recensione

La caduta di Troia

Arrivata senza clamore su Netxflix, Troy – Caduta di una città e una serie mono-stagione basata sull’Iliade di Priamo, una delle opere archetipo della narrativa universale, da cui sono derivate, più o meno direttamente, centinaia di storie. Filiazione che prosegue anche oggi, tra l’altro.
La serie è vista quasi unicamente dal punto di vista di Paride, il principe troiano che “rubò” Elena agli achei, scatenando la guerra più famosa di sempre. Ci sono anche intermezzi in cui il POV è affidato ad Agamennone e ad Achille, nonché a Elena stessa, ma indubbiamente il protagonista principale delle nove puntate è Paride.
Ma com’è questa serie?
Se paragonata all’infame film Troy, con Brad Pitt nei panni di Achille, oserei quasi dire che è bella.
Quasi.
Ma purtroppo ci sono molte riserve.

Partiamo dalle note positive.
Caduta di una città è molto federe all’Iliade di Omero, comprese le comparsate eccellenti degli Dei che, fin dalla faccenda del pomo d’oro, hanno guidato i mortali all’inevitabile conflitto di civiltà (che però, come si deduce dalle trattative tra Priamo e Agamennone, aveva soprattutto importanti motivazioni economiche).
Un omerista ortodosso si può ritenere dunque piuttosto soddisfatto da questa trasposizione dell’Iliade, che copre anche una serie di eventi “minori” mai viste in altri film col medesimo soggetto.

Plauso anche per i costumi e le scenografie, piuttosto fedeli a quelle dell’epoca. Non c’è tutto lo scintillio di armi e armature del film Troy. Ci sono corazze ammaccate, armi rozze, carri da battaglia, guerrieri sporchi, feriti, imbruttiti dal lungo assedio della città di Troia.

Buoni anche i combattimenti-chiave dell’Iliade. Ettore contro Achille è stato sceneggiato e realizzato molto bene, ma è ancor più valido lo scontro tra Achille e Pentesilea, la regina delle amazzoni alleata dei troiani. E, in un giusto crescendo, la morte di Achille per mano di Paride chiude degnamente il ciclo degli scontri epici dell’Iliade.

Achille

Le note negative riguardano soprattutto gli attori, pochi dei quali riescono a esprimere un senso epico alla più epica tra le storie. Il migliore in assoluto è David Threlfall nei panni di re Priamo. Una prova, la sua, che convince in toto. Mi è piaciuto anche l’attore di colore (ci torniamo a breve) David Gyasi, che interpreta il pelide Achille. Un Achille che rispetta la figura storico-mitologica. Bisessuale, come erano molti greci all’epoca, unito da un rapporto d’armi e di letto con Patroclo. Di (presunta) natura divina, (quasi) invincibile in combattimento, capaci di grande e inarrestabile rabbia, ma anche di umanità e di onore.
Gli altri attori, Paride compreso, sono decisamente in tono minore.

Ecco, c’è poi questa faccenda degli attori neri scelti per interpretare rispettivamente Zeus, Nestore e – soprattutto – Achille e Patroclo. Si tratta di una libera interpretazione dell’Iliade, in una serie che, come abbiamo già detto, per il resto è fedele all’opera omerica. Una scelta, quella della produzione, che non ha molto senso, e che ha destato parecchie perplessità nella critica e nel pubblico.
Ho già ammesso che a me l’Achille di colore interpretato da Gyasi è piaciuto parecchio. Non ho avuto particolari problemi a familiarizzare con l’eroe in versione afro, ma ancora cerco di trovare un senso in questa bizzarria.

Concludendo, il nuovo Troy, disponibile s Netflix, è un serial nato con buoni propositi, riuscito a metà, ma comunque – a parer mio – molto più gradevole di tanti progetti pompati da Netflix stesso e dalla critica, che a me hanno lasciato alquanto freddo. Un titolo su tutti: Altered Carbon.

Agamennone e Menelao


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2 risposte »

  1. La scelta di Zeus e di Achille neri è probabilmente un omaggio ai tempi. Per il resto concordo. Personalmente trovo che per Elena di Sparta abbiano scelto un’attrice brava ma fuori parte; è forse la meno affascinante tra le tante figure femminili della serie. Mi è piaciuto anche Agammenone, mentre Enea sembra girare continuamente a vuoto senza capire niente di ciò che gli accade intorno (considerando che secondo il mito discendiamo da lui tutto torna). Straordinaria Briseide. Dure le scene del sacrificio di Ifigenia e degli stupri. Non sono riuscito a cogliere il senso del tempo (la guerra durò dieci anni, ma nella serie questo non mi pare si capisca).

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