Perché Stranger Things 2 è bello

Lo scorso anno ho parlato d Stranger Things, senza andare troppo nei dettagli. Ovvero non ne ho fatto una recensione, visto che la Rete già abbonda di articoli del genere, bensì ho espresso qualche “pensiero laterale”, parlando più di sensazioni, che non di tecnicismi.
Ora, un anno dopo, sono fresco reduce della season 2. Ed eccomi qui di nuovo a condividere qualche pensiero sparso, senza velleità recensorie.
Iniziamo col dire che Stranger Things 2 non è la copia carbone della prima stagione, per essendone il seguito. Non è un riproporsi di situazioni identiche, di battute già fatte e di scene già viste. C’è stato un tentativo di evolvere la storia e i personaggi.
Il tentativo è in parte riuscito, anche se manca l’effetto sorpresa della season 1, e la componente “mistero”, che in questi nuovi episodi lascia maggiore spazio all’azione e alla side story di Undici (noiosetta, a mio parere).
Al netto dei difetti, parliamo comunque di un prodotto di altissima qualità.
I detrattori parlano di un serial “derivativo della cultura nerd”. Ovvero di un prodotto furbetto.
Ma è davvero così?

Certo che è così.
Stranger Things 2 è ancora più “furbo” rispetto al suo predecessore.
Solo che si tratta di una furbizia rispettosa della cultura pop/nerd dello spettatore. Quella stessa cultura di cui parlavo pochi giorni fa. I riferimenti, gli omaggi e le citazioni dimostrano una reale conoscenza della suddetta cultura pop. Ci sarà anche furbizia, ma non c’è nulla di fasullo o di posticcio, nei rimandi ricorrenti della serie.
Gli stessi riferimenti a Dungeons and Dragons, che solo i veri nerd (dio, come odio questo termine) possono comprendere sono veri, sentiti, documentati.
Che poi questo possa piacere o meno è un altro discorso.

Così come è lecito che a molti Stranger Things non interessi. Io capisco benissimo che per non pochi spettatori il richiamo nostalgico all’età adolescenziale sia nullo, o quantomeno debolissimo. Ci sta e va bene così.
Per me vale l’esatto contrario.
Stranger Things mi piace nel suo essere spielbergriano, nel mette in scena quelle avventure che noi tutti, chi più chi meno, da ragazzini sognavamo.
Questo è un aspetto ricorrente in entrambe le stagioni, così come è una rappresentazione realistica e fedele di quella che è l’amicizia ai tempi delle scuole medie (o del loro corrispettivo americano). L’amicizia nel suo senso più puro e nobile, quella che col passare del tempo si indebolisce e perde d’importanza, o che muta in qualcosa di diverso, di inevitabilmente meno romantico e disinteressato.
Ed è bello che, in un’epoca di antieroi, di personaggi negativi, di cinismo e di grimdark, qualcuno abbia il coraggio di proporre ancora dei lieto fine e dei (piccoli) eroi positivi, solari. Dei buoni, per quanto giovanissimi.

In questo Stranger Things prende anche distanze siderali dalla moda young adult degli ultimi 10-15 anni, dove i protagonisti sono quasi sempre dei sedici-diciottenni bellocci e problematici, ma comunque predestinati a essere i salvatori del mondo, anche se spesso si tratta di un mondo distopico, senza reale possibilità di redenzione.
Per tutto questo tempo è come se Hollywood abbia dimenticato che le storie possono anche avere dei protagonisti di età molto più giovane (o molto più avanzata). L’imporsi dell’archetipo del predestinato diciottenne che sembra uscito da un catalogo di moda è – a parere mio – una grossa sconfitta dell’attuale mercato del fantastico. Il fatto che Stranger Things abbia dato un forte scossone al sistema è del tutto meritorio.

Stranger Things 2 dà il suo meglio nelle ultime due puntate e raggiunge l’apice – a mio modo di vedere – nell’epilogo di stagione, nella scena del ballo di fine anno. Ovvero esprime la sua migliore essenza non nelle scene d’azione, bensì in quelle in cui i protagonisti danno prova che la loro amicizia (il loro amore, in alcuni casi) ha resistito a tutto e ha permesso di trionfare sul Male, al punto da essere pronti ad affrontarlo ancora, ancora e ancora, senza smettere di sorridere e di essere positivi.
Questo è il potere dell’età in cui sognavamo avventure, le simulavamo giocando, e il mondo ci pareva una sfida, sì, ma una sfida bellissima che potevamo vincere restando amici e sfruttando la nostra immaginazione.
Poi che è successo?
Ah, già, siamo cresciuti.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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6 commenti

  1. Ciao! 🙂 Ho terminato da poco la seconda stagione di Stranger Things e mi è piaciuta moltissimo! 😍 Condivido ciò che scrivi e mi hai anche permesso di riflettere su alcuni punti in cui non mi ero mai soffermata.
    Oltre alla serie tv in sé, trovo che la campagna pubblicitaria messa in atto sia stata molto interessante. Ad esempio, aver attivato appositamente un numero telefonico e un percorso da seguire per l’occasione è stata una scelta che mi ha sorpreso e, secondo me, è stata molto efficacie. 🙂

  2. Bell’articolo! Poi questa seconda stagione ha diversi difetti (uno fra tutti, per me, l’agire dei protagonisti più da singoli che come Gruppo di Amici alla IT, cosa che mi interessava molto di più), ma hey, CHISSENEFREGA: è una magia che ci riporta nell’aver avuto dodici anni negli anni Ottanta, chi lo ha vissuto lo capisce, gli altri forse meno. Comunque non ho ancora visto le ultime due puntate. Appuntamento a stanotte.
    E, in generale, è una serie che vorrei durasse in eterno, come Beautiful ma fatto per noi. Peccato che poi si cresce, e crescono anche i protagonisti…

    1. Allora, la stagione 1 è più bella. O quantomeno a me è piaciuta di più.
      Ma anche la 2 è pregevole, salvo qualche momento di stanca. Io comunque sarei prontissimo già a vedere la 3, qundi vuol dire che il serial funziona benone 😀

  3. Finito. Mi sono commosso al ballo finale. E avendo io un cuore di pietra, significa che ha funzionato!! (almeno per me).
    In ogni caso, di anni ottanta, a parte l’anno dell’ambientazione, a part il battage pubblicitario ci vedo meno di quel che pensavo e speravo. Tute dei ghostbusters, qualche canzone, un paio di easter egg, e poco altro.

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