Ischia, Agarthi e la Terra Cava

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La prima stesura del quarto volumetto della saga Kaijumachia è quasi terminata.
S’intitolerà Megaevento e, al solito, sarà una storia autoconclusiva, anche se legata dal filo d’Arianna che collega tutti gli ebook dii questo ciclo narrativo.
Le vicende narrate in questa saga hanno avuto inizio a Roma (volume 1), si sono spostate sugli Urali, tra Russia e Georgia (volume 2), per poi toccare la Spagna e in particolare Fuerteventura (volume 3).
Nel volume 4 si tornerà in Italia, più precisamente sull’isola di Ischia.
Seguono alcuni spoiler che potrebbero risultare sgradevoli a chi non ha ancora letto questa saga.
Siete sicuri di voler proseguire? Se la risposta è sì, eccovi il mio making of di Megaevento.

Scegliere questa location non è stato semplice. Avevo bisogno di un luogo che rientrasse tra quelli indicati – esotericamente parlando – correlati alla leggenda di Agarthi.
O, più genericamente, a tutte le leggende riguardanti misteriosi mondi perduti al centro della terra.
Anche se potevo inventarmi qualunque cosa – perché è prerogativa dell’autore poter aggiungere il suo tocco alla mitopeica di scrittori del passato – ho preferito attenermi all’ortodossia di questa specifica teoria pseudoscientifica.
Agarthi, dunque.

Agarthi (detto anche Aghartta o Agartha o Agharti) è un regno leggendario che si troverebbe all’interno della Terra, descritto nelle opere dello scrittore Willis George Emerson (1856 – 1918). La favolosa Agarthi è legata alla teoria della Terra cava ed è un soggetto popolare nell’esoterismo. (…)

La fortuna occidentale di Agarthi nasce con Ossendowski e il suo libro Bestie, uomini e dei, Alexandre Saint-Yves d’Alveydre e il libro Missione dell’India e René Guénon con Il Re del mondo. Il terzo non fa che reinterpretare le idee dei primi due. Tutto ciò ha poco a che fare con la Shambhala tibetana e indù sopra descritta ed è anche la fonte della storia del “regno sotterraneo” estranea ai testi orientali.

Una delle prime fonti del mito dei regni sotterranei è Il Dio fumoso (The Smokey God or A Voyage to the Inner World, 1908), di Willis George Emerson, pretesa autobiografia di un marinaio norvegese chiamato Olaf Jansen. Emerson racconta di come Jansen abbia navigato all’interno della Terra attraverso un’apertura presso il Polo Nord. Per due anni sarebbe vissuto con gli abitanti di questo regno il cui mondo sarebbe illuminato da un “Sole centrale fumoso”. Il padre sarebbe rimasto ucciso durante il ritorno, il figlio ricoverato come pazzo. Il resoconto sarebbe stato dato dal figlio, che dopo la dimissione dal sanatorio si sarebbe stabilito in California, e che novantenne avrebbe deciso di rendere pubblica la vicenda.
Malgrado nel racconto di Emerson non si faccia il nome di Agarthi, esso vi è stato associato in opere successive. Shambhala “la Minore”, una delle colonie di Agarthi, era la sede del governo del regno. Mentre Shambhala consiste in un continente interno, le altre colonie satelliti sono degli agglomerati più piccoli situati all’interno della crosta terrestre o dentro le montagne. I cataclismi e le guerre avvenute sulla superficie spinsero il popolo di Agarthi a stabilirsi sottoterra.

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Se siete appassionati di cultura del fantastico, avrete già sentito parlare di questo luogo, ripreso più volte da romanzieri, sedicenti esperti di archeologia eretica, registi e fumettisti. Del resto si tratta di una teoria affascinante, tanto che in molti, nel passato, ci hanno creduto davvero, tra cui quella branca del nazismo che faceva affidamento sulle scienze occulte.

Se avete letto gli ebook di Kaijumacha pubblicati finora, saprete anche che esistono correlazioni specifiche tra i kaiju che hanno scatenato una guerra contro il genere umano e il mito della Terra cava.
Non svelerò molto altro (sperando che questo accenno sia stato sufficiente a stimolare la vostra curiosità), ma questo vi basterà per comprendere perché, come dicevo, avevo bisogno di un’ambientazione correlata strettamente con la leggenda della suddetta Terra cava (o, ancor meglio, di Agarthi).
La domanda a cui, in quanto autore, dovevo rispondere, era questa: quali sono gli ingressi ad Agarthi?
Presto detto:

Tra gli ipotetici ingressi di Agarthi vi sono:

Deserto del Gobi, Mongolia
Polo Nord
Islanda
Polo Sud
Piramide di Giza, Egitto
Monte Epomeo (Isola d’Ischia)
Isola Bisentina (Lago di Bolsena)
Monte Shasta, in California
Mammoth cave, in Kentucky
Cascate dell’iguazù, in Brasile
Monte Everest, Nepal

Ed eccoci arrivati alla location ideale di Megaevento: l’isola di Ischia.
Al solito, fare delle ricerche in merito è stato istruttivo e divertente.
Esiste effettivamente una certa “documentazione” riguardante il mito di Agarthi, correlato al monte Epomeo, la vetta più alta dell’isola dell’arcipelago delle Flegree (coi suoi 789 metri).

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Il Monte Epomeo è ritenuto essere uno dei punti di accesso al mitico mondo sotterraneo di Agarthi insieme al Polo Nord, il Polo Sud, le piramidi di Giza in Egitto e il deserto del Gobi in Mongolia, come descritto dallo scrittore Willis George Emerson (1856 – 1918) nel suo classico “Il Dio fumoso o il Viaggio nella Terra Cava” (“The Smokey God or A Voyage to the Inner World”, Forbes & Company, Chicago, 1908).

Perfino i vecchi, “cari” nazisti esplorarono il monte Epomeo, ansiosi di trovare un ingresso al mondo sotterraneo, per avvalorare le tesi proto-archeologiche e occultistiche tanto care a Himmler e a molti scienziati del fondazione SS Ahnenerbe.
Se trovarono mai qualcosa che provasse la correlazione tra Ischia e la fantomatica Terra Cava, non è dato saperlo.

Oltre a questo, ci sono diverse singolarità che mi hanno ulteriormente convinto della bontà della mia scelta.
In primis: sull’Epomeo esiste una base NATO costruita nel secondo dopoguerra. Su di essa si sa pochissimo. Il via vai di mezzi è scarsissimo e il personale di questo complesso è praticamente sconosciuto agli ischitani, a differenza di quanto accade in altri luoghi del territorio italiano che ospitano della basi NATO. È infatti risaputo che il personale militare in libera uscita fa caciara, spende i soldi, si mischia con gli “indigeni”.
A Ischia questo non accade. Nella base isolana tutto tace e le sue funzioni, ora che la Guerra Fredda è finita, sono piuttosto misteriose.

Seconda cosa: Ischia, nella leggenda, è un’isola che ha familiarità coi mostri. Vi cito questo passaggio tratto dal sito isoladischia.net, che è stato da sprone per approfondire le mie ricerche:

L’isola d’Ischia doveva suscitare, nella notte dei tempi, sentimenti di stupore, di paura, di inospitalità: frequentemente si verificavano sconvolgimenti della terra, eruzioni vulcaniche, lave; gente selvaggia e turpe vi aveva stabilito la propria dimora, vivendo di rapine ai danni di coloro che, ignari del pericolo, cercavano approdo nelle quiete insenature. Favola e mitologia videro riflessi in queste immagini l’intervento di un essere soprannaturale e principalmente l’azione punitrice di Zeus verso il drago Tifeo, simbolo del fuoco, e gli scellerati Cercopi, definiti dagli antichi narratori “bugiardi, ingannatori, ladroni eterni”. (…)
Avendo tentato di usare le loro male arti contro Giove, i Cercopi furono trasformati in scimmie e mandati a popolare Pitecusa, quindi isola delle scimmie. Lo stesso Giove, dopo aver vinto la tracotanza di Tifeo, ne frenò l’istinto di ribellione scagliandogli addosso l’isola d’Ischia. Con questa immagine si voleva rappresentare il fuoco sotterraneo che alimentava i vulcani sparsi nel Mediterraneo e soprattutto nei Campi Flegrei. Il mito di Tifeo, sulle cui braccia, sul petto e sulla pancia si stende lo scoglio d’Inarime, fu ripreso anche dalla cartografia: una carta disegnata da Mario Cartaro e riportata nell’opera di Giulio Jasolino presenta il gigante tormentato dal peso dell’Epomeo, mentre dalla bocca esce il soffio infocato delle fumarole; un’incisione analoga di Antonio Baldi è contenuta nel poema latino, Inarime, di Camillo Eucherio de Quintiis.

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Affascinante, non vi pare?
Ecco quindi le basi documentarie per scrivere Megaevento.
A tutto ciò ho aggiunto le specifiche del mondo in cui si svolgono gli eventi di Kaijumachia.
Il mondo è in guerra coi kaiju. Laddove non hanno personalmente causato distruzione e disastri ambientali, umanitari ed ecologici, i colossali mostri sono stati gli indiretti provocatori di crisi energetiche, finanziarie, di migrazioni di massa e di guerre civili.
In Italia la situazione è drammatica. Dopo la nuclearizzazione di Roma (vedi volume 1), nel tentativo di distruggere due grandi kaiju che si davano battaglia nella Città Eterna, il sud della penisola è abbandonato a se stesso. La minaccia del fallout radioattivo minaccia più regioni. Il Governo, riparato al nord, ha evacuato quanta più gente possibile, ma presto ogni residua parvenza di ordini e di autorità è sparita.
Città e campagne sono in preda ad agitazioni, sommosse e a lotte di potere tra clan malavitosi, usciti oramai allo scoperto, per esercitare il potere alla stregua di signorotti medioevali.

Ischia, come altre isole del Mediterraneo e del Tirreno, è stata quasi completamente abbandonata dai suoi abitanti. Solo poche comunità sono rimaste in loco, a dispetto del rischio di essere investitiedal vento radioattivo che soffia da Roma, o di venire attaccate dai gruppi di pirati che infestano il Golfo di Napoli.

La nostra storia inizierà esattamente da qui…

titanoboa


(Articolo di Alex Girola – Seguimi su Twitter)

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5 comments

  1. Curiosamente, sto preparando un primo podcast sulla Terra Cava per il mio KaravanCast (ne prevedo un certo numero, perché l’argomento è enorme) – e la lista che riproduci qui sopra credo la ruberò spudoratamente come parte del programma. Sapevo del Lago di Bolsena, ma non di Ischia.
    Non si finisce mai di imparare.

    1. Fai delle ricerche, ci sono degli articoli sfiziosi su Ischia come possibile luogo d’ingresso per Agarthi.
      I nazisti ci credevano fermamente, tanto che inviarono i loro ricercatori a fare indagini in loco.

      PS: ruba pure, è solo un piacere!

  2. Confesso, da campano, di aver appreso anche io in questo momento del “collegamento” tra Agarthi e Ischia, isola bellissima, amata da geologi e naturalisti per alcune sue peculiarità (che non so riportare in modo esauriente) che bisognerebbe visitare

  3. Non posso che concordare… son stata due volte sull’isola, e me ne sono innamorata. Spero vivamente di tornarci. Temo che leggerò il tuo libro, salvo poi protestare se non sono d’accordo…. Buon lavoro!

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