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Totti non è un problema

Sono giorni che leggo proteste da parte di molti amici scrittori riguardo alle ingenti vendite della biografia di Francesco Totti. Un Capitano – così si intitola – è infatti il libro più acquistato d’Italia, e lo è da fine settembre (circa).
Le accuse mosse a questo libro sono diverse, sfaccettate, ma si possono riassumere in una soltanto: in Italia nessuno o quasi legge dei libri validi, eppure tutti hanno comprato la biografia di un calciatore.
Scandalo, schifo, depressione.
Ma Totti è il problema dell’editoria italiana?
Nemmeno per sbaglio, nemmeno un po’, nemmeno per caso.

Innanzitutto Un Capitano è un libro solo in parte.
Spiego: Un Capitano è un cimelio da fan, e i suoi acquirenti sono gli stessi che andavano allo stadio a vedere Totti giocare, sono gli stessi che compravano le sue magliette e i suoi poster.
Io ho comprato la biografia di Maria Sharapova e l’ho fatto con la stessa mentalità da fan.

Comprare una copia (o più copie, magari da regalare) di questo genere di libri non vuol dire sottrarre una possibile copia venduta di un romanzo di narrativa o di un saggio storico. Si tratta di categorie merceologiche diverse, mettiamocelo bene in testa.
Allo stesso modo Un Capitano non toglie spazio ad altri libri, di cui comunque si parlerebbe pochissimo sui grandi media nazionale. Perché? Perché dei libri in Italia non fotte un cazzo a nessuno.
Scusate il francesismo.

Volete sapere quali sono i veri mali dell’editoria nostrana? Volete sapere perché nessuno legge libri? (“Nessuno” è un’iperbole: in realtà c’è uno zoccolo duro, ma è sempre più simile a un piccolo club di appassionati). Provate a valutare questo incompleto elenco:

  • In Italia hanno sempre fatto passare il messaggio che il libro sia uno strumento dell’élite, una cosa noiosa, sorpassata, fuori tempo massimo, che viene imposta durante la scuola dell’obbligo, per poi venire abbandonata subito dopo il diploma.
  • In Italia non c’è mai stata una buona campagna di promozione della lettura. Hanno provato a presentarla come una cosa che arricchisce, che responsabilizza, che insegna il rispetto per il prossimo. Tutto verissimo, per carità. Tuttavia non hanno mai detto ai ragazzi che la lettura è prima di tutto una cosa divertente. E i ragazzi vogliono soprattutto divertirsi. Ne hanno facoltà.
  • I grandi editori hanno da tempo smesso di cercare ciò che fa davvero tendenza nei paesi dove la letteratura è ancora una forza trainante dell’intrattenimento e della cultura. Al limite inseguono il fenomeno del momento, come il giallo scandinavo o il paranormal romance, ma non fanno scouting, non approfondiscono. Guardate i miei generi di riferimento: quanti autori americani, inglesi, spagnoli (etc) di horror, di fantascienza e di fantasy vengono tradotti in italiano? Pochissimi. Meglio – così credono i grandi editori – ristampare per la centesima volta King, Dick, Asimov, Simmons, Lovecraft. Così la letteratura diventa collezionismo. Un po’ come per il libro di Totti.
  • E i piccoli editori? Qualcuno ci prova con coraggio, ma non girano quattrini. Si finisce quindi a pubblicare scrittori nostrani pagati con un obolo, o non pagati affatto. Aneddoto personale: negli ultimi 7-8 mesi ho ricevuto due proposte di pubblicazioni a editori di medie dimensioni. Le royalties proposte erano da fame, roba che con un qualunque ebook autoprodotto guadagnerei di più. Non rincorrendo affatto lo status di “scrittore pubblicato” (con editore tradizionale) ho preferito coniugare la passione per ciò che scrivo con il guadagno di un po’ di vil denaro. Questo per dire che, in questo modo, la piccola editoria – salvo alcune eccezioni – rimarrà a lungo simile a chi negli anni ’90 pubblicava fanzine ciclostilate nella cartoleria dello zio.
  • Gli ebook sono uno straordinario strumento per coniugare la passione per le nuove tecnologie – in questo gli italiani sono tra i primi appassionati d’Europa (fate caso a quanti smartphone vendono i nostri negozi) – e la lettura. Però, e qui torniamo al discorso di élite, molti lettori insistono ancora con la favoletta del profumo della carta, e su come il libro sia una questione di possesso, più che di lettura. Anche questo sa di collezionismo, non vi pare?
  • La mentalità tribale prevale nel mio settore – scrittori ed editori. Mai come ora non si fa pubblicità a un buon libro se non appartiene alla nostra scuderia, o a una scuderia alleata. Si parte dal presupposto erroneo che se un nostro “avversario” vende un libro, quel libro non lo venderò io. Ovviamente non funziona così, ma è difficile farlo entrare nella zucca di alcuni colleghi. Che poi sono gli stessi che spesso spendono parole di miele per dei libri di merda, solo perché fanno parte della loro stessa scuderia. Per carità, capisco il meccanismo, ma poi non dite che è colpa di Totti.

Potrei andare avanti a lungo, anche per tutto il giorno, ma ci siamo capiti.
Ripetiamolo ancora una volta in coro: non è colpa di Francesco Totti.
E comunque, se vi piace leggere, state in allerta, perché la situazione italiana è pessima, ora più che mai.
Moltissimi editori, tranne quelli molto grandi, sono alla frutta. I collaboratori non vengono pagati degnamente, che siano scrittori, editor, traduttori, grafici. Il sistema è al collasso, ma qualcuno continua a dirci che fino a qui va tutto bene.
Come del resto accade in tanti settori del nostro bello ma disgraziato paese.


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6 risposte »

    • Tempo perso mi pare eccessivo: ognuno impiega il proprio tempo libero negli svaghi che trova più congeniali.
      Riguardo alla questione scolastica, è tristemente vero: se non avessi amato leggere per conto mio, gli obblighi di lettura scolastici (quasi sempre roba che non mi piaceva) mi avrebbero tenuto lontano dai libri, secondo lo schema “Dracula vs la croce” 😛

  1. A margine (molto molto a margine): è un libro curato e scritto con Condò.
    Condò è una delle penne sportive più fini che abbiamo in Italia (Duellanti, sulla rivalità tra Mourinho e Guardiola, è senza dubbio uno dei libri sportivi migliori che abbia mai letto in assoluto).

    E la biografia – che ho letto – è meravigliosa (ma io sono di parte, perchè le biografie di calciatori/uomini di calcio/allenatori le leggo tutte).

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