Lo scenario ucronico di Alba Rossa

Quello di oggi è il secondo ripescaggio dal mio vecchio e defunto Blog sull’Orlo del mondo.
È un articolo a cui tengo molto, ed è in linea con gli argomenti di cui mi sto occupando attualmente su Plutonia Experiment, perciò ho pensato di recuperarlo e di riproporvelo in forma riveduta e corretta.
Tra l’altro riguarda uno dei miei film preferiti di sempre, Alba Rossa (l’originale, non lo sbiadito remake, che comunque si fa vedere – salvo poi dimenticarlo dopo un’ora).
C’è poi da dire che è appena morto l’attore Power Boothe, che in questo film interpreta il ruolo del tenente colonnello Andrew Tanner, un ufficiale americano rimasto isolato dal suo contingente ed entrato in contatto coi Wolverines, i ragazzi che si ergono a partigiani contro l’invasione comunista del loro paese. Un ruolo se vogliamo secondario, ma che occupa un posto speciale nel mio cuore.
Questo articolo è dedicato dunque a Boothe.
Mettetevi comodi e godetevi la lettura di questo post. Magari vi verrà anche voglia di rivedere il film.

Siamo verso la fine degli anni ’80, in una giornata apparentemente simile a mille altre, nella provincia americana. Ma qualcosa sta per accadere.
Dal cielo arrivano delle truppe aviotrasportate sovietiche, cubane e honduregne. Si tratta di parà armati di tutto punto, l’avanguardia di armate molto più grandi. La scena di apertura del film ce li mostra mentre atterrano sul campo da football di una scuola superiore di Calumet, Colorado. I paracadutisti attaccano la scuola e in contemporanea tutta la cittadina. In breve si viene a scoprire che altri assalti simili riguardano buona parte degli Stati Uniti. C’è un’invasione comunista in atto.
La storia narrata dal film si concentra su un gruppo di ragazzi di Calumet scampato alla cattura da parte dei nemici. Questi studenti si improvvisano partigiani e si rifugiano in montagna, dove le truppe conquistatrici non riescono a compiere un controllo sistematico di tutto il territorio.
Armati di fucili da caccia, pistole, archi e frecce, i ragazzi combattono per sopravvivere al freddo inverno e per evitare le pattuglie degli spetsnaz e del KGB che li stanno cercando.
Inizia così la loro guerriglia di resistenza contro le truppe degli invasori, combattuta col nome di Wolverines.

Occasione più unica che rara, Alba rossa del grande John Milius può essere definito un film ucronico. Genere che, per la particolarità assoluta dei meccanismi narrativi necessari per affrontarlo, si presta bene alla forma romanzesca, ma solitamente male a quella cinematografica.
A dire il vero, visto che è stato girato nel 1984, Alba rossa nasce come film distopico e fantapolitico. Solo oggi, più di trenta anni dopo, possiamo anche considerarlo anche dal punto di vista ucronico.

Un 1989 alternativo

Dai titoli di testa veniamo a sapere che la pellicola è ambientata nel 1989. L’equilibrio sottile su cui si regge la Guerra Fredda si è pian piano logorato. La condizione economica degli Stati Uniti è leggermente peggiorata – non sappiamo perché, ma è lecito dare la colpa a un molle e debole governo progressista – mentre nel resto del mondo dilaga la rivoluzione socialista. Honduras ed El Salvador sono oramai retti da governi di estrema sinistra. Le elezioni in Germania Ovest hanno decretato la vittoria dei Verdi, il cui primo atto ha riguardato lo smantellamento delle armi nucleari puntate verso la Russia. Anche il resto d’Europa si è fatto trascinare dalla nuova corrente pacifista e/o socialista, tanto che il Patto Atlantico è stato sciolto, lasciando gli Stati Uniti da soli.

Per contro l’Unione Sovietica ha varato un piano quinquennale di ammodernamento militare. Grazie a esso le capacità belliche di Mosca sono aumentate a dismisura, tanto che i rossi hanno potuto esportare armi e addestramento anche ai paesi amici, in particolare Cuba e Nicaragua. Secondo gli ucronisti che hanno tentato di ricostruire la timeline di Red Dawn, queste due nazioni, potenziate dai jet e dai tank arrivati dall’URSS, hanno poi provveduto a conquistare El Salvador (mettendo al potere un presidente socialista), Honduras e a destabilizzare il Messico, finanziando una rivoluzione che nel 1989 è ancora in corso d’opera (e i cui danni collaterali pesano sulla frontiera americana, fino a quel momento neutrale).
Il nuovo equilibrio di potere mondiale spostato verso sinistra sembra comunque reggere lo stallo della Guerra Fredda, almeno finché proprio la Russia viene colpita da una carestia devastante, la più feroce dal 1934 (ossia dai tempi del temibile Holodomor, l’olocausto ucraino). Per evitare il tracollo, i vertici del Cremlino decidono di approfittare del momento militarmente favorevole e organizzano nientemeno che l’invasione degli Stati Uniti, insieme a cubani e nicaraguensi.

Il piano d’invasione

Programma degli eventi descritti nel film: Azzurro: Gli Stati Uniti e i relativi alleati Canada, Regno Unito e il Repubblica Popolare Cinese; Rosso: L’Unione Sovietica ed i relativi alleati; Verde: I paesi neutrali dell’Europa occidentale.

I russi hanno bisogno delle risorse economiche e agricole degli americani, perciò non sono intenzionati a utilizzare bombe atomiche, bensì a conquistare militarmente il suolo statunitense. L’invasione si snoda su tre fronti:

1) Le truppe di origine ispanica si sono fatte paracadutare nel Midwest, mentre altre hanno attraversato i confini messicani con alcune divisione corazzate. Dopo aver conquistato Cheyenne, nel Wyoming, hanno cinto d’assedio Denver, la città più importante del Colorado. È proprio in un paese vicino a Denver, Calumet, che hanno luogo le vicende narrate nel film.
2) Un’armata sovietica ha invaso l’Alaska attraverso lo stretto di Bering, prendendo possesso di alcuni preziosi oleodotti per poi occupare diverse province canadesi, tentando poi di chiudere verso sud, ricongiungendosi con un’altra armata aviotrasportata il cui obiettivo era proprio la conquista del nord degli Stati Uniti. Sul versante occidentale però le forze armate americane hanno avuto la meglio, consentendo così a tutta la West Coast di organizzare la resistenza contro l’invasore.
3) Washington DC è stata conquistata, anche se nel film non è chiaro se la capitale sia occupata da truppe aviotrasportate oppure vittima, unica in quanto simbolica, di un attacco nucleare tattico.

Il resto del mondo ovviamente non può stare solo a guardare. Dall’Europa soltanto i britannici si sono schierati apertamente insieme all’alleato di sempre, mentre gli altri paesi, retti da governi sinistrorsi, si tengono fuori dal conflitto. Anche la parte orientale del Canada, quella ancora libera, cerca di contrastare gli invasori sovietici. La cosa bizzarra è che la Cina, altro paese notoriamente comunista, ha cercato di rovesciare il proprio governo per insediarne uno anti-socialista, ottenendo però il solo risultato che le zone ad alta densità di rivoltosi sono state bombardate da testate nucleari che hanno causato oltre 400.000 morti. Tuttavia nelle cartine tematiche dedicate agli studi sul film (vedi sopra) la Cina viene comunque annoverata tra gli alleati degli anglo-americani.

Lo scenario di Red Dawn è decisamente improbabile, anche perché i “punti di svolta” ipotizzati dalla storia – e da chi l’ha studiata a posteriori – sono troppi e spesso azzardati. In quegli anni c’era semmai il terrore per il dilagare dei comunisti oltre la cortina di ferro, e quindi in Europa, dove avevano forze preponderanti rispetto alla NATO. Al contrario gli Stati Uniti erano al sicuro da invasioni militari, tanto che i sovietici li infiltravano quasi esclusivamente con le spie del KGB.
Resta però il fascino di una soluzione decisamente diversa dalla Guerra Fredda, che per fortuna nella nostra timeline si è conclusa in modo abbastanza pacifico.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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