La memoria del pesce rosso applicata a libri e film

Dunque, Stranger Things 2, che era tra le uscite cine-televisive che più aspettavo di questo secondo semestre del 2017, sembra già passato nel dimenticatoio. Pare una roba trasmessa cinquant’anni fa, non due mesi fa.
Idem per alcuni film per cui avevo molto hype, come per esempio il nuovo King Kong, IT, Logan, Wonder Woman e diversi altri.
Ne parlavo poco tempo fa con un amico: tutto ciò che guardiamo (o leggiamo), per quanto sia bello e atteso, viene dimenticato nel giro di una manciata di settimane. O di giorni, in molti casi.
Non è un discorso legato alla qualità. I titoli che ho citato poc’anzi, per esempio, mi sono piaciuti tutti, al netto di qualche piccola delusione (nei dettagli, più che nella sostanza).
No, semplicemente tutto passa nel dimenticatoio in tempi record, compresi film e fumetti.
Taccio su fatti ben più gravi – come per esempio certe manovre politiche – perché non è di questo che voglio parlare.
Riguardo allo sport, invece, pare che anche la drammatica (“apocalittica”, citando il dottor Tavecchio) eliminazione dell’Italia dai Mondiali sia stata rimossa dalla nostra memoria di calciofili. È stato sufficiente ricominciare il giro campionato/champions league per annullare l’epocale figuraccia azzurra.

Di questa memoria da pesce rosso me ne rendo conto anche in qualità di autore.
Un nuovo ebook ha una vita media sempre più bassa: vende bene nei primi 7-10 giorni, dimezza la portata tra i 10 e i 30 giorni, e giunto al mese di vita è già obsoleto.
Questo vale un po’ per tutti gli autori, anche quelli cartacei, ve lo assicuro.
Quindi scrivere diventa un’attività in cui le energie spese (magari in mesi di documentazione, stesura ed editing) vengono poi riconvertite in una breve fiammata di gloria. Se va bene si tratta di un fuoco che “consuma” bene, ma se va male – e spesso capita – si finisce per collezionare una discreta catasta di conti che faticano a quadrare.

La cosa strana è che, al contrario, molti di noi ricordano, riguardano e rileggono vecchi film e libri degli anni ’60-’70-’80.
Li ricordiamo come se fossero quasi nuovi. Ne rammentiamo finanche i dettagli, i dialoghi, gli aneddoti. In parte si tratta del diabolico “effetto nostalgia”, eppure non è solo questo.
Allora dove sta la differenza?

Nella strabordante quantità dell’offerta di prodotti sul mercato.
Libri ed ebook escono al ritmo di diverse centinaia ogni settimana.
Per i film il discorso non è molto diverso. Oramai un titolo non ha più i tempi tecnico-emotivi per diventare un cult, perché già dopo il primo giorno dopo la prima in sala, il passaparola sul Web accende l’hype su un’altra pellicola.
Dei serial TV possiamo anche non parlare. Ditemi: vi ricordate esattamente quante serie avete visto, o provato a vedere in questo 2017? Oramai sono decine, tanto che molte rimangono sconosciute, se qualcuno non riesce a innescare quel meccanismo di curiosità che spinge lo spettatore a frugare nei sempre più vasti cataloghi di Netflix, Amazon Video, Chili TV, Sky, Infinity etc etc.
E non prendo in considerazione lo streaming illegale, perché non ne faccio più uso (ma che comunque apre un oceano di offerte immediate e a costo zero).

Questa abbondanza accorcia la memoria, riduce l’attenzione, crea distrazione nello spettatore-lettore.
Si può rimediare in qualche modo?
Non lo so.
Magari si può scegliere con più oculatezza cosa vedere-leggere (e al limite anche giocare, se prendiamo in considerazione anche il mondo dei videogiochi).
Tuttavia il mercato e le tendenze del pubblico sembrano andare esattamente nella direzione opposta.
Il rischio è che presto le spese per produrre roba nuova non verranno più coperte dai ricavi del venduto. In certi campi – per esempio in un certo tipo di cinema – si pone rimedio al problema col merchandising. Ma è una soluzione adottabile solo in alcuni settori.
E gli altri che faranno?
Se lo sapete, ditemelo.

SHORT TERM MEMORY

Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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9 commenti

  1. Ottima osservazione. Per il momento la mia strategia è far uscire molti micro prodotti di supporto ai titoli che vendono di più al solo scopo di ricordare ai clienti che i prodotti base esistono. Non vendo molte copie di questi supplementi ma ogni volta che ne faccio uno vendo parecchie copie del titolo base. I nuovi giochi li sto progettando proprio con questa filosofia. Per il resto tutto quello che dici è verissimo e un po’ spaventoso.

    1. Io cerco di far uscire prodotti (ebook) con cadenza mensile, adottando con una filosofia “da edicola”. Di conseguenza anche la lunghezza è adeguata a questa mia scelta: le novelette sono perfette allo scopo.
      C’è però da dire che sono comunque ritmi da “lavoro vero” e quindi abbastanza estenuanti, considerando che io ho anche un altro lavoro ufficiale da portare avanti.
      La mia paura è che alla lunga il tutto accelererà ulteriormente.

  2. Tema attualissimo e interessante: riflettevo sul mio caso che, per ragioni indipendenti da tutto, mi ha costretto a ridurre drasticamente il consumo culturale.
    Ora i film o le serie che guardo mi risuonano dentro più a lungo, ho molto più tempo per ruminarle (ma meno tempo per riflettere a dovere – oppure sono solo più stupido).

    L’unica soluzione che vedo passa attraverso:
    a) una mostruosa modifica delle politiche di marketing, ma parliamo dei paperdollari delle majors, che possono decidere di puntare su meno prodotti, sfrondando l’offerta
    b) tempo e lacrime: se il pubblico non premierà le opere peggiori e il consumo calerà al punto da ridurre all’osso la domanda, allora – allora in un tempo sufficientemente lungo ci sarà un calo dell’offerta tale da riportare la situazione indietro nel tempo a prima di internet.
    Sinceramente entrambe le soluzioni mi paiono anacronistiche e inverosimili.
    Mi sembra più probabile che la situazione si frammenti ancora di più lasciando molti meno soldi in mano a molti più film e filmetti più piccoli.
    Saranno rari i mega budget, e sarà più difficile distinguere le offerte (esattamente come avviene per l’editoria).

    1. Il punto B merita un approfondimento: vedo che ultimamente va di moda lanciare mille serie contemporaneamente, chiudendo senza pietà quelle che non danno buoni risultati nell’immediato. Immagino che i costi vengano comunque ammortizzati in qualche modo, altrimenti non si spiegherebbe questo spreco di soldi.
      Comunque a farne le spese sarà – temo – la qualità globale dell’offerta.

  3. Concordo sull’accorciamento della memoria, non tanto sul fatto che sia la quantità di materiale prodotto a incidere. Sentivo ieri sera l’intervista a uno sceneggiatore di Hollywood che raccontava come, ai tempi d’oro (negli anni ’30 e ’40), ogni studio producesse un film alla settimana, per un tottale di 50 pellicole l’anno.
    E più vicino a noi, considera solo le uscite del 1984 (fai un giro su Wikipedia).
    Ciò che è cambiato, io credo, è un certo ritualismo del consumo – il film si aspettava, se ne leggeva su qualche rivista, un amico che l’aveva visto prima di noi ce lo racontava. I libri venivano annunciati sui cataloghi che ti arrivavano a casa (il CosmoInformatore della Nord…), e poi li andavi a cercare in libreria.
    Non era minore l’offerta, ma era più lenta la digestione.
    Ed era meno solipsistica. Forse eravamo più interessati a goderci lo spettacolo che a fare punti nell’essere i primi a segnalare l’errore a pagina sette, o il blooper al minuto ventitré…

    1. Ah beh, questo è sicuro: da quando tutti sono diventati critici raffinati, la situazione generale è peggiorata ulteriormente.
      A me, per esempio, i cacciatori seriali di refusi e di blooper ammazzano l’entusiasmo per qualunque cosa. Ragion per cui frequento solo pochi recensori selezionati.
      A proposito: ma vogliamo parlare di quelli che recensiscono intere stagioni di un serial UN GIORNO dopo che sono uscite.
      Praticamente diventa un lavoro – non retribuito, mi pare ovvio.

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