Tutte le fantasiose cause di una zombie apocalypse

Resurrezione di zombie

Durante il processo di pre-lavorazione (di pre-scrittura, via) di Zona Z, il mio più recente ebook, ho fatto un ripasso generale della “cultura zombie”, di cui sono immodestamente una sorta di #massimoesperto 😛
Il bello è che, per quanto gli zombie siano creature generalmente delineate da alcuni precisi connotati – la fame di carne umana, la stupidità, la contagiosità tramite morso – sulla loro genesi esistono molte spiegazioni fantasiose e… creative.
Escludiamo dall’elenco il vudu, che rappresenta la radice storico-religiosa alla base del mito degli zombie. Si trattava però di ben altre creature rispetto a quelle ripensate e reinterpretate da George A. Romero nel 1968.
Escludiamo anche gli infetti di film come 28 giorni dopo e La città verrà distrutta all’alba. Per quanto si comportino spesso come zombie essi non sono tecnicamente morti, bensì malati.
Fatti questi due macro-distinguo, restano gli zombie romeriani classici. Resuscitati per le più disparate ragioni.

Ne La Notte dei Morti Viventi, film capostipite dello zombismo moderno, si fa cenno alle radiazioni di una sonda sperimentale di ritorno da una missione orbitale attorno al pianeta Venere.
Questo è uno spunto che in realtà non verrà più ripreso nei successivi capitoli della saga. Nei film seguenti, a partire da Dawn of the Dead, il motivo della resurrezione dei morti rimarrà vaga e indefinita. In Day of the Dead, il più cupo e filosofico film della prima trilogia di Romero, sentiamo dibattere alcuni scienziati. Essi studiano gli zombie, cercando di capire cosa li muove. Si sospetta un virus o un batterio, ma il regista ci fa capire che, mesi dopo l’apocalisse, la scienza (quel che ne rimane) non riesce ancora a dare una spiegazione a quanto è accaduto.
Uno dei protagonisti del film, il pilota John, lascia intendere la possibilità di una punizione divina, sul modello biblico. Ma queste sono soltanto le sue personali speculazioni.

Day of the Dead

Dan O’Bannon è stato invece molto più preciso e creativo, attribuendo la genesi degli zombie (cattivissimi e resistentissimi) visti in Il Ritorno dei Morti Viventi a un gas sperimentale creato dall’Esercito Americano: la triossina 204.
Essa avvelena chi la inala, trasformando il malcapitato in uno zombie nel giro di poche ore. In questo caso non basta nemmeno il classico colpo alla testa per distruggere il ritornante. Occorre fare a pezzi tutto il corpo, oppure cremarlo. Mica semplice, visto che il morto vivente in questione è generalmente arzillo, scattante e desideroso di farsi una bella mangiata…

Zombie conservati sotto triossina. Pericolosissimi!
Zombie conservati sotto triossina. Pericolosissimi!

C’è poi la variante Lucio Fulci, che in Zombi 2 (film che nulla a che vedere con Zombi, AKA Dawn of the Dead di Romero) riconduce il ritorno dei morti antropofagi a non meglio precisate questioni legate alla magia sciamanica praticata dagli stregoni dell’isola di Matul, situata in un ameno arcipelago dei Caraibi. In realtà non c’è nulla che provi che l’esistenza degli zombie sia davvero correlata alla magia, tanto che sull’isolotto c’è uno scienziato, il dottor Menard, che studia l’aspetto epidemiologico del fenomeno.
Tuttavia Fulci voleva mischiare i moderni ritornanti romeriani con atmosfere mutuate dalle tradizioni vudu, e con Zombi 2 c’è riuscito.

Atmosfere da "Zombi 2".
Atmosfere da “Zombi 2”.

Nel pessimo Zombi 3, del dinamico duo Claudio Fragasso/Bruno Mattei, i non-morti sono tali a causa di un virus, il Death One, trafugato da una base militare americana nelle Filippine. La cosa buffa è che questo virus viene poi descritto come radioattivo, tanto che i ritornanti infetti che vengono abbattuti e cremati emanano gas tossici rilevati dai lettori Geiger. Ma il film è una ciofeca, quindi non c’è da stupirsi di tali incongruenze.

Sto preparando un post per uno zombie-movie noto solo agli appassionati: Non si deve profanare il sonno dei morti, cupo film di ambientazione britannica. Zombie dagli occhi iniettati di sangue, a spasso tra brughiere, cittadine di campagna e cimiteri brumosi. In questa pellicola i morti viventi vengono risvegliati dagli ultrasuoni prodotti da un macchinario sperimentale per la disinfestazione dei campi dai parassiti.
Idea singolare, originale, che impreziosisce un film assai riuscito. Ne parleremo con più precisione nei prossimi giorni, quindi rimando la discussione al futuro prossimo.

Non si deve profanare il sonno dei morti.
Non si deve profanare il sonno dei morti.

Come poi non citare Virus – Inferno dei Morti viventi? Il film è un truculento b-movie con momenti d’involontaria comicità. Qui la zombie apocalypse ha origine nella lontana Papua Nuova Guinea, tra selvaggi e aborigeni. Un plotone dei corpi speciali americani viene mandato a esplorare quella che pare essere la fonte del contagio: la remota, enorme centrale energetica Hope, costruita nel cuore della jungla “per aiutare le popolazioni povere”. Una volta arrivati sul posto, i soldati scopriranno che in questa monumentale fabbrica veniva prodotto un gas in grado di zombizzare i morti recenti. Il tutto nell’ottica di un rapido piano per combattere la sovrappopolazione nel Terzo Mondo!

La centrale "Hope" di Virus - Inferno dei Morti Viventi.
La centrale “Hope” di Virus – Inferno dei Morti Viventi.

Nel cult-trash Le Notti del Terrore (di Andrea Bianchi, anno di grazia 1981), gli zombie si risvegliano nella bucolica campagna del Centro Italia, a causa degli incauti lavori di traduzioni eseguiti da un solitario professore di archeologia e lettere antiche. Costui, chiuso nella sua villa, adiacente a una necropoli, ha pensato bene di leggere ad alta voce delle antiche formule magiche etrusche, col risultato di ridestare i morti del circondario. Affamati e incazzosi, come da tradizione.

I romanzi sugli zombie di solito si avvalgono di due escamotage narrativi: o stanno sul vago, senza individuare una precisa causa per l’apocalisse, oppure ricorrono al virus, spesso paragonato a una variante di vere malattie, come l’Ebola o l’Influenza Aviaria. Semplice ed efficace, anche se poco fantasioso.
Così hanno fatto Manel Loureiro per la saga Apocalisse Z e Z.A. Recht per la saga Mornigstar Strain.
Anche lo zombie-guru Max Brooks è ricorso alla spiegazione pandemica, ma il virus che si è inventato, il Solanum, è talmente ben dettagliato e credibile da meritare soltanto applausi. Se volete saperne di più, leggete World War Z!

max brooks

J.L. Bourne, i cui libri del ciclo narrativo Diario di un sopravvissuto agli zombie sono stati lodevolmente proposti in Italia dalla casa editrice Multiplayer, si inventa un ulteriore variante, riagganciandosi in parte allo spunto primordiale pensato da Romero: la zombizzazione sarebbe causata da radiazioni di una navicella aliena schiantatasi su un ghiacciaio cinese, e inavvertitamente mal maneggiata dall’esercito della Repubblica Popolare…

Non vi resta che scoprire cosa mi sono inventato io in Zona Z.
Se siete curiosi, cliccate qui.

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6 commenti

  1. L’ha ribloggato su Iho's Chroniclese ha commentato:
    Questo materiale risulta particolarmente interessante in questo periodo che sto affrontando Gdr zombie. Personalmente la spiegazione che preferisco è che gli zombie sono un mistero che non è dato all’uomo conoscere.

  2. Un’altra origine della piaga zombesca molto interessante, che a me ha titillato parecchio, è quella raccontata nel romanzo Ex-supereoi vs zombie (SPOILER da qui); è sempre un virus, d’accordo, ma la sua origine super-eroistica è davvero originale per quanto mi riguarda. Il capitolo poi in cui viene spiegato tutto è secondo me uno dei migliori del libro. Grande Clines.

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