Un dilettante di nome King

Stephen King 2015

Stephen King: l’autore – non solo di genere – più citato e osannato dai lettori di mezzo mondo.
Fra qualche anno, ne sono certo, lo troveremo nominato tra i grandi scrittori classici, quelli che si studiano nei programmi della scuola dell’obbligo, proprio come succede ora coi big di un paio di secoli fa.
King è però anche lo scrittore più nominato anche da chi legge poco. Conosco dozzine di sedicenti appassionati di horror che dicono di aver letto King, non avendo praticamente mai provato altro. Passatemi il paragone, ma è un po’ come dire che mi piacciono i dolci, avendo mangiato unicamente le caramelle gommose della Haribo.
Anyway, sto facendo una digressione da quanto volevo dire oggi.
Ossia che, se King fosse un esordiente dei tempi moderni, verrebbe probabilmente stroncato dai tanti blogger saccenti e monomaniacali che infestano il Web.
Sapete, tutti quelli che si riempiono la bocca di grammar nazi, show don’t tell, infodump e cose del genere, dall’alto dell’aver letto un paio di manuali di scrittura.

Perché, diciamocelo chiaramente, il King degli inizi ha tutte quelle peculiarità che lo farebbero bocciare da alcuni editori e da tutti questi #MassimiEsperti di scrittura, che spuntano come funghi, nelle loro stanzette da universitari fuoricorso frustrati dalla vita.

Innanzitutto le prime opere del Re sono tremendamente prolisse. Penso a caposaldi della letteratura horror, che ho amato con tutto me stesso: L’Ombra dello Scorpione e IT (soprattutto). Libri che un editor moderno taglierebbe del 25-35%, magari sbagliando o magari no, chissà.
Sforbiciando qualche centinaio di pagine le storie in questione ne risentirebbero? I fan urleranno alla blasfemia, ma in realtà sospetto anch’io che un editing moderno riuscirebbe a snellire i due romanzi. Oppure, ma questa sarebbe una tragedia, una casa editrice furbetta trasformerebbe un libro come IT in una trilogia (se non peggio).

Stephen King e Clive Barker.
Stephen King e Clive Barker.

Altra faccenda: i finali. Da sempre punto debole delle storie di King.
In realtà alcuni suoi romanzi hanno delle conclusioni assolutamente valide. Penso a Misery non deve morire e a Salem’s Lot. Altri invece denotano una certa debolezza, una mancanza di “ciccia”, dopo un’ottima costruzione della trama e dalla storia. L’esempio più recente è Doctor Sleep, che a me è piaciuto parecchio (a molti no, mi pare di aver capito), ma che ha un finale deboluccio.
Oggigiorno, se non si trattasse di King ma di un autore qualunque, una storia con una conclusione poco convincente verrebbe rimandata al mittente. O magari, tornando al worst case scenario del punto precedente, l’editore chiederebbe allo scrittore di modificare il finale, ottenendone uno aperto, per agganciare uno o più sequel.

In ultimo potrei anche tirare in ballo la (presunta o reale? Bah…) ripetitività delle trame proposte da King, che spesso e volentieri riprende dei canovacci a lui cari e li ripropone in versione leggermente modificata. Pensata per esempio a Christine la macchina infernale e Buick 8.
Un editore moderno permetterebbe a un autore di media fama di autoplagiarsi? Non credo. Anche se è prassi – e questo non è cambiato dagli anni del giovane King a oggi – concedere al bestsellerista di turno di sfornare storie spesso molto simili tra loro.

Christine, artwork di Peter Stanimirov.
Christine, artwork di Peter Stanimirov.

Potrei andare avanti ancora a lungo con quest’analisi, che comunque già così risulta più ragionata rispetto all’articoletto idiota scritto da Alessandro D’Avenia, il classico signor nessuno che ha ottenuto i suoi cinque minuti di popolarità criticando Revival, l’ultimo romanzo di King (già un successo di vendite, come prevedibile).
Dunque chi ha ragione? Chi difende il Re a spada tratta, o questi nuovi avventurieri dell’editoria e della scrittura, che dall’alto di una spocchia senza pari credono di poter bocciare autori che, nel bene e nel male, sono già entrati nella cultura popolare?

La verità, come sempre, sta nel mezzo.
Vero è che ad autori come King si concede tutto, tanto venderebbero anche la lista della spesa.
George R.R. Martin, tanto per fare un nome, è interessato dalla medesima deificazione. Basta fare un giro in libreria per trovare dei suoi vecchissimi racconti riproposti come se fossero nuovi e venduti a non meno di 20 euro (copertina rigida, titolo in decalcomania, carattere enorme per aumentare il numero di pagine).
Vero anche che va di moda sparare sul bersaglio grosso, per fare gli alternativi, per guadagnarsi un poco di fama (vedi il già citato D’Avenia), per auto-incensarsi in qualità di critici severi, implacabili e preparatissimi. Del resto viviamo nel periodo in cui il Web pullula di #MassimiEsperti.

L’unica cosa di cui varrebbe sempre la pena tener conto è che non esistono singoli autori che rappresentano l’élite di specifici generi letterari.  Variare, allargare gli orizzonti e aumentare il proprio borsino delle letture è senz’altro utile a saper giudicare meglio quanto si legge.
Al contempo non si può trascurare quegli autori che hanno effettivamente avuto l’enorme merito di aver sdoganato dei generi di nicchia agli occhi del pubblico generalista. Che poi, per dirla tutta, è quel pubblico che in un anno solare legge poco o un c*zzo.

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30 commenti

  1. mcnab…

    L’ombra dello scorpione ha visto un percorso esattamente inverso, era stata ediatata in originale, poi il “re” l’aveva riprese e reintegrata di quanto tagliato nella prima edizione. “Cristine” ha una ‘fine’, se vogliamo chiamarla così quantomeno perfetta.

    Ma stiamo ancora a sentire questa massa di cialtroni?
    E leggiamo quello che ci piace, e passiamo oltre…

    Pace profonda nell’onda che corre.

  2. Per ogni personaggio famoso ci sono quelli che lo osannano ciecamente e quelli che lo criticano altrettanto ciecamente. King è bravo, non credo che chi lo critica sia sincero, poi va be’, i gusti son gusti, ma bravo è bravo. Nell’articolo parlavi dell’Italia? Perché forse nel resto del mondo ancora oggi uno bravo come King potrebbe ottenere un meritato successo. Qui da noi la faccenda è un po’ diversa, e in effetti il successo non ho ben capito ci ce l’ha.

  3. Se fai notare qualche problema tecnico di King, ti aggrediscono con un “Lui può!”, ma se tu fai una precisa scelta di stile, ti bocciano come se fosse inconsapevole. “Eh, il POV è ballerino…”.
    Bah!

  4. Concordo su tutto , prolissità e finali in primis , ma quando lo dicevo ai miei amici lettori negli anni 80 venivo azzannato … poi a cominciato a farsi di meno e ne ha risentito la qualità delle opere .Vero ? , mah … sarà scorretto dirlo , però , come disse il poeta , a pensar male si fa peccato ma la si imbrocca .

  5. King è quello che in inglese definiscono un pantser, uno che improvvisa una trama da cima a fondo, quindi ci sta (?) che, arrivato alla fine di certi intrecci lunghissimi e complicatissimi, improvvisi un finale che non è all’altezza.
    E ti dirò, io di King apprezzo più facilmente le cose brevi che quelle lunghe (IT l’ho finito solo al terzo tentativo. Saltando dei pezzi. E facendo una fatica fottuta), e sono molto critica riguardo a lui, ma concordo, ormai ha uno status tale per il quale o gli perdonano tutto urlando al miracolo, oppure lo odiano per partito preso, in maniera fanatica.
    Quando si trattano certi mostri sacri, il buonsenso si addormenta.

  6. E’ un’icona, in parte con merito e in parte meno. Per certi versi nessuno, mai, aveva scritto come ha scritto lui, quanto ha scritto lui, e con un tale ritorno cinematografico. Personalmente gli riconosco la grandezza, ma non mi entusiasma. Mi piacciono molto alcuni suoi racconti, meno la maggior parte dei romanzi. Concordo sul fatto che oggi verrebbe sforbiciato senza pietà, come dici tu a torto o a ragione, perchè magari certe idee sono molto buone, ma è nel suo stile dilatarle all’inverosimile. E concordo anche sui finali, spesso a dir poco deludenti. Il problema per autori e lettori horror è che – involontariamente – tende a uccidere il genere. I lettori di horror da noi sono pochi e spesso poco colti (lo dico chiaramente, poi magari sbaglio). King è il loro must. Letto King, letto tutto. Se poi -come accade – scrivono anche moglie e figlio, allora è finita. La Santissima Trinità Horror è al completo. Puoi ancora provare a essere un suo umile apostolo, scimmiottandolo. Ma se predichi un altro credo ti fanno a pezzi.

  7. devo ammettere che King è stata la mia prima lettura “adulta”… quando avevo 11-12 anni trafugavo i libri dalla camera di mia sorella che era patita di King! a distanza di anni posso dire che molte cose oggi non so se mi piacerebbero, l’unico lavoro che ho amato davvero è stata la serie della Torre Nera.

    forse non frequento abbastanza l’ambiente horror da notare questo monoteismo riferito a King, ma anche nel fandom della fantascienza in genere sembra che dopo gli anni 70 non sia stato pubblicato più niente, per cui passino Asimov, Clarke, Sheckley, Simak, al massimo Dick, ma poi il vuoto.

  8. Il tuo articolo mi ricorda molto una discussione tra amici fatta tempo fa sul cinema e che verteva sul fatto che se vai a rivedere un classico di 10-20 anni fa oggi come oggi lo troverai lentissimo.
    Io ho impressione che con il calo dei lettori anche l’editoria stia prendendo la strada dell’immediatezza.
    In quest’ottica magari sarebbe il caso di spingere racconti brevi più che trilogie varie.

  9. L’esperto è qualcuno che conosce benissimo ciò che già esiste, ma non ha la minima idea di cosa verrà dopo. Il finto esperto presuntuoso, invece, è convinto di saperlo. Un saluto.

  10. Io King l’ho adorato e lo adoro tuttora, ma il mio atteggiamento verso di lui, nel corso degli anni è cambiato, e pure parecchio. Da ragazzino non stavo lì a occuparmi dello stile, dell’infodump, dello show don’t tell, POV ecc. (manco sapevo cosa diavolo fossero e di certo non me ne curavo). Leggevo per il mero giusto di leggere, perchè mi piacevano le sue storie, i suoi personaggi, mi piaceva tutto. Poi crescendo – e avendo letto nel frattempo vagonate di altri autori horror e non – ho iniziato ad accorgermi anche delle pecche e dei difetti del Re. Ma sai che ti dico? Che da lì in poi ha cominciato a venir meno anche il gusto per la lettura pura e semplice. E non solo per quanto riguarda King. La “consapevolezza” ( o forse la maturità? Boh…) mi ha tolto gran parte del divertimento. Pagherei per tornare quando avevo quindici anni e riuscivo a immergermi completamente nelle storie di King e a estraniarmi dal resto del mondo. Per cui a tutti quelli che fanno i fenomeni, che criticano autori ricorrendo a quei soliti tre o quattro dogmi di fede sulla scrittura, mi sento solo di dire: trovatevi un altro hobby!
    Io personalmente vorrei proprio tornare a quando il mio commento a un libro si limitava al: mi è piaciuto, non mi è piaciuto o al più letterario, cazzo, questo libro sì che è una ficata pazzesca!!!

    1. Ti capisco, e in parte provo le stesse sensazioni, ma crescere significa anche affinare il senso critico, che ci piaccia o meno.

      1. Oppure significa invecchiare e perdere per strada gran parte della magia 😦 E quindi mi tocca ancora dare ragione a King, perchè tutto sommato è quello che diceva lui in It. O quello che diceva Pascoli con la faccenda del fanciullino. Sì, lo ammetto, sono un inguaribile nostalgico.

        1. E’ vero, infatti quella magia è quasi spesso irrecuperabile. Ma non penso che corroborarla con l’esperienza significhi necessariamente corromperla. Anzi. Come in tutte le cose sono come al solito misura e buon senso a fare la differenza. I cambiamenti sono fisiologici. Personalmente provo ancora determinate sensazioni “magiche” rispetto a certi libri letti anni fa, ma certo l’approccio non può essere il medesimo, per ovvie ragioni. Ma nel complesso non la ritengo una condizione peggiorativa. Ergo, coltiviamo il fanciullino, ma anche l’uomo.

          1. Se ci ragiono con la testa, non posso che darti ragione. Il buon senso è senza ombra di dubbio dalla tua. Ma voglio farti un esempio, a rischio di essere preso per i fondelli da qui alla fine dei miei giorni. Un paio di settimane fa sono andato in solaio. Cercavo la grotta di Robin Hood dei Lego che avevo da piccolo per darla a mia figlia. Beh, la grotta dei Lego non l’ho trovata, ma sai che ho trovato? Un paletto di frassino e un a croce di legno. Il kit base dell’ammazzavampiri tredicenne o giù di lì. Perchè me l’ero costruito? Perchè, guarda caso, avevo appena letto Le Notti si Salem. Adesso che vado per 35, mi verrebbe mai in mente di fare una cosa del genere? 🙂

        2. Forse è diverso da persona a persona: quando leggevo da ragazzino, ottenevo un’immersione nella storia molto forte (se mi piaceva la trama, o lo stile) ma mai totale, e lo stesso mi capita ora. Oggi, avendo una maggiore consapevolezza dei meccanismi dietro la scrittura, non ho perso il senso di “magia” della lettura: la magia è un po’ cambiata, ma c’è ancora. Come quando vedo un bel trucco di magia pur conoscendo il meccanismo che c’è dietro 🙂
          Più che altro, mi è calata la pazienza riguardo ai difetti troppo dilettanteschi/marcati/numerosi: da poco ho provato a leggere Dagon di Fred Chappell (uscito mesi fa per Urania) e l’ho trovato un’agonia di noiosa fuffa e sciatteria si dalla prima pagina, potrei non riuscire a finirlo…

  11. Tra i fanboy tv di Martin purtroppo si nascondono dei talebani che non hanno nemmeno mai letto un libro fantasy o storico e gridano al miracolo, e di King fortunatamente conosco solo lettori normali. Di King non ho mai letto tanto, ma la cosa che mi spaventa è che mi sa sta succedendo un po’ lo stesso nei fumetti: quelli che hanno portato qualcosa di nuovo ai loro tempi oggi non verrebbero presi. Oggi nessuno prenderebbe IT a volume unico probabilmente come nessuno prenderebbe un giovane Kirby o Moebius perchè vuoi la tecnica o le regole ma il loro lavoro risulterebbe troppo complesso da capire, come mi hanno provato i fan tv talebani di Martin che accusavano “The White Queen” e “Vikings” di aver plagiato got. Vogliono cose semplici e limpide, si sono disabituati non a leggere ma a farlo “capendo”.

    1. Parli con uno che ha il kit dei paletti di Carpenter’s vampires 🙂 Vedi tu.
      Certa magia purtroppo se la porta via la vita, ma la possiamo tenere viva e custodire. Dicevo solo che aggiungerci un po’ di esperienza non guasta. Poi, certamente, penso ai tempi in cui mio nonno nelle sere di nebbia mi portava in bicicletta e una sera vidi un tizio che fumava in silenzio con cappotto e cappello davanti una porta. Per anni rimasi convinto che fosse Maigret e che abitasse lì, ed ero felice ed eccitato. Quelle sensazioni non torneranno più e le rimpiango. Nessun dubbio su questo.

  12. A mio parere i romanzi di King, quelli discutibili, avrebbero meritato un esame più severo. L’autore è ormai intoccabile e le case editrici si piegano al soldo sonante che riempe le loro casse, ma i fatti sono fatti… Se certi suoi lavori sono perfetti, altri sono perfettibili, e alcuni addirittura discutibili.
    Continuo a credere che i primissimi lavori di King erano di tutt’altra caratura rispetto a quelli attuali. Forse è per questo che King è King. E’ però giusto che al raggiungimento dell’apice uno divenga intoccabile? Io penso di no. Da autorucolo da strapazzo continuo a credere che anche una volta giunto in vetta, le critiche saranno sempre utili per migliorare, e soprattutto per non perdere a causa di una comoda seduta sugli allori.

    1. Ricordo un brano di On writing (credo) dove lui, con apprezzabile ironia ma anche con amarezza, prendeva atto come quasi tutti concordino che i suoi lavori migliori siano i primi.

      1. A me sembra molto più maturo il King dei suoi ultimi lavoro, soprattutto nelle rare occasioni in cui si è allontanato dall’horror. Sarò strano io 😀

  13. Non si può piacere a tutti e King non sfugge a questa legge né ai suoi inizi né ora, qualcuno pronto a criticare veri o presunti difetti ci sarà sempre, solo chi è assente e sconosciuto è esente da critiche.
    Su King si può dire che è stato grande, è stato, quanto a giudizi soggettivi ognuno ha il suo, ad esempio da parte mia non apprezzo tutto quello che ha scritto ma IT l’ho letto in quattro giorni, e mi è sembrato troppo breve.
    Accidenti poteva allungarlo un po…

  14. Il discorso sull’auto-plagio mi ha ricordato Follett, che è comunque un altro in grado di sfornare best sellers come ciambelle, ma ha il vizio di ripetere se stesso (penso a Le Gazze Ladre e Il Volo del Calabrone, per fare un esempio). Di solito, per sfruttare al massimo il lavoro di ricerca svolto per una storia, ne scrive una seconda o una terza nel medesimo periodo o sullo stesso materiale (che poi non è di per sé sbagliato, si tratta di economizzare, ottimizzare e massimizzare quanto appreso). Non è sempre un problema, se le idee sono buone e le si sanno raccontare, ma sia che si tratti di King, Follett o altri, parlare di idoli o cialtroni è sempre facile (semplicistico, a volte), invece sono d’accordo con te sul fatto che la verità stia nel mezzo.

      1. Sono d’accordo con la vostra visione di Follett, non sono ne un fanboy ne un hater di niente e di nessuno (si, vabbè, sono fanboy di Girola ma solo per dovere di ospitalità 😀 😀 😀 ), eppure Follett è uno di quegli autori di cui leggerei volentieri anche la lista della spesa.

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