Videoclip, canzoni e scrittura

Non sono uno di quegli scrittori che eccede in citazioni e rimandi musicali, equamente divisi tra racconti e romanzi.
E dire che mi piacciono molto i colleghi che lo fanno. Forse nel mio caso si tratta di insufficiente cultura musicale, cosa che non mi vergogno ad ammettere. Del resto non basta una vita per informarsi su tutte le materie interessanti che esistono nello scibile umano. Inoltre la mia formazione musicale è prettamente (e orgogliosamente) pop, genere che probabilmente si sposta meno coi generi letterari di cui mi occupo.
Un giorno magari riparleremo anche del luogo comune che vorrebbe tutti gli autori horror come grandi appassionati di black metal e di death metal, ma questa è un’altra storia.
Eppure anche a me è capitato spesso di scrivere racconti, novelette (etc etc) facendomi ispirare da una canzone o, meglio ancora, da un videoclip.

Il primo caso che mi viene in mente è la stesura del romanzo Imperial (che, per sommi capi, parla di un’automobile demoniaca). Durante la scrittura ho rivisto diverse volte un video che adoro, My favourite game, dei Cardigans.

Video del 1998, che ai tempi fu trasmesso in versione censurata da diverse emittenti televisive, perché si concludeva con un tremendo e voluto incidente stradale.
L’auto del video è una Cadillac Eldorado convertibile, modello del 1974, quasi contemporanea della Imperial dell’omonimo romanzo.
Come nota personale aggiungo che Nina Persson, cantante dei Cardigans e al contempo protagonista del video, è davvero irresistibile, anche in questa clip dove interpretata un’autista con aspirazioni psicotico-suicide.

Per l’intera collana di racconti del progetto Italia Doppelganger ci sono due videoclip/canzoni che ne costituiscono l’ideale colonna sonora, forse più per me in qualità di autore che non per i lettori. Parlo di Crystal Ball dei Keane e di Black hole sun dei Soundgarden.
Entrambi i video mettono in scena una realtà distorta, che tradisce o sbeffeggia l’ordinarietà quotidiana che ci accompagna in esistenze tutto sommato tranquille, o comunque caratterizzata da imprevisti prevedibili (sì, il paradosso è voluto).

In Crystal Ball (2006) il protagonista del video – un comunissimo impiegato – si vede improvvisamente sottratta la vita e l’identità, come se il mondo stesso l’avesse espulso, sostituendolo sia come marito che come padre e lavoratore. In poche parole il poveretto pare scivolare inavvertitamente in un universo parallelo identico al nostro, con la piccola differenza che in quell’universo lui non è mai esistito: la moglie e i colleghi non lo riconoscono, altre persone occupano i suoi ruoli (in famiglia e in ufficio) e i suoi spazi.
Guardatelo e ditemi se non vi ricorda le atmosfere di Italia Doppelganger.

Black hole sun (1994) è ancora più inquietante, anche considerando la tragedia che ha recentemente riguardato Chris Cornell.
Ma non è di questo che voglio parlare.
Il video, girato da Howard Greenhalgh, mette in mostra un tipico quartiere americano di una qualunque cittadina americana medio-borghese. Gli abitanti di questo quartiere appaiono però mano a mano sempre più deformati in smorfie e ghigni inquietanti, nonché impegnati in attività che, pur essendo ordinarie (cucinare, guardare la TV) vengono distorte da atteggiamenti bizzarri o folli.
Black hole sun è una di quelle classiche canzoni che – a parere mio – resteranno per sempre legate al videoclip che le accompagna.

Ci sono poi molte altre canzoni che mi è capitato di citare in altri racconti, oltre a usarle come personale fonte d’ispirazione.
Una citazione che arriverà a breve è per esempio Beat It di Michael Jackson, colonna sonora ideale del finale di Milano Tsunami. Per ovvie ragioni non posso rivelarvi altro, se non che la decisione di utilizzarla è nata per caso. Guidavo, incolonnato nel traffico della Milano-Meda, e pensavo proprio al finale da scrivere, quando la radio ha passato questo pezzo.
La magia è stata immediata.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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3 commenti

  1. Daddy don’t drive in that
    Eldorado no more

    … Tanto per mettere giù una citazione.
    Io le citazioni dalle canzoni che ascolto le ho sempre usate – per titoli, per idee, per fare colore. Di solito mi dicono che i miei gusti sono orribili, che dovrei vergognarmi e che comunque non sanno da dove venga la citazione.
    Ma non importa – e sono arrivato a mettere insieme colonne sonore per i miei libri.
    Credo sia una malattia – la musica che ascolto è parte della mia cultura come i libri che leggo.

  2. Sulle consonsanze tra il metal e i mondi fantastici c’è un bel libro, purtroppo fuori commercio da secoli, di Luca Signorelli, “L’estetica del metallaro” (ma nei remainders salta fuori spesso), che credo possa essere interessante anche – soprattutto, forse – per chi non frequenta il genere.

    La citazione musicale in epigrafe è sempre utile per stabilire un tono e dare un po’ di gomito ai lettori che vuoi raggiungere (se conoscono quello che stai citando). Ricordo che quando iniziai a scrivere da ragazzino, mi sembrava una cosa obbligatoria, visto che Stephen King lo faceva spesso 🙂

  3. Crystal ball è una canzone a cui sono molto legata, e in effetti il video è davvero inquietante. La prima volta che lo vidi in TV rimasi molto colpita.

    Mentre Beat It è una di quelle canzoni che mi carica come una molla 😀 Citazione interessante per la chiusura di un libro!

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