In difesa de Il Ragazzo Invisibile

Grazie a Netflix ho potuto guardare un film di cui per anni ho sentito parlare malissimo: Il Ragazzo Invisibile, di Gabriele Salvatores (film del 2014, recentemente ha avuto pure un seguito).
Considerando che i commenti sui vari gruppi Facebook dedicati al fantastico hanno oramai una valenza critica oggettiva pari a zero, ho voluto farmi un’idea personalmente. Ah, lo faccio spesso, mica solo in questa occasione. Disprezzando con tutto me stesso la moda odierna – figlia soprattutto degli YouTubers – di spalare merda e di trovare difetti in ogni cosa, preferisco evitarmi gastriti e godere direttamente dei prodotti, al posto che perdere tempo con le loro decostruzioni.
Decostruzioni acide e sarcastiche, spesso fatte da sfigati immondi che, in un mondo senza connessioni social, sarebbero dei reietti, e che invece la rete ha trasformato in mostri.
Tutto questo per dire che Il Ragazzo Invisibile mi è piaciuto?
No.

Il film di Salvatores è oggettivamente bruttino. Difetta soprattutto nella recitazione, che spesso ha il retrogusto di quegli sceneggiati RAI dei primi anni 2000, pensati per un pubblico di ragazzi. Non ci sarebbe nulla di male se il target fosse davvero questo. Salvatores, al contrario, ha girato un film pensato per un pubblico eterogeneo. La storia è di stampo piuttosto classico, senza grandi plot twist, ma non è malaccio. La sua costruzione è invece un po’ loffia, priva di picchi narrativi e/o di tensione.
Questo va detto.

Però Il Ragazzo Invisibile non è la zozzeria di cui ho letto da molte parti.
È un film tutto sommato guardabile, di una spanna sopra l’immondizia di produzioni come la Asylum, di cui molti vanno pazzi (se è per questo c’è chi pratica anche la coprofagia).
La storia paga pesantemente dazio agli X-Men, e credo che sia perfino una cosa voluta, ma ovviamente manca il budget e l’attitudine per girare un fac simile degli ultimi, ottimi film sui mutanti del professor X. Magari è anche un bene, che Salvatores non abbia sfornato una specie di clone, chi lo sa.

Però parliamo pure sempre di un film supereroistico. Italiano. Con pretese di serietà, tra l’altro (non parodistico, non una commedia etc). Lo chiamavano Jeeg Robot è ovviamente migliore sotto tutti gli aspetti possibili e immaginabili ma, se vogliamo proprio dirla tutta, il film di Salvatores è più purista, nel senso che parla di superpoteri e supereroi in modo classico. Americano.
Scelta criticabile, volendo, ma non da me.

In un paese – l’Italia – in cui masse di autodefinitesi nerd microcefali strillano al capolavoro ripensando a robe come Fantaghirò e Desideria e l’anello del Drago, Il Ragazzo Invisibile appare come un passo avanti, e non come due indietro.
Quel che voglio dire è che Salvatores ha il merito di aver provato a proporre qualcosa di nuovo e di contemporaneo, magari fallendo, magari producendo una cosa di scarsa qualità. Ma, per Dio, almeno ci ha provato.
Cosa che apprezzo e che stimo. Lascio agli altri il binge watching nostalgico del già citato Fantaghirò.
Per carità.


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5 commenti

  1. Bella difesa d’ufficio con cui sono d’accordo, il ragazzo invisibile è un film passabile che si presta alla visione di ragazzi e famiglie ma, oltre a questo non ha altri meriti, per quanto mi riguarda anch’io dico “non malaccio” però aggiungo che non mi è piaciuto e che non ho nessuna motivazione voglia o desiderio di rivederne anche una singola scena.

    Chi ne parla male spargendo letame e bile fa a questo film un gran favore, finire nel dimenticatoio dell’indifferenza è molto peggio, e forse sono molto più “cattivi” coloro che lo ignorano considerandolo non malvagio ma dimenticabile, perché nessuno va a vedere per curiosità un film del genere.

  2. Io l’ho trovato carino. Paragonandolo ovviamente alle produzioni nostrane. Condivido sul fatto che progetti come questi andrebbero incoraggiati, nella speranza che col tempo migliorino. Denigrarli non fa altro che farci tornare indietro, a preti investigatori e nonni felici, di cui ne abbiamo pieni i cosiddetti.

  3. Se si tiene presente la realtà italiana e la difficoltà a finanziare prodotti non “tradizionali”, allora questo è da considerare un piccolo miracolo. Concordo sui difetti e aggiungo che mi è sembrato abbastanza carente sul piano più tecnico (montaggio, costruzione delle scene). Rimane un film che viaggia serenamente ad alta quota rispetto a tante altre produzioni italiane, delle quali spesso bisognerebbe dimenticarsi.

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