Micronauti in giardino (di Gordon Williams)

Micronauti in Giardino

Micronauti in giardino
di Gordon Williams
Edizione Urania, n° 748
Fuori produzione

Sinossi

Il mondo dell’imminente futuro non è per niente un bel posto.
Fame e disoccupazione tormentano il pianeta, costringendo anche le nazioni più democratiche a governare tramite la legge marziale, necessaria per mantenere l’ordine pubblico.
E’ proprio la fame a preoccupare maggiormente, visto che a breve non ci sarà più cibo per sfamare la popolazione. Eppure un esperimento scientifico rivoluzionario risveglia la speranza: se, come pare, è possibile miniaturizzare gli uomini, si potrà farlo con molti di loro, adattandoli a vivere ciò che offre “il piccolo mondo”, quello degli insetti.
A tal proposito viene organizzata una spedizione scientifica, con un solo scopo: valutare le possibilità dello sviluppo di microcolonie nel giardino di casa…

Commento

Di Micronauti in giardino e dei suoi due sequel ne ho già parlato nel dossier dedicato alla fantascienza in piccolo.
Per la precisione questa saga scritta da Gordon Williams conta tre titoli: Micronauti in Giardino, La Colonia dei Micronauti e La Rivolta dei Micronauti. I volumetti furono pubblicati nella collana Urania tra il 1978 e il 1981, e da allora non si ha notizia alcuna riguardo a eventuali ristampe.
Con un po’ di fortuna è possibile trovarli nelle bancarelle dell’usato, soprattutto i primi due, che infatti ho reperito in tal modo. Il terzo pare invece introvabile. Perfino la versione cartacea in lingua inglese costa parecchio.

Questa saga di fantascienza distopica e avventurosa ha più di un pregio, partendo dall’idea, tanto bislacca quanto geniale, di miniaturizzare la popolazione terrestre ridotta alla fame, per farle sfruttare tutto ciò che offre il micromondo degli insetti.
Ovviamente, come è prevedibile, la missione esplorativa spedita sul campo per testare la fattibilità della cosa, si trova a combattere con pericoli che sbucano dietro ogni filo d’erba: formiche guerriero, ragni giganti, vespe assassine etc etc. Perfino dei semplici passerotti diventano pericolosi quanto i mitologici uccelli Roc.

La scelta di una fantascienza che guarda al micro, invece che al macro, è tanto insolita e strana da suscitare sempre curiosità.
I libri di Williams sono quanto di meglio offra il filone, vuoi anche per le sfumature distopiche che l’autore non smette di inserire, di capitolo in capitolo. La scelta di un’eventuale “miniaturizzazione di massa” è infatti descritta come un pericoloso e precipitoso modo per risolvere il problema della fame del mondo. Alcuni dei protagonisti della spedizione dei micronauti non sono affatto d’accordo con tale scelta, tanto che il loro reclutamento risulta forzato.

Micronauti 2

Il secondo volume, La colonia dei Micronauti, è ancora più distopico e visionario, una sorta di Odissea in chiave “mini”, in cui alcuni Micronauti, sfuggiti al controllo del governo, vagano per un cortile, ai loro occhi grande quanto l’Amazzonia, in cerca di un luogo dove fondare una comunità libera e pacifica.
Ma, ancora una volta, alla volontà umana si oppone la Natura, coi suoi ritmi e i suoi meccanismi, che tendono a eliminare elementi alieni e pericolosi, quali possono essere degli esseri umani ridotti a un trentacinquesimo delle loro dimensioni normali.

Concludiamo con una piccola polemica.
Fa strano vedere Asimov, Dick e Simmons ripubblicati per millemila edizioni, anno dopo anno, mentre libri come questi sono (difficilmente) reperibili solo sulle polverose bancarelle dell’usato.
In fondo la saga dei Micronauti risulta ancora oggi fresca, ricca di azione e di suggestioni che potrebbero/dovrebbero piacere a chi ama la fantascienza. E non credo che sia nemmeno difficile acquisirne i diritti di vendita.
Certo, si tratta sempre di una questione di coraggio. L’editore nostrano va sul sicuro. E quindi Asimov, Dick e Simmons. Null’altro. Ultimamente ho perfino trovato l’ennesima ristampa di questi autori, targata Fanucci, con delle t-shirt in omaggio. Che magari sono anche belle, ma a me sembrano solo parte dell’ennesima operazione disperata per vendere qualche libro. Sempre gli stessi.
Non è vero che in Italia mancano i lettori di fantascienza.
Mancano gli editori coraggiosi.

micronauti

– – –

Alex Girola – follow me on Twitter

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18 commenti

  1. Micronauti in giardino fu uno dei primi Urania che lessi. Nel genere, ma a mio parere meno incisivo, sempre Urania: Gli uomini nei muri. Ovviamente di più ampio respiro e di tematiche più “strong” Tre millimetri al giorno, di Matheson.
    Ammetto di provare nostalgia per quei tempi in cui gli Urania (quasi tutti) mi aprivano un mondo ogni volta che ne leggevo uno.
    Per quel che riguarda gli editori, credo che per i motivi che hai detto tu si usino nomi feticcio, e per il resto generi ampiamente consolidati (e spesso ripetitivi, tanto per stare nel sicuro).

    1. Una volta l’unico modo per accedere a questi mondi era spendere quei quattro soldi che avevamo in libri. E c’erano i mesi con le uscite buone, e quelli meno.
      Ora è tutto più immediato (vedi internet), il che toglie un pizzico di magia.
      Ma vuoi mettere la comodità? 😀

      1. E’ vero. Ci penso spesso. Una volta per trovare un dato romanzo impiegavo tempi biblici, e forse nemmeno lo trovavo. Ora mi diverto a riscoprire vecchi romanzi amati (e ne approfitto per segnalare un Carr d’epoca: Una sfida per Bencolin, rintracciato in rete in questi giorni) che altrimenti sarebbero persi per sempre.

        1. Sono cambiate completamente le dinamiche delle piccole cose.
          Ce ne accorgiamo poco perché non abbiamo molto tempo per rifletterci, ma quando poi lo facciamo… :-O

  2. Gran parte degli editori italiani letteralmente tira a campare, non hanno neppure una strategia di mercato, figuriamoci un progetto editoriale. Va anche detto che è frutto di una costante spoliazione delle funzioni base di una casa editrice, tutto in nome del taglio dei costi che viene visto come unica soluzione ai conti in dissesto.

    Il concetto di “investimento” non compare da decenni, non parliamo neppure dell’idea di usare davvero i mezzi dei social media per aprirsi al pubblico o di spingere verso politiche per aumentare il numero degli italiani che leggono.

    I diritti di libri come questi non costano molto. A far le cose bene andrebbero ritradotti da zero e qui si apre un’altra pagina dolente. Manca del tutto la volontà di aprire un fronte nuovo nel mercato, così come manca la capacità di fare buon business. Rimango del’opinione che un medio editore coraggioso potrebbe letteralmente fare una strage se avesse un piano quinquennale di investimenti.

    1. Analisi spietata e sacrosanta.

      Aggiungo, ma spero di sbagliarmi, che oramai nemmeno i bene intenzionati rischiano qualcosa in questo business, perché hanno paura che il pubblico potenziale (i lettori) sia oramai sotto la soglia di sopravvivenza.
      Eppure io, se fossi in loro, un tentativo lo farei.
      Magari col solo digitale, che ammortizza molto le spese.

      1. Se il lavoro fosse solo un copia incolla più impaginazione dell’ebook, forse avresti ragione sull’ammortizzare col digitale. Ma se entra in gioco una traduzione ex novo, allora l’ammortizzare col solo ebook diverrebbe una storia lunga. Per tutto il resto mi trovi pienamente concorde.

  3. Tutto ciò mi ha fatto ritornare in mente un’altra trilogia sul tema dei “uomini miniaturizzati” che scoprii la prima volta grazie a “Neglected Books”.
    Scritta nel corso della prima metà degli anni settanta da Lindsay Gutteridge e composta dai volumi “Cold war in a country garden”, “Killer Pine” e “Fratricide is a gas”. Viene definita con la frase “The Incredible Shrinking Man meets James Bond”

      1. Scopro grazie al catalogo Vegetti che di “Cold war in a country garden” esiste un’edizione italiana edita dalla Bompiani. Seguì nello stesso anno anche la traduzione di “Killer Pine”, per poi lasciare la trilogia alla stessa sorte che colpì quella di Orange Country di Kim Stanley Robinson.

    1. Se c’è qualche bancarella dell’usato dalle tue parti hai buone speranze di trovare il volume uno (per il due ho dovuto aspettare anni, prima di beccarlo al fantasmagorico prezzo di 1.50 euro!)

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