cose quotidiane · scrittura

14.000 parole in quattro giorni

Non aggiorno il blog da settimana scorsa perché ho dedicato tutto il mio tempo “libero” alla stesura di una nuova novelette, che da giorni mi rimbalzava in testa.
C’è voluto un bel po’ di tempo perché l’idea si formasse in senso compiuto. Diciamo che per una decina di giorni buoni c’erano concetti, situazioni e spunti che si confondevano nella mia mente, senza prendere una forma precisa. Però l’embrione dell’idea esisteva, e piano a piano acquisiva consistenza.
Venerdì scorso le tessere del puzzle si sono combinate e finalmente ho trovato la mia storia. Quindi, senza prendere appunti di alcun genere, ho iniziato a scriverla.
Tra venerdì e oggi sono arrivato a quota 14.000 parole, su un totale previsto di circa 21.000. Potevo fare molto meglio, ma sono soddisfatto, anche perché ho impiegato diverse ore a documentarmi su alcune cose, come faccio sempre.

Non è un metodo creativo molto ordinato, ne sono consapevole, ma funziona. Infatti ora non vedo l’ora di concludere la prima stesura, per poi sistemare con calma ciò che ho scritto. Magari mi toccherà riscrivere intere pagine, ma potrò farlo con più quiete e razionalità. La prima scrittura no: è sempre concitata e caotica.

Di che storia si tratta? Per il momento non vi dirò granché, se non che è qualcosa sulla falsariga di Gorgoneion. Chi ha letto questo mio romanzo breve sa che la trama offre spunti per eventuali, innumerevoli spin-off. Beh, ne ho colto uno e l’ho sviluppato. Vedi mai che in primavera non faccia lo stesso per la terza volta. Al che potrei aver confezionato un nuovo ciclo narrativo, composto però da novelette totalmente indipendenti l’una dall’altra. Che poi è un sistema che ho già sperimentato altre volte, e che mi piace.
Ma procediamo per gradi, ovviamente.

Vi confido che questo nuovo progetto, chiamiamolo “Emme”, tanto per dargli un nome (che poi la lettera M è l’iniziale del titolo), è nato dopo un periodo di stanca.
Ultimamente mi sono dedicato quasi esclusivamente alla scrittura di testi lunghi, da Wax Moth a Brexit Apocalypse, attualmente in stand-by. Eppure, come autore, continuo a pensare che la mia dimensione perfetta sia quella delle novelette. Sì, si tratta anche di un discorso molto egoista: scrivere un romanzo è faticoso e impegnativo. Poi, come oramai accade matematicamente, ogni nuova uscita vive qualche giorno di gloria, per poi diventare precocemente obsoleta. Del resto pare che il mondo dell’editoria, indie o meno che sia, abbia oramai preso questa direzione. Letture usa e getta, complice quel flusso costante di dati dalla persistenza cortissima in cui siamo immersi.
Vale a dire che, complice la mole sempre più massiccia di dati a cui siamo sottoposti, è davvero difficile ricordarsi di ciò che è stato pubblicato non più tardi di 3-4 giorni fa.
Sì, è una cosa terribile, che avvilisce ogni smania creativa, ma è così.

Forse è meglio che mi faccia un tè e che torni al portatile, a scrivere.
Ci si risente al prossimo aggiornamento.


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