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Cinque momenti horror per Halloween

Correva l’anno 2011 quando, sul vecchio blog, stilavo una classifica di scene che, per un motivo o per l’altro, hanno stimolato i miei ricettori della paura, diciamo dall’adolescenza ai vent’anni.
Oggi mi va di riproporla qui su Plutonia, visto che siamo a poche ore da Halloween.
Potrei estendere il range temporale delle citazioni fino al presente, comprendendo film e serial moderni (su tutti direi Hill House, tanto per fare un esempio). Mi piace però mantenere la classifica ancorata a un sapore a metà tra vintage e nostalgia, ovvero a una concezione dell’horror molto ingenua e primordiale, legata a un periodo in cui ancora non scrivevo e non approfondivo le tematiche tramite saggi e documentari (cose che invece ora faccio per lavoro).
Attenzione: parlo di scene che mi hanno turbato a livello emotivo, non di repulsione, di gore, splatter o cose simili.
Per quelle ci vorrebbe forse una classifica a parte, che magari stilerò in un’altra occasione.

5. Gli zombie della brughiera

Da: Non si deve profanare il sonno dei morti (di Jorge Grau, 1974)

Altro film conosciuto solo dagli esperti e dai fan, ma decisamente meritevole di una riscoperta. Gli zombie di Grau si adattano benissimo alle fredde e nebbiose brughiere del lake district inglese, caraccollando fuori dagli obitori con aria famelica e corpi già rovinati dal rigor mortis. La scena che in particolare mi preme citarvi è quella dell’assedio al piccolo cimitero di campagna, isolato e deserto, in cui gli sfortunati protagonisti del film si trovano a che fare con alcuni non morti davvero terrificanti (complice l’atmosfera, è chiaro).

4. I fantasmi dell’Overlook Hotel

Da: Shining (di Stanley Kubrik, 1980)

Scena iconica, patrimonio della cultura moderna e caposaldo dell’iconografia horror. Parlo ovviamente del momento in cui Danny Torrence, a spasso nei corridoi dell’Overlook Hotel col suo triciclo, vede i fantasmi delle gemelle Grady, uccise dieci anni prima dal padre, custode invernale dell’albergo. Una scena spaventosa, soprattutto se vista con gli occhi di un tredicenne (ho visto Shining per la prima volta più o meno a quell’età).

3. Autostop notturno

Da: Ai confini della realtà (di Joe Dante, John Landis, Steven Spielberg, 1983)

Film a episodi tratto da uno dei più bei serial mai prodotti nella storia della televisione, Ai confini della realtà è una pellicola che funziona solo a tratti. La parte più bella è forse questo prologo, tra l’altro molto “halloweenesco”, che a me ha spaventato per anni, tanto da non riuscire a vederlo fino alla fine, quando Dan Aykroyd… beh, ma forse ancora non lo conoscete. Allora guardate da voi.

2. Zelda 

Da. Pet Sematary (di Mary Lamber, 1989)

Film cupo, tratto dal romanzo più cupo di Stephen King, Cimitero Vivente parla della morte, dell’accettazione o del rifiuto della medesima, e di quanto a volte la morte sia una condizione più dignitosa di un certo tipo d’esistenza maledetta.
La scena in cui la coprotagonista del film ricorda la morte di sua sorella, malata di una tremenda forma di meningite e confinata nella sua stanza come se fosse un mostro, è impressionante. Qui siamo oltre al concetto di horror: sconfiniamo in un orrore intimo, reale, che riguarda tutti noi, prima o poi.

1.  Il mistero della strega

Da: The Blair Witch Project (di Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez, 1999)

Film odiato da parecchi, incompreso da altri, ma vero e proprio apripista della nuova, fortunata stagione dei mockumentary horror. Infatti col tempo è stato rivalutato ed è diventato un piccolo cult.
Saranno pure giustificate alcune critiche mosse al film di Myrick e Sanchez, tuttavia vi assicuro che tutte e tre le volte che ho visto questo film mi sono spaventato parecchio, sia al cinema che a casa con degli amici.
La scena finale poi, misteriosa, claustrofobica e terrorizzante, è un vero gioiello del cinema orrorifico moderno. Proprio per tale motivo questo è un film che, secondo me, ad Halloween ci sta sempre bene.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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