scrittura

Descrivere e scrivere un combattimento

Conan

Una costante di molti miei ebook, anche se meno rispetto al passato, è il lato action.
Vale a dire: ci sono dei combattimenti, a volte anche delle battaglie campali. Oggi però ci occuperemo solo della prima faccenda (i combattimenti).
Un pregio che mi riconoscono anche i detrattori è quello di essere bravo a descrivere scene di questo tipo. E, no, non è una cosa semplice da fare. Conosco più di una persona che non legge thriller, libri d’avventura, fantasy sword & sorcery (etc etc) perché le parti di azione risultano spesso legnose e incomprensibili.
Non sto parlando soltanto di scrittori dilettanti o alle prime armi, bensì anche di veterani. Il buon R.A. Salvatore, per esempio, che del fantasy-action ha fatto un marchio di fabbrica, secondo me non è poi così bravo a sceneggiare i combattimenti, anche se essi occupano parti fondamentali dei suoi romanzi.
Ci sono delle regolette, più o meno raffinate dalla mia esperienza personale, che possono essere utili, nel descrivere scene di questo genere. Vediamo quali sono e ragioniamoci su.

Ovviamente si può anche esagerare, purché sia una cosa voluta.
Ovviamente si può anche esagerare, purché sia una cosa voluta.
  • Quasi sempre i combattimenti sono veloci e fluidi. Occorre che la scrittura trasmetta parte di questo dinamismo al lettore. Optate quindi per periodi secchi, con poche parti superflue. Non aprite un’infinità di parentesi e di sottotesti. Se c’è qualcosa da spiegare, fatelo alla fine della scena, o in un momento di pausa della medesima.
  • Abbiate un’idea iniziale di come il combattimento deve svolgersi. Non improvvisate troppo, rischiereste di prendere degli svarioni incredibili.
  • Ricordate le capacità specifiche dei personaggi coinvolti nello scontro. Se avete descritto Mario come un impiegato mingherlino dalla vita sedentaria, non potete trasformarlo di punto in bianco in Bruce Lee. La rabbia e l’adrenalina fanno molto, ma contro avversari ben addestrati è paradossale che vinca un profano, solo sfruttando la forza della disperazione.
  • Combattere corpo a corpo fa un male cane. Pugni e calci spaccano ossa, mucose, causano traumi cranici e altre piacevolezze. Se avete pretese di realismo, non descrivete uno scontro di questo genere seguendo gli stereotipi hollywoodiani.
  • Variante importantissima al punto precedente: se il vostro romanzo/racconto ha un aspetto di fiction preponderante rispetto al realismo, osate spingervi oltre. Se per esempio scrivete di supereroi, considerate che essi hanno di solito più resistenza, più forza, più capacità di incassare colpi. Quindi potete esagerare. Senza però travalicare la sottile linea che vi farebbe sconfinare nel ridicolo.
  • Usate i cinque sensi. I combattimenti non sono solo fatti di cazzottoni e calci. C’è sangue (odore e sapore), c’è sudore, ci sono i rumori delle ossa che si rompono e altri piccoli dettagli che possono perfezionare la scrittura della scena. Che siano però aggiunte secche e decise, per non violare quanto detto nel punto uno.
  • Fate uno studio preliminare dello stile combattimento del vostro personaggio, se questi ne ha uno. La mia Libby, supereroina di Due Minuti a Mezzanotte, è una maestra di Krav Maga. Mi sono studiato per bene quest’arte marziale, prima di lanciarla in azione. In tal modo ho evitato sciocchezze da dilettanti. Che poi, visto che non dovete prendere la cintura nera, vi bastano le giuste ricerche su Wikipedia, e consultare qualche video su YouTube.
Elisabetta, la mia personale trainer di Krav Maga.
Elisabetta, la mia personale trainer di Krav Maga.

Se poi ci sono di mezzo armi da fuoco, la lista di consigli va inevitabilmente ad allungarsi. Visto che questo è un articolo di blog, e non un manuale, mi limito a pochi altri suggerimenti.

  • In uno scontro a fuoco c’è poco tempo per pensare. Quando una pistola fa fuoco, il bersaglio non può elaborare chissà quali strategie per schivare il colpo e per organizzare un contrattacco. Lo farà semmai nel momento successivo, se è ancora vivo.
  • Armi e munizioni hanno dei nomi e dei calibri. So che molti non amano il citazionismo di marche e modelli di fucili, pistole etc, ma io l’ho sempre trovato un bel modo per evitare la ripetizioni di termini generici (appunto: fucile, pistola e via discorrendo). Il consiglio è di usare i termini tecnici, purché abbiate almeno un’infarinatura di base. Scrivere “Beretta” al posto di “pistola” rende meglio, se sapete com’è fatta una Beretta. In ogni caso consiglio di non abusare nell’iper-elencazione di loghi, marche, calibri etc.
  • Proiettili e cartucce fanno un male boia, e procurano danni estesi. Pensateci, prima di far sopravvivere un tizio che si è beccato una raffica di fucile d’assalto alle gambe. Probabilmente avrà le ossa spappolate e un’emorragia letale. Anche in questo caso, Hollywood è una cattiva maestra.
  • Fatevi una piccola cultura in materia. Odio i fanatici delle armi, che vi sanno citare quale cazzo di fucile utilizzava l’esercito francese in Niger, nel XIX secolo. Però, se avete intenzione di scrivere un romanzo/racconto in cui ci sono dei combattimenti rilevanti per la narrazione medesima, fate qualche ricerca in merito. Eviterete l’intervento del solito maniaco delle armi, pronto a gettarvi in pasto alle belve perché avete scambiato una semiautomatica per un revolver (cosa che mi è capitata di leggere, e in effetti sì, suonava piuttosto male).
Fluidità della scena.
Fluidità della scena.

– – –

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25 risposte a "Descrivere e scrivere un combattimento"

  1. Concordo su tutto quello che hai scritto , da addetto ai lavori ho letto e continuo a leggere cose assurde .
    Molti tuoi colleghi , non tutti per fortuna , dimostrano una totale mancanza di conoscenza del settore offesa/difesa e scrivono di conseguenza , ma non mi sembra il tuo caso , ho letto nei tuoi scritti solo un paio di incongruenze , giustificatissime d’altra parte .
    Bel post e più di qualcuno dovrebbe farsi un esamino di coscienza…buona giornata Alex !

    1. Che poi, per evitare svarioni ed errori troppo grandi, basterebbe davvero fare un buon uso di Google… senza essere degli armieri o dei maestri di arti marziali 😉

  2. Articolo interessantissimo, in effetti i combattimenti sono una parte spesso critica.
    Riguardo al punto 1, si, meglio testi secchi e veloci, purtroppo al momento dello scrivere trovo difficoltà a rimanere conciso e a spiegare tutto per far capire ciò che succede, forse per questo conviene che gli scontri siano brevi per evitare di incartarsi.

    Per il punto 4 concordo alla grande, oltretutto ricordiamoci che prendere a pugni qualcuno in faccia è anche un buon modo per spaccarsi delle dita (l’ideale sarebbe colpire con i palmi ma è difficile quando l’adrenalina va a mille). I gomiti per contro possono essere letali.

    Se c’è qualcosa che certi fantasy (non solo dei baby scrittori dell’ultimo decennio) ci hanno proposto sono i combattimenti che durano “ore e ore”, cosa assurda sia per gli effetti della stanchezza, sia perché nell’arco di minuti anche tra due combattenti equilibrati prima o poi qualcuno piazza il colpo decisivo.
    Non dimenticherei poi improbabili spade che spaccano armature a piastre e cose di questo genere…

  3. Ottimi consigli.
    Fluidità ma anche chiarezza. L’autore deve avere chiaro chi e dove, come e quando, altrimenti come può farli capire al lettore? Un errore comune in quest’epoca è cercare di emulare il cinema, trasponendo alcune sequenza scritte per l’altro medium: ne risulta una scena confusa e assai poco incisiva!

  4. Ottimo post.
    Io notoriamente faccio molta fatica a scrivere i combattimenti, per una serie di motivi – ritengo che la violenza sia l’ultima risorsa degli idioti, credo che cause ed effetti dello scontro siano più importanti ai fini narrativi della descrizione colpo-su-colpo, e comunque sono casomai più interessato al personaggio durante lo scontro che non ai tecnicismi.
    Scrivo narrativa, non manualistica.
    Quelli che hanno letto il Trattato Sulla Difesa di Braccio da Montone (1540), e sono automaticamente diventati “esperti di scherma rinascimentale” mi fanno ridere.
    Di conseguenza tendo a descrivere poco, cercando di tenermi sull’essenziale.
    Ci sono dei libri, molto utili (ne ho un paio sui quali ritorno frequentemente).
    Una ottima risorsa è YouTube – si trovano filmati per ogni tipo di scontro possibile – basta guardarli e descriverli nella maniera più economica.
    È anche molto utile avere un fratello minore – proprio tre sere fa ho detto a mio fratello “Vieni qui un attimo, che voglio vedere come devo fare per spaccarti un gomito mentre cerchi di accoltellarmi”.
    Vita famigliare di chi scrive sword & sorcery.

    1. A me i romanzi e i racconti “movimentati” piacciono molto.
      E anche quelli d’azione, se sono scritti bene e senza ammiccamenti eccessivamente macho (roba alla Altieri, per esempio, non riesco più a leggerla).
      Certo, battaglie e scontri devono essere funzionali alla storia, su questo oramai non transigo.
      Non mi va di leggere manuali di balistica o di scherma mascherati da romanzi.

      1. @Alessandro: se Altieri non lo digerisci, c’è qualcuno che s’è preso la briga di fargli le pulci, magari potrebbe interessarti 😛

        BTW articolo interessantissimo, me lo stampo e me lo appunto.

        @Davide:

        È anche molto utile avere un fratello minore – proprio tre sere fa ho detto a mio fratello “Vieni qui un attimo, che voglio vedere come devo fare per spaccarti un gomito mentre cerchi di accoltellarmi”.
        Vita famigliare di chi scrive sword & sorcery.

        ROTFL ^_^

        1. Altieri mi piaceva molto, prima che assumesse lo slang “maddafucka”, che è davvero troppo sopra le righe per essere digerito.
          Specifico, nel caso ci fosse bisogno, che si tratta soltanto di gusti personali.

  5. Ma quanto è difficile scrivere un combattimento!!!
    Io non sono un gran che brava a scrivere di scontri fisici, le tue dritte mi faranno certamente comodo la prossima volta che dovrò far picchiare i miei eroi.
    Grazie!

  6. Consigli che condivido in pieno e che d’altronde dovrebbero essere la norma per chi ha la pretesa di raccontare una lotta.
    Poi, per carità, a volte lo stile da solo basta a superare errori tecnici.
    Personalmente adoravo le descrizioni dei combattimenti di Conan di R.E. Howard per la loro solennità quasi epica, anche se spesso erano poco o nulla credibili.

  7. Bellissimo *-* io pure ogni tanto chiedo a qualcuno “ti metti un attimo così? Bravissimo”. Poi mi piace sapere cosa usano i miei personaggi per picchiarsi, quindi ciascuno ha il suo corredino; cerco sempre di descrivere il più veloce possibile come se fosse ‘soggettivo’ {caos, esplosione, il trauma di una legnata sulla faccia non è che renda tutto chiaro…}, però il principio del fumetto e della scrittura qui funziona uguale: per l’azione meno vignette/parole possibili. Il troppo spiegato non riesco a seguirlo – una volta ho provato a leggere un libro italiano che descriveva tutto “parata. Tre quarti. Affondo. Capriola.”proprio così, ma la mia capraggine in questo campo me lo ha fatto abbandonare y.y quindi ripiego su cose tipo Banshee da vedere in cui anziché dirsi buongiorno e buonasera si rompono la faccia.

    1. Direi che concordo con tutto.

      L’esempio che riporti può anche funzionare, ma capisco bene che un lettore profano di scherma e combattimenti all’arma bianca possa risultare assolutamente agghiacciato da una descrizione così secca e asciutta.

  8. Io da lettore apprezzo soprattutto le descrizioni dei combattimenti che rendano il senso della velocità.
    Per svariate ragioni ho assistito dal vivo a molti scontri reali, e la cosa che più ti rimane dentro è quel senso di immediatezza e confusione e caos che provi durante quei 20-30 secondi al massimo che dura ad esempio una rissa anche se la percezione è che sia durata in eterno.
    In pratica il ricordo che ho durante e subito dopo è di una serie di fotografie:
    Un uomo che da un pugno ad un altro, gente che corre, un colpo alla spalla, uno con la faccia insanguinata, etc. Nulla di descrivibile dettagliatamente.

    1. Esatto: fotografie, istantanee, colori, suoni, ferite. Di un combattimento restano poche, vividissime immagine.
      La scrittura deve spaziare un po’ di più, ma senza allungare il brodo, rallentando così il ritmo.

  9. Mi sembra che qualcuno non veda di buon occhio il cinema, però dico dove puoi trovare sequenze di lotta esaltati e pazzesche come si vedono ad esempio nei fil della marvel in altri media, e sarebbe meraviglioso riportre questo sun foglio scritto a mano o al computer, usando ad esempio superlativi o accrescitivi, questo darebbe una nota potente al romanzo.

    Ora mi rivolgo ad un in particolare non faccio nomi affermare che la violenza è da idioti o ridicola è indice di ignoranza senza rancore comunque, dipende da quello che si scrive, ad esempio il protagonista del mio romanzo tra l’altro un personaggio conosciutissimo, è per natura brutale, nella sua storia è brutale, quindi non posso omettere la violenza il sangue lo splatter ecc. Per cortesia non facciamo i sapientini

  10. Ok.. a volte mie capittato di scrivere scene di lotta tra un maschio e una femmina, anche se in teoria non lo trovo corretto, perché comunque lo riterrei uno scontro ca senso unico, però mi toccava, o perché la donna coo protagonista o era troppo debole o impegmata in altre faccende, anche se una volta sono riuscito a far combattere due femmine e li ho provato a mischiare la scena di sesso con il combattimento (sadomaso tipo), spero di far combattere due o più donne/femmine (nel miei romanzi compaiono poche donne umane anche se in genere sono comunque bellissime) in una stessa scena di combattimento nell’ultimo romanzo

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