Dove sta andato il blogging sui libri

blogging

Il titolo di questo post fa il verso all’articolo “In che direzione stiamo andando“, pubblicato qualche giorno fa da Liberi di Scrivere.
Non amo particolarmente tirare le somme pubblicamente, ma ogni tanto va fatto, sia perché parlare a voce alta (nel nostro caso bloggare) ci fa essere un po’ più lucidi del solito, sia perché il lettore ha il diritto di sapere come vanno le cose, quantomeno una volta o due all’anno.
Spesso noi blogger “libreschi” parliamo di cose che, al lettore puro, appaiono astruse: prezzi degli ebook, strategie di pubblicazione, statistiche di vendita, etc etc. Al lettore poco importa di queste dinamiche, ed è anche abbastanza lontano da quelle che a noi del settore appaiono come problemi e preoccupazioni. Cercare di tanto in tanto di coinvolgerli serve a sensibilizzarli.
O almeno ci si prova.

Su Liberi di Scrivere si parla di un crescente numero di persone che fanno richiesta di poter collaborare con quell’ottimo blog.
Il che è un bene, perché evidentemente la padrona di casa è riuscita a dare un taglio professionale al suo blog, tanto che esso viene percepito come una webzine, come una piccola ma efficiente azienda di settore.
Purtroppo, come dice l’autrice del post che mi ho linkato, i soldi che girano in ambito libresco/editoriale sono talmente pochi che è davvero complicato poter pensare di farne un’attività.
Non è una verità piacevole, ma la situazione è questa. Né più né meno.
Gli editori non sono disposti a pagare spazi promozionali sui blog di settore. Al massimo possono ricompensare con copie staffetta dei loro libri, buoni sconto o cose simili.
Va da sé che non tutti i blogger, specialmente quelli di lungo corso, sono disposti a lavorare per questa elemosina. Anche perché non è professionale.

Io – che non sono nessuno, ma che ho una certa esperienza in questo campo – ho provato a offrire un serio spazio promozionale, scevro da giochetti e da porcherie. L’annuncio l’ho fatto qui, in data 10 giugno.
Da allora mi hanno contattato in quattordici, per saperne di più.
Due – entrambi autori indie – si sono rivelati i più interessati, e forse in futuro usufruiranno di questo spazio.
Gli altri, un mix di autori pubblicati da piccole CE e di editori piccoli/molto piccoli, sono scappati appena hanno capito che lo spazio pubblicitario era a pagamento.
E parliamo di spiccioli, mica di centinaia di euro.

I Work for Money

In parte è la filosofia del “tutto gratis” che ha rovinato la professionalità del settore.
Per anni ci hanno inculcato che tra colleghi le cose funzionano così: io faccio un favore a te, tu ne fai uno a me. Parlare di soldi è poco elegante (tranne quando si tratta di recensioni-truffa, ovviamente pagate sottobanco e con vergognosi scambi tra gruppi Facebook segreti). Così dicono, eh. Io la penso un po’ diversamente, purché si tratti di lavori fatti con onestà e alla luce del sole.

In questa stagione lavorativa – settembre 2015/luglio 2016 – ho investito molto budget sulla mia produzione, ottenendo dei risultati pregevoli.
Quando si tratta però di svolgere attività per conto terzi, è quasi impossibile trovare gente disposta a investire qualche quattrino.
Il che, ovviamente, blocca tutto il mercato.
Blocca la possibilità di assumere altre persone (in caso contrario sarei ben felice di allargare Plutonia Experiment e Quantum Marketing a un paio di collaboratori), e lascia stagnare il mestiere di blogger libresco nella palude del dopo lavoro, dell’hobbistica. A molti va benissimo così, ad altri no.
Io appartengo alla seconda corrente di pensiero, conscio del fatto che un lavoro fatto bene dovrebbe impegnare tempo e risorse, uscendo quindi dai parametri della sola “passione”.

Non che mi stupisca della situazione. Anche i grandi editori spendono sempre meno soldi per ingaggiare buoni editor e validi grafici. La colpa è sempre dell’italiano che non legge. Che poi è vero, ma che sta anche diventando la scusante per rimanere nella miseria, nell’accattonaggio.

In questo senso la stagione 2015-2016 è andata peggio della precedente.
Credo che non ci sia nulla di buono da aspettarsi per la 2016-2017, ma spero proprio di sbagliarmi.

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(A.G. – Follow me on Twitter)

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Un commento

  1. Innanzitutto grazie della citazione, e di aver seriamente parlato di questo argomento. Ho tentato di coinvolgere altri, blogger professionisti, (perchè sia chiaro, arrendetevi, esistono, no lo dico perché alcuni fermamente lo negano), ma con scarsi (per ora) risultati. E’ molto forte la convinzione che la gratuità deve motivare un blogger, (una parte molto idealista li vede ancora come gli eroici paladini del libero pensiero) e appunto parlare di soldi è inelegante e legato appunto sempre a dinamiche- truffa. Faccio fatica anche io a parlare di soldi, e se lo faccio lo faccio con molto pudore. Quello che è successo con la Werner non aiuta, dà l’idea che le opinioni siano in vendita, (basta che sia alto il cachet), che i blogger (per esteso, generalizzo) siano tutti dei trafficoni, io invece parlo di professionalizzare un lavoro che richiede impegno, esperienza, passione. Mi hanno detto ma a te ti pagano, anche ricevere libri è una forma di retribuzione. In un certo senso è vero, per le CE è un investimento, credono nel nostro lavoro, sono disposti a darci copie, pagare corrieri, pagare addetti stampa dedicati a trattare coi blogger, rimborsarci spese di viaggio se andiamo ai loro eventi, invitarci a buffet. Cioè non è del tutto vero che le CE sottovalutino il fenomeno. La crisi incide, e certo verranno retribuite prima le star, poi i blogger più modesti. Ma credo, sinceramente credo, che stiamo andando in quella direzione. Anche nel mondo dei libri.

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