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Dal romanzo al film, dal film al fumetto (in Italia)

Diabolik

Continuiamo il discorso iniziato idealmente lunedì, sul come muovere il mercato degli ebook. Cosa che in Italia sembra laboriosa più che altrove, anche se il futuro sta arrivando anche qui (che piaccia o meno ai presunti esperti di settore).
Nei commenti all’articolo precedente, è saltata fuori una cosa che ho ribadito più volte in questi anni: l’editoria digitale è una nicchia – spaziosa – in cui pian piano stanno arrivando i cosiddetti lettori forti. Ora come ora aggiungerei anche che stanno convergendo da queste parti anche i lettori potenzialmente forti. In particolar modo quelli attirati dal genere fantastico. Il fenomeno qui è relativamente nuovo, ma altrove, nelle terre civili, è sdoganato tanto da diventare prassi.
Un esempio sono gli appassionati di fumetti e/o di film di genere che si avvicinano alla lettura cercando le medesime emozioni, veicolate attraverso altri media. Quasi sempre le trovano, perciò la loro ricerca non risulta vana.
C’è però un fattore importante che rende possibile tutto ciò: nei paesi i media appena citati – libri (o ebook), film e fumetti – godono di buona salute. Ciascuno di essi si alimenta con gli altri due, fungendo da traino.
E da noi?
Da noi no.

Inutile nascondersi dietro un dito: in Italia è rarissimo che un romanzo “di genere” diventi un fumetto. Il mondo delle nuvole parlanti è quasi monopolistico, ne abbiamo parlato tante volte. Bonelli e derivati hanno le loro scuderie, guardano poco (nulla) all’esterno e producono tutto in maniera quasi autarchica. Oddio, molte testate, partendo dal celebrato Dylan Dog, prendono spunto da film di ogni genere o tipo, ma non sono mai direttamente derivati da un’opera italiana di cui hanno acquistato i diritti. Mai, o comunque quasi mai.
Eccezioni ce ne sono, ma non sono moltissime. Così, senza fare troppe ricerche, mi viene in mente per esempio Morbo Veneziano, fumetto pubblicato da Cut Up Comics, scritto da Danilo Arona e basato sulla complessa mitopeica del medesimo.

Morbo Veneziano

Ci sarebbe poi la trasposizione da romanzo a film e da film a romanzo.
Prassi nel settore del fantastico d’oltreoceano e d’oltremanica, mentre qui si tratta di eventi che si registrano con la stessa frequenza di strane congiunture astrali. Ossia quasi mai.
Abbiamo una discreta tradizione nella trasposizione di romanzi “realisti” e di commedie. Del resto il nostro cinema vive più o meno soltanto di questi generi, quindi si mette in conto un quasi sicuro rientro dagli investimenti.
Viceversa non esiste – o quasi – un percorso medesimo per quel che riguarda i nostri romanzi di genere, forse a eccezione dei gialli.

Mancano le buone storie?
Non credo. Basta conosce il già citato Danilo Arona, ma anche i libri di gente come Claudio Vergnani, Samuel Marolla, Eraldo Baldini, Tullio Avoledo e altri, per accorgersi dell’abbondanza di ottimo materiale a cui attingere.
Quale casa di produzione lo ha fatto? Nessuna. Quale casa editrice a fumetti ci ha provato? Pochissime.

Abbiamo dunque pochi esempi di prodotti “multimediali”, per quel che riguarda il nostro comparto della narrativa di genere. Ne elenco alcuni:

  • Mal’aria (fiction RAI in due puntate, tratta dal romanzo di Eraldo Baldini, anno 2009);
  • Il booktrailer de Il 18° Vampiro (romanzo di Claudio Vergnani, che se non ricordo male doveva diventare un vero e proprio cortometraggio);
  • Breve storia di lunghi tradimenti (film del 2012 di Davide Marengo, tratto molto liberamente dall’ottimo romanzo di Tullio Avoledo);
  • Dellamore Dellamorte (film del 1994, di Michele Soavi, tratto dal personaggio inventato da Tiziano Sclavi, comparso in Dylan Dog);
  • Dylan Dog (film di Kevin Munroe del 2010, indegnamente ispirato all’omonimo personaggio dell’Editrice Bonelli);
  • Diabolik (film del 1968, diretto da Mario Bava, trasposizione dell’omonimo fumetto delle sorelle Giussani);
  • Romanzi di Diabolik (una quarantina di titoli, di cui dieci pubblicati originariamente da una casa editrice francese);
  • Satanik (film del 1968, di Pietro Vivarelli, trasposizione dell’omonimo fumetto di Max Bunker e Magnus);
  • Kriminal (film del 1966, di Umberto Lenzi, trasposizione dell’omonimo fumetto di Max Bunker);
  • Opere su Sandokan (film e fumetti ispirati al noto personaggio nato dalla fantasia di Emilio Salgari);
Dellamore Dellamorte. Io amavo Anna Falchi!
Dellamore Dellamorte.
Io amavo Anna Falchi!

Sicuramente me ne sfuggono altri, soprattutto opere minori, ma l’elenco non sarebbe comunque granché lungo, ve lo assicuro.
Ci sono diverse opere ispirate ai gialli italiani, questo è vero. Il solo Carlo Lucarelli, per esempio, vanta alcuni fumetti tratti da sue opere e non pochi film trasposti da suoi romanzi.
Ma, per quanto riguardo strettamente il genere fantastico, il “nero” e le varie ibridazioni possibili, non c’è affatto la volontà di attingere da media a media, cosa che tra l’altro farebbe da grande, naturale traino promozionale per ogni prodotto interessato a questo processo di duplice (o triplice) trasposizione.

Tanto per citarvi un esempio recente che mi riguarda, di Pacific Rim (film) ho acquistato il prequel a fumetti e mi è stata regalata la novelization ufficiale. Ma è una cosa che ho fatto molte altre volte. Per alcuni romanzi di King – di cui possiedo le versioni a fumetti e i DVD, per la trilogia vampiresca The Strain, di cui sto recuperando la graphic novel a puntate. Eccetera eccetera eccetera.

Vi assicuro – e voi me lo confermerete – che gli appassionati di genere potrebbero fare acquisti di questo tipo in più di un’occasione. Vuoi per collezionismo, vuoi per passione, vuoi per la volontà di approfondire un particolare plot narrativo sfruttando tutti i media possibili e immaginabili.

Tuttavia qui nulla si muove.
Evidentemente a qualcuno le cose vanno bene così, immagino, altrimenti non si spiegherebbe l’apatia totale che, qui da noi, lascia andare nel dimenticatoio un sacco di ottimo materiale.
O forse manca soltanto il coraggio di uscire dai soliti schemi e di rilanciare il genere, chissà.

satanik

– – –

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20 risposte a "Dal romanzo al film, dal film al fumetto (in Italia)"

  1. Da vecchio fumettaro , anche se io frequentavo il genere negli anni ’70 e ’80 .. , non posso che essere d’accordo , mi permetto di aggiungere BabaYaga , con Rada Rassimov nei panni della Valentina di Guido Crepax , credo sia del ’70 o suppergiù…e qualche altro che al momento mi sfugge , per quel riguarda le fumettate tratte da romanzi , ho l’onore ed il privilegio di possedere un fantastico Alberto Breccia dell’80 con alcuni racconti di HPL tradotti in fumetto ,tra l’altro con l’autografo del Maestro , lo presi ad un Treviso Comics dell’epoca in cui era ospite…con Milo Manara che mi disegnò una scimmietta su di un tovagliolo del bar centrale di Treviso , eravamo andati a bere un caffè .. avevo 19 anni e mi sentivo il re del mondo!
    Ricordi ricordi……

          1. Come la Mediaset visione de I vivi e i morti… ancora un po’ e se non conoscevo il libro avrei pensato a una storiella young adult!

  2. Le trasposizioni qui in Italia sono un campo minato. Per trasporre al cinema (o in tv) un fumetto/libro di genere fantastico ci vuole un investimento sostanzioso. Ma nessun produttore è disposto a sborsare un euro per realizzare un’opera che crede sia priva di un pubblico di riferimento.
    E quando lo fanno, come nel caso di Mal’aria, stravolgono l’impostazione principale dell’opera e ne tirano fuori indecenze.

    1. Hai totalmente ragione.
      Ovviamente a lor signori non sfiora nemmeno il dubbio che il pubblico può anche essere cercato o creato, con un rischio minimo e un po’ di coraggio.

      Mal’aria (la fiction) è una porcata.

  3. vanno aggiunta la serie TV tratta da Valentina di Crepax (ma non ricordo se fosse una produzione italiana) e il film di Tex.
    Il fumetto al cinema da noi non ha mai funzionato granché, sia per mancanza di visione sia per mancanza di soldi. Il mercato dei libri lo conosciamo, e considerando che da noi mi dicono che in generale non vendano nenache le novelization made in USA, la vedo dura…
    SKY aveva in cantiere una serie TV su Diabolik che esordì con un buon trailer, se ne è saputo più niente?

    1. Per contro il cinema americano ha una vasta e ricca produzione di film ispirati ai fumetti.
      Ma qui, visto che i fumetti vendono poco (tranne quelli ultratradizionalisti), non c’è nemmeno questa possibilità. O almeno credo.

      Della serie su Diabolik ne ho sentito parlare pure io, ma non so nulla!

    1. Sì, come dicevo nell’articolo ho elencato a memoria, senza fare ricerche approfondite (anche perché, in ogni caso, il materiale più o meno è sempre quello…)

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