film

Bone Tomahawk

Ecco una storia che si ripete da quando l’essere umano iniziò a narrare di imprese e avventure, reali o inventate che siano: i cavalieri in soccorso della damigella rapita.
Questa volta la applichiamo al genere western, che sta vivendo un momento di (parziale) rinascita.

La cittadina di Bright Hope è vittima dei rapimenti di una tribù di trogloditi dediti al cannibalismo. Lo sceriffo Franklin Hunt raduna un gruppo di uomini, composto dal suo vice Chicory, il marito di una delle donne rapite e un misterioso pistolero, per liberare i suoi concittadini.

Ora, iniziamo col dire che un film in cui recita Kurt Russell nei panni di un attempato sceriffo di frontiera va visto per obbligo morale.
Se poi abbiamo a che a fare con un buon film, meglio ancora.
E Bone Tomahawk per me è ottimo, tanto che mi stupisco del fatto che non se ne sia parlato di più. O meglio, probabilmente sulla blogosfera qualcuno l’ha fatto, ma nei media per così dire generici io non ne ho mai sentito parlare, nemmeno per sbaglio.

Bone Tomahawn è un western crudo, tanto che potremmo affermare che sconfina nell’horror, condito con un pizzico di weird.
In realtà la minaccia degli indiani antropofagi, perno centrale della storia, non è inventata di sana pianta. Esistono leggende e studi antropologici in merito. Vale per esempio la pena ricordare il misterioso popolo dei Nahullo, definito come una razza di “giganti spietati” e cannibali, che contendevano le terre del Tennesse alla tribù degli indiani Choctaw, prima che l’uomo bianco colonizzasse del tutto l’America settentrionale. Ci sono anche i giganti Sitecah, descritti come umani dalla pelle bianca o grigia, e dai capelli rossi (probabile che si trattasse di pitture di guerra), in guerra contro la tribù dei Paiute, in Nevada. Anch’essi facevano dei deliziosi pranzetti a base di carne umana.

Ma sto divagando.
Che Bone Tomahawk abbia un background storico-antropologico non è forse così importante.
Il film funziona. Ha ritmi lenti oppure, meglio ancora, distribuiti in un armonico crescendo. Si permette di raccontare l’immensità dell’America ai tempi del West, quando molti territori erano ancora selvaggi, pericolosi e in parte inesplorati.
È un West realistico, quello messo in scena dal regista Craig Zahler. Una frontiera in cui le ferite vanno in setticemia, in cui i “buoni” muoiono (anche in modo piuttosto banale e/o crudele), e in cui i “cattivi” non meritano pietà, perché non ne offrono alcuna.

Gli indiani trogloditi a cui danno la caccia lo sceriffo Hunt e i suoi compari ricordano parecchio i Wendol de Il 13° Guerriero, e forse la cosa è un po’ voluta. L’idea che il nostro mondo nasconda enclave in cui sopravvivono tribù spietate di cannibali, lontanissime dalle nostre moderne e civilizzate idee di morali ed etica, è estremamente affascinante. Infatti i trogloditi di Bone Tomahawk sono talmente rozzi e spietati da fare veramente paura.
Paura che si percepisce nei quattro pistoleri che danno loro la caccia, pur sapendo di essersi impegnati in una missione disperata, molto lontani da casa e da ogni possibile soccorso.

Sì, mi è piaciuto davvero molto.
Lo potete noleggiare sui principali siti di streaming legale (se guardate i film sui siti pirata siete brutte persone), oppure potete acquistarlo in DVD e Blu-Ray.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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1 risposta »

  1. La scena dove si vedono le donne della tribù è veramente un pugno allo stomaco. Ti segnalo, se ce ne fosse bisogno, l’ultimo film di Zahler “Brawl in Cell Block 99” con un insospettabile Vince Vaughn.

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