scrittura

Come aprire un blog letterario

Plutonia Publications, ovvero la nuova versione di questo blog (cambia leggermente il nome, trattandosi dell’evoluzione di Plutonia Experiment), non è mai stato un blog letterario vero e proprio. Non lo era nemmeno il mio vecchio Blog sull’orlo del Mondo. Tuttavia a quei tempi mi occupavo soprattutto di libri e di ebook, come qualcuno di voi ricorderà. Plutonia si è invece smarcato da definizioni rigide. In linea di massima mi piace definirlo “un blog del fantastico”, ma è una classificazione impropria, visto che mi occupo anche di altre cose.
Però, ok, non ho mai smesso di parlare di lettura e di letteratura.
Chi di voi è più attento noterà però che la categoria dei blog letterari è in grossa crisi. Si tratta di un lento decadimento, specchio del fatto che anche sui grandi store come Amazon le recensioni di libri ed ebook sono notevolmente diminuite di numero. Abbiamo già parlato altre volte di questa faccenda e delle sue cause, quindi non tornerò oggi in argomento.
Mi vorrei piuttosto sforzare di rispondere a una semplice domanda: conviene ancora aprire un blog letterario?

Risposta breve: dipende. Se cercate la fama, un pubblico numeroso e una certa notorietà vi sconsiglio di occuparvi di libri e di ebook. Fanno eccezione le categorie romance e paranormal romance, che fanno parte di un mondo a se stante, piuttosto solido e in salute. Viceversa, rischiereste di avere molte delusioni.
Un blog letterario oggigiorno attira più o meno queste categorie di visitatori:

A) Lettori forti. I migliori frequentatori di un blog del genere, ma in numero scarso e decrescente.
B) Aspiranti scrittori/scrittori esordienti, in cerca di pubblicità per i loro libri.
C) Troll. Immancabili in ogni angolo della blogosfera.
D) Editori. Soprattutto piccoli. Non necessariamente bravi. Difficilmente riceverete delle copie staffetta. I soldi sono sempre meno.

Insomma, aprire un blog letterario ha diverse controindicazioni. Eppure, se leggere vi piace, vi consiglio di farlo. Parlare di libri è una cosa che capita sempre meno spesso. Ben venga chi vuole gettarsi nella mischia.
Nel basso della mia piccola esperienza pubblico dei semplici consigli per sopravvivere al blogging del 2018 (che è MOLTO diverso a quello di pochi anni fa).

  1. Scrivete recensioni interessanti. Niente schedature classiche, con sinossi, pregi, difetti e voto. Cercate piuttosto di spiegare perché un libro vi è piaciuto (o meno), magari partendo da lontano, come succede nelle puntate dei Simpson. Avete presente, no? Iniziano tutte parlando di qualcosa, ma poi la trama della puntata è totalmente differente. Tentate di spiegare come siete arrivati a leggere il libro di cui parlate, citate qualche aneddoto, siate informali. In fondo non state scrivendo per Il Corriere della Sera.
  2. Evitate i voti. A me non piacciono. Sei, sei e mezzo, quattro, otto… Non siamo a scuola. Il vostro articolo – la vostra recensione – dovrebbe spiegare a parole perché giudicate un libro positivamente o negativamente. Il voto numerico è una semplificazione che risulta sempre un po’ odiosa. Mi rendo conto che è una preferenza del tutto soggettiva.
  3. Cercate di parlare soprattutto di cose belle. Ovvero – ma anche questo è soggettivo – impegnatevi a proporre libri che vi sono piaciuti, piuttosto che libri scritti male. Il mercato ha bisogno di qualità, e una recensione muove sempre qualche copia. Esistono blog letterari che parlano quasi esclusivamente di libri brutti. Io li trovo tristi, e al contempo molto furbi, perché attirano facili like. Cercate dunque di fare l’opposto. Nota bene: non vi sto dicendo di parlare bene di libri mediocri. Spero sia chiaro.
  4. Non badate eccessivamente al formato. Siamo nel 2018. Il mondo è cambiato e il mondo editoriale non fa eccezione. Siate di mentalità aperta. Leggete libri ed ebook, grandi editori e piccoli editori. Date una chance agli autori indie e agli autori self. Tanto si fa in fretta a capire se un autore lavora bene, o se è uno dei tantissimi scalzacani che buttano orrendi romanzi non editati su Amazon.
  5. Non eleggetevi massimi esperti di generi e regole. A nessuno frega nulla se a voi non piace lo show don’t tell, se ritenete che la prima persona singolare sia la miglior scelta narrativa, se pensate che un fantasy epico sia sempre e comunque migliore di low fantasy. Ai lettori del vostro blog non importa del vostro background di appassionati di questo o quel genere, né dei manuali di scrittura che popolano i vostri sogni erotici. Cercate di esprimere giudizi soggettivi ma onesti, non di insegnare a un autore come dovrebbe riscrivere il suo romanzo.
  6. Siate onesti. Parlare bene dell’orribile romanzo del vostro amico lederà la vostra autorevolezza. Lo farà dal momento che qualcuno comprerà tale romanzo, fidandovi di voi, e lo troverà pessimo. Corollario al punto 6: Non spendete nemmeno belle parole a scatola chiusa. Qualche tempo fa c’era questo blogger che, credendo di farmi un favore, voleva recensire di un mio romanzo senza averlo letto. “Dimmi tu cosa devo scrivere”, mi domandò. Il gesto di amicizia può essere anche carino, ma è un comportamento poco professionale che solitamente porta guai, più che benefici.

Questo è quanto, molto in breve. Ci sarebbero decine di altre dritte, ma queste sei rappresentano, a mio parere, un buon punto di partenza.
Allora, che fate? Tornate a parlare di libri o ci mettiamo una pietra sopra?


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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Pagina autore: amazon.com/author/alessandrogirola

8 risposte »

  1. Quasi sempre le tue recensioni mi hanno portato a leggere bei romanzi di autori a me sconosciuti.
    Altre volte tuoi colleghi con cui ho anche dstto una certa “amicizia” mi hanno consigliato pessimi libri che poi ho scoperto non avevano nemmeno letto.

  2. Mi permetto di proporre delle regole alternative che paiono avere un grande successo:
    1 . scrivete recensioni addomesticate, o se potete fatevele passare direttamente dagli interessati
    2 . è sempre tutto bellissimo, specie se non lo avete letto
    3 . parlate soprattutto di ciò che vi conviene
    4 . il SEO è il vostro unico dio
    5 . #massimiesperti e #redeinerdz
    6 . l’onestà è per gli sfigati che non sanno fare i propri interessi – ma dai quali magari potete sempre copiare qualche buona idea.
    … e poi godetevi le orde di leccaculi.
    Ci sono tanti modi diversi per prostituirsi.

  3. Volevo aggiungere un paio di cose, dato che ho sempre pensato a come potrebbe essere scritta una recensione utile per il lettore. Secondo me ci sono 2 parametri prìncipi e volevo sapere la tua opinione, Alessandro:
    1) Valore di intrattenimento: l’opera ti ha divertito/appassionato/coinvolto, indipendentemente dal genere/soggetto/stile? Con il valore di intrattenimento si potrebbero mettere sullo stesso piano “Guerra e pace” e “Lo stupefacente Uomo Ragno”. Oppure pensi sia troppo soggettivo come parametro?
    2) L’estrema decisione: vale la pena di comprarlo o no? O, comunque, il recensore spenderebbe i soldi per comprare lo scritto recensito? Questo è una specie di voto drastico: promosso o bocciato. Ma non è quello che deve il lettore? Decidere se investire denaro e tempo nell’acquisto?
    Ti ringrazio e ti saluto, Simone.

    • Il punto 1 ci sta eccome. Direi che è il primo parametro che valuto e cito. E, sì, è squisitamente soggettivo. Ma del resto tutte le recensioni lo sono.
      Punto due: di solito – ma non sempre – dico se vale la pena comprare il libro di cui parlo. Questo anche in base a un rapporto qualità/formato/prezzo.

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