serial tv

Adrian è come un libro autoprodotto, di quelli brutti

Adrian, di cui oramai è stata detta ogni cosa, è un involontario atto d’amore verso il trash.
Il serial animato, “punta di diamante” dell’inverno di Canale 5, nonché produzione che dovrebbe rappresentare il vanto del Clan Celentano, è scritto col culo, animato col culo, doppiato col culo.
La roboante campagna promozionale delle ultime settimane avrà pure creato delle aspettative eccessive, tanto che la delusione era in agguato dietro l’angolo, ma ci si aspettava almeno il minimo sindacale.
La decenza, ecco.
Invece no.
Ciò che renderà memorabile Adrian nei secoli a venire è l’enorme mole di battute che ha scatenato sui social. Assistere alla prima puntata ha generato le più belle tra le risate: quelle spontanee, nate commentando una cosa che non era previsto facesse ridere.
E fin qui ci siamo, no?

Poi c’è un fatto che, da umile autore quale sono, mi fa riflettere un poco di più.
Adrian si propone – più o meno – come una storia distopica infarcita delle solite idee del Molleggiato. Critiche alla modernità, ambientalismo semplicistico, confusi attacchi retorici al potere costituito.
Nulla di originale, ideologicamente poco condivisibile (parlo ovviamente per me), ma ci sarebbe stato perlomeno sufficiente materiale per realizzare un prodotto godibile. Una sorta di “V per Vendetta” (film, non fumetto) ancora più demagogico, ma divertente.
Pressapoco, dai.

Quel che manca in Adrian è una scrittura decente.
Sembra un romanzo distopico autoprodotto (un self), scritto da un esordiente sessantenne che si crede un novello George Orwell incompreso dagli editori schiavi dei poteri forti.
Sembra cioè uno delle centinaia di ebook, con palesi recensioni fasulle, che abbondano su Amazon e sugli altri store online.
Roba senza né arte né parte, prodotta da tizi che conoscono a malapena ciò di cui scrivono, che non si documentano, che non sono aggiornati a tutto ciò che la letteratura di genere ha prodotto negli ultimi 30 anni.
Mi ricordano un tizio che conosco, un saggista che sostiene che la fantascienza non ha più nulla da dire dopo “2001 Odissea nello Spazio”.
Come no.

Roba, aggiungo, senza una trama, senza pathos, con dialoghi che fanno venire le emorroidi. Con “cattivi” così telefonati e insulsi che vien voglia di parteggiare per un asteroide che ci risolva il problema della noia, noia, noia.

E ‘sti cazzi.

Ecco, Adrian è questa roba qui.
Un delirio messianico da parte di un artista anziano che si prende troppo sul serio, ma che non ha nemmeno avuto l’umiltà di far leggere la sceneggiatura (ammesso che ce ne sia una) a qualcuno che di distopie ci capisca davvero.
E dire che di soldini per pagare qualche consulenza ce n’erano abbastanza.

Comunque, dai, va bene così.
Adrian specchio del paese che “non ne può più dei professoroni” (cit). Meglio andare alla cazzo di cane. Perché il cazzo di cane almeno è sincero.
Avanti col cuore, che il cervello è al macero da mo’.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
Segui la pagina Facebook di Plutonia: https://www.facebook.com/PlutoniaExperiment/
Segui il canale Telegram di Plutonia: https://telegram.me/plutonia
Pagina autore: amazon.com/author/alessandrogirola
Sostieni il blog con un caffè: ko-fi.com/alessandrogirola

8 risposte »

  1. Non l’ho visto, non sono mai andato matto per Celentano e ho trovato gli spot irritanti. Sono un po’ orso 😛

    Però vorrei sapere chi abbia scritto o detto quella frase su 2001: Odissea nello spazio…
    Se c’è un genere che potrà sempre dire cose nuove è proprio la fantascienza, con tutte le nuove scoperte e invenzioni che vedono la luce ogni giorno.

  2. Non offendiamo gli autoprodotti.
    Da quel che ho letto, il cartone animato di celentamno è un prodotto tipico di una vanity – ha la dignità presunta dell'”editore vero” ma niente e nessuno ha filtrato il contenuto, che è il delirio di un autore capriccioso e autoreferenziale, uno di quelli che sono troppo fighi per farsi editare. “Lei non sa chi sono io”.
    Il riusultato non può che essere catastrofico.
    Che qualcuno abbia poi la faccia di presentarlo come “summa della cultura pop italiana” è da fucilazione alla schiena.

  3. Eppure Celentano è stato un bravo cantante e cantautore. Non ne farei una questione di età,bensì di carattere. A 60 anni ha scritto e cantato L’ emozione non ha età. Bellissima.

    Di Adrian ho visto la prima mezza puntata e mi è bastata. Concordo sul divertimento dei commenti dei social. La sceneggiatura, più che rivista e corretta in questo caso sarebbe stato d’ uopo cancellarla del tutto.

    Personalmente sorpasso a questo scivolone del Molleggiato: ha dato tanto a molte generazioni con le sue canzoni. E tanto può bastare ( a me, a Adriano evidentemente no).

  4. Ho resistito cinque minuti perché ero curiosa dell’opera di Manara: è imbarazzante a dir poco. Però sono certa che diventerà in breve un capolavoro del trash in stile The Lady.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.