Infanzie rovinate

Non ho visto il nuovo Star Wars, e credo che lo vedrò fra qualche mese, nella stessa modalità scelta per vedere il famigerato Episodio VII: noleggiandolo su Google Play.
So che sono film da vedere sul grande schermo – sono il primo ad ammettere che un certo genere di pellicole danno il 50% in più se ce li godiamo al cinema – ma davvero non sono riuscito a organizzare la cosa. Quindi pace e amen.
Devo aggiungere che non sono un Vero Credente di Star Wars (né tanto meno di Star Trek), quindi non soffro più di tanto di aver mancato all’appuntamento con questa nuova uscita. Sono affezionato alla prima, storica saga, ho visto i film diverse volte e li rivedrei volentieri, ma non li ho mai mitizzati.
In compenso ne ho mitizzati altri (Alien e Predator, sempre per restare nel campo della fantascienza, ma potrei citarne almeno altri cinquanta). Proprio in quest’ottica – quella del Vero Credente – ho guardato con sospetto i moderni progetti di riesumazione dei vecchi brand (perché di questo si tratta, oramai), per esempio il già citato Alien. Non mi è piaciuto che qualcuno toccasse i miei miti dell’infanzia, e i risultati mi sono piaciuti sì e no, però non le reputo operazioni di lesa maestà.

Delle tante critiche a Episodio VIII – che per me può piacere o non piacere, indifferentemente – quelle che ho trovato più ridicole sono proprio quelle di ex bambini, ora quaranta-cinquantenni, che si disperano perché al cinema non hanno più trovato la magia di quando erano adolescenti.
Purtroppo così vanno le cose: è soprattutto una questione di percezione, legata all’età.
Se proiettassero oggi i primi Star Wars probabilmente molti critici del ricchissimo (sono ironico) mondo dei social li boccerebbero con tanto di spernacchiamenti. Perché, ammettiamolo, anche i primi tre film della longeva saga non sono esenti da falle logiche, da deus ex machina talvolta imbarazzanti e da alcuni personaggi molto meno riusciti di quelli che – al contrario – ricordiamo tutti con affetto.

Questo – ribadiamolo – al netto delle critiche sulla trama o sulla regia, che possono anche starci, se mosse col gusto critico di un adulto.

Personalmente quello che mi dà fastidio, ma so di essere una mosca bianca, è il continuo dover ricorrere a prodotti/brand/saghe vecchie di decenni, senza riuscire mai a imporre al pubblico qualcosa di nuovo.
Perfino gli Avengers, sicuramente tra i più grandi successi commerciali degli ultimi decenni, sono pescati da fumetti in circolazione da moltissimi anni. Il cinema non si è inventato nulla di nuovo, nemmeno questa volta. Così come molti film del fantastico (ma non solo) in circolazione dal 2000 in poi. Anche per titoli di seconda fascia sono stati saccheggiati fumetti, libri, senza parlare dei remake.

Non c’è nulla di male in tutto ciò… forse.
Per quanto le trasposizioni cinematografiche siano spesso operazioni interessanti, mi spiace dover ammettere che sempre più difficilmente sceneggiatori e registi sanno inventarsi una storia nuova – davvero nuova – e proporla agli spettatori.
Non so se si può parlare di crisi creativa generale, o se semplicemente c’è la volontà dei produttori di investire in qualcosa che può già contare degli appassionati (dei fan) disposti a sganciare quattrini.
Secondo un’altra scuola di pensiero c’è la precisa volontà di spillare soldi a quella categoria di pubblico che ne ha ed è disposta a spenderlo: la fascia dei 35-50enni con passioni volgarmente definite “da nerd”.
In tal modo operazioni come Episodio VIII rappresentano un sicuro investimento – e così infatti è stato.
Si fa leva sulle nostre infanzie, sui ricordi, sugli affetti, per monetizzare.
E – di nuovo – non c’è nulla di sbagliato in questo.
A meno che essa non diventi l’unica via per poter creare e commercializzare l’immaginario. Perché, se così fosse, entro breve tempo gli unici cultori del fantastico saranno sempre più anziani.

A proposito: siete sicuri che i ragazzini si siano appassionati di Star Wars, grazie a Episodio VII e VIII? Io non ne sono tanto convinto.
Credo che i brand del fantastico che interessano i 13-15enni di oggi siano altri, ma forse mi sbaglio.
Anzi, se mi sbaglio dimostratemelo (non vale se siete dei papà e avete obbligato i vostri pargoli a diventare fan di Star Wars 😀 )


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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4 commenti

  1. yeee, sono il primo a rispondere!! xD
    io avevo i dvd a casa delle due trilogie, originale e prequel, e quindi quando hanno iniziato a uscire quelli nuovi per me è stato naturale andarli a vedere; poi secondo me i ragazzi possono essere interessati a star wars per un dettaglio che li colpisce fin da piccoli: di star wars esiste un cartone per bambini-> interesse.
    riguardo alla crisi creativa: secondo me è ovvio che esista; componiamo arte da millenni, molti argomenti sono andati persi con l’evolversi della società umana e non è possibile creare sempre qualcosa di nuovo. Stiamo solo cadendo di nuovo nell’imitazione, com’è successo per esempio in letteratura con l’accademia d’arcadia in letteratura o al neoclassicismo in arte^^
    questa è la mia opinione vaga, spero la apprezzi.

  2. EPVIII ha incassato, in poco più di una settimana dalla sua uscita, 540 milioni di dollari in tutto il mondo. Una cifra del genere non la fai soltanto con i 35-40enni nerd, la fai acchiappando ogni fascia di pubblico possibile e immaginabile, anche chi non ha mai sentito parlare di Star Wars, anche tutta una generazione di nuovi spettatori che, in futuro, identificheranno questi blockbuster come i film della loro infanzia, sia che si tratti di Star Wars sia che si tratti degli Avengers.
    Io credo sia un semplice ciclo e che la crisi creativa sia dovuta più al fatto che ormai la cultura pop è cristallizzata in una serie di simboli fortissimi, tramandati di padre in figlio o di fratello maggiore in fratello minore, e che il pubblico per primo non abbia alcuna voglia di vedere novità.

  3. Se ne parlava l’altro giorno sulla pagina di Lucia. Io, consapevole dell’anzianità che mi pervade, sono più per la Lesa Maestà. Non tanto di Stark Trek, di cui nemmeno io sono un fan sfegatato, ma della filosofia di recupero di film (o fumetti, vedi Watchmen) di culto, per farne, con clamorosa evidenza, una produzione industriale. “Anche quelle erano produzioni industriali!”, dice qualcuno; in parte vero, ma erano gli originali, avevano grandi idee, e quindi se lo potevano permettere, di essere “prodotti”: hanno rischiato, e sono divenuti cult. Quelli di oggi sono genericamente soltanto banale catena di montaggio. Ecco, io questo lo trovo non rispettoso degli appassionati di quell’opera (e finanche una violenza, come accaduto con Watchmen, prodotto contro il volere di Alan Moore). Io vivo quelle opere con molto affetto ed emozione: per alcuni Star Trek, per me i Goonies, o Ghostbusters, o Iena Plisskin. Per me bisognerebbe non industrializzarli mai e, se proprio per motivi esoterici bisogna obbligatoriamente fare un seguito, farlo fare al creatore originale. “Sei tu che non hai più la magia di quando avevi dodici anni perché sei vekkio” – no, non è vero: mi sono emozionato guardando il ballo finale di Stranger Things (credo persino di aver perso una goccia di idrogeno liquido dai bulbi oculari) e mi sono rivisto tre volte Mad Max Fury Road esaltandomi come un ragazzino. Così come sento benissimo la magia di un cartone animato Pixar quando fatto bene. L’elefante nella stanza per me è evidentissimo: queste sono produzioni industriali e sono genericamente BRUTTE, cioé scritte malissimo e con una spaventosa carenza di idee (che viceversa, come anche tu scrivi, Alessandro, pullulavano negli anni 80). Fury Road è la dimostrazione clamorosa di come si può fare un sequel (o un remake, o uno spin-off, o quel che è) fatto bene, se ci lavora il creatore originale e se lo si fa con il cuore e non con i bulloni e le chiavi inglesi.
    E concordo sempre con te quando dici: ma siamo sicuri che i ragazzini di oggi si appassionano a queste produzioni industriali come noi alla loro età (e poi crescendo) ci siamo legati agli originali? Io credo di no, perché non reputo i ragazzini così sciocchi e superficiali da ritenere veramente emozionante alcuni film senza capo né coda come quelli di cui si parla in queste settimane.

  4. Ecchece. Ho letto il post, molto interessante, e volevo cavarmela citando un paio dei miei miti di infanzia e dicendo che Star Wars VIII non è poi male, pur soffrendo della necessità di sdrammatizzare a ogni momento… Poi, però, leggo i commentoni e mi sento di voler dire la mia. Mi dispiace. 😀
    Mi trovo in una posizione un po’ “di mezzo”, tra quanto scritto da Samuel e quanto scritto nel post. Ho sentito amici (quasi-quarantenni legati ai miti dell’infanzia) muovere critiche che davvero non stavano in piedi a film tutto sommato degnissimi, solo per la questione della “lesa maestà”. Penso che sia una mezza cazzata, perché anche se non è vero che “si perde la magia” crescendo è anche vero che “reale” e “percepito” sono due dimensioni decisamente diverse, e la seconda tende a modificarsi parecchio con l’età. Ho sentito glorificare la dannata miniserie dei ’90 di IT quando, come diceva Lucia nel suo straordinario articolo di qualche tempo fa, andrebbe salvato praticamente solo Tim Curry, perché quella miniserie faceva cagare i mammut.
    Ciò, detto, sono d’accordo con Samuel quando dice che, se vuoi fare “prodotto”, se vuoi fare qualcosa di industriale e che crei/abbia seguito, forse devi alzare le chiappe e rischiare, come è accaduto in passato. Vuoi tirare fuori un paio di remake/reboot per ricordare al grande pubblico che in passato esisteva quel fenomeno? Ok, ottimo. Ma poi perché non provi a tirare fuori roba DIVERSA? Cioè, voglio dire, dagli anni ’70-’80 ad oggi sono usciti una tonnellata di fumetti, libri, fenomeni con un seguito che meriterebbero adattamenti degni, roba magari coraggiosa, che spinge registi e quant’altro a OSARE, anziché a ripiegare sul già visto e già sentito. Per dire, Stranger Things è, secondo me, un prodotto straordinario. Fa leva sull’effetto nostalgia, ok, ma un sacco di ragazzi giovani, del liceo, lo trovano figo, ci si appassionano, empatizzano coi protagonisti pure se non giocano a d&d.
    Dopodiché, per non sparare a zero e basta, ci metto i miei due spicci: io lavoro coi ragazzi, medie e liceo soprattutto, e ne frequento tanti, ogni anno, diciamo sull’ordine dei due-trecento allievi. Ecco, voglio sfatare questo mito: gli adolescenti HANNO BISOGNO di profondità. DI serietà. Ne hanno FAME. La chiedono senza saperlo. Non appena si riesce a creare un clima di lavoro serio, in cui tirare fuori roba pesante, ci si buttano a pesce. E se qualcuno rovina l’atmosfera con una battuta del cavolo, che non c’entra nulla (come un porg in una battaglia mortale, per dire, o la gag sul lancio del nano al Fosso di Helm), gli altri SE LO MANGIANO VIVO. Quindi, davvero, questa urgenza di “sdrammatizzare”, “alleggerire” ad ogni costo, è deleteria e soprattutto fondata sul nulla. Siccome non credo alle dietrologie, penso semplicemente che si stia commettendo un grossolano errore: convinti di dare al pubblico “giovane” ciò che chiede, lo si sta in realtà educando (anzi, dis-educando) a restare “in superficie”, a buttarla continuamente in caciara, a riderci su sempre e comunque.
    Come dicevo… Scusate per lo sproloquio lunghissimo. ^^”’

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