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Perché nel mio urban fantasy la magia funziona

Perché sì.

Questa è la risposta che si danno molti autori fantasy o urban fantasy di primo pelo. “La magia funziona perché sì“. Perché è magia, e quindi può fare tutto.

Funziona perché tanto è fantasy.

Chiaramente si tratta di ingenuità che fanno inorridire i lettori più esigenti, quelli che cercano una plausibilità anche nel sense of wonder.
Non si tratta di dettagliare un maniacale sistema magico che spieghi anche i punto e virgola, bensì di dare una “geometria” anche a ciò che è inventato di sana pianta.
Vi dirò di più: io non credo nella magia, anche se colleziono tarocchi e studio da anni le derive esoteriche nella geopolitica mondiale. Non credo alla magia, sono quasi ateo, eppure scrivo quasi esclusivamente racconti del fantastico.
E amo rendere tutto ciò plausibile, appunto.

Ciò di cui mi sto occupando molto, ovvero il seguito di Tomato Moth e il gioco di ruolo tratto da questa saga, è un urban fantasy con sfumature horror-weird. Giusto per accontentare i fanatici delle classificazioni, eh.
È un urban fantasy in cui la magia funziona, in cui delle “divinità” (le Incarnazioni, di cui ho accennato in questo post) camminano tra gli uomini.
Soprattutto nel gioco di ruolo, ma anche nei due romanzi, ho dovuto quindi inventarmi un modo per far funzionare la magia stessa, per farla risultare un elemento fondamentale dell’ambientazione, senza scadere nel “perché sì” citato a inizio articolo.

Facendola molto breve: il mondo delle Moths è parallelo al nostro, quasi indistinguibile a esso, ma decisamente più “denso” di energie mistiche (magiche) rispetto alla Terra che conosciamo. È dunque una delle tante realtà alternative che potrebbero tranquillamente esistere, ma con cui non entreremo mai a contatto.
Il Mondo Nascosto (quello del soprannaturale), si basa sul concetto dell’Equilibrio, un collante che mantiene integra la realtà stessa. Le Incarnazioni minori e maggiori sono tra i tanti tasselli che contribuiscono alla stabilità dell’Equilibrio. In questo senso Morte e Amore, per esempio, sono entrambe necessarie affinché la realtà non vada in frantumi
Il concetto di Bene e Male è dunque piuttosto difficile da interpretare, visto che, da una parte come dall’altra, Bene e Male rappresentano elementi di disequilibrio.
Sorvoliamo per un momento il discorso intrinsecamente religioso, tranne che per un accenno. Sebbene le Incarnazioni siano mitizzate fin dagli albori della civiltà umana, definirle “Dei” non è esatto. C’è qualcosa di superiore a esse? Parrebbe di sì. Che però sia un Dio, una forza cosmica o un essere vivente talmente evoluto da sembrare assolutamente superiore a qualunque altro è questione di dibattito da secoli. Ed è anche una faccenda di cui ci occuperemo in altre occasioni.

E la magia? Come si pone dopo questo preambolo?
Presto detto.
I cosiddetti maghi conoscono formule e calcoli in grado di “tirare” un lembo dell’Equilibrio per adattarlo ai propri bisogni. Si tratta quasi sempre di strattoni minimi, talmente insignificanti nel quadro globale da risultare innocui per l’Equilibrio stesso. A meno che le richieste magiche del praticante non sia esagerate.
Il principio secondo il quale la magia della serie delle Moths funziona è questo. Vale per tutti i tipi di magia, da quella elementale, alla divinazione, alla magia del Verbo.
Un esempio semplice possiamo farlo citando proprio un mago elementalista. Prendiamo Everi Kendall, una delle protagoniste di Tomato Moth e di Wax Moth), seguace della società segreta che si rifà alla Dea Demetra. Padroneggiando gli elementi della materia e i sortilegi che hanno effetto sulla Natura, Everi può creare un fuoco da una fiammella (o anche dal nulla), sottraendo al contempo un poco di elemento aria dall’ambiente in cui si trova. Crea quindi una piccolissima e momentanea disarmonia nell’Equilibrio delle cose per ottenere ciò che le serve. Un dardo infuocato, stando al nostro esempio.
Se invece volesse creare una colonna di fuoco alta dieci metri, lo sbilanciamento dell’Equilibrio sarebbe molto maggiore. Serve più abilità per compiere qualcosa del genere e, nelle mani di un profano, si tratta di una magia pericolosa.

Ovviamente le varianti in gioco sono molte, al momento vi ho descritto soltanto le basi della questione magica in uno dei miei mondi di fantasia.
Può non piacere – a molti non piacerà, è praticamente matematico – ma ha un senso. Ed è molto, molto meglio della giustificazione degli autori novellini: “La magia funziona perché è un libro fantasy!
Sì, come no.

Ci si potrebbe anche riagganciare ad altri annosi problemi del genere fantasy – urban, dark o classico che sia, poco importa. Per esempio quei brutti world building in cui gli autori mischiano nomi norreni, nomi tolkeniani, nomi presi dal latino, senza alcuna logica geografica, geopolitica, linguistica.
Magari ci torneremo.


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