scrittura

Dieci cose che (forse) non sapete sugli autori indie

La voglia di scrivere questo post mi è venuta leggendo quello del collega Davide Mana 10 cose che ho imparato auto-pubblicando 101 ebook (cliccatelo e leggetelo anche voi, perché è interessante).
Iniziamo col ribadire che io mi definisco un autore indie, e non un “self”. Forse sarà un vezzo da poco, ma il self mi dà sempre l’idea di essere il dilettante allo sbaraglio che butta su Amazon il racconto mai editato, mai riletto, con una copertina rubata chissà dove sul Web, con una sinossi scritta male e al prezzo fisso di 0,99 euro.
L’indie, almeno secondo la mia concezione, è qualcosa di diverso. Collabora con dei freelance che si occupano di editare i suoi racconti, paga dei grafici per realizzare le copertine, etc etc.
Una sola altra precisazione, prima di lasciarvi ai 10 punti: io sono autore indie per scelta. C’è chi continua a non crederci, ma io non invio un manoscritto a una casa editrice dal 2007. Senza nascondersi dietro inutili romanticismi (del resto io odio la “visione romantica della scrittura”), sono un indie perché con le royalties da indipendente pago le bollette, mentre con le royalties da fame che garantisce un editore medio italiano faticherei a pagarmi una pizza.
Semplice, no?

Dieci cose che (forse) non sapete sugli autori indie

  1. In Italia si fa ancora una grandissima fatica ad attribuire una dignità agli autori indipendenti. Parlo soprattutto degli addetti ai lavori, che partono prevenuti (non del tutto a torto: il 90% dei romanzi self è composto da porcherie assolute), oppure si comportano con uno snobismo da competizione. E dire che proprio gli addetti ai lavori hanno tutti i mezzi per riconoscere gli autori indie che lavorano professionalmente, a differenza dai dilettanti totali. L’idea che mi son fatto è che gli addetti ai lavori, legati in qualche modo all’editoria tradizionale, considerino gli indie come una fastidiosa concorrenza.
  2. Gli autori indie vivono finché i lettori li aiutano a vivere. E non parlo solo di acquistare libri ed ebook, bensì di lasciare feedback, di condividere le news relative agli autori che seguono, di sostenerli con like e retweet. Cose semplici, che però non sono mai scontate. Soprattutto ora, che stiamo diventando tutti pigri, perché smile e “mi piace” sono più semplici da lasciare, rispetto a recensioni e commenti.
  3. Gli autori indie influenzano le tendenze dell’editoria tradizionale. Lo fanno più spesso di quanto si pensi. Succede perché un indie ha ampio margine di sperimentazione, e può scrivere romanzi e racconti di filoni e generi che un editore tradizionale non considererebbe mai. Ma, se questi romanzi e racconti vendono bene, allora vengono sdoganati, e diventano appetibili al grande mercato.
  4. Ci sono alcuni autori indie che vendono molto di più dei piccoli/medi editori. Basta guardare le classifiche di Amazon, per esempio. Non è però del tutto un motivo di vanto, visto che certe vendite sono pompate dagli autori stessi (i trucchi ci sono, ma è anche facile scoprirli). Non che la piccola editoria sia candida e pura, eh. Comunque, stando ai freddi dati, ci sono alcuni autori indie che vendono moltissimo, soprattutto nei generi romance, paranormal romance ed erotico.
  5. Molti editori sono in realtà scrittori indie (o anche semplici self) che si nascondo dietro una fittizia sigla editoriale. Perché, si sa, in Italia paga più atteggiarsi che non essere sinceri. Sicché, se Gino Cantarutti, autore indie, verrebbe visto con diffidenza, lo stesso Gino, autopubblicandosi col brand inventato “Edizioni della Cultura”, avrebbe un altro impatto psicologico sul pubblico. Se poi ci sono un paio di amici disposti a mettere insieme un’altrettanto fittizia associazione culturale, meglio ancora.
  6. Gli autori indie sono artefici di faide sanguinarie. Non tutti, per fortuna. A me, per esempio, non frega nulla di litigare coi colleghi, anche perché ritengo che siano energie sprecate. Vero è che nel settore ci sono rivalità assurde, spesso nate da paranoie pure, che si finalizzano in tribù e clan, quasi sempre bellicosi.
  7. Spesso i lettori si vergognano di ammettere di leggere libri indie. Forse è un meccanismo psicologico per non essere giudicati dalla massa, chissà. A volte ammettere di apprezzare degli autori senza editore è un po’ come dire che su Internet guardiamo (anche) le foto di donne e di uomini nudi. Molti lo fanno, in pochi lo ammettono.
  8. I lettori sono meno indulgenti con gli autori indie. Vale a dire che raramente perdonano un refuso su cento pagine di un libro/ebook indie, mentre sono disposti a sorvolare dieci refusi su cento pagine di un editore tradizionale. Questo in linea di massima, non sempre è così (per fortuna). Credo si tratti di un meccanismo psicologico riconducibile al punto 5.
  9. Grazie agli autori indie potete leggere generi che in Italia vengono snobbati. Punto derivato dal n° 3, ma che va oltre. In Italia l’editoria medio-grande ha il vizio di ritenersi elevata, elitaria e portatrice di “messaggi sociali”. La letteratura del fantastico, in Italia, è sempre più indirizzata ai soli lettori young adult, o alle ristampe dei bestseller più famosi. Ringraziate gli autori indie, le piccole case editrici e le associazioni culturali se potete ancora leggere storie horror, fantasy, di fantascienza che non abbiano semplici declinazioni young adult. Sulla qualità di queste proposte possiamo poi discuterne quanto volete.
  10. Gli autori indie vengono pagati regolarmente. Da Amazon, di solito. Che è puntuale come un contabile elvetico, nel versare le royalties dovute. I colleghi che pubblicano con editori tradizionali fanno invece sempre più fatica a ottenere il dovuto. “Perché sai, il settore è in crisi.” Quindi i pagamenti vengono effettuati in ritardo (anche di anni) e spesso su reiterate insistenze dei poveri autori. Il che, lasciatemelo dire, è una vergogna.

Questo è quanto.
Per fortuna io ho ottimi lettori (grazie – davvero – una volta ancora!), ottimi colleghi (non tutti, ma io parlo solo con quelli che stimo e non litigo con gli altri) e sono felice di come sta evolvendo la mia produzione.
Il mondo degli indie è molto curioso e sfaccettato, ancor più di quello dell’editoria in generale.
Ah, un’ultima cosa: non c’è nessuna guerra tra i due settori – self e editoria tradizionale. Io stesso ho pubblicato dei racconti in modo classico, perché sono stato pagato per farlo. Certe guerre esistono solo nella mente di chi deve sempre trovare un nemico da incolpare per gli scarsi risultati ottenuti.

Concludo con un auto-marchettone, ricordandovi che avete ancora una manciate di giorni per preordinare il mio nuovo romanzo breve indie, La Ragazza della Neve, a prezzo scontato.


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15 risposte »

  1. A proposito di Faide: ricordo il periodo quinquennale della “rivalità “presunta tra il gruppo Vaporteppa-Gamberi Fantasy e il vostro “team”( se così si può chiamare un gruppo di amici che si conoscono bloggando,ma a sentire le due tifoserie era tipo un partito )come una delle robe più avvilenti mai viste. Alla fine il lavoro e l’onesta premiano P più della cattiveria e della critica a buffo,però .

    • Ecco, io me lo ricordo sulla pelle, quel periodo 😅 Però alla fine della gran bagarre qualcosa di buono è pur saltato fuori, dai. Oserei dire da entrambe le parti. Vaporteppa pubblica cose interessanti. Lo ammetto senza problemi.

  2. 1) Ho ordinato in anteprima “La ragazza della neve.” L’intreccio è stimolante, leggerò con spietato interesse.
    2) Ho ribloggato il tuo articolo su La Fattoria dei Libri.
    3) Mi stai facendo voglia di pubblicare da indie. Non è poco. Gran post, con quello di Davide una bella combo.

  3. Non ho mai pensato particolarmente alla distinzione tra autore indipendente e un “self-published”, ma.. Sì, ho sempre avuto questa visione di scrittori del secondo tipo – ne conosco personalmente qualcuno la cui maestra delle elementari avrebbe dovuto essere più coriacea nell’insegnare l’uso del verbo avere…
    Di certo, tu non appartieni alla schiera dei “self”. E questo è uno spaccato molto interessante anche per un “esterno”, grazie. (:

  4. Concordo su tutta la linea , e per quanto possibile , oltre ad acquistare , cerco di dare una mano con recensioni oneste .
    Gli autori meritevoli ci sono , ma vanno cercati e scovati , almeno all’inizio , mentre per l’editoria tradizionale è più semplice passare in libreria…ragione in più per farti ( e fare in generale a tutti i tuoi colleghi ) i complimenti.

  5. Complimenti per l’articolo. Gli spunti di riflessione sono innumerevoli e, qui hai assolutamente ragione, fai chiarezza sul concetto di qualità che prescinde dall’essere o meno pubblicati da un editore tradizionale.

  6. articolo veramente interessante.
    Come penso tu abbia capito non mi vergogno affatto di dire che leggo Alessandro Girola 🙂

    Scherzi a parte sono un lettore di una media di circa 50 libri l’anno (a volte di più) e tu sei talmente prolifico che faccio fatica a tenere il ritmo ahaha.

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