L’orrida bellezza del Grand Guignol

Grand Guignol 0

Il termine Grand Guignol lo imparai a fine anni ’80, grazie al numero 31 di Dylan Dog, che era intitolato proprio così. Alla faccia di chi ancora oggi sostiene che i fumetti non insegnano nulla. In fondo si tratta soltanto di essere ricettivi o meno.
Da Grand Guignol deriva l’aggettivo grandguignolesco, che sta a indicare qualcosa di particolarmente sanguinario e macabro. In realtà il Grand Guignol era un teatro parigino, situato nel 9° arrondissement, specializzato in spettacoli che oggi definiremmo genericamente “d’orrore”. Venne aperto nel 1897 e chiuse parecchi anni dopo, nel 1963. Il suo nome, Guignol, deriva da una marionetta costruita dal mastro burattinaio Laurent Mourguet. Tale pupazzo rappresentava un operaio e aveva la simpatica abitudine di prendersela coi potenti, rendendoli ridicoli. Sì, un po’ come il Waldo di Black Mirror.

Il teatro era relativamente piccolo, con una capienza di 300 spettatori al massimo. Nei momenti di massima fama le prenotazioni al Grand Guignol richiedevano settimane e settimane di attesa. Il proprietario, Oscar Métenier, non pensò mai a ingrandirlo, ben sapendo che l’esclusività del suo teatro era dovuta anche alle dimensioni ridotte.
Il principale autore per gli spettacoli del Grand Guignol fu André de Lorde, autore di oltre cento opere in ben venticinque anni di produzione (dal 1901 al 1926). A lui si deve l’impronta macabra e violenta degli spettacoli, che in alcuni casi erano incentrati su soggetti davvero borderline: infanticidi, storie di malattia mentale, vendette trasversali, sofferenza, morte degli innocenti.
In seconda battuta gli spettacoli del Graind Guignol iniziarono a contemplare anche storie con forti elementi d’occultismo, magia, esoterismo, soprannaturale e, ovviamente, sesso ed erotismo.

La moda del grandguignolesco venne esportata anche fuori dalla Francia, con particolare successo. A Londra, sotto la direzione di Jose Levy, gli spettacoli orrorifici di matrice Grand Guignol ottenero record d’incassi per anni, soprattutto negli anni ’20.
Anche l’Italia fu toccata da questa moda. A Roma, nel 1908, l’attore e capocomico Alfredo Sainati fondò una compagnia specializzata in spettacoli del macabro. Il debutto avvenne nel Teatro Metastasio, ma poi gli spettacoli proseguirono in tutto il paese fino al 1928.

Il Grand Guignol parigino chiuse i battenti nel 1963, complice il progressivo affermarsi del cinema horror-splatter, che andava sostituendo le atmosfere più gotiche e morigerate di marca Universal/Hammer.
La finzione del palco venne sostituita in via definitiva da quella del grande schermo. Impossibile determinate se ci abbiamo perso o guadagnato, in questo scambio. Di certo qualcosa del Grand Guignol si ritrova oggi nell’arte visiva di alcuni artisti e grafici. In California, tra l’altro, esiste quello che è l’unico teatro ancora dedicato unicamente a questo genere di spettacoli.
Vi lascio con qualche locandina d’epoca, che rendono (almeno in piccola parte) l’atmosfera del Guignol. E ricordate di quale periodo storico stiamo parlando…

(A.G. – Follow me on Twitter)

17 commenti

  1. Bellissimo articolo. E si, le locandine degli spettacoli grandguignoleschi erano uno spettacolo.
    PS: siamo in due ad aver imparato cosa fosse il grandguignol grazie a quel Dylan Dog!

  2. Interessantissimo articolo. Fin ora, non conoscevo l’esistenza di un teatro del genere né del termine “grandguignolesco”. Sono un amante dell’horror e cose del genere sono una vera chicca per me. Peccato solo che questo genere di spettacoli sia andato verso il fallimento, sarebbe stato epico vederne uno dal vivo…

  3. Bell’articolo 😉 Sarebbe stato interessante, oltre a vederne uno spettacolo, curiosare su che tipo di pubblico partecipasse a questo tipo di eventi. Perché immagino fosse seguito da spettatori “di nicchia” (o dai più curiosi) e in tal caso, soprattutto, come venivano giudicati/definiti dal cosidetto pubblico “normale”.

    1. Se non altro a quei tempi non c’era il “politicamente corretto”, che trovo orribile.
      Però comunque sì, il pubblico era di nicchia. Ma una nicchia grande!

  4. Graditissimo post che mi fa desiderare di saperne di più sul “Grand Guignol” italiano di cui non conoscevo l’esistenza!

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