Dai gattini di Facebook a Mammone

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Se volete avere un sicuro successo aprite un blog con sole immagini di gattini.
Anzi, il blog può essere complicato da gestire. Vi consiglio di aprire una pagina Facebook e di sovraccaricarla di foto di micetti di qualunque razza e colore. Meglio se buffi e dall’aria bizzarra, come il Grumpy Cat (verso il quale provo un sano e duraturo odio).
I gattini, ancor più dei cani e di altri animali, attirano i curiosi e gli internauti pigri. Senza contare i bimbiminkia e altre categoria diversamente umane.
Se volete fare gli alternativi, potete invece aprire un sito dedicato al buon vecchio Gatto Mammone. Che è assai poco puccioso, e anche molto più cattivo di quell’obbrobrio del Grumpy Cat. Infatti è anche l’unico micio che mi ispira sufficiente simpatia da dedicargli un articolo: questo.

Ma cos’è il Gatto Mammone?
Secondo il folklore di molti paesi (compreso il nostro) si tratta di una creatura magica dall’aspetto terrificante, e di natura infernale.
Le origini di questo essere affondano nell’Antico Egitto, civiltà che non a caso aveva un particolare riguardo verso i felini. A quei tempi Mammone era considerato un gatto dai poteri soprannaturali, ma non necessariamente malvagi, tanto che per alcuni sacerdoti rappresentava la fertilità.
Solo molto più tardi, con l’affermarsi del Cristianesimo, il temibile gattone divenne uno dei tanti spauracchi da temere e da esorcizzare con preghiere, processioni e digiuni.

Sta di fatto che anche qui da noi, in Italia, le segnalazioni di Mammone sono andate moltiplicandosi per decenni, tanto che tuttora sono ben presenti le prove delle leggende che parlano di questa creatura. A Iglesias, in Sardegna, esiste una scultura orribile, il Maimoni, che nel dialetto locale viene citata come sinonimo di bruttezza senza pari.
In Ogliastra il Maimòne è un fantoccio fatto con stracci e pelli di gatto e con una testa dai tratti del gatto, personificazione del Carnevale, ma esiste anche una personificazione del Martedì grasso: Martiperra (da Martis/martedì e Perra dallo spagnolo emperrarse “adirarsi, irritarsi”), concepita come un gatto malevolo che assume proporzioni gigantesche per punire chi osa lavorare in quel giorno (cit. da Wikipedia).
Nel 1968 venne addirittura segnalato un Gatto Mammone vivente, in provincia di Belluno. Esso fu visto da Serafina dal Pont, intenta a pascolare le sue mucche. L’infernale felino sbucò dal nulla per spaventare le placide bestie. La donna si salvò evocando San Rita in preghiera, che mandò un topo per distrarre Mammone, che si perse nell’inseguimento del roditore.
L’evento venne riportato sui quotidiani locali e risultò così buffo che il grande Dino Buzzati ne ricavò un disegno commemorativo.

Bast (o Bastet).
Bast (o Bastet).

Ovviamente Mammone appare in molte operette, poesie e racconti della tradizione italiana, più o meno dal Duecento in poi. Ce n’è traccia anche ne Il Milione di Marco Polo, dove viene identificato/confuso con un misterioso, grande leopardo.
Ma della bestia incantata ci sono tracce anche nella letteratura tedesca (e in particolare nel Faust di Goethe) e nel celeberrimo romanzo Alice nel Paese nelle Meraviglie. Del resto che altro è lo Stregatto (il gatto del Cheshire) se non Mammone?

Dunque, se ancora volete postare foto di gatti e gattini, provate a pensarla così: magari la vostra ossessione un giorno vi farà trovare questa sulfurea bestiaccia sotto il letto.
Sicuri che vi vorrà fare le fusa?

Lo Stregatto.
Lo Stregatto.

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19 commenti

  1. Ne avevo sentito parlare, ma non ho mai approfondito… Mi sa che prendo spunto e ci scrivo un bell’articolo… Il folklore felino e roba simile… Corro a fare ricerche!!

  2. dalle mie parti c’è la storpiatura dialettale al femminile, la gattamammona. “Finisci i maccheroni o chiamo la gattamammona”. Io da ragazzino gattofilo me la immaginavo come una gattona con tanti cuccioli e non mi spaventava affatto.

    1. Gattamammona mi sembra di averlo sentito anche da mia nonna, che è di origini Valtellinesi. Io me la sono sempre immaginata come una gatta enorme e irascibile. Più tardi la identificai col Babau di Buzzati (a livello meramente estetico).

  3. Molto interessante, oggi mi hai insegnato qualcosa sulla mia terra: il Maimòne!!! Comunque quoto tutto, i felini in versione mini mi stanno particolarmente antipatici, ma il Gatto mammone fa un’eccezione!!!
    Ciao Alex 🙂

  4. Ok, questa mi mancava; ero rimasto al demone Mammona, quello di biblica memoria abiurato da Gesù, ma il Gatto Mammone no, non l’avevo mai sentito. Splendida curiosità, as always. 😀

  5. Devo dire che mi immaginavo il gatto mammone come un animale pigro e per niente pericoloso. Mi hai illuminato, non ne conoscevo affatto le origini, quindi ogni volta che chiamavo il mio caro Nerone gatto mammone sbagliavo 😀

  6. Ecco, adesso mi hai fato pentire di aver postato in passato sul mio blog un paio di foto della mia ippopomatosa gattona nera.
    😛
    Adesso non guarderò mai più i micetti con gli stessi occhi. 😦

  7. Mi ricordo di un racconto di Luigi Musolino intitolato “‘O Mammone” con cui ha vinto il Trofeo Rill del 2008 incentrato proprio sulla figura (in questo caso della variante napoletana) del Gatto Mammone. Non a caso i suoi racconti si basano proprio sul folklore e sulle leggende italiane

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