Be/ad Time

Cesar lavora come portinaio in un palazzo di Barcellona.
Apparentemente educato, propenso a fare favori agli inquilini e ad accettare i rimproveri dell’amministratore senza battere ciglio, Cesar è in realtà un sociopatico pericoloso.
Non avendo mai provato alcuna forma di felicità, il suo unico scopo nella vita è quello di rendere infelici le altre persone.
Il suo obiettivo preferito è Clara, una solare ragazza sui trent’anni che abita nel condominio di cui Cesar è portinaio. Per farla soffrire Cesar inizia a mandarle SMS anonimi, quindi, grazie alla copie delle chiavi di cui dispone, si introduce nel suo appartamento quando Clara è assente. Le mette delle soluzioni acide nei cosmetici, provocandole eruzioni cutanee, le ruba piccoli oggetti, sabota le sue tubazioni, introduce degli scarafaggi nei suoi armadi.
Come se non fosse sufficiente, Cesar inizia a nascondersi nell’appartamento anche quando Clara è in casa. Appena si addormenta la stordisce ulteriormente con del cloroformio e le dorme accanto.
Poco a poco i suoi vili stratagemmi riescono a rovinare la positività della ragazza e a toglierle il sorriso.
Ma il peggio deve ancora venire.

Bed Time (volutamente “corretto” nei titoli di testa in Bad Time) è un film del regista spagnolo Jaume Balagueró, uscito nel 2011, parallelamente al romanzo tratto dalla sceneggiatura e scritto da Alberto Marini.
Ai tempi l’avevo perso e solo ora, con sette anni di ritardo, me lo sono potuto gustare.

Bed Time è un thriller veramente inquietate, piuttosto lontano dagli stereotipi americani e visto interamente dalla parte del cattivo, che non è un serial killer (almeno, non è questa la sua vocazione basilare), bensì un sociopatico privo di alcuna remora morale, ma capace di mimetizzarsi tra i “normali”, come capita effettivamente a molte persone affette da queste patologie.


Cesar (ben interpretato da Luis Tosar) ha delle motivazioni aliene al classico pervertito sessuale e, come abbiamo già visto, non è il classico serial killer. Al contrario, sembra essere piuttosto refrattario all’uso della forza fisica, se non quando viene messo alle strette e la sua identità rischia di essere compromessa.
La vita di Cesar, scandita dall’impossibilità di essere felice, se non (brevemente) rendendo infelice il prossimo, è talmente diversa da quella che è la vita di un “normale” che ci riesce inizialmente difficile comprenderla. La bravura di Balagueró è proprio quella di riuscire poco a poco a farci entrare nella mente di Cesar, nella sua routine fatta di una doppia vita, di menzogne e di piani cervellotici per perseguitare la sua ignara vittima.

Ciò che mi ha fatto davvero paura in Bed Time è il momento in cui mi sono accorto di fare il tifo per Cesar, augurandomi che non venisse scoperto da Clara o dal suo fidanzato.
In poche parole ho trovato una buona mezz’ora di familiarità col sociopatico, arrivando perfino vicino a godere dei suoi successi, pur trattandosi di cose davvero meschini e immorali. Non volevo che lo scoprissero, che finisse in galera, o peggio.
È stata una sensazione strana, non bella, ma molto interessante. Soprattutto – almeno per me – è la chiara dimostrazione che il film funziona alla grande, forse anche troppo.
Bed Time mi ha anche ricordato che spesso il confine tra apparente normalità e follia è molto sottile, quasi impercettibile e che la percezione della moralità può essere elastica, fino a scomparire del tutto, in alcuni casi senza accorgersene, o quasi.

Il DVD costa un’inezia (su Amazon, altrove non so). Pensateci.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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