Mostri e vecchiaia

the-mummy

Ieri sono successe due cose, più o meno contemporaneamente.
Innanzitutto ho letto questo interessante articolo di Davide Mana, a proposito di un corso online sul giusto approccio alla vecchiaia. Post che non fa che confermare che l’età mentale non va necessariamente a braccetto con quella biologica.
C’è stata poi un’amica che mi ha fatto una delle domande ricorrenti nella mia carriera di autore del fantastico: “Ma tu hai scritto anche racconti attinenti alla realtà?
Che, traducendo, è il solito, vecchio interrogativo: “Perché scrivi soltanto p*ttanate su mostri, mondi paralleli, kaiju e robot?
Dico davvero: questo è un refrain da cui non sono mai – e dico MAI – sfuggito, da quando ho cominciato a pubblicare ebook e libri.
Come si correlano queste due cose?
Semplice.

Mettiamola così: scrivere storie del fantastico aiuta a mantenere giovane il mio cervello. Abbassa la mia età mentale, contribuendo anche al mio benessere fisico.

Il 26 novembre compirò 42 anni*, godo di una salute fisica discreta, senza picchi verso l’alto, ma al momento senza patologie fastidiose, tuttavia sono entrato in quella fase in cui le responsabilità della vita tendono ad annichilire tutto il resto.
Non ho figli, ma mi prendo cura di un genitore anziano che comincia ad avere acciacchi continui e problemini di salute che necessitano una serie di attenzioni tali da alzare notevolmente la soglia di stress.
C’è poi il lavoro, che va e che viene, che magari fra qualche mese non ci sarà più, e che comunque è una bella battaglia sempre  in corso.
Senza dimenticare le vicissitudini del quotidiano: bollette da pagare, conti da saldare, una strana, inquietante umanità con cui relazionarmi, perché la scelta dell’eremitaggio è rimandata di una decina d’anni, salute permettendo.

Se non ci si tiene attivi, se non si fa qualcosa di bello, il rischio è proprio quello di cedere allo sconforto, di annullarsi, ingrigirsi, e di avere come unica ambizione quella di arrivare a domenica per dormire sul divano, senza soluzioni di continuità.
Io ho la fortuna di unire un lavoro, la scrittura (anche se al momento non è il mio lavoro primario), con una passione (sempre la scrittura).
Vi confido che in questi anni ho mantenuto la mia sanità mentale grazie a poche cose, facilmente elencabili: la mia compagna, i miei cani, i viaggi e – appunto – la scrittura.

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Sì, ma perché i mostri?
Perché il fantastico è per me l’unica chiave per sfuggire a una realtà che vivo e sopporto già a sufficienza, per impegnarmi anche a scriverne.
Il quotidiano è in un certo senso rassicurante, perché se le cose si ripetono con noia vuol dire che non ci sono grandi emergenze da affrontare. Però è anche uno status quo pericoloso: il quotidiano – il reale – è ciò che spesso ci avvicina più a quell’apatia che tanto temo.
Ciascuno la combatte come può. Impazzire di gioia o di rabbia per la vittoria di una squadra di calcio, per un gran premio di Formula 1 o per tifare il proprio tennista preferito non è sono cose che esulano la praticità del reale? Fare shopping compulsivo, trascorrere una notte in discoteca o rischiare di distruggersi i crociati per una partita di calcetto non sono cose sostanzialmente inutili, in un contesto quotidiano?
Ecco, scrivere storie di mostri non è poi così diverso.

Il fatto che, oltre fare del bene al sottoscritto, le mie possano aiutare i miei lettori a trascorrere delle ore piacevoli in altri mondi, mi inorgoglisce.
Del resto di racconti e romanzi “attinenti alla realtà” ce ne sono finché ne volete, e io non ho niente contro di loro.
Solo che la mia ricetta contro l’invecchiamento e l’apatia ha ingredienti diversi.
Se siete qui è magari perché piacciono anche a voi.

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* Se proprio ne sentite la necessità potete farmi un regalo 🙂


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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5 commenti

  1. E dopo questo post scatta l’applauso perché ringrazio che tu scriva romanzi del fantastico.
    Mostri ed affini da quando ti ho scoperto mi accompagnano con almeno uno dei tuoi racconti al mese.
    Più ne leggo e più vorrei leggerne.

    1. Grazie a te, come sempre, per l’entusiasmo!
      Volare con la fantasia è sempre utile, a mio parere, quantomeno per vedere le cose da una prospettiva diversa e inedita.

  2. Hm, abbiamo gusti affini, ti racconto la ragione per cui IO preferisco la narrativa fantastica a quella realistica (o, in generale, la fantasia alle biografie e al giornalismo).

    Biografie e giornalismo raccontano storie reali, e in quanto tali singole e singolari, il cui valore (vuoi per le coincidenze, vuoi per i caratteri specifici delle persone coinvolte o per mille incastri impossibili nella narrativa) si esaurisce esattamente nel caso raccontato.
    Io non sono Steve Jobs, non mi ispira la sua vita, non replicherò i suoi successi (e, per fortuna, sono sulla buona strada per essere una persona di gran lunga migliore – ma solo perché non ci vuole molto).

    Il fantastico, d’altra parte, non può essere altro che metafora e allegoria, la narrativa deve per forza descrivere l’universale, visto che non è vincolata a nessun particolare.
    Ecco perché posso applicarla alla mia vita e trarre insegnamenti e immedesimazione (e quindi svago e, contemporaneamente, impegno e sfida).

    1. Ma certamente.
      Il fantastico può essere (e spesso lo è) allegoria o metafora del reale. Può offrire chiavi di interpretazione sull’attualità, per esempio, senza rinunciare all’aspetto di puro intrattenimento.
      Comunque solo in Italia questo concetto fatica a entrare nelle zucche dei critici, eh.

  3. io avendo fatto il classico ho sempre collegato i mostri alla psicologia e alla cultura: infatti, ogni mito cerca di spiegare un fenomeno e quindi è stupido demonizzare i mostri perché non da adulti.
    sono gli adulti fin dall’antichità a crearli

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