Dieci illuminazioni

L'Eremita

Non è stata una grande estate, se non a livello climatico (amo la pioggia e le temperature sotto i 25 gradi, che volete farci?).
Il periodo che sta vivendo il Paese – sfiducia, aggressività, ignavia, egoismo – pare riflettersi sempre di più sui singoli individui, anche su quelli che “una volta erano persone meglio” (cit.)
Se avessi voglia di scrivere nuove storie apocalittiche, penso che studierei un romanzo in cui le emozioni negative generate dalla crisi di un’interà società (non parlo necessariamente di crisi economica) si riflettono a livello pandemico sui singoli soggetti. Solo che forse ne uscirebbe una trama troppo vicina alla realtà, per me che sono scrittore del fantastico.
A ogni modo, vivere certe cose aiuta a comprendere alcune scomode verità sul prossimo, ma anche su noi stessi.
Così, a un anno e tre mesi dal compiere i quarant’anni, sono arrivato a certe illuminazioni che ritengo oramai dogmatiche.

  1. La felicità – anche passeggera – dà fastidio al prossimo. Vale anche per un singolo status su Facebook, o per un tweet. Essere felici genera l’invidia e le maledizioni della gente. Maledizioni che nove volte su dieci colpiscono il bersaglio.
  2. Nella vita spesso conta più spararsi delle pose e millantare credito che non applicarsi, imparare e migliorare. Ciò nonostante preferisco ancora la seconda opzione.
  3. I soldi non danno la felicità ma costituiscono un ottimo surrogato della medesima, quantomeno per non accumulare debiti con persone oggettivamente disgustose.
  4. Chi si vanta di “dire tutto in faccia” è di solito un individuo che ha smarrito il senso del tatto, del dialogo civile e maturo.
  5. Usare il cervello al posto del cuore – o quantomeno usare i due organi simultaneamente – è una pratica che andrebbe recuperata, a dispetto degli sciocchi romanticismi.
  6. (Postulato del punto 1) Qualunque risultato otterrete, sia anche esso piccolo e secondario, genererà invidia anche nelle persone che ritenete insospettabili.
  7. (Postulato del punto 6) La mediocrità è un status quo che rassicura il prossimo e mette a tacere le coscienze.
  8. Non si può programmare tutto, occorre lasciare spazio all’improvvisazione, ma non si può nemmeno aspettare che “il Dio del giorno dopo” aggiusti tutto ciò che non funziona.
  9. Chi dice che la tecnologia ha rovinato le relazioni tra esseri umani ha dimenticato di quanto può essere crudele e meschino il cosiddetto “mondo reale”.
  10. Chi sostiene che il mondo reale fa schifo, e che la sociopatia è l’unica scelta di vita possibile, probabilmente sta soltanto frequentando le persone sbagliate.

 

Eremita - tarocchi dorati

In questo post ho pubblicato le foto di due interpretazioni dell’Eremita, uno degli arcani maggiori dei tarocchi.
Questa può sembra una scelta pessimista, ma in realtà non lo è.
Esso può avere connotati negativi (misantropia e misoginia), ma può anche esprimere significati positivi. Può infatti indicare l’esperienza, la filosofia analitica, colui che ricerca la conoscenza.
Si appoggia ad un bastone, a rappresentare il passato e ha in mano una piccola luce che lo guida (una lanterna) e gli permette di individuare i pericoli sul suo cammino.

Un arcano che, preso in questo senso, mi rappresenta parecchio, almeno in questo momento.

– – –

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10 commenti

  1. Approvo in pieno tutti i punti ma in particolare il 5: gente che si rovina il fegato e lo rovina alle persone che gli stanno vicino perché si butta a capofitto in una storia senza presente e senza futuro con il primo stronzo di passaggio solo perché si è messa in testa di aver trovato l’amore della propria vita.
    Ogni volta che sento una canzone sdolcinata per radio penso a quante coppie di cretini se la sono cantata pensando di provare chissà quali sentimenti l’uno per l’altra, per poi trovarsi, sei mesi dopo, immersi nella noia e nelle corna.

    Il problema della nostra società è che consideriamo l’introversione un male, un difetto. La persona felice è quella piena di amici che appena ha due minuti liberi li passa fuori.
    In verità non c’è nulla di male nel preferire la solitudine. Fa parte delle attitudini dell’individuo. È stato pure messo in chiaro dall’indicatore MBTI su cui guardacaso ho appena scritto un articolo

  2. Mi piacerebbe poter trovare un punto che non condivido, ma li condivido tutti, e sono d’accordo in special modo con il 2- 4 – 5- 6 – 7.

    ps: l’eremita non è una figura triste, hai ragione. E’ una felice presa di coscienza.

  3. Penso che i tuoi punti 1-2-6-7 siano piuttosto vincolati tra di loro. Perché quando all’interno di un gruppo che si atteggia a superamici scatta l’attacco in branco a chi ha avuto fortuna, o si impegna per lavoro o semplicemente dimostra di avere una vita deve essere eliminato. Quindi sì, bisogna ‘spararsi le pose’ e non applicarsi, e far restare gli altri nella mediocrità, altrimenti si accorgeranno che non sei un essere speciale. Potrebbero condensarsi anche in quella strana pratica che si deve assolutamente ‘normali come società comanda’; se ti prendi la responsabilità di essere ‘eremita’, nel bene e nel male, allora hai vinto.

  4. Grazie a tutti per i commenti e per aver condiviso le mie “illuminazioni”.
    Certo che la situazione, in generale, offre pochi spunti per cui stare allegri.
    Conseguenza di un paese sull’orlo di una crisi di nervi?
    Mala tempora…

  5. Prendo questo post come “Manifesto Dell’Aspirante Eremita Moderno”. Datemi una casetta isolata (possibilmente al mare), lontano da tutto e tutti: farete di me un uomo felice. Aggiungerei un punto: Tutto è rumore. Le cose vengono continuamente urlate, non dette. E’ un continuo gioco a chi urla più forte e non sappiamo più apprezzare il silenzio.

  6. Diciamo pure che la stupidità governa il mondo, per riassumere. What do?? Beh, uno deve andare avanti perseguendo i propri scopi sotto gli stendardi di Amore & Amicizia. Qualsiasi cosa (gli) succeda. E, in casi particolari, “riciclare” le energie negative provenienti dall’esterno (vedi invidia gratuita anche da parte di amici o presunti tali) a proprio favore, cioè facendone il motore della propria azione. (Peter Parisius)

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