Come invecchieremo

COCOON [US 1985]
WILFRED BRIMLEY, HUME CRONYN, DON AMECHE
Vi dicevo, non troppi giorni fa, che il mio viaggio in terra scandinava è stato fatto, a livello puramente casuale, con una compagnia di pensionati modenesi. Vi ho anche detto che con loro mi sono trovato molto bene. Sette giorni trascorsi insieme aiutano a cementare i rapporti, anche a differenza d’età, di provenienza geografica e di interessi. Inoltre non ho mai avuto particolari problemi a interagire con persone più grandi di me, trovando spesso (ma non sempre, eh) un’apertura mentale che i miei coetanei non hanno affatto.
Per esempio conosco un sacco di over 65 che usano la tecnologia in modo più attento, responsabile e intelligente di tanti quarantenni. O che partecipano a iniziative sociali che noi “giovani” possiamo completamente scordarci. Parlo di circoli culturali, o semplicemente ricreativi, luoghi di aggregazione in cui trascorrere il tempo in serenità, ma anche in cui organizzare viaggi, iniziative collettive o cose simili.
Per questo non mi trovo concorde con gli articoli che parlano dell’Italia come di un paese vecchio (dato oggettivo), utilizzando toni dispregiativi (visione soggettiva). A volte mi sembrano più vivi gli anziani che i giovani.
Al che mi pongo spesso la domanda: e noi che anziani saremo?

Inutile negare che già diventare vecchi sarà una bella fatica.
Viviamo in un paese che faticherà a garantire le pensioni ai lavoratori di oggi e, che in linea di massima, gode di un welfare assai peggiore rispetto a quello di 20-30 anni fa. Se volessi aggiungere un tono polemico e politico al post, direi che l’attuale governo sta cercando di smantellare le poche certezze faticosamente acquisite di recente, come per esempio quella che riconosce le coppie di fatto. Il che, vale sempre la pena ricordarlo, non riguarda necessariamente gli omosessuali, bensì (per esempio) due persone sole, due amici, che decidono di vivere insieme e di poter godere di quei privilegi riservati finora alla “famiglia naturale”.

Ma non voglio buttarla in politica (anche se ci torneremo)
Prendiamola larga.
Quale integrazione e interazione sociale avranno, i nostri alter-ego anziani? Forse mi sbaglio, ma ho l’impressione che stiamo perdendo la capacità di aggregarci e di fare gruppo. Se questo ancora accade, accade quasi esclusivamente online. Non fraintendete: il Web e i social sono belle cose (i social magari un po’ meno) e non se ne può né se ne deve fare a meno. Va da sé però che molte persone hanno usato questi nuovi canali di socializzazione per creare dei microcosmi comodi, sagomati su misura, ma completamente avulsi dal senso di adattamento al prossimo.
In un certo senso è un discorso che ha a che fare con quella propensione a trasformare tutto in tifoseria estrema – politica, gusti musicali, gusti letterari, idee sociali, sport, opinioni su fatti di attualità e di cronaca. Tendiamo sempre più ad annullare qualunque cosa esuli dal nostro punto di vista, e lo facciamo per sentirci più sicuri, più tranquilli.
Giusto per tornare alla politica, quelli che sottolineano che le attuali opposizioni della maggioranza di governo (sia di destra che di sinistra) non sono più capaci di aggregare la gente, hanno piena ragione. Infatti la loro incapacità di agire a livello sociale/fisico lascia spazio a chi occupa e sfrutta il campo avverso, quello sociale/virtuale. E, al netto dei giudici etici, quest’ultimi sono bravissimi in quel che fanno.
Ma torniamo a noi.

Forse i circoli ricreativi e sociali esisteranno ancora, quando saremo anziani. Forse anche noi apriremo la mente, quando avremo meno stress e potremo ragionare con ritmi più lenti, abbandonando la necessità di sentirci parte di una tifoseria. Torneremo quindi a confrontarci senza il coltello in bocca, ragionando su cose pratiche, e non su pregiudizi e scemenze lette su Facebook.
Ma capiterà mai?
I segnali non sono buoni. Converrà adoperarsi fin da ora per costruire qualcosa di confortevole per gli anni a venire.

A livello personale mi piacerebbe invecchiare mantenendo le mie passioni. Contando che molti coetanei già ora non parlano d’altro che di soldi e di politica da bar, sarebbe un bel successo se a settantanni (ammesso che ci arriverò mai) mi troverete ancora a bloggare di libri e di giochi di ruolo. Anzi, no, oltre al bloggare mi piacerebbe avere uno di quei circolini di cui parlavo poco fa, in cui riunire un po’ di gente per discutere di queste cose. Ecco, questo mi sembra un po’ difficile, ma chissà…
Poi vorrei non smettere mai di viaggiare. Viaggiare apre la mente e ti fa comprendere le persone. Soprattutto, dà le esatte dimensioni di quanto ciascuno di noi è piccolo, rispetto al mondo in cui viviamo. Non avendo né volendo figli forse risparmierò quattro soldi per permettermi questo lusso, ma anche questo è un punto di domanda, considerando il discorso fatto poc’anzi, riguardo al futuro senza certezze economiche ci aspetta.

E voi? Vi siete mai immaginati da vecchi? Se siete genitori penserete forse a quando sarete nonni, per esempio. Ma i nonni di domani non saranno come i nostri nonni, credo. Anche se ci proveranno comunque, perché lo spirito è quello. E i vostri interessi? Riuscirete a mantenerli, o cederete al Nulla, che anno dopo anno vi sussurra nell’orecchio che esistono cose “più importanti” a cui pensare?


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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2 commenti

  1. Come certamente sai, ho una malsana passione per i corsi online, i MOOC, e l’anno passato ho seguito uncorso organizzato dall’Università di Dublino su “come invecchiare con grazia” – un corso che ha toccato punti differenti come la salute fisica, la salute mentale, e il mantenimento di interessi e vitalità.
    Estremamente interessante, mi ha portato a riflettere su un sacco di cose – ho visto troppi amici e parenti invecchiare male perché ci si aspettava che vivessero “da vecchi”, perché per molti ci sono “cose da giovani” (andare al cinema, ai concerti, viaggiare) e “cose da vecchi” (il semolino, la coperta di lana) e ho visto l’orrore delle case di riposo, che invece di offrire stimoli agli anziani li narcotizzano e li piazzano davanti a una TV così non rompono, e due sole infermiere ne possono accodire cinquanta.
    Il corso degli irlandesi mi ha fornito un sacco di idee per cercare di invecchiare bene, restando (si spera) lucido epadrone di me stesso – anche perché senza pensione, dovrò lavorare fino al giorno che schiatto.

    1. Pensare “da vecchi” ci rende vecchi. Così come acquisire attitudini convenzionalmente da vecchi.
      Viaggiare, per esempio, tiene il cervello attivo e aperto. Leggere, seguire corsi, occuparsi di un animale domestico (non però in modo passivo) contribuisce a restare in forma.
      Le case di riposo sono posti orribili, mai visto qualcosa di più efficiente nell’accelerare la morte.

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