Anni ’80, vampiri a New York

Una serie di omicidi tinge di rosso i tunnel della metropolitana di New York. Crimini efferati, che sfuggono a ogni tentativo di comprensione: nessun movente, nessuna logica, nessuna pista da seguire. I giornali, impegnati a diffondere il terrore nella città con i loro titoli tetri e altisonanti, parlano di un feroce serial killer. La polizia, al lavoro per scongiurare altre morti, non può permettere che la città cada in preda a un isterismo di massa.
Sono in pochi a conoscere la verità, una storia di terrore e morte scritta con il sangue. Rudy, un artista punk, svanisce nei tunnel della metropolitana, in una notte in cui qualcuno – o qualcosa – lo trascina nelle tenebre. Ora è tornato, ma qualcosa in lui è cambiato. A guidarlo e una rabbia inestinguibile e un desiderio di sangue e vendetta che nessuno sembra in grado di fermare, e che si diffonde come un’epidemia. Chi avrà il coraggio di scendere in quell’oscurità senza ritorno, in quella dimora avvolta dalle tenebre senza fine, dove tutto ciò che è umano sembra non avere più possibilità di esistere?
Un viaggio inquietante e adrenalinico, che attraversa i cunicoli del terrore più oscuro, per rivelare la faccia antica e ancestrale delle nostre paure.

Prima di The Strain (saga di libri e serial TV derivativo dalla medesima), i vampiri hanno già infestato altre volte New York. La cosa non deve stupirci: la città che non dorme mai è stata visitata e invasa da ogni genere di creatura soprannaturale, dai demoni ai fantasmi. I vampiri, tutto sommato, non sono poi questa grande anomalia, se confrontati con altre entità.

In fondo al tunnel, recentemente riproposto da Fanucci, dopo anni di assenza dal mercato italiano, è un caposaldo della letteratura horror moderna, eppure credo che in molti non lo conoscano affatto.
I due autori, Craig Spector e John Skipp, vengono considerati gli inventori del filone splatterpunk, che però non è altro che l’ennesima etichetta più o meno inutile per crearsi una nicchia e riempirla. Colpa degli editori (o di chi ne gestisce la promozione), non degli autori.

Sta di fatto che In fondo al tunnel è un romanzo horror dalla tematica piuttosto classica, la storia di un’infestazione vampiresca a New York, contrastata da un gruppetto eterogeneo di improvvisati cacciatori.
Nulla che si distanzi molto da Dracula o da Le Notti di Salem, in fondo. Tuttavia parliamo di un romanzo uscito nel 1986, quando la letteratura horror viveva un periodo di lenta transizione verso gli anni ’90, che a conti fatti si sono rivelati un po’ meno brillanti degli ’80 (ovviamente, confronto a ciò che offre il mercato non di nicchia dei giorni nostri, anche i ’90 sembrano ora il Bengodi).
Il pregio della coppia Skipp & Spector è quello di aver proposto una versione fresca e sanguigna – la battuta è involontaria – del vecchio mito del vampiro. Il cattivo di In fondo al tunnel è un nosferatu punk, Rudy Pasko, il classico loser che si è trovato al posto sbagliato al momento sbagliato, finendo vampirizzato nella metropolitana di NYC.
Pasko diventa, da perdente e rappresentate di una cultura anti-sistema per eccellenza, a predatore feroce, quasi metafora dell’edonismo reaganiano che pervade e satura l’ambientazione del romanzo.

Il termine “splatterpunk” fa riferimento alla scrittura muscolare e feroce del dinamico duo. I personaggi – buoni e cattivi – sono caratterizzati in modo spigoloso ed esplicito e contribuiscono nella costruzione della trama, verso un finale degno (una volta tanto) di questo nome.
La versione attualmente pubblicata da Fanucci (seguite il link, sia per la versione cartacea che per quella digitale) è quella del venticinquesimo anniversario, uscita negli States nel 2010. Ovviamente è una lettura fortemente consigliata, anche perché da In fondo al tunnel sono derivate, direttamente o indirettamente, altre storie di vampiri dei tempi moderni.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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