recensione

Kingdom – Zombie coreani

Kingdom

Corea Medioevale, periodo Joseon (1400 d.C. circa).
Il paese è in preda a profonde lacerazioni politiche. Il Re è malato e da settimane non si mostra in pubblico. Qualcuno crede che sia morto, ma chi osa parlarne in pubblico viene immediatamente giustiziato.
Il principe suo figlio è stato di fatto privato di poteri dai clan nobiliari che gestiscono la corte, la giustizia, l’esercito.
Nel mentre una misteriosa epidemia si diffonde nei villaggi periferici del regno. Si tratta di una specie di peste, che tramuta gli uomini in feroci assassini, attivi però solo di notte, mentre di giorno cercano riparo dalla luce del sole, cadendo in stato catatonico. La carestia che devasta alcune zone del paese peggiora ulteriormente la situazione.
Il principe, costretto alla fuga da corte insieme al suo più fedele servitore, decide di indagare sulla natura di questa malattia.
Ma le cose iniziano a precipitare…

Non mi piace il cinema asiatico.
Mi è capitato assai raramente di apprezzare un film giapponese, coreano o cinese. Ah, anche quelli filippini mi fanno venire l’orticaria. Non si tratta di razzismo, né di valutazioni oggettive, bensì solo di gusti personali.
Diciamo che ho scarsa affinità con le pellicole orientali. Credo che dipenda dal diverso modo di recitare, spesso troppo teatrale per i miei gusti.

Mi sono dunque avvicinato con una certa ritrosia alla nuova serie di Netflix “Kingdom”, di cui ho pubblicato la sinossi a inizio post.
Invece non è affatto male. L’idea di mischiare il genere storico, la pandemia zombie e un pizzico di fantasy si rivela vincente. Purtroppo non ho la cultura necessaria per conoscere a fondo le tradizioni coreane, perciò mi sono certamente perso molti riferimenti importanti. Tuttavia la ricostruzione storica sembra essere di prima qualità, e l’inserimento dell’elemento fantastico è funzionale alla narrazione.

Idem per quel che concerne la realizzazione degli zombie, che fanno davvero paura quando entrano in azione (ma anche quando sono in stato catatonico, a essere sinceri). La peculiarità che li vuole attivi sono quando calano le tenebre è interessante e serve a distinguerli dai soliti zombie tutti uguali (“romeriani”) di mille serial e film.

In un catalogo a volte piuttosto piatto – quello di Netflix – è sempre interessante imbattersi in prodotti che per noi occidentali sono un po’ di nicchia.
O, peggio ancora, vengono messi in rotazione senza un minimo di pubblicità, visto che la piena visibilità viene concessa solo alle produzioni di punta. Non che questa non lo sia, visto che il budget per ogni puntata è di circa 1,8 milioni di dollari.
Il successo in patria è stato enorme, tanto che stanno già girando la seconda stagione.

Se cercate qualcosa di diverso dal solito, quantomeno per “origine etnica” del prodotto, dategli una chance.


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