Scrivere è per tutti?

Diego Armando Maradona

Scrivere è l’attività creativa coi costi d’avviamento più bassi.
Grazie al self publishing chiunque può tirar fuori il suo libro inedito dal cassetto e piazzarlo su uno store online – Kobo, Amazon, Lulu etc – e dirsi scrittore.
Facebook è una selva di “Gino Rossi scrittore” e “Laura Mazzafava autrice”. Che poi, per dire, il mio idraulico non è iscritto al Facciacoso come “Roberto Verdi idraulico”.
Quindi scrivere è diventato il sogno bagnato di molte persone che credono di avere la storia giusta per sfondare, per fare i big money, per farsi ospitare da Fabio Fazio. Tutte fantasie da dilettanti, ovviamente, ma c’è gente che mira davvero a queste cose.
Ma scrivere è davvero per tutti?

No.
Come non lo è recitare, fare musica, giocare a pallone.
Io, per dire, le partite di calcetto me le concedevo volentieri, al parchetto con gli amici, ma non ho mai, e dico mai, pensato di poter fare il calciatore.

Qui entrano in gioco diversi discorsi, tutti molto delicati.
In primis quello riguardante il dualismo tra talento naturale e studio. Diego Armando Maradona era un talento naturale e non aveva bisogno di “studiare” calcio. Il suo però è un caso limite: molti giovani calciatori dotati di buone basi non arrivano da nessuna parte senza allenarsi, senza avere dei buoni preparatori.
Quindi, di conseguenza, non tutti i giovanotti talentuosi diventano professionisti del rettangolo verde.

Seconda questione: l’american dream in versione scrittura.
Tutti hanno il diritto a provarci. Fosse anche per scrivere una minchiata, purché sia una minchiata che vende. Che poi è la strada più facile e più battuta dagli autori contemporanei. Scrivono erotico, scrivono romance, scrivono paranormal romance, e vendono.
Quindi si può dire che, a livello di investimento, fanno delle scelte vincenti.

Balotelli: talento senza disciplina.
Balotelli: talento senza disciplina.

Allargando il discorso, potremmo però dire che questo debordare di vincenti minchioni ha abbassato la qualità complessiva del settore.
Torniamo al paragone col calcio. Quel babbeo xenofobo di Tavecchio è riuscito a dire una cosa giusta, pur dicendola male: l’abbondare di mediocri giocatori stranieri, comprati a costo zero da paesi del terzo mondo, ha distrutto i nostri vivai. Non a caso la qualità del calcio italiano ha raggiunto dei livelli così bassi da non aver precedenti.
Certo, ogni 100 calciatori africani acquistati a pochi spiccioli, salta fuori un buon giocatore, che quindi genera plusvalenze enormi. I procuratori son contenti, i presidenti delle squadre son contenti, il tifosi, bah…

“Questo è il capitalismo, bellezza”, direbbe qualcuno.
Ed è vero, purtroppo.
Gli autori autoprodotti, quelli bravi come quelli pessimi, portano introiti agli store su cui piazzano i loro ebook.
Le case editrici, che oramai sono sempre più spesso autoproduzioni associate, ragionano più o meno sulle stesse frequenze mentali.
I lettori si abituano alla cacca, o magari non leggono più, ma pochi sembrano accorgersene.

Tuttavia sì, scrivere è per chiunque.
Ahimè è proprio così.

Luis Carlos Toffoli: bidone sdoganato come "campione", in serie A.
Luis Carlos Toffoli: bidone sdoganato come “campione” in serie A.

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(A.G. – Follow me on Twitter)

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10 commenti

  1. sacrosanto ma la tragedia in tutto questo sobbollire di vocazioni più presunte che altro, risiede nel fatto che giustamente ci sentiamo toccati noi che della lettura e scrittura abbiamo una visione carica di amore e passione. Con un background che semplicemente oggi non esiste più. Il primo romanzo di sf che ho letto era Cristalli sognanti, di Sturgeon. Un nome e un titolo che non so quanti ventenni conoscono. Chi si culla nello scrivere oggi se ne frega del background. Vede i numeri da capogiro di Twilight, pensa ai contratti della Rowling e Guarda GOT. Ogni altra critica e considerazione svanisce davanti a un’evidenza schiacciante. Diciamo con amarezza che questi discorsi sono ormai disquisizioni di nerd sorpassati dai tempi. Questo naturalmente non mi esime dal sostenere la causa sempre e comunque. Magari un domani una sorta di selezione intellettuale ci darà ragione. Incrociamo le dita!

  2. beh, dell’ospetata da Fabio Fazio faccio volentieri a meno, non avrò la faccia tosta di Madonna che l’ha messo a tacere, però mi fa decisamente innervosire con il suo modo di parlare…purtroppo è vero che scrivono un po’ tutti, ma credimi che il peggio è quando trovi ai primi posti di Amazon (o chi per esso) libri infarciti di errori ortografici così pesanti che ti chiedi se li abbiano inseriti lì apposta…e il bello è che fanno soldi, e tanti. Speriamo solo che sia una moda passeggera, e quando avranno perso la voglia di scrivere (sempre che di voglia si tratti) si diano ad altre forme masochiste di farsi conoscere.

  3. Per me che sia talento innato o capacità di disciplinarsi fa poca differenza; l’importante è come si affronta la cosa. La scrittura come il disegno sono cose che bisogna cominciare con la testa che non si smetterà mai di imparare e che le solide basi aiutano. Il talento non vale nulla se non lo si indirizza. Fare una scelta “comoda” fin da subito ti può far andar bene per un po’, ma poi scompari (penso a tutta quella folla di pseudo fantasy post Troisi di cui non ricordo nessun nome, tutti più piccini pure di mia sorella, la stessa storia fotocopia, stampati e basta). Nel piccolo della mia scuola qualche anno fa c’è stato il boom dell’idea di fumetto digitale: c’erano classi quasi piene di 18enni con il mac e la cintiq convinti che quello li avrebbe portati in 6 mesi alla Marvel, eppure non avevano mai fatto anatomia, lezioni di disegno base e spesso si dichiaravano seraficamente “non-lettori” di fumetto.

  4. Anche se Maradona era un talento naturale, comunque anche lui avrà dovuto raggiungere una preparazione d’atleta, dubito altamente che non si allenasse come gli altri (se non altro perché, per esempio, la resistenza per novanta minuti non c’è nessuno che ce l’abbia di natura). Per la scrittura credo valga la stessa cosa: anche chi ha potenzialmente talento non può diventare un buono scrittore se non si allena, ossia se non si informa, se non legge molto, se non fa pratica per esempio con racconti brevi, ecc. Anzi, io credo che la pratica sia anche più importante del talento naturale, tant’è che, per rispondere alla tua domanda iniziale, io credo che seppur non per tutti, scrivere potrebbe in teoria essere per molti; in pratica però tra questi “molti” sono pochi quelli che si impegnano veramente per far raggiungere alla propria abilità di scrittura un livello decente (il che alla fine è anche comprensibile, vista la fatica mentale che ci vuole).

  5. Grazie a tutti per i commenti e per gli interventi.
    Sta emergendo il discorso sulla disciplina e sul perfezionamento, a cui in effetti tengo molto.
    Quasi quasi ne riparliamo dopo Pasqua e allarghiamo il discorso. Che dite?

  6. Se vogliamo continuare con l’analogia su Maradona e il calcio, va detto che Maradona ha sfondato in un’epoca in cui la preparazione atletica era così approssimativa che uno poteva sfondare grazie al talento naturale. Oggi non è più così. Uno come Maradona se lo mangiano a colazione, e il caso Balotelli insegna.
    Ritengo ci sia una tecnica e un allenamento anche nella scrittura, e di sicuro tu con la tua produzione prolifica dimostri che un punto cardine è scrivere, tanto e tutti i gironi. Pubblicare un racconto o un romanzo nell’arco di settimane, non mesi o anni. Tenersi presente negli store online per il semplice fatto di avere un proprio lavoro nelle prime pagine ordinate per data di pubblicazione (e, ovviamente, anche per bravura e apprezzamento) e non stare a incarognirsi su uno o due lavori pensando che da soli consegneranno alla gloria.

    (Del resto non è una logica molto diversa da quella degli scrittori degli anni ’70 tipo Fritz Leiber. Anche loro scrivevano a ritmi industriali ed è giusto così)

    Per quanto riguarda la questione di tecnica e contenuti… beh io sono un gamberettiano pentito e ho detto tutto. Non dico che non ci siano dei criteri oggettivi per valutare un’opera, e di sicuro nelle scuole italiane non ci viene insegnato a essere creativi, ma con i titoli di opere grandiose seppure piene di tell e plot holes ci si potrebbe riempire un’enciclopedia.

    1. Intanto grazie per i complimenti.

      Riguardo a quel che dici, ti do ragione.
      Scrivere tutti i giorni e leggere con frequenza (e con attenzione!) è in effetti il miglior allenamento per arrivare a un livello di scrittura professionale, a prescindere dallo stile e dai generi.
      Nemmeno io capisco chi si incaponisce su un singolo racconto o romanzo per mesi, o per anni. Tra l’altro è una strategia, quella della lentezza, che oramai è fuori da ogni contesto competitivo.

      1. Nemmeno io capisco chi si incaponisce su un singolo racconto o romanzo per mesi, o per anni. Tra l’altro è una strategia, quella della lentezza, che oramai è fuori da ogni contesto competitivo.

        Però gli scrittori celebrati da giornali e TV sono quelli che passano da zero al successo con uno o pochi libri. Tolkien (va beh, gloria postuma) Rowling, Meyer, la babbiona delle 50 sfumature. Insomma, i soliti quattro nomi che chiunque conosce. Non rappresentano la media, eppure fanno molta più notizia e sensazione degli scrittori che si guadagnano da vivere (anche vivere bene) pubblicando con frequenza. La gente cresce con miti fuorvianti. Si crede di farsi la pensione con il libro giusto al posto giusto da cui far uscire un film.
        Senza contare che questi fenomeni, oltre ad essere sensazionalizzati “in buona fede” dalla TV e giornali, fanno più spesso parte di vere e proprie campagne di marketing organizzate a tavolino. E quelle italiane tendono ad essere molto più impacciate e smascherabili di quelle straniere.
        Vedi il caso Francesco Sole. Hanno montato su una star del web che fingeva di essere autoprodotta per riuscire a vendere un “suo” libricino fatto di aforismi plagiati qui e lì.

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