Il Fantasma dell’Opera e il dr. Phibes

Le sue origini sono confuse, anche se nel romanzo si chiariscono le origini francesi ed i trascorsi in oriente. Nato con il volto sfigurato, ripudiato persino dalla madre, fin da piccolo iniziò a coprirsi con una maschera che rendeva il suo volto simile ad un teschio. Dai pochi flashback della sua vita si scopre che arrivò in oriente viaggiando come fenomeno da baraccone, e che è un abile utilizzatore del laccio del Punjab (un’arma orientale con la quale strangolava i nemici). Personaggio dalle mille abilità, è anche un formidabile costruttore in quanto pare che lui stesso abbia contribuito alla costruzione dell’Opera e dei vari passaggi segreti. I sotterranei dell’Opera e i cunicoli sono la sua dimora, dalla quale può vedere e sentire tutto. La sua deformità è per lo meno ripagata da un talento eccezionale nel canto: la sua voce può essere grave o acuta a suo piacimento ed è grazie a questa dote che ammalierà la giovane cantante Christine (cosa che riesce a fare anche grazie alle sue capacità di ventriloquo; è infatti il migliore ventriloquo del mondo). Nei sotterranei lavora incessantemente al suo lavoro finale: il “Don Giovanni trionfante”, e mentre compone possono passare molti giorni senza che lui dorma o tocchi cibo.

Questa è la descrizione (tratta da Wikipedia) di Erik, il Fantasma dell’Opera. Ho recentemente dato una ripassata al personaggio, perché è un archetipo che costituisce una della otto classi giocabili del mio nuovo gioco di ruolo, Il Sonno della Ragione (arriva, arriva).
Per documentarmi ho rivisto il film di Terence Fisher, del 1962, prodotto dalla Hammer. Non un capolavoro, si capisce, ma con dei momenti molto azzeccati.
Il film di Lubin, del ’42, è migliore, iconico, una delle pietre miliari degli Universal Studios. Ancor più iconico è il suo predecessore del 1926, con un impareggiabile Lon Chaney nei panni di Erik, il fantasma. Per quell’epoca Chaney era un avanguardista, un attore “del terrore” insuperabile.
Poi ci sarebbe anche la libera (molto libera) reintepretazione fatta da Brian de Palma nel 1974, Il Fantasma del Palcoscenico, che mischia anche altre suggestioni, tra cui Il Gobbo di Notredame e Dorian Gray.
Sulla versione di Dario Argento (1998) non dico nulla, perché ne conservo un brutto ricordo, ma non lo rivedo da almeno dieci anni. Magari adesso potrei apprezzarlo un po’ di più, chissà.

Tuttavia la miglior libera trasposizione del romanzo originale di Gaston Leroux è un’altra, che in realtà si ispira al libro solo per sommi capi, a livello di mere suggestioni.
Parlo de L’Abominevole dottor Phibes, film del 1971, che vede un grandioso Vincent Price nei panni di Anton Phibes.

Anton Phibes, famoso organista con un dottorato in musica e teologia, creduto morto in un incidente d’auto nel 1921, è invece sopravvissuto anche se rimasto orribilmente sfigurato nell’incidente. Per celare le sue orribili ferite egli si nasconde al mondo nella sua grande villa, truccandosi con parrucca e maschera in lattice per riprendere sembianze umane. Nel frattempo egli utilizza le sue conoscenze in campo musicale per crearsi un apparato artificiale che gli permetta di parlare attraverso un tubo che collega la sua trachea a un grammofono. Quando Phibes scopre che l’amata moglie è deceduta sotto i ferri durante un intervento chirurgico, si convince che la donna sia stata vittima dell’incompetenza dei medici, e passa diversi anni a pianificare meticolosamente la sua vendetta sulla squadra medica che l’aveva operata. Nel 1925, egli inizia la sua carneficina uccidendo uno per volta i medici, seguendo l’ordine delle bibliche piaghe d’Egitto.

Il dottor Phibes è una figura tragica e grottesca, un villain che per impostazione, caratterizzazione e stile richiama sia al già citato Fantasma dell’Opera, ma che anticipa anche molti “cattivi” dei film horror degli anni ’70 e ’80, con tutta una loro ritualistica in fatto di omicidi e stragi.
Phibes è raffinato e spietato, una vera e propria icona di malvagità sopraffina, anche se mi chiedo quanti giovani appassionati di cinema horror lo conoscano.
È anche vero che non lo passano in TV da secoli, e che è difficilmente reperibile anche sui siti legali di streaming online.


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12 commenti

          1. Infatti, diciamo che si prende il personaggio solo per imbastire morti elaborate e contorte e dargli un “filo d’unione” con il primo film

  1. All’epoca avevo recuperato entrambi i DVD dedicati a Phibes. Frustrazione patisce un po’ il tempo che passa ma L’abominevole Dr. Phibes è un capolavoro di horror e umorismo nero, con un Price al massimo dello splendore e un gusto per il kitsch che ha del commovente!

  2. Ma ricordo male o ci fu anche una versione targata 1989/1990 del film con il Robert Englund di Nightmare?
    Ricordo che lo vidi al cinema e lo associo all’omonimo Flipper che infestava sale giochi e Bar dell’epoca.

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