Magari lo state già facendo

Sartre

Raramente mi è capitato di vedere tanta sfiducia e tanto scoramento come in questo periodo.
Ovunque mi guardi trovo persone disilluse, depresse, stressate o, bene che vada, tendenti al pessimismo. Forse è una sensazione ampliata anche da vicissitudini personali, ma non credo che si tratti solo di questo.
Confrontandomi con alcuni amici ho avuto la conferma che in effetti il mood generale del paese è proprio questo. Ma io non ho intenzione di parlare di politica, men che meno di economia (ci capisco poco) e di finanza (non ci capisco nulla).
Mi piace dare uno sguardo più intimista alla faccenda. Sarà un’interpretazione romantica della vita, ma credo che negatività generi negatività. Se anche ci sono – e ci sono, lo sappiamo – ottimi motivi per essere pessimisti, è anche vero che spesso dimentichiamo che abbiamo anche delle buone ragioni per pensare positivo.
Magari abbiamo già raggiunto degli obiettivi e non ce ne siamo nemmeno accorti, presi come siamo a flagellarci e ad alzare sempre l’asticella dei nostri guai.

Per dimostrare questa teoria non posso far altro che parlare partendo dal classico esempio personale.
Anni fa ho iniziato a scrivere. Non pensavo che avrei trovato dei lettori al di fuori del mio circolo di amicizie e conoscenze. Idem per la mia attività di blogger. Quando inaugurai il vecchio Blog sull’Orlo del Mondo puntavo a farmi leggere da una trentina di persone al massimo. Potete immaginare la mia sorpresa quando quello spazio su Live Journal arrivò a toccare quota 500 lettori quotidiani nel giro di pochi mesi.
Ora Plutonia arriva comodamente a 800. Spesso supera i 1000, a volte tocca quota 2000.
Non male per un blog che tratta argomenti che in Italia vengono considerati di nicchia, no?

motivational

Ah, anche per ciò che concerne la scrittura ho poi trovato un buon numero di lettori. Pensate che essi sono perfino disposti a pagare i miei ebook, per goderne i contenuti.
Sorrido al ricordo di quando, anni orsono (era il 2008, credo), temevo di mettere in vendita ciò che scrivevo. Mi sembrava uno sgarbo (fino a quel momento avevo regalato tutti i miei ebook) e credevo che il pubblico se la sarebbe presa, abbandonandomi. Così è andata, ma solo a metà: mi hanno abbandonato tutti quelli che si interessavano dei miei racconti solo perché erano gratuiti. Sono rimasti i veri appassionati.

Negli ultimi anni parlo spesso del sogno di fare del “blogging professionale itinerante”.
Di solito immagino tale attività come un vagabondare tra ostelli, campagne e città, con un laptop nello zaino, alla ricerca di connessioni fortuna. Magari scrivendo di viaggi, di turismo o di cultura locale.
Sono ancora molto lontano da tutto ciò, però…
… Però senza accorgermene mi capita spesso di bloggare “in itinere”. Ho sempre con me il fido tablet, lo smartphone e un’agenda vecchio stile. Prendo appunti, gestisco i miei social media, organizzo gli articoli da pubblicare su Plutonia Experiment. Sempre più frequentemente mi capita di scrivere guest post e di coo-gestire pagine Facebook per conto terzi (magari un giorno ne riparleremo). Non è ancora un lavoro, ma lo potrebbe diventare.

Fail Quote

Mi fermo qui, perché questo post non vuole essere un auto-incensamento vanitoso.
Sono solo esempi per ricordare a voi tutti – e a me in primis – che magari avete già ottenuto dei risultati, ma che andate troppo di fretta per accorgervene. Capita, così come capita di lasciarsi prendere dallo scoramento, dalla sensazione di non combinare nulla di buono, di non arrivare mai da nessuna parte.

Oppure potreste effettivamente aver incontrato dei fallimenti epocali. Da essi è però sempre possibile estrapolare dei dati interessanti. Anche qui, vi faccio un esempio personale: se bloggare di libri e di scrittura importa a pochi (problema irrisolto per l’Italia), ho scoperto che si può applicare la medesima “arte” ad altri settori. Fatta la gavetta, imparate certe nozioni e i segreti del mestiere, è sempre possibile migrare (almeno digitalmente) altrove.
L’importante è non mollare mai del tutto. Meglio mutare e continuare a confidare nelle capacità che sappiamo di avere.

Del resto se non crediamo noi in primis a ciò che facciamo, perché dovrebbero farlo le persone a cui ci rivolgiamo?

Alan Watts

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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11 commenti

  1. Verissimo. Non accontentarsi mai è pericoloso. Esaltarsi troppo facilmente anche (spesso qui ne parli, di quella gente che pensa di essere chissà chi). Il giusto sta probabilmente, come spesso succede, nel mezzo. Il segreto potrebbe essere prendersela con un pochino più di calma.

  2. È tutto parte del processo di apprendimento.
    Su avvilimento e pessimismo, io credo sia importante provare a fare una netta distinzione fra gli eventi oggettivamente negativi – che capitano, maledizione se capitano – ed ai quali è necessario reagire (con tempi e modalità che cambiano da persona a persona), e la semplice negatività che viene riversata regolarmente addosso a chiunque faccia qualcosa di diverso – i gne gne gne, per capirci.
    Di quelli bisogna semplicemente fregarsene.
    E bannarli senza pietà – perché ormai non sono neanche più divertenti.

    1. Sì, la negatività è la scusa che usano gli gne gne per affossare chi prova a fare qualcosa, a muoversi, a cercare alternative.
      Sono anch’io dell’avviso che non ci siano altri modi per trattare questi individui se non il ban completo e totale.

  3. Il mio caro amico Simone, un tuo lettore, mi ha segnalato questo tuo post questa mattina. Sono molto grata a lui e anche a te.
    C’è tanta sfiducia in questo momento. Si sentono tante persone in preda al pessimismo che vivono da vittima. Uscirne costa fatica e soprattutto richiede tanto impegno, tanto coraggio, determinazione e fiducia. Già, fiducia che le cose possano cambiare. Perchè accade davvero.

    E’ accaduto a te. E’ accaduto a me. Sono su un percorso di cambiamento da due anni e mezzo e oggi posso serenamente dire che non sono più la persona di allora. Sono cambiate le mie abitudini, le mie priorità, il mio atteggiamento, le mie collaborazioni.

    Sono una giornalista freelance. Prima ero intrappolata in uno stile giornalistico che non mi apparteneva. Poi ho pensato di aprire il mio blog di buone notizie e ho cominciato a lavorarci sempre di più. Fino ad arrivare, lo scorso dicembre, a dire basta a tutto ciò che non portasse nella direzione dell’ispirazione positiva. Cosi grazie al mio blog http://www.thatsgoodnewsblog.com, che è cresciuto in modo esponenziale,ho creato nuove connessioni, nuove collaborazioni, ho dato vita al giornalismo costruttivo e fatto un gran lavoro sul mio personal branding.

    Come scrivi tu, Alessandro, non dico questo per vantarmi ma per dire che SI PUO’ FARE!

    Si può passare attraverso fallimenti per apprendere lezioni, ci si può sentire nella difficoltà e poi rinascere, si può arrivare a vivere della propria passione.

    Quindi ancora GRAZIE per il tuo post.

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