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Se non fossero digitali sarebbero sprechi

 selfie marylin

Qualche tempo fa ho letto questo articolo su OltreUomo: foto che nessuno scattava prima delle fotocamere digitali.
L’elenco è abbastanza esaustivo. Tra gli scatti che fino a 15 anni fa sarebbero risultati inutili ci sono tutte le categorie che oggi vanno per la maggiore sui social network: foto di cibo, di acquisti, di biglietti di concerti appena acquistati, millemila foto di gattini e cagnolini, ma anche selfie allo specchio, foto di paesaggi urbani incomprensibili (panchine, lampioni, cartelli di saldi sui negozi etc).
Un tempo, dice l’articolo, questi scatti sarebbero risultati come sprechi di rullino. E, in linea di massima, è proprio vero. L’evoluzione della fotografia digitale ha ovviamente cambiato tutto, tanto che ora basta possedere un discreto smartphone per fingersi fotoreporter d’avanguardia, specialmente su Instagram.
Sicché mi son posto una domanda: esistono altre forme di comunicazione digitale che hanno cambiato i parametri di valutazione delle medesime?

Pensando agli ebook mi verrebbe da rispondere di sì.
Grazie alle pubblicazioni digitali molti autori (me compreso) stanno pubblicando formati intermedi che l’editoria tradizionale non considera nemmeno lontanamente. Penso alle novelette, ai racconti lunghi, perfino alla narrativa breve. Roba non pubblicabile in cartaceo, per una semplice questione di costi che superano i guadagni.
Una vera e propria rivoluzione, da qualunque parte la si guardi.
Ha portato più benefici o ha abbassato la qualità del materiale in circolazione?
Un po’ come per le foto, anche in questo settore esistono correnti di pensiero diverse. Personalmente sono sempre convinto che la varietà della proposta sia positiva, e che la selezione naturale farà il resto.

Nella musica, inutile dirlo, è accaduta più o meno la stessa cosa.
Grazie a store virtuali come ITunes sono tornati di moda i singoli e gli EP, che erano diventati desueti nell’interregno dei CD musicali. Senza contare che le autopubblicazioni (la musica indie) hanno invaso il mercato, spesso scavandosi nicchie notevoli di affezionati e di fan.

Anche qui, c’è chi parla di sprechi, di diffusione del brutto e del superfluo.
A volte è vero, per carità. Tutti quelli che hanno un romanzo o una canzone nel cassetto si stanno affrettando a buttarli su Amazon, su ITunes, su Google Play o su siti simili. Il 90% di questa roba è di qualità infima. Junk. Materiale che un tempo sarebbe stato ritenuto di spreco, un po’ come nei rullini rovinati da foto sbagliate, di cui dicevamo prima.

Secondo me il rischio è in realtà un altro: e se tutti gli usufruitori finali diventassero a loro volta venditori?
E se tutti i lettori diventassero anche scrittori?
E se tutti gli appassionati di musica producessero la loro canzone?
E se tutti gli amanti della fotografia si proponessero come fotografi?

Io, lo ripeto, confido nella selezione naturale. Eppure potrebbe non bastare.
Che ne pensate?

Fonte: OltreUomo
Fonte: OltreUomo

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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31 risposte a "Se non fossero digitali sarebbero sprechi"

  1. Io temo che questo pubblicare di tutto e di più, senza discernimento alcuno, generi nei fruitori un’abbassamento e livellamento della capacità di dividere il bello dal brutto. C’è tanto, troppo di tutto e alla fine occorre tempo e fatica per scavare e scovare.
    Si è ripagati, ovvio, il bello appaga sempre, ma non si corre invece il rischio che a furia di navigare nel mediocre si abbandoni del tutto la voglia di fare selezione?
    Ciao

      1. Hai citato store virtuali per la musica. Posso consigliarti bandcamp?
        Quello è un luogo dove trovare davvero buona musica. E se sei fortunato, scaricarla gratis ( dipende dall’umore dell’autore)

  2. Il vantaggio più grande è che uscirebbero anche tanti prodotti che non vedrebbero la luce perché non commerciali nel momento che l’autore li propone a una CE/CD che sia. Come l’esempio che feci tempo fa: c’è chi ama il western, per dire, ma in questo momento trova solo vecchi romanzi e nulla di nuovo. Grazie al self, potrebbe (ma penso che sia già così) trovare nuovi prodotti del suo genere preferito.

    Poi al cliente finale il compito di scremare, sperimentando.

    1. Sì, anche per me questo è un grande vantaggio. Almeno per noi lettori forti.
      Se non ci fosse il self publishing leggerei soltanto saggistica o narrativa in inglese già da anni.

  3. Be’, considerando che i media tradizionali, ma anche qualche azienda, già oggi, sfruttano i video youtube, le immagini scattate col cell dagli appassionati e postate sui social, per i loro scopi personali… temo che quanto citi sia ormai divenuta una realtà imprescindibile. Wind addirittura spinge i propri clienti a produrre short video promozionali col proprio cellulare.
    E’ l’epoca dei “selfie”…

    Però io non la vedo così male, anzi, mi piace parecchio questo rovesciamento dell’arte. In fondo l’arte era nata proprio così, in maniera indie, autogestita. Poi sono arrivate le major, i colossi, gli editori, i contratti capestro, l’omologazione commerciale, e il classismo, la chiusura mentale, e gli orticelli da difendere strenuamente. Non è un caso che gli editori facciano la guerra all’autopubblicazione, che gli autori denigrino chi si autopubblica, che le grandi produzioni soffochino chi realizza fan movie (eclatante la chiusura del progetto Robotech spagnolo… davvero pregevole, e soffocato dai detentori dei diritti… Piuttosto che prendere spunto e aprire nuove strade, hanno preferito chiudere ogni barlume di novità!).

    Sembra una guerra… non so se anche per te è così.
    I piccoli cercano di farsi strada a gomitate, magari con idee nuove, e sfruttando le nuove tecnologie. I grossi vegetano a forza di remake, romanzi fotocopia, musica omologata, sfruttando il loro potere economico per impedire che la gente si apra a nuove idee (e mercati) per loro incomprensibili.

    Chi vincerà? Non lo so. E poco importa, alla fine.

    Però questo fermento mi piace. E’ un ritorno al passato che guarda al futuro. Quando un creativo mette tutto sé stesso nella sua opera, e magari riesce a emergere grazie a un mecenate (una volta era un nobile che gli forniva vitto e alloggio – oggi un sistema di finanziamento in stile kickstarter). E’ una nuova primavera.

    1. Io sono sempre stato per l’Arte a portata di tutti, un po’ il contrario di quanto avveniva fino a una decina di anni fa.
      Qui da noi poi Arte e cultura sono sempre state considerate cose elitarie. Ben venga questo fermento, per carità.

      Mi spiace soltanto che molti credono di poter essere scrittori/cantanti/fotografi senza nemmeno metterci impegno, convinzione o studio. Pensano che sia sufficiente anche il supporto “hardware” (un computer, una fotocamera, uno smartphone).
      Ma, come dicevo a fine post, la selezione naturale farà molto.

  4. Mah, penso che questa moda delle fotine sempre&comunque sia legata ai social network, più che la tecnologia: i social annullano le distanze che fino a 15 anni fa erano insormontabile. Ho un’amica che si è trasferita in un’altra città e senza i social non resterei in contatto con lei così strettamente e poterle inviare una foto, anche stupida ma che per me e lei ha un significato, è un modo di relazionarsi. Certo, quando però vedo che questa dimensione privata smette di esistere perché ehi, ho uno smartphone e voglio atteggiarmi all’Oliviero Toscani dè poveri comincia a diventare ridicolo; nessuno farebbe mille foto con il cellulare, se non potesse caricarle da qualche parte di visibile. A me piace pensare alla tecnologia in termini di quanto può essere di aiuto per portare avanti delle idee, con la selezione naturale, e non per mostrare al mondo la nullafacenza. Sarà più difficile trovare qualcosa che ci piace perché anziché 100 libri/cd/film in un negozio solo dobbiamo andare a cercare noi qualcosa su 10mila titoli, ma essendo una cosa basata sul gusto personale del pubblico e sull’abilità cruda dell’artista per forza prima o poi qualcuno riusciamo a trovarlo, per il semplice fatto che ormai il nostro gusto è radicato. Non riesco a trovare in libreria romanzi di fantascienza perché ora stanno detonando i cloni di Hunger Games? bene: guarderò tra gli ebooks perché sono sicura che qualcuno, nell’etere, sta scrivendo qualcosa che mi piace, perché avremmo visto e letto le stesse cose e perché la sua cosa al momento non è ‘commercial’ al punto che non è in libreria. La tecnologia è bella da questo punto di vista perché da la possibilità a tutti senza però promettere nulla.

    1. Io sono sempre pro-tecnologia, credo che questo sia noto 🙂
      Ogni tanto è bello e giusto analizzare anche gli aspetti collaterali. Poi, per fortuna, noi queste nuove opportunità cerchiamo di utilizzare al meglio.

  5. Io sono assolutamente una vittima di questa mania.
    Ho perso il gusto di collezionare musica, di incorniciare fotografie.
    Ho una serie di cartelle sul PC piene di fotografie e di canzoni che magari sono raddoppiate o triplicate seguendo l’aggiornamento del PC, etc.
    L’unica nota positiva è relativa all’editoria digitale, ho letto molti libri che altrimenti non avrei mai comprato.

    1. Ah, sì: anch’io ho perso il gusto di comprare CD e album di foto 🙂
      Oramai i miei ricordi sono tutti su tecnologia cloud (principalmente su Facebook, per quel che riguarda le foto).
      Devo dire che è poco romantico ma, almeno come comodità, non tornerei indietro.

      1. Per curiosità, ogni quanto ti vai a riguardare le foto sul cloud, più o meno spesso di quanto non facevi sugli album stampati?
        Perché il mio problema (il mio errore, lo sottolineo), è che adesso gli album sono dei moni di cartelle sul PC, la musica ne ho talmente tanta che se voglio sentire una canzone faccio partire youtube e non il player musicale dove passerei troppo tempo a cercarla, etc.

        1. Meno spesso, indubbiamente.
          Così come non rileggo quasi mai i vecchi ebook etc etc.
          Vale a dire: le versioni digitali di certi elementi (foto, libri etc) hanno forse una presenza più effimera. Ma non perché – come dice qualcuno – non sono tangibili, bensì perché la mole di materiale è enorme e crescente, tanto che spesso si preferisce salvare roba nuova che non cercare quella vecchia.

  6. Mah guarda non so. Io sono una grandissima usufruitrice di musica ma non credo che metterei mai una mia creazione musicale su un qualsiasi canale adatto solo per il semplice fatto che potrei farlo. Per cui penso anche io che prima o poi ci sarà una selezione naturale e resterà solo quanto c’è di più valido. dall’altra parte una volta le cose erano fatte con più forse attenzione al risultato finale visto che carta/pellicola ecc ecc costavano e tante robe che girano adesso non avrebbero neanche visto la luce.

  7. secondo me il fenomeno delle foto tanto onnipresenti quanto inutili non è tanto legato all’aspetto artistiico quanto a quello sociale. è ovvio che ci sono le necessarie premesse tecnologiche (strumenti e portali adatti), ma nella maggior parte dei casi non si tratta di foto fatte con intenti “artistici”. quindi è vero, non sarebbero esistite quindici anni fa… ma sono equiparabili alle foto di famiglia natalizie che si facevano anche con le polaroid.

    questo in merito alla fotografia, che è un settore che comunque non mi compete (un campo “creativo” che non riesco a comprendere, ma è un problema mio). riguardo a musica e libri, il discorso è diverso. in realtà per quanto mi riguarda in entrambi i settori non sto “soffrendo” l’evoluzione digitale. anzi, per la musica in particolare non ho riscontrato in pratica cambiamenti: se pure è vero che le release digitali sono un’infinità, mi trovo comunque a poter acquistare gli oggetti “fisici” di mio interesse, sia cd che vinili. può sembrare paradossale, ma nell’ambito della musica elettronica il vinile ha continuato a essere il supporto di riferimento, quindi non è mai davvero scomparso (tradizionalmente un dj che suona con gli mp3 è inferiore rispetto a chi usa i vinili, o anche i cd).

    1. Io ho mantenuto solo un certo collezionismo riguardante i fumetti. Per quanto legga diversi e-comics, li preferisco ancora in cartaceo.
      CD e dischi praticamente li ho abbandonati, salvo quelle due/tre cantanti per cui provo affetto quasi ventennale (e di cui comunque acquisto anche la versione digitale, perché oramai la musica l’ascolto su supporti di questo genere).

      Questa è la mia esperienza personale.

      1. probabilmente sui cd sono io piuttosto feticista… anche più che con i libri. anche se chiaramente la musica la ascolto più spesso in formato digitale (mica posso portarmi il giradischi dietro!), mi piace comunque avere l’oggetto materiale da cui quella musica deriva.

        1. “tradizionalmente un dj che suona con gli mp3 è inferiore rispetto a chi usa i vinili, o anche i cd”

          Questo non è affatto vero. Faccio il DJ oramai da circa 14 anni (in Italia ed all’estero) ed ho utilizzato sia vinili, che CD che MP3. Alcune volte ho usato anche le oramai dimenticate musicassette. Ogni supporto presenta pregi e difetti differenti. Tutto sta a che tipo di serata si vuole fare e soprattutto dove. Non sempre è possibile portare il proprio impianto o la collezione completa di vinili. Bisogna quindi essere esperti sul tipo di “risposta” che il supporto stesso presenta (reperibilità del brano desiderato sul supporto). Per quanto riguarda poi il mixaggio dei brani la tecnica è sempre la stessa. Di sicuro ora il digitale apre nuove frontiere alla realizzazione di improvvisazioni in djset e non il solito play/crossfade.

          1. certo, so che supporti diversi offrono risultati diversi in situazioni diverse, e che quindi può essere opportuno adottarli in considerazione di questo. tuttavia tra i supporti analogici e digitali c’è un po’ lo stesso rapporto (e la stessa percezione) che si ha tra libri cartacei ed ebook: se pubblichi un libro “vero” sei un autore, altrimenti no. poi a mio avviso mixare vinili è molto più divertente che farlo con mp3, ma questo è un altro aspetto.

  8. La possibilità per tutti di pubblicare su Amazon, mi permette di comprare racconti che, come dici tu, non potrei reperire sul mercato tradizionale delle librerie, perché afferenti ad un genere o formato che l’editoria non considera. In particolare, io, che sono un testone che va controtendenza, voglio avere la possibilità di leggere questo tipo di opere e quindi sono ben felice che persone come te, Davide Mana o altri, siano presenti con i propri libri digitali.
    Ad ogni buon conto, nonostante molti lavori siano di livello infimo, la concorrenza può fare solo del bene al mercato.

    1. Intanto grazie mille per i complimenti, che mi incoraggiano a proseguire in questa strada.
      Per il resto direi che la tua affermazione conclusiva mi trova totalmente d’accordo.

  9. Già stiamo andando verso questa strada.
    La cosa importante è che tuttavia si mantengono entrambe le posizioni: creatore e consumatore.
    Io e te ad esempio, siamo “scribacchini” ma anche lettori. Nel mio caso non posso dire che il mercato editoriale possa considerarmi un grosso cliente, tuttavia compro una discreta quantità di libri ogni anno. Nel tuo caso sicuramente anche più di me. Quindi se da un lato togliamo qualcosa al mercato, dall’altro lo alimentiamo.
    Un possibile scenario è una progressiva diminuzione dei pesci piccoli, delle case editrici di piccola entità (che comunque, con gli ebook, possono tagliare notevolmente le proprie spese) e soprattutto dei famigerati EAP (e questo non mi pare un grosso male 😉
    Forse anche i grandi editori avranno qualche conseguenza, ma credo che sapranno interagire con questa nuova tendenza in modo proficuo.

    1. Finché il rapporto è almeno paritario, le cose hanno un loro equilibrio.
      Io scrivo, ma leggo anche parecchio.
      Conosco sempre più scrittori autoprodotti che buttano su Amazon le loro sgrammaticature, senza nemmeno essere dei lettori (non dico “forti”, bensì lettori in generale).
      E poi, sì: questa rivoluzione nel mercato porterà diversi cambiamenti anche a livello di dinamiche editoriali. Le piccole case editrici tradizionali, per esempio, le vedo proprio male. Per loro la salvezza sta nello specializzarsi in qualche genere di nicchia, e di proporre cose coraggiose.

  10. Uno degli aspetti più interessanti dell’avvento dei media digitali è consistito nel vedere molti dei fautori della libertà d’espressione a tutti i costi (ne conosciamo un paio, non facciamo nomi che è poco elegante) chiudersi improvvisamente in difesa – andava bene la creatività per tutti quando se la potevano permettere in pochi, ora c’è un certo fastidio.
    Anch’io confido nella selezione naturale.
    Vedo d’altra parte da più parti dei tentativi – tra l’ingenuo e il truffaldino – di cercare di controllare la selezione… ad esempio convincendo il pubblico (l’attore principale della selezione) che ciofeche innominabili siano in realtà capolavori innovativi.
    Influenzare il gusto per sdoganare l’autore da vendere, la band da pompare.
    Come tutti i tentativi di controllare la selezione naturale, sono destinati alla catastrofe, ma chi li porta avanti non ha l’intelligenza (o la memoria) per rendersene conto.

    1. Trattasi del concetto della cultura elitaria, citato qualche commento fa. La cultura è importante, finché a lucrarci sopra sono sempre i soliti soggetti, quelli che danno i bollini di qualità.
      E spesso non si tratta di cultura, ma di sbolognarci le ciofeche di cui parli tu.
      Il sistema è oramai destinato a crollare, ma di danni possono farne ancora parecchi.

  11. Quando si aumenta la quantità spesso la qualità si abbassa, ma non è necessariamente un male. Una volta in pochi sapevano scrivere e di certo usavano molte forme verbali ormai in disuso, ma nessuno credo sia nostalgico dell’analfabetismo di massa. Alla fine nessuno obbliga a usare mp3, a fare foto a raffica, a prendersi il dado da brodo ecc… Riguardo al rischio che diventiamo tutti scrittori, penso che la selezione naturale opererà sia sulle opere (quelle peggiori si perderanno nell’oblio) sia sugli autori (scrivere non è facile, richiede impegno, tempo, costanza… Stufarsi e scoraggiarsi capita).

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