Katrina, la regina dei vampiri

Uno dei tanti film citati in Milano Tsunami (romanzo volutamente citazionistico) è Vamp, il film del 1986 di Richard Wenk, meritorio soprattutto di aver “ispirato”, dieci anni più tardi, il ben più celebre Dal Tramonto all’Alba, di Robert Rodriguez.
Del resto la trama, che copio in parte dalla scheda del DVD in vendita su Amazon, parla chiaro:

Per facilitare la loro ammissione in una delle tante associazioni del loro college, Keith e A.J. si impegnano di reclutare in città una spogliarellista per una prossima festa. Accompagnati da Duncan, uno studente giapponese un po danaroso, capitano una sera in uno strano locale (è “l’After Dark Club”) che apre solo a tarda notte. Le spogliarelliste e i beveraggi abbondano, ma il fatto è che il locale è gestito da vampiri, capeggiati da una fascinosa longilinea (Katrina), che alterna danze erotiche al sesso e, quando ha catturato un nuovo cliente (in questo caso A.J.), si trasforma in un mostro orrendo e ne succhia il sangue. Scomparso misteriosamente A.J. Keith, con l’aiuto di Vic, una bionda cameriera del Club, ancora indenne, scopre il corpo dell’amico, apparentemente morto, in una fogna. Inizia a questo punto una alternativa di ricerche angosciate e di incubi: dal locale non si riesce ad uscire.

Diciamo subito che tra i due io preferisco di gran lunga il film di Wenk, fosse anche solo per motivi affettivi.
Vamp è stato infatti uno dei film in rotazione nella celeberrima “Notte Horror” di Zio Tibia. Ricordo di averlo visto il giorno prima di partire per le vacanze a Rimini coi miei genitori. È stata la nostra ultima vacanza insieme, perché dall’anno seguente, da buona adolescente (vagamente) ribelle, decisi di rimanere a casa da solo, a godermi un po’ di libertà.
Anyway, questo è un aneddoto personale e nulla più. Quanti di voi ne hanno, legati alle estati scandite dai film di Notte Horror? Siamo in molti, credo.

Ciò detto, adoro Vamp perché è una commedia nera che non lesina però sull’aspetto orrorifico della trama.
I vampiri del film di Wenk sono cattivi, assetati, e si muovo in una non meglio definita periferia urbana dove il degrado abbonda anche tra i viventi, non solo tra i non-morti. Tra bande di teppisti albini e localini di infimo livello, il regno della regina dei vampiri prospera, indisturbato.
La matriarca dei succhiasangue è la spogliarellista Katrina, interpretata da un’inquietante Grace Jones. Ora, non so voi, ma a me la Jones faceva impressione già nelle sue vesti normali. Figuriamoci quando me la sono trovata davanti, pittata come una Dea africana, silenziosa, letale, zannuta.
Ancora oggi la ritengo uno dei migliori vampiri mai apparsi sul grande schermo.

Vamp non è e non sarà mai un cult horror, come altri titoli del medesimo periodo (Ammazzavampiri, per esempio), ma è comunque l’esempio perfetto di come venivano girate certe pellicole negli anni ’80, con un ottimo bilanciamento tra ironia, commedia e paura.
Anche le scelte cromatiche, tra luci verdi, fucsia e porpora, richiamano molto agli anni ’80 e costituiscono un elemento distintivo di questo film, dando vita a uno scenario suburbano, esclusivamente visto in notturna, che ha qualcosa di fiabesco, ma di una fiaba nata sotto l’effetto di qualche acido strano.

Tra le note curiose di Vamp mi piace ricordare che una delle protagoniste è Dedee Pfeiffer, la sorella minore (e molto meno nota) di Michelle. Il regista, qui al suo esordio, si è distinto negli anni seguenti firmando (però da sceneggiatore) alcune pellicole d’azione con un buon successo di botteghino, da I Mercenari 2 a Jack Reacher. È anche lo sceneggiatore del remake de I Magnifici 7.
L’ultima, doverosa citazione è per uno dei caratteristi più notevoli di Hollywood, Billy Drago, che interpreta il teppista albino Biancaneve.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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