scrittura

Novel, novelette e altri formati

lunghezza

Una volta facevo confusione anch’io, utilizzando impropriamente il termine “novel” per indicare i romanzi brevi, poi mi hanno giustamente corretto.
Il punto è che, in Italia, si fa parecchia confusione sul formato relativo a racconti e romanzi. Con la rapida diffusione degli ebook gli scrittori stanno recuperando le famose vie di mezzo che gli editori tradizionali (cartacei) scartano con disdegno. Io per primo amo moltissimo il formato novelette, che ritengo perfetto per la narrativa di media lunghezza, venduta a prezzi bassi sugli store digitali. Un ebook di 50 pagine, per esempio, non può essere certo definito un racconto, ma per contro non è nemmeno un romanzo. Eppure a me, come “taglio”, piace parecchio.
Il paragone che mi viene sempre in mente è quella dell’albo a fumetti. Una lettura che porta via un’ora o due, e che (almeno secondo logica) dovrebbe costare meno di un classico libro.
Ma come si fa a determinare l’esatta definizione di un racconto/romano, in base al numero di parole?
Ecco qua.

  • Short Story

Il classico racconto breve, molto diffuso in ambito narrativo. Di solito riguarda un singolo episodio, una situazione o un evento, e non contempla un numero elevato di plot twist e di sottotrame. Tecnicamente parlando, una short story non eccede le 7.000 parole.

  • Novelette

Come dicevo a inizio articolo, questo formato sta vivendo una seconda giovinezza grazie al mercato digitale. Italianizzando il nome possiamo definirlo “racconto lungo”. Il conto delle parole è compreso tra le 7.000 e le 17.500.

  • Novella

Altro formato nominalmente poco noto, ma in realtà molto diffuso, la novella è in sostanza il romanzo breve. Ne trovate quanti ne volete, sia in libreria che negli store digitali. Personalmente la ritengo un’opzione molto valida per le pubblicazioni di ebook a prezzi bassi. Parole: tra le 17.500 e le 40.000.

  • Novel

Siamo infine arrivati ai romanzi veri e propri. Dalle 40.000 parole in su. Gli appassionati di codificazioni e regole affermano che le novel dovrebbero contare al massimo 120.000 parole, perché oltre quel limite si inizia a contemplare una pubblicazione in formato saga. Ma grazie a Dio spesso e volentieri questo non accade.

Ovviamente questa è una linea-guida generica. In verità editori e scrittori sono piuttosto flessibili, soprattutto quando si sfora di categoria per poche centinaia di parole.
Come scrittore io mi attesto soprattutto nei generi intermedi – novelette e novella.
Come lettore sono onnivoro, anche se le short story mi colpiscono solo in casi particolari, e non sempre ho voglia di leggere racconti così brevi. Per contro, a differenza di quanto avveniva in passato, raramente mi butto su libri enormi, men che meno sulle saghe.

E voi? Cosa preferite leggere ed eventualmente scrivere?

Ma la lunghezza, alla fine, quanto conta?
Ma la lunghezza, alla fine, quanto conta?

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27 risposte a "Novel, novelette e altri formati"

  1. Come avrai già capito da altri miei interventi , apprezzo i racconti lunghi ed i romanzi maggiormente rispetto a novelette o short story , soprattutto perché se quello che leggo mi piace vorrei prolungare la lettura …ma comunque apprezzo anche i sopracitati formati , tenendo conto che , come tu ben sai , è molto più difficile scrivere in breve che allungando il brodo , ma tu ci riesci benissimo , quindi il fatto non riguarda te ma altri , semmai , buona giornata..

    1. Sì, so che tu preferisci i libri corposi 😀
      Una volta ero anch’io così. Forse si tratta solo della mutata gestione del mio tempo, che mi porta a escludere saghe ecc…

  2. Mi va bene tutto, leggo tutto teoricamente. Ho letto Guerra e pace e anche Sentinella di Brown tanto per dirne una. Per lo scrivere invece in termini di finzione sono molto più da racconto,ma sulle cose che mi piacciono (saggi) posso andare molto per le lunghe. Insomma non faccio testo!

  3. Da quel che mi par di capire gli italiani prediligono il formato lungo, più ce n’è meglio è, ingordi lettori deboli da un libro all’anno e quindi che quel libro sia almeno lungo. Diciamo che sono gli stessi per i quali le dimensioni contano, la sostanza è relativa.
    Forse col nascere, leeeeentooo e quasi timido, da noi, di questo nuovo strato di lettori digitali, le cose stanno cambiando. Il bisogno di poter leggere in tempi minori, forse, e anche una riscoperta per i temi seriali senza che questo voglia dire saghe di volumi da 1.000 pagine.

    Personalmente non sono mai riuscito a scrivere niente di più lungo delle 30 pagine (un unico racconto, credo, le ha superate) e non ho le capacità e la voglia (che invece sono alle basi della tua scrittura) per gestire personaggi e ambientazioni strutturate. Per cui preferisco short story, magari con un unico twist finale.

    1. Secondo me uno dei vantaggi degli ebook è proprio quello di permette l’utilizzo di formati che l’editoria tradizionale non contempla, oppure contempla a prezzi del tutto sfavorevoli per l’acquirente.
      30-40 pagine di racconto (che non sono poche) a circa un euro è un formato che va diffondendosi, e che permette di conoscere molti autori senza fossilizzarsi sulle 700 pagine di un singolo scrittore.

  4. Da lettore mi va bene tutto, anche se le saghe spesso perdono qualità col progredire. Da scrivano digitale preferisco racconti, anche lunghi e romanzi brevi, mai oltre le 30000. Mi trovo bene nello stretto, insomma.

  5. Se un determinato tipo di ambientazione mi piace vorrei non smettere mai di leggerne (in estate mi sono riletto di seguito i cicli della fondazione dell’impero di Asimov), questo però non significa per forza preferire migliaia di pagine a piccoli volumi. Un esempio è, per rimanere in questa zona, il survival blog: tanti racconti di formati differenti ma riguardanti lo stesso argomento (ecco perché, per esempio, ti ho suggerito i personaggi ricorrenti parlando di Italia Doppleganger).

  6. Mah io leggo qualsiasi formato, anche se devo portarmi in giro libri ciccioni come la raccolta che ho preso dei Guardiani della Notte… poi più uso i formati digitali più sono comoda, hopreso una saga in inglese tutta assieme e non occupa spazio. Per scrivere invece ho provato fino alle 50mila parole… Però mi avevano detto che i romanzi grossi arrivano anche alle 200mila- qualcosa di più- parole: la carta ha un limite materiale, altrimenti poi non si può rilegare il volume… ma nel digitale invece, quale sarebbe il limite ideale perchè sia ‘leggibile’ senza suddividerlo?

    1. Nel digitale le proporzioni dovrebbero essere le medesime, ma più che altro per convenzione e comodità. In realtà non ci sarebbero limiti di sorta, trattandosi di file. Se non quelli del buonsenso…

  7. Premesso che la lettura è lettura e quindi non ci fa schifo niente… 😉
    Penso che con i ritmi forsennati che abbiamo oggi e i dispositivi digitali che ci permettono di leggere ovunque e in qualsiasi condizione, la novelette sia oggettivamente il formato di lettura più intrigante, proprio per quello che dicevi tu: immediatezza della storia che ti consente di immergerti subito nell’azione e fruibilità massima, che ti permette di ottimizzare i tempi.
    L’esempio dell’albo a fumetti è perfetto.

    E se posso permettermi il commento da amyketto gnègnègnè il merito dello sdoganamento novelettesco è tuo e di buona parte degli autori del famigerato “Blocco C”, che da anni ci regalate roba buona da leggere.

    1. Beh, ti ringrazio per avermi riconosciuto parte di questo merito 🙂
      In effetti io propongo il formato novelette/novella da anni e sono felice – nel mio piccolissimo – di essere riuscito a fidelizzare un gruppetto di lettori 😉
      Eh, sì, l’effetto “fumetto da edicola” mi sembra il paragone più calzante in materia…

  8. spesso mi è capitato di leggere dei romanzi insufficienti che però sarebbero potuti essere buoni romanzi brevi, alleggerendoli da sottotrame poco interessanti e personaggi insipidi e accessori.
    Da lettore mi piace molto il romanzo breve o ancor più breve, e sono contento che il digitale abbia dato spazio al genere. Tuttavia su Amazon ho trovato anche dei casi al limite, come chi promuove un raccontini di 15/20 pagine come capitoli di una saga. Non dico di vendere le parole a peso, ma così si esagera nel senso opposto, finendo per vendere 30000 parole spezzettate in vari ebook a più di 5 euro

  9. Da noi si usa la locuzione “romanzo breve”, anche perché la parola novella in italiano ha un altro significato. In realtà è un formato abbastanza popolare, basti pensare a titoli come “Cuore di tenebra”. Short story e novelette, credo siano classificati entrambi come “racconto”, anche perché forse non c’era la necessità di una classificazione commerciale. Ora che il formato “vende”, o comunque c’è la prospettiva, è possibile che questa distinzione prenda piede. Se il lettore italiano smetterà di essere snob verso tutto ciò che non è romanzo (un sacco di persone non leggono narrativa breve per ragioni non meglio precisate).

    1. Ah, guarda, io ho ricevuto anche dei commenti del genere “quando la smetterai di vendere inutili ebook di 50 pagine. Non vendere romanzi è disonesto”.
      In base a cosa, non si sa.
      Che poi 50 pagine sono TANTE, specialmente per un euro di prezzo, e qualcuno deve pur dirlo!
      Io compro fumetti a tre euro che finisco in quindici minuti… Non capisco da dove nascono certe assurde avversioni.

  10. Io sono uno dei convertiti. Da quando leggo ebook, uno dei fenomeni che ho notato di più è stato il cambio nei gusti, se prima preferivo saghe eterne, ora adoro le novelette.
    E poi, essendo molto agili, mi invogliano anche a sperimentare generi letterari che in passato non avrei cercato. Adesso adoro anche novelette stand alone, ma al cui interno ci sono citazioni o riferimenti ad altre novelette dello stesso universo condiviso.
    E anche quando si tratta di episodi collegati, il tempo d’attesa è molto minore, il che va benissimo per un tipo impaziente come me!
    Purtroppo ancora oggi c’è chi misura la dignità di un libro dal numero di pagine, che immancabilmente è la prima domanda che si sente nei riguardi di un libro…

  11. Arrivo in ritardo, ma arrivo.
    Proprio ieri, in treno, leggevo un articolo di Lawrence Block che spiegava come scrivere racconti (nel senso di short stories) fosse in fondo una scelta intelligente nonostante le cifre bassine pagate per questo formato – in primo luogo, diceva, perché si guadagna di più con due giorni di lavoro di quanto si guadagnerebbe a passare due giorni a guardar fuori dala finestra, e in secondo luogo perché si tratta di un ottimo strumento per farsi conoscere.
    Io resto su una produzione breve quando scrivo – e quando leggo, invecchiando trovo sempre opiù interessante leggere formati brevi.
    Sarà che mi rendo conto che mi rimane poco tempo da vivere 😀

    1. Madonna, che chiusura di commento inquietante 😀

      Per il resto credo che Block abbia ragione, e mi complimento per l’onestà mentale di ammettere ad alta voce che, anche a livello economico, scrivere narrativa breve sia spesso vantaggioso.

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