Riserva e flusso

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“Riserva e flusso” (stock and flow) sono concetti economici che lo scrittore Robert Sloan ha adattato per descrivere i media: il flusso (flow) è il feed. Sono i post e i tweet (aggiungo: gli status di Facebook etc). E’ il fluire degli aggiornamenti che una o più volte al giorno ricordano alla gente che esisti. La riserva (stock) è il valore durevole.  E’ il contenuto che produci e che tra due mesi (o tra due anni) sarà interessante quanto lo è oggi. E’ quel che scopre la gente facendo una ricerca. E’ quel che si diffonde lentamente ma inesorabilmente, assicurandoti sempre nuovi fan.” (Da Semina come un artista, di Austin Kleon).

Interessante concetto, vero? Fa il paio con quanto dicevamo qualche tempo fa.

Semina come un artista (pubblicato in Italia da Vallardi editore) è una discreta fonte di spunti e di ispirazione. Credo che ne riparleremo ancora, in futuro.
Quello che vi ho proposto oggi è un pensiero che già stavo facendo da tempo. Da anni sono presente sia sulla blogosfera che sui social network. A volte ho la percezione di poter essere dimenticato in fretta. Per farlo basta eclissarsi per un paio di settimane, e subito le persone vanno a cercare altre fonti, altre cose da leggere.
Eppure non è del tutto vero. Se abbiamo lavorato bene in passato, è inevitabile aver creato una riserva di cose buone per cui verremo ricordati e cercati a lungo.
Una riserva di credibilità.

Se i social, come dice Kleon, sono paragonabili a luoghi pubblici in cui “pensiamo ad alta voce”, lasciando ad altri il compito di rispondere e stimolarci con risposte interessanti, un blog (o altri spazi simili) è un vero e proprio diario in cui dare maggior forma a questi pensieri.
Da tale flusso nasce dunque una riserva. La riserva è, per come la vedo io, il nostro lavoro.
Il mio stock è rappresentato dagli articoli archiviati nelle varie categorie di questo blog, ma soprattutto dagli ebook che ho pubblicato. Non a caso posso anche non aggiornare i miei profili social per qualche giorno, ma ci sarà sempre qualcuno che mi troverò grazie ai miei ebook. Succede ogni giorno. Un esempio: vendo copie di racconti e romanzi che non promuovo da anni. Quindi si tratta di scelte spontanee, non indotte da uscite estemporanee.

Più volte abbiamo parlato dell’eccessiva velocità che caratterizza questi tempi, così come della scarsissima memoria delle nuove generazioni, che si riflette anche nella creatività e nell’intrattenimento. Film, libri e fumetti vengono consumati con una rapidità supersonica e quindi dimenticati.
Eppure forse non è sempre così.
La teoria della Riserva e del Flusso, così come l’analisi delle mie statistiche d’accesso a Plutonia Experiment sembrano confermarlo.

Sempre più spesso leggo gli sfoghi di autori – indie o meno che siano – che si lamentano perché non ottengono risultati di vendita e di pubblico. Se poi vado a vedere scopro che sono in attività da pochi mesi, che non hanno blog e che hanno un utilizzo molto superficiale dei social network.
Ora, non desidero affatto fare il guru (figura che odio), ma forse occorrerebbe soltanto impegnarsi un po’ di più a creare le fondamenta del proprio lavoro, prima di maledire il mondo intero che non comprende il loro genio.
No?

Austin Kleon

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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7 commenti

  1. Ragionamento molto interessante. Credo che chi si lamenta lo fa in gran parte proprio perché neofita o quasi, e in lui è ancora fresca la disillusione che segue necessariamente l’illusione del successo facile. Non è facile. Se uno tiene duro però, credo che pian piano, anche solo per il fatto di abituarsi, può cambiare modo di vedere le cose, e intanto cercare di migliorare.

  2. Interessante teoria, quella di riserva e flusso. Anch’io per i miei blog vedo spesso che i post continuano a essere visualizzati anche dopo diversi mesi, anche se in misura quasi certamente minore alla tua, ma è solo perché io non sono (ancora?) abbastanza conosciuto.

    Concordo comunque anche sugli sfoghi degli autori, che invece dovrebbero metterci più impegno, anche se secondo me c’è anche dell’altro, ossia il fattore tempo. Questo non vale solamente per il web e per i libri, è essenziale in qualsiasi: anche puntando sulla qualità e impegnandosi per il lavoro, i risultati non giungono subito, ma si costruiscono nel tempo. Me ne sono accorto non solo coi miei blog con l’azienda di cui sono titolare: pur puntando sin da subito sulla qualità del prodotto, solo dopo più di un anno i primi risultati si cominciano a vedere, ma c’è ancora molto da lavorare. Applicato ai libri, credo che se uno è bravo a farsi pubblicità può anche fare a meno di un blog (anche se comunque avere un blog è sempre utile, assolutamente non lo nego), ma in ogni caso non può pretendere di passare da notorietà zero a notorietà Umberto Eco nel giro di un mese, o anche di un anno. Purtroppo però sempre più spesso si vede gente ansiosa, che vuole tutto e subito, e quando non ce la fa molla tutto (sicuramente sono più i blog letterari abbandonati che quelli in attività, in Italia).

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