Il potere delle cinque stelline

cinque stelle logo

Tranquilli: non parliamo di politica, anche se sul movimento pentastellato del comico genovese ne avrei da dire…
No, le cinque stelle citate nel titolo del post sono quelle utilizzate su Amazon per valutare un qualunque prodotto, specialmente libri (ebook compresi) e film. Noi concentriamoci proprio sui libri, ok?
Una stellina significa che il prodotto viene ritenuto scarsissimo, assolutamente sconsigliato. Cinque stelline corrispondono invece a una valutazione lusinghiera, un bell’ottimo in pagella.
Il potere delle stelline è quello di far risaltare i prodotti che ne hanno ricevute parecchie, sia in positivo che in negativo. La differenza però è ovvia: avere molte stelline negative influisce negativamente sulla vendita di un prodotto, mentre averne molte buone dà un notevole slancio sul mercato.
Ma il vero potere è di chi le stelline le può attribuire con un semplice click. In poche parole, il potere è dell’acquirente.
Ma siamo sicuri che tutto funzioni bene?

No, ovviamente la risposta è negativa.
In parte lo abbiamo già visto in un mio articolo di qualche settimana fa, Scusi, è uscito l’ultimo di Omero?
In quell’articolo analizzavo le assurde recensioni ad alcuni classici – moderni e antichi – della letteratura mondiale. Posta la libertà di ciascuno di noi di odiare un libro che i critici considerano un capolavoro, sono le motivazioni di certe stroncature a lasciare perplessi.
Lovecraft bocciato perché non racconta dove si può trovare il vero Necronomicon.
L’Eneide giudicata con una stellina perché scritta in versi.
Moby Dick trombato perché parla troppo di navi e di balene.
Io sono leggenda classificato palloso perché Matheson “scrive troppo”.

E via elencando. Leggetevi queste perle nel post che vi ho appena segnalato. C’è da piangere e da ridere allo stesso tempo.

Ovviamente anche i libri meno famosi subiscono le recensioni farlocche, almeno di tanto in tanto.
C’è chi dà una stellina a un libro fantasy perché “ci sono elementi di fantasia e non di realtà”.
Oppure c’è il genio che sconsiglia l’acquisto di un racconto horror perché… è violento.
Senza parlare di chi per sbaglio compra ebook in inglese e li valuta una stellina perché non riesce a leggerli.
Sì: sono tutti esempi veri, che ho visto coi miei occhi.

cinque stelle

Ma non è finita. C’è anche chi non ha compreso il meccanismo di valutazione di Amazon (purtroppo succede anche questo). Sicché questi geni della letteratura moderna danno una stellina a romanzi che ritengono ottimi e cinque a quelli che vogliono bocciare. Forse perché, nella loro testa, una stella rappresenta una sorta di “primo posto”, in una specie di podio virtuale.
Follia?
Sì, follia.

E non voglio nemmeno addentrarmi nello spinoso discorso degli haters e degli scrittori/editori che cercano di rovinare la concorrenza attribuendo una stellina a casaccio, in una sorta di bombardamento a tappeto per abbassare la media.
Sì: anche questo non è un esempio citato a caso. Ma, come ho già detto, riserviamoci questa categoria di furboni per un futuro post.

Oggi invece voglio limitare il mio ragionamento a una domanda: non è che il lettore medio italiano sta perdendo gli strumenti basilari per poter comprendere/valutare un testo?
No, perché se c’è gente che compra un fantasy senza sapere cos’è, o chi stronca l’Eneide perché è scritta in modo “sorpassato”, secondo me il problema sta a monte, ed è molto più grande e complesso del previsto.
Il rischio, nemmeno così remoto, è che il lettore non sia più in grado di capire ciò che legge. Non gli vengono forniti gli adeguati strumenti per farlo, né in età scolastica né in altri contesti. Sicché il “potere delle stelline” sarà presto monopolizzato da questi individui che, magari in buona fede, stroncano libri di qualità, perché non sono capaci di comprenderli.

Voi che ne pensate?

stupid

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

Segui la pagina Facebook di Plutonia Experiment

43 commenti

  1. Leggevo i dati istat su editoria e lettura nel biennio 2012-2013, e gli statistici pensano che se la gente non legge libri (e non li capisce) la colpa è della scuola, che non incentiva a leggere sin da piccoli.

    Io personalmente penso che siamo sulla strada per Idiocracy: l’imbecillità è dilagante e non si riescono più a capire le frasi di senso compiuto (quindi non si capisce un libro, quindi si sbaglia anche a valutarlo).

    E questo coincide col rapporto OCSE che dice che tre persone su dieci sono in un certo qual modo analfabete, dato che, per l’appunto, di una frase capiscono singole parole ma non il contesto generale.

    Il potere del lettore è fortissimo: ma se il lettore è quello che è, forse è meglio che il suo “diritto di voto” non lo esercita. Evita di fare danni.

    1. Sì, oramai è limitante (e anche consolatorio) dare la colpa dell’imbecillità dilagante unicamente alla fallace Istruzione scolastica.
      Questo è un paese che va ben oltre ogni lineare analisi di un problema. Perché, se fosse uno soltanto, sarebbe ancora risolvibile. Cosa che invece non ritengo tale.
      L’incomprensione di un testo scritto è un punto di non ritorno, non solo un effetto collaterale.

  2. Mi pare di avere letto che la recensione positiva con una stellina sia un metodo perverso – questioni del famoso algoritmo – per aumentare la visibilità.
    Non so quanto possa essere vero oppure se si tratta di leggende, complottismo, ed ecco che si torna alle cinque stelline politiche…

      1. Forse è giocato col meccanismo delle “recensioni utili”. Se una recensione (positiva) con una sola stellina è ben fatta e verrà giudicata utile dal maggior numero di utenti, finirà come recensione (finta)negativa più utile accanto a quella (vera)positiva più utile, le due messe più in risalto: di conseguenza, l’acquirente si troverà da subito di fronte a due recensioni positive e, per di più, sarà portato a dire “Cribbio, ma se anche la recensione più negativa è così, questo è proprio un capolavoro!”…

        Sì, in effetti devo ammettere che è una bella pensata…

  3. Non è una novità… se quando sei piccolo giri come un clandestino per leggere e vieni perculato dai pari… o dai paria (lo trovo piu’ appropriato), devi avere la fede di un rivoluzionario per continuare.
    Da scuola mi ricordo che tornavo con i libri di Verne spaccati in due da qualche bullo… e allora ci sentivamo tutti un po’ Bastian nascosti sotto le coperte a fare cio’ che ci piaceva.
    Oggi se mi guardo in torno noto una spaccatura socio-economica tra chi (25 anni fa) leggeva e chi no e ne sono contento, oggi vedo le stesse scene con mio nipote (10 anni) che però vuole mollare perchè i suoi amici lo prendono in giro.
    Speriamo nel futuro!

    1. Sì, leggere, in questo paese, è sempre stato visto come un handicap. Il che è ovviamente assurdo, ma in fondo fa parte del DNA becero che ci portiamo dietro da troppi decenni.
      Non aiuta certo una certa concezione elitaria della cultura, tipica di talune correnti politiche…

  4. Sì, che non hanno gli strumenti. Analfabetismo funzionale, dicesi. Sul come e perché si verifichi non ne ho idea.
    In teoria, dal momento che a scuola si impara a leggere e scrivere, non si dovrebbe mai più dimenticare, e invece succede.

    Ma la questione è un’altra, io noto sempre più spesso l’incapacità assoluta di fare il minimo sforzo per comprendere un testo. Per dire, potrebbero anche farlo, ma non vogliono prendersi il fastidio di farlo. Costa troppa fatica.

    1. Forse è anche colpa della società multitasking, che impone freneticamente di controllare i profili social, la posta elettronica, di vedere un film, leggere e fare zumba… tutto contemporaneamente.
      Il livello di attenzione si è abbassato moltissimo.
      Perfino un articolo di blog, se supera le 500 parole, viene ritenuto troppo lungo.

      A me questo andazzo spaventa un po’.

      1. A me un tizio ha detto che dovevo imparare a scrivere leggendo i post di Facebook, Perchè sono brevi. Era serio.

  5. Però sulla determinazione dell’analfabetismo funzionale ho qualche perplessità: è noto lo studio di Tullio de Mauro che parlava di un 80% (!) di analfabeti funzionali – e, per quanto io sia persuaso che il fenomeno sia vasto a livello di tutto l’occidente e, in Italia, sopra la media di altri paesi europei, quel dato mi è sempre parso molto esagerato.

    Ora lo stesso De Mauro lancia numeri alti, ma un po’ meno, e l’OCSE dà dei dati allarmanti sì, ma molto ridimensionati rispetto a quelli – e sospetto che, come spesso accade, lo studio avvenga con criteri studiati per far primeggiare chi deve.

    Mi piacerebbe capire come fanno le prove, come scelgono i campioni, e così via. Perché le discrepanze sono molto grosse.

    1. A me un tizio ha detto che dovevo imparare a scrivere leggendo i post di Facebook, Perchè sono brevi. Era serio.

  6. Non ho ancora messo stellette alle compere amazon perchè ancora non ne ho finiti, ma ho il dubbio che questo fenomeno delle recensioni strampalate sia motivato dal senso di potere della recensione che obnula la logica del lettore, perchè non capisco il motivo per cui uno dovrebbe passare 3.52 minuti della sua vita a commentare l’Iliade… è una cosa che ho notato per i film che escono al cinema, questo accanimento criticone (oltre il personale mi piace si/no più che legittimo e sacrosanto). Non importa cosa sto leggendo, come e se mi procuro i mezzi per capirlo (l’Iliade è tosta in alcuni passaggi), o se ho scaricato il book 5 mesi fa perchè era gratis e ho dimenticato che fosse un fantasy o horror: posso criticarlo lo stesso, mi chiedono di farlo, lo faccio. Molti lettori si stanno anestetizzando con questa idea del “tutto subito” perchè gli arriva sul lettore e book, mi sa, ed è abituato da anni ormai a informazioni velocissime che gli transitano sullo schermo. Non riesce a seguirle con la dovuta attenzione.

    1. Sono d’accordo.
      È più o meno parte del problema che sottolineavo rispondendo a Germano, sempre in questo post.

      Aggiungo anche che la democrazia della Rete ha dato voce a molti imbecilli che si credono sapienti, o che valutano cose molto al di là delle loro capacità intellettuali e culturali.
      Può sembrare un discorso snob, ma è così.
      Non è vero che “uno vale uno”.
      Il tizio che nella sua vita si è interessato soltanto di calcio e serate alcoliche non può giudicare L’Iliade una schidezza, solo perché un giorno gli è capitato di leggerla sull’ipad, attirato magari dal download gratuito…

      1. “Non è vero che “uno vale uno”.” –> Santo Subito!

        Troppo spesso sento stroncature su argomenti di cui le persone non hanno alcuna cultura ed, in conseguenza, alcun senso critico.

    2. Sono d’accordo, ma non è strettamente un problema di analfabetismo funzionale: la tanto citata e innominabile critica letteraria che ben conosciamo (insomma, quella del Manzoni che scrive da cani), ha mille difetti, e lungi da me difenderne gli eccessi. Ma illetterata non è di certo.

  7. Non sanno più leggere e comprendere un testo, ma son bravissimi a ricoprirlo di merda a mezzo scrittura.
    E ho notato che più il testo in questione è (per i loro standard) complesso, o non di immediata comprensione, più si accaniscono, quasi gli venisse fatto un torto a livello personale.

    1. E’ vero, hai perfettamente ragione. D’altro canto l’ignoranza va spesso a braccetto con l’arroganza.

    2. I gusti personali sono sacrosanti, ma non si dovrebbe dare il potere a questa gente di esprimere valutazioni che, a livello di algoritmi di vendita, passano per oggettive.
      È un discorso poco democratico, me ne rendo conto.

  8. Articolo che condivido in pieno… Del resto la risposta che avrei dato (ma sono arrivato tardi! :P) è quella del Buta e di lamb-O… Il rapporto OCSE in merito alla capacità di comprensione dei testi da parte degli Italiani è imbarazzante… L’ho studiato a fondo di recente, visto che con la mia associazione ho proposto (ma tanto…) alla Regione Lazio un progetto per incentivare la lettura e migliorare le capacità di comprensione dei testi da fare nelle Scuole Medie… I dati sono allarmanti, e tra l’altro è verissimo quello che diceva Twylith: posso criticare, quindi lo faccio. Posso parlare, quindi parlo. Anche (anzi, soprattutto) a sproposito. Del resto non c’era anche un osannato e famoso blog di “critica letteraria” che si divertiva a dissezionare “I Promessi Sposi” per dimostrare come Manzoni scrivesse da cani? E non è comparso pochi giorni fa sul blog del Buta un articolo con video annesso in cui illustrissime teste di minchia parlavano del film di Kenshiro dandosi arie da esperti e definendo il protagonista “un samurai”?
    Mio padre usava un’espressione colorita ma che trovo azzeccatissima: “Ciucci e presuntuosi”. 😀

    1. Sì, ma io mi sono detto perplesso ^^’

      No, perché stiamo guardando questi dati provenienti da enti autorevoli e vediamo la conferma nella nostra esperienza, ma fermiamoci un attimo: quello stesso studio OCSE mette ai primi posti gli USA. E sapete benissimo, facendo un giro sui social, Amazon.com o IMDB, di che cosa siano spesso capaci gli americani.

      Ferme restando le proporzioni allarmanti del fenomeno dell’analfabetismo funzionale, a me qualcosa puzza. Scusate.

  9. Dunque, io ho fatto elementari e medie negli anni 70 e mi ricordo che anche le capre almeno topolino lo leggevano, io andavo oltre perché i miei mi compravano pure Tex, Mandrake, Flash Gordon e l’Uomo mascherato. Anche alle medie mi ricordo che leggevano tutti, i maschi magari Zora la vampira o Jacula però leggevano. Però mi ricordo pure che alle elementari si facevano molte letture e si imparavano a memoria molte poesie; alle medie si facevano seppur in prosa nei tre anni Iliade, Odissea ed Eneide nelle ore di epica. La scuola non era un posto per socializzare (come dicono quelli bravi), ma un posto per studiare. Certo era molto più selettiva di oggi, però ora mi accorgo che in quel modo qualcosa nella zucca entrava.

    1. La cultura popolare ha un suo peso specifico. Quanti hanno imparato a leggere grazie a Topolino, Tex, o coi Librogame?
      Lo ritengo un passaggio fondamentale: acculturarsi divertendosi.
      Ora invece c’è un atteggiamento snob verso queste forme di letteratura. Come se un tredicenne possa appassionarsi di libri partendo direttamente, che ne so, da I Malavoglia.

      1. Hai proprio ragione, è come se uno volesse far appassionare alla matematica partendo dalle equazioni differenziali. Forse sono stato fortunato io che la prof di italiano ci faceva prendere i libri dalla biblioteca scolastica di Salgari, Verne, Dumas e Asimov. Sono letture apparentemente semplici, ma che forniscono una quantità enorme di informazioni al cervello e stimolano la curiosità verso parecchi argomenti.
        Quelli che criticano questi scrittori immortali non capiscono che con una tale palestra poi magari si potrà leggere anche Tolstoj, Dostojevski,Melville, Hesse come poi ho fatto io con somma soddisfazione.

  10. La scuola non insegna a leggere. Giustamente si studiano i (soliti) grandi classici ma è estremamente raro sapere di un insegnante che consiglia agli alunni anche qualche lettura che possa affascinare ed interessare il ragazzo (ricordo che la mia insegnante in primo superiore mi consigliò Lo Hobbit aprendomi al mondo del fantasy).
    L’editoria per i giovani punta soprattutto su vampiri che trombano come ricci.
    Se provo a mettermi nei panni di mio nipote di 12 anni capisco benissimo che sia più attraente vedersi Thor o Iron Man al cinema piuttosto che leggersi un libro.
    Il risultato purtroppo sarà che anche lui a 20 anni, passata l’età dello young adult, smetterà di leggere quel poco per dedicarsi a guardare film e soprattutto serie TV (molto più immediate e veloci).

    Per quanto riguarda le stelline, poi, io personalmente ho smesso di farci caso.
    Una recensione posso leggerla e confrontarla con il mio pensiero, ma rinchiudere un brano, un libro, una canzone, etc. a qualche stelletta lo trovo svilente.

    1. Vedi la risposta che ho dato poco sopra 🙂

      L’importanza della cultura popolare è enorme, eppure trascurata da chi, qui da noi, si occupa di istruzione.

      La mia prof di matematica delle medie mi prestò diversi numeri di “Urania”. Mi insegnò dunque ad amare la lettura, e al contempo la scienza.
      Sono stato fortunato.

  11. Inoltre volevo far notare che spesso nelle valutazioni , si privilegiano gli estremi..o una stellina o cinque. O tutto o niente . E’ una valutazione un po’ da ultra’. Una volta un venditore e-bay mi invio’ una mail pregando di mettere o cinque stelle o niente, per non rovinargli la media… penso che valutazioni di questo genere non aiutino a scegliere.

  12. E’ un fenomeno che vedo sempre di più, insieme alla difficoltà di concepire qualcosa fuori dall’ordinario. Se ci fosse un libro dove, per qualche motivo, i corvi sono bianchi, verrebbe subito buttato via perchè “non realistico”. Ho visto gente criticare Jurassic Park perchè, insomma… “i dinosauri non esistono!”. Ed ecco che ci tocca sorbire una quantità abnorme di discutibili autobiografie., o libri di Fabio Volo che mangia gli gnocchi a casa della nonnina.

    Quanto al discorso comprensione, fa persino passare la voglia di commentare sul web: più volte ho commentato post su Facebook, o su forum, o su blog… ed invece di giungermi una replica sensata, mi si rispondeva tutt’altro. Un sacco di volte ho avuto l’impressione di discutere con persone che parlavano da sole, quasi si facessero un comizio, ed ignorassero le mie obiezioni.

    E anche quando sento parlare ragazzi più giovani, magari nel tavolo accanto del bar, sento discorsi sconclusionati… manca del tutto il filo logico. Il discorso salta qua e là, e pare quasi che ognuno pensi ad un discorso diverso.
    Non so, sembra quasi che ci sia un deficit d’attenzione endemico.

    1. La replica data a Jurassik park mi ha fatto venire in mente un commento che ho sentito all’uscita del film Titanic e che suonava più o meno così: “si, bello, però pensare che una nave così grande affonda solo per aver urtato un iceberg è esagerato, non è credibile”.

  13. Io cerco sempre di farmi un’idea guardando la distribuzione (non solo la media) dei voti e leggendo dei commenti a campione, anche solo per capire la serietà del giudizio (e a volte ne traggo elementi utili per decidere se leggerlo o meno). Questo in linea di principio, poi faccio di testa mia e mi baso su altro!

  14. Beh, il voto (parlo solo dei casi in cui non è stato assegnato con secondi fini) spesso è altamente individuale. Il guaio è che siccome tutti sanno leggere, tutti pensano di saper giudicare un testo. Più o meno come dire: siccome tutti sappiamo guardare il cielo e le stelle, tutti possiamo approvare o contestare una teoria astronomica… Ovviamente nessun incompetente si sogna di contestare una teoria sul movimento dei pianeti (anche perché non capisce una sega dei vari elementi fisici enunciati dalla teoria) ma per la narrativa di colpo si sente in grado di farlo.
    Non credo che esistano soluzioni per questo “problema”.

  15. io ti riporto un commento:
    “1.0 su 5 stelle non per bambini, 7 dicembre 2013
    Di zugvogel – Visualizza tutte le mie recensioni
    Acquisto verificato Amazon (Cos’è?)
    Questa recensione è su: Fiabe dei fratelli Grimm (RLI CLASSICI) (Formato Kindle)
    Le storie sono quelle originali, tradotte però malissimo. Non trovo che il libro sia adatto a dei bambini piccoli, perché si tratta delle prime versioni delle fiabe dei fratelli Grimm, troppo crude e crudeli.”

    Capito? 1 stella perché le fiabe originali sono troppo crudeli… Beh non comprare quelle originali allora… Inoltre non sono tradotte male, ho fatto lo stesso acquisto e trovo che la traduzione sia scorrevole ed efficace.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.