Orwell e i social media

Orwell

Oggi vi propongo questa riflessione non mia:

Per ogni frase che scrive, uno scrittore scrupoloso dovrebbe porsi almeno quattro domande:
1. Che cosa voglio dire?
2. Quali parole sono in grado di esprimere il concetto?
3. Quale immagine o quale frase idiomatica lo renderanno più chiaro?
4. Questa immagine è abbastanza fresca perché possa avere effetto?

(George Orwell, La Politica e la lingua inglese)

Politics and the English Language è un saggio del lontano 1946, che si può riassumere in una sorta di critica all’asprezza della lingua inglese contemporanea, che è poi la madrelingua di Orwell stesso.
Sempre nel medesimo libro, il papà del Grande Fratello (che non è quello della Endemol, eh), afferma che la scrittura, al pari della politica, è un mezzo che serve a rendere vere, o verosimili, le menzogne. Se Orwell fa questa affermazione soprattutto in senso negativo, noi possiamo estenderne il significato e pensarla anche in altri termini.
Per esempio: cos’è la fantascienza, se non un modo di trasformare un’illusione in qualcosa di concreto e credibile?

Ma la citazione che vi ho riportato ha un’ulteriore chiave di lettura. Non a caso l’ho trovata su un saggio dedicato alla comunicazione via social.
In pratica i quattro punti di Orwell vengo attualizzati e consigliati a chi vuole realizzare un post promozionale via Facebook, Twitter o G+.
Solo che gli studiosi dei social sono dell’idea che oramai occorra accorciare il più possibile la parte testuale di un post, per dare spazio ad altri elementi vincenti: foto o video, hashtag, effetto sorpresa per coinvolgere il lettore.
Dagli studi di settore risulta che un tweet con tanto di foto integrata ha un successo del 94% superiore rispetto a un tweet testuale.

george orwell

Preso atto di tutto ciò, la mia domanda, che ripeto ciclicamente dal mio blog, è questa: ma la parola scritta ha un futuro di senso compiuto?
Articoli e post che vanno per la maggiore sul web sono battute o parodie che si limitano a spiritose dot-list, oppure semplici titoli a effetto, come quelli dell’arcinoto Lercio. Il tempo speso per “leggere” questo genere di post si aggira tra i tre e dieci secondi.
Nella maggior parte dei casi, già un articolo di circa 500 parole (che fino a poche settimane fa era lo standard di Plutonia Experiment) risulta spesso troppo faticoso da affrontare da parte di un navigatore “medio”.

A proposito – facciamo un passo indietro. Ricordate quando vi dicevo che, secondo Orwell, la scrittura è un sistema spesso utilizzato per sdoganare le menzogne? Ecco: forse non lo sapete, ma c’è un numero crescente di persone che prende per vere le notizie di Lercio, o dei siti parodistici o complottisti, come Imola Oggi (che definisco, senza timore di smentite, spazzatura).

Come vedete, il futuro distopico previsto da Orwell non è forse più inquietante della realtà che viviamo.


(A.G. – Follow me on Twitter)

Segui la pagina Facebook di Plutonia Experiment

5 commenti

  1. Un bell’articolo su uno dei mie primi scrittori letti in originale.
    La noia nel leggere un articolo o un blog è inversamente proporzionale alla bravura di chi scrive.

    Ovvio che essendo tu uno scrittore sai come tenere alta l’attenzione.
    Leggere quello che scrivi è sempre un piacere.

    Anche capitasse di non essere d’accordo con te, lo stile è sempre accattivante

    1. Tu sei troppo buono, e io ti ringrazio di cuore!

      Però vedo che argomentare articoli e post sta diventando un ottimo metodo scaccia-lettori. La cosa mi spaventa un po’, e non certo per le statistiche del blog, ma proprio in senso sociologico…

  2. Il discorso, almeno nella prima parte, lo estenderei all’uso delle parole più che della singola scrittura in sé. Crei mondo, rendi tangibile qualcosa, se opportunamente conscio del potere di farlo, proprio con le parole, un po’ come fanno in politica nei comizi o semplicemente quando ascolti una storia o uno spot pubblicitario. E può valere in senso negativo, ma anche positivo.
    L’osservazione che fai nella seconda parte invece la capisco e ”vivo” nel mio piccolo. Più che altro mi chiedo come possa accadere che per la maggiore vada un certo tipo di gusto. Me lo domando, in maniera più pratica, semplicemente con le condivisioni agli articoli del blog, che possono essere uno specchio del discorso che fai. Possibile che siti come Lercio (che nonostante tutto ritengo non sia per niente facile da mantenere, anzi) o quello che nomini abbiano una viralità simile mentre i miei (e tento di variarli veramente tantissimo) nonostante un certo numero di lettori abituali non ce l’abbiano quasi per nulla? Non conto un ristretto numero di persone che è abituata a farlo, perché fa parte in genere della blogosfera.
    Cos’è che spinge il lettore a condividere, quindi a leggere e far proprio questo genere di ”storia” a discapito di altre? Senza mettere le mani in tasca a te o altri blogger, guardandomi attorno mi pare sia molto comune la situazione. Il lettore generico (di cui non fa parte il lettore blogger), a parte che meno attratto dalla scrittura in generale, predilige una certa tipologia di contenuti, la vive meglio e più appassionatamente. Sono convinto di non aver capito qualcosa, uno dei 4 punti sopra elencati, magari, non riesco a metterlo in pratica. Oppure c’è altro. A saperlo non t’avrei scritto sto commento lunghissimo che ora ti tocca leggere.

  3. E’ l’evoluzione.
    Sia delle piattaforme che della comunicazione: la parola scritta oggi si integra alle immagini, o magari a un video (anch’esso, a monte, scritto).

    Sulla lunghezza in sé degli articoli di un blog (o giornalistici) io continuo a avere il mio pensiero: devono essere lunghi il necessario, senza calcolo. Ma non un rigo in più: se puoi asciugare, evitare ridondanze e inutili digressioni… togli.
    Comunque, si sa che il lettore medio (o casuale) legge titolo e poco altro, mentre anche la lettura in sé è cambiata (oggi scannerizziamo, tipo visione d’insieme).

    Moz-

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...