Gli spettri del Quarto Reich

Strasburgo, 10 agosto 1944. All’Hotel Maison Rouge si danno convegno, all’insaputa di Hitler, i vertici politici, industriali e finanziari della Germania nazista con l’obiettivo di mettere a punto le strategie per salvare uomini e capitali prima della disfatta ormai certa. Da qui l’autore muove l’indagine nelle pieghe più oscure degli ultimi cinquant’anni. Un viaggio che ripercorre le fughe rocambolesche in Sud America di criminali nazisti del calibro di Mengele e Eichmann (e forse dello stesso Hitler); che ricostruisce la trama di connivenze che hanno indotto i russi e gli americani a riciclare l’imponente apparato spionistico del Reich; che indaga sulle complicità di capi di stato come Stroessner e Peron (la cui moglie Evita era probabilmente una spia tedesca); e che approda all’oggi, al sottobosco intricato dei movimenti neonazisti. Attraverso una smisurata mole di documenti e dati e dando voce ai sopravvissuti e ai loro discendenti, Dolcetta compone le tessere di un mosaico inquietante, dove i “vecchi signori” hanno nutrito nuove generazioni di adepti, aggrappati a un credo mai morto, oggi più vitale e minaccioso che mai.

In occasione della giornata della memoria ho rispolverato una mia vecchia recensione. Riguarda un saggio che in questi anni ho riletto due volte (una per intero, l’altra a capitoli alternati, a fine di documentazione per un racconto che stavo scrivendo).
Dalla data della prima pubblicazione di questa recensione (giugno 2010, sul mio vecchio e defunto blog) sono successe diverse cose, per quel che riguarda la tematica in questione. In particolare ho visitato i campi di concentramento nazisti di Dachau, in Baviera, e quelli di Auschwitz e Birkenau, in Polonia. Quest’ultimo, legato da vicino (anche in termini geografici) a ciò che avveniva ad Auschwitz, era in realtà un campo di sterminio. Sì, perché i nazisti erano piuttosto organizzati, quando si trattava di gestire certi lavori.
Beh, visitare questi luoghi mi ha portato ha fare altre ricerche, altre letture, altra documentazione. Del resto condivido in pieno quel che dice l’antropologo francese Marc Augé:

La storia ha un senso? Quale senso? L’unico senso è la conoscenza. E l’unico ostacolo alla conoscenza è l’arroganza intellettuale degli allucinati di ogni sorta che vogliono imporre le loro convinzioni all’umanità.

E la conoscenza storica, in particolare, ci permette di esaminare il passato per capire il presente e per interpretare il futuro.
Che poi è esattamente ciò che fa il saggio di Marco Dolcetta.

Il Quarto Reich

Credo sia innegabile ed evidente il mio interesse storico e sociologico per ciò che rappresentò il Nazismo prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Mai, in epoca contemporanea, è capitato che un movimento politico occidentale si elevasse allo status di religione pagana, di Moloch burocratico finalizzato alla morte, coinvolgendo persone di ogni sesso, rango ed estrazione sociale in una vera e propria discesa agli inferi in cui, specialmente dopo il ’39, non era possibile ignorare gli elementi “diabolici” e disumani (o meglio, disumanizzanti).

Per molti miei coetanei, e ancor più per la generazione dei millenials, la Storia è solo una materia noiosa e inutile da studiare svogliatamente tra una lezione e l’altra. Eventi di capitale importanza quali le due guerre mondiali e il regime nazista paiono poco più che elementi lontani nel tempo e nella memoria. Non c’è terreno più fertile dell’apatia per permettere che altri fenomeni del genere si riaffaccino nel nostro presente.

Il saggio di Mauro Dolcetta, Gli spettri del Quarto Reich. Le trame occulte del nazismo dal 1945 a oggi, è un’opera imprescindibile per chi vuole capire perché la mitopeica nazista è sopravvissuta a numerosissimi processi di (giusta) demonizzazione e a decenni che, viceversa, si sono portati via un gran numero di ideologie ben più proponibili e civili.

Partendo da una rigorosa ricostruzione storica degli ultimi giorni del Reich, Dolcetta ci racconta come e perché molti gerarchi hitleriani, nonché numerosissime SS, riuscirono a fuggire all’estero prima di venire catturati dagli Alleati o dai Sovietici. Oltre alle organizzazioni fin troppo note, come l’ODESSA, l’autore descrive altre vie di fuga privilegiate e addirittura più inquietanti, come l’Auxilium, una rete composta da religiosi cattolici (soprattutto italiani) che favorì la latitanza di nazisti colpevoli di atrocità contro gli oppositori del regime appena caduto e contro gli Ebrei.

Dolcetta passa poi a esaminare le possibili prove della fuga di personaggi di spicco del Reich, la cui morte durante l’assedio russo di Berlino non fu mai comprovata. Parliamo di gente come Martin Bormann, il delfino del Fuhrer, di Joseph Mengele, l’angelo della morte, e di Adolf Eichmann, che fu poi catturato dal Mossad in Argentina, nel 1960. L’autore del saggio si spinge perfino a ipotizzare una fuga di Hitler ed Eva Braun, che costrinsero due dei loro numerosi sosia a suicidarsi nel bunker, poco prima dell’arrivo dei Sovietici. Ovviamente non ci sono prove incontrovertibili per avvalorare tale teoria, ma Dolcetta riporta le interviste, fatte in oltre venti anni di ricerca, a persone presenti nel Führerbunker durante il tragico aprile del ’45.

Ben più dimostrabili sono le esistenze di numerose colonie tedesche in luoghi remoti del Paraguay, del Brasile, dell’Argentina e del Medio Oriente. Luoghi ameni, isolati, poco raggiungibili, in cui avrebbero trovato riparo e protezione molte SS in allontanamento dalla Germania in fiamme. Singolare l’esempio della comunità mennonita paraguagia, in cui i nazisti hanno investito ingenti capitali fin dal 1933, acquistando molti di acri di terreno per costruire la colonia di Nuova Germania, luogo-rifugio pensato proprio come culla di un nuovo Reich nel caso quello guidato da Hitler avesse fallito il suo obiettivo di dominio mondiale. Proprio lì, a Neues Deutschland, cittadina in stile bavarese costruita nel bel mezzo di una palude quasi impraticabile, sorgono dei modernissimi laboratori medici, in cui pare abbiano interessi non propriamente legali anche diverse case farmaceutiche statunitensi ed europee.

La colonia nazista di Villa Baviera, in Cile, fondata da alcuni nazisti fuggiti in Sud America dopo la caduta del Terzo Reich.

Dolcetta passa poi a esaminare l’inquietante fenomeno dei figli dei gerarchi nazisti, che devono per forza di cose portare sulle spalle le tremende colpe dei padri. Singolare l’incontro/intervista con la figlia di Himmler, che due volte all’anno organizza delle commemorazioni paterne a cui intervengono ex-SS da un po’ tutto il mondo, Italia compresa.

Conclude il saggio un’ampia panoramica sui nuovi profeti del nazismo, scrittori e ideologi che non si vergognano nel dichiararsi nazionalsocialisti, e che idolatrano il ricordo di Hitler, passato oramai allo status di archetipo, di semidivinità oscura. Un esempio su tutti è quello di Miguel Serrano, filosofo cileno scomparso nel 2009, vero e proprio “sacerdote” dell’hitlerismo mistico.

Saggio di coinvolgente e facile lettura, ma dettagliato, documentato, ben scritto, efficace. Imperdibile per chi, come me, ritiene la Storia uno specchio in cui tutti noi dobbiamo rifletterci, e non una materia noiosa da riservare a libri polverosi.

Disponibile in versione Kindle e imperdibile, per i molti motivi esposti in questo articolo.

Piani di industriali tedeschi per un impegno clandestino dopo la sconfitta della Germania, il flusso di capitali verso i paesi neutrali. (fonte: https://www.storiavicentina.it)

Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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4 commenti

  1. Assolutamente da leggere.
    Peccato che il cartaceo costi oltre 700 euro su Amazon…

    Pace profonda nell’onda che corre

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