro giorno con la mia famiglia: ma se si avesse una rendita fissa di 1500/2000 euro al mese senza lavorare, andreste a lavorare? Oppure vivreste con oculatezza, senza eccessi, ma vi dedichereste ai vostri hobby e alle vostre passioni? Per quanto mi riguarda, la cosa è scontata: virerei dritto sulla seconda opzione.

    1. Sommo, la mia risposta è chiarissima: seconda opzione senza se senza ma.
      Che poi, in tutta sincerità, se godessi di 1500 euro mensili mi riterrei già fortunata e sufficientemente provvista di mezzi. Mi piacerebbe continuare a lavorare, ma lavorare davvero, cioè: creare, costruire, impegnare le mie capacità in qualcosa di significativo per persone significative, non in uno scambio meccanico di competenze vs. denaro.

      Domani un commento meno scarso.

  30. La mia filosofia di vita è tutta a favore di Barbara. Tuttavia, pragmaticamente, ben sapendo che un freddo domani può bussare alla porta, le consiglierei di cercarsi un collage di lavoretti poco impegnativi che le lascino tanto tempo libero, consentendole di disporre di una base mensile minima (700-800 euro). E’ bene saper fare a meno del superfluo, e considerare il tempo libero alla stregua di una necessità. (meglio qualche pulizia nei condomini, che un lavoro impiegatizio sottopagato e senza orario). Il tesoretto può essere utile per avere le spalle coperte ed eventualmente impiegato nell’acquisto di una casa (che si può condividere con uno o più inquilini).

  31. Se ricevessi dei soldi probabilmente farei tale quale a lei, solo che 150.000 ritengo siano pochi per poter vivere davvero senza lavorare. Di solito fantastico di farlo se vincessi all’enalotto.
    Mi dedicherei anche io alle mie passioni (cosa che fondamentalmente già faccio), ma nonostante tutto cercherei di monetizzarle, proprio non mi ci dedicherei nemmeno se non fosse così.

  32. Quella di Barbara è una fortuna. Ha un lasso di tempo nel quale può impegnarsi sulle proprie passioni, che aveva precedentemente accantonato per costruirsi un futuro, e trasformarle in un lavoro.
    Giustamente ”lavoro” è quello che ti permette di camparci, di metter su una famiglia, ma in realtà un lavoro è sempre un lavoro. Specie se lo fai con passione. Anche se ci guadagni 300€. Che sono di meno di 700€ che guadagni al call center, dove però ti senti una merda e sprechi le tue energie solo per la moneta. I soldi non sono dio.
    La dignità, l’intelligenza e l’umiltà devono essere gli ideali da inseguire non l’arrivismo come ci continuano ad imporre dall’alto.
    Ci insegnano sin da piccoli che si nasce per lavorare, quando sei a scuola ti spingono a studiare che poi si lavora, poi ti dicono che se lavori e non sei a tempo determinato con pensione non sei un vero lavoratore, poi se vivi in una casa popolare o in affitto “che tipo sei? E non lasci niente ai figlioli?” e bla bla bla. E bla bla bla. E bla bla bla.
    Ma cosa è il futuro? Arriva? E quando? E prevede le stesse cose per tutti? E coltivarsi con dignità non è un degno presente per un degno futuro? E’ più artista quel fenomeno che suona nella metropolitana per 15€ a giornata o Justin Bieber?(Lo so che questa è un ovvietà ma certe volte perdiamo il senso delle cose)
    Siamo arrivati ad un punto che non si lavora più per vivere ma si vive per lavorare. Perché dobbiamo diventare un ingranaggio della società, dobbiamo adempiere al nostro istinto animale, procreare e mandare avanti la specie.
    Produci, Consuma, Crepa.
    Le priorità della società non devono essere le priorità del singolo. Sennò è democrazia di nome ma è totalitarismo di fatto.
    Bisogna vivere per coltivarsi dentro e fuori, e per fare quello che meglio si crede, nei limiti delle proprie possibilità e delle proprie libertà.
    Barbara ha una possibilità che è meglio non buttare. Poi avrà altre occasioni e le sceglierà a sua volta.
    O pensate veramente che una persona con un certo percorso, che ha studiato, che ha delle sane passioni, piaccia buttarsi via e intraprendere una vita dissoluta?
    Cosa ci stiamo a fare qua, allora? Tutti sul blog di Corona…

  33. Scusate il ritardissimo. Ieri volevo commentare ma alla fine non ho fatto in tempo. Secondo me Barbara fa un piccolo errore di valutazione quando dice di non voler lavorare più perchè ha fatto i conti e può coltivare le proprie passioni. Ok, ora ci mancano un po’ di informazioni su di lei e non so se è una fotografa alle prime armi o se ha già fatto qualcosa di importante nell’ambito, se è un’artista della fotografia, se ha fatto mostre o se pubblica per riviste, giornali, se è una reporter “di guerra” o fa servizi fotografici di moda, se ha un suo studio fotorafico o se ancora ha la macchinetta nuova e non ne conosce nemmeno tutte le funzioni però però..
    Secondo me dedicarsi alle proprie passioni avendo a disposizione 150.000 euro non significa starsene chiusa tutto il giorno in una stanza a fare foto agli amici, che neanche ti pagano, tanto per divertirsi.
    Per me, significa spendere tanti soldi per fare delle cose fondamentali che non avrebbe potuto fare altrimenti:
    -ammodernare il proprio apparato tecnico e software (perchè si, non basta la macchinetta fotografica che ti hanno regalato per la laurea e ci sono tanti accessori utili che magari in uno studio servono) e questo costa;
    -completare la propria formazione professionale con un corso specialistico (magari che ha come professori fotografi importanti e che si tiene in un’altra città. Ci sono scuole di recitazione, accademie di ballo e musica, scommetto che ci sono anche per la fotografia) e pure questo costa;
    -photoshop lo sa usare? E come? Ho chiesto ad un fotografo di ritoccare delle foto e m ha fatto un lavoro peggiore di quello che avevo fatto io in modo amatoriale a casa seguendo qualche tutorial. Gliel’ho fatto vedere e mi ha guardato un po’ sorpreso. Anche lì magari serve un minimo di preparazione e di conoscenze (oltre alla strumentazione tecnica) Suppongo ci siano anche altri software utili ai fotografi anche per montare video per esempio. Il ragionamento vale per tutti.
    – conosce le lingue? quali? Adesso può stare 3 mesi fuori a imparare l’inglese se vuole senza pesare sulle tasche dei suoi o fare un corso qua in Italia a pagamento in una di quelle scuole tipo la Oxford.
    -uno stage presso uno studio fotografico nel suo ambito lo ha fatto?
    Adesso potrebbe farlo gratis e in ogni parte del globo!!! Potrebbe andare lì ed essere disposta a lavorare per un ottimo professionista (magari uno che stima) e dirgli “Non ti preoccupare di pagarmi, dimmi che devo fare e lo faccio!”. In tempi di crisi anche questo può essere utile.
    -ha fatto delle mostre fotografiche? Vuole farne? Organizzare certi eventi costa..

    Insomma se vuole dedicarsi alle sue passioni adesso può farlo in grande. Se parte da zero e deve comprare strumentazione, partecipare a corsi di fotografia, questo le costerà molti soldi. Probabilmente il primo anno più di 20000 euro altro che vivere di rendita.
    Se ha già messo in conto che questo non le costerà soldi ci sono 2 possibilità:
    – che lei abbia già una dimensione lavorativa nella fotografia che le piace che non vuole migliorare (ma questo non sembra da quello che dice)
    – che vuole rimanere uno dei tanti fotografi che hanno uno studio con uno sfondo bianco e uno blu per le fototessera e una macchina fotografica digitale (quella della laurea) e cercano di fare qualche soldo ai battesimi e ai matrimoni.
    Ed è destinata perciò alla povertà perchè se spalmiamo la rendita in 10 o 15 anni viene fuori questo
    150000/12mesi/10anni=1250 euro al mese
    150000/12mesi/15anni=833,3 euro al mese
    Tutt’altro che una vita da ricchi, ma sopportobile. Sempre se parliamo di vita da single e se non ci sono spese vive che ogni mese ti tolgono l’aria. Qualcuno ha detto mutuo? rata della macchina? bollette? aiuto economico ai genitori? forme alternative di previdenza? (Si perchè che uno non lavori non significa che deve essere pure stupido da non mettere da parte una somma che faccia maturare qualche interesse a lunga/lunghissima scadenza).
    Comunque si ritrovebbe a 42/47 anni senza rendita. E soprattutto senza un’attività che nel futuro le possa permettere almeno di mantenersi a galla. resto alquanto preplesso. Ritengo che sia un atteggiamento autodistruttivo.
    In bocca al lupo, saluti Riccardo.

  34. Certo sarebbe bellissimo per ciascuno di noi – inutile negarlo! -poter vivere di rendita.
    Non dico per tantissimo tempo… possibilmente a vita! 😉
    Nel frattempo, continuiamo a raschiare il fondo del barile, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.
    Per mantenerci in allenamento.
    E, magari, per poi riprendere questa “sana” abitudine, una volta esaurita la rendita (piccola o grande) che, se mal gestita, non è inesauribile.

  35. Ammetto di non aver letto tutti i commenti, per cui spero di non ripetere cose già dette. Nel qual caso mi scuso, “mea culpa”.

    La lettera, alle mie orecchie, ha un che di disperato. Il futuro fa paura, meglio non pensarci ed accettare un presente tollerabile, anzi addolcirlo col venire meno degli impegni (o meglio della ricerca degli impegni). Spero per Barbara che sia un momento transitorio, di quelli di cui un po’ tutti, prima o poi, abbiamo bisogno, per capire dove siamo e che strada vogliamo prendere. Perché si può vivere in molti modi, anche senza “lavorare” in senso tradizionale, ma il tirare avanti proprio senza far niente… che disperazione. Almeno per come la vedo io.

  36. con 150 mila euro in alcuni Paesi del mondo si è signori, si vive alla grande.
    Ricordo che un decennio fa in Germania ci si interrogava sul futuro delle nuove generazioni che avrebbero che avrebbero ereditato liquidità e case dai propri genitori. I sociologi si chiedevano cosa sarebbe successo, se i figli avrebbero continuato a lavorare o avrebbero vivacchiato.
    Poi, boh…forse la crisi si è fatta sentire per tutti.
    Fatto sta che c’è molta gente in Italia che vive senza fare nulla. Gente che ha ereditato, gente che riesce a vivere con i 1500 euro di rendita che ricavano da negozi o appartamenti in affitto.
    Che dire? Fanno solo che bene. E lasciano pure un posto di lavoro libero per chi ne ha di bisogno.

  37. A me, per quanto manchino molti dettagli, le informazioni ed il tono stesso della lettera fanno pensare a tutt’altro che ad una persona sprovveduta ed ingenua.
    Si parla di ‘occuparsi delle proprie passioni’, ed occuparsi non mi pare coincida con l’immagine di una ragazza chiusa in casa che si limita a fare il minimo indispensabile per tirare avanti: mi pare invece che già in questa formulazione sia implicito chiaramente che, a quale livello non si sa, Barbara si sta dando da fare.

    Comprendo e sento in maniera forte anche quel suo accenno a ‘situazioni umane orribili’. Orribili, signori, non disagevoli.
    Non chiedo il paradiso sul posto di lavoro. Ma decenza, rispetto, questo sì. Non menefreghismo, gioco al ribasso.
    Dove si gioca al ribasso io preferisco non giocare, a costo di dovermi arrabattare per capire come campare.

    Non ho la fortuna economica di Barbara, almeno per adesso – ma ho un paio di zie, chissà… ehm, tranquille ziette, non vi verso nulla nel thè.
    E’ verissimo che 150.000 euro non sono una cifra astronomica, ma sto imparando con costanza (e pure soddisfazione!) che anche con poco, o pochissimo, si può ottenere l’impensabile.
    Sottoscrivo dunque senz’altro il consiglio di investire, in ogni senso: finanziario (io l’ho fatto in posta, e non in banca: vi prego, non ditemi che nemmeno quella è affidabile), edile, lavorativo, umano, attrezzistico… ci siamo capiti.
    Ma soprattutto vorrei ribadire che questa è una fortuna, e non deve tramutarsi in un ulteriore motivo d’angoscia. Resta anche a me la perplessità sul quel ‘non pensare al futuro perché fa paura’. Ma concretamente, cosa significa? Non pensarci davvero ppè’ gnente oppure cercare di non farsi catturare dal vortice del pessimismo e fare un passo alla volta, con oculatezza appunto?
    Perché in questo secondo caso, allora… non posso he condividere, anche se il futuro non può farmi paura fino in fondo: sono diventata troppo poco impressionabile.
    Molto più comprensibile, per me, risulta l’ammissione di non aver detto ai genitori che la fotografia – almeno per ora, e non deve per forza – non fa entrare un tolino. Potrebbe, ma non mi sembra il caso, essere un inganno. Potrebbe, ma la verità e le sue implicazioni bisogna anche un po’ saperle gestire. Ammiro di più chi trova la forza di fingere un po’ e per un po’ per non creare altri dilemmi e pesantezze, rispetto a chi non ha riguardo per la fatica che farebbero molti a comprendere ed elaborare il medesimo percorso della figlia, se spiattellatogli in faccia così com’è.
    Non solo: se la sua esperienza la pone in queste condizioni non idilliache, Barbara fa assolutamente bene a tutelarsi e non permettere che troppe persone possano questionare e metterla sotto indagine per le sue scelte, per altro scelte in divenire; invece di riceverne un riscontro utile come ha chiesto venisse fatto qui.

    p.s.: non per fare l’insolente o che, ma Barbara a me sa non solo di nome fittizio, anche di mail fittizia. Davvero ti è arrivata, o è un espediente per sollevare certi particolari e discuterne?

  38. Una precisazione.

    Ho scritto che ‘le condizioni non sono idilliache’ perché, più che sulla bella e rispettabilissima somma, mi sono focalizzata come penso molti altri sull’aspetto psicologico e sul bagaglio interiore di Barbara.
    Che lo sappiamo bene: non è l’unico che pesa, ma potrebbe facilmente fare la differenza vera tra opportunità grandiosa e tonfo colossale.

  39. Il lavoro è una bella cosa che ti responsabilizza e ti permette di essere autosufficiente, il solo fatto che in Italia questo non è facile è proprio a motivo che poche persone fanno il lavoro che gli piace.. ma il fatto che in Italia c’è questa realtà non bisogna demonizzare il lavoro!

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