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Quella cosa del passaparola spontaneo

Ieri su Facebook si discuteva di bravi autori che non sanno vendersi.
A lanciare la palla in campo è stato l’ottimo Fabrizio Borgio, poi è intervenuto Davide Mana con un articolo sul suo seguitissimo blog, Strategie Evolutive.
Il discorso è molto ampio e articolato ed è pane per i miei denti, visto che io lavoro nell’ambito del piccolo marketing online. Per questo motivo mi sono sentito in dovere di intervenire in entrambi i contesti – Facebook e blog di Davide.
Poi ci ho riflettuto su, e ho pensato di scrivere questo post, anche se è un argomento che abbiamo trattato decine di volte su Plutonia Experiment.
Partiamo da un’affermazione non scontata: non essere capaci di vendersi non è necessariamente un male, ma al contempo è un handicap gravissimo.

Vendersi.

Con questo termine di solito si immagina l’insopportabile spam da cui veniamo travolti sui social media.
Se siamo scrittori e lettori, Facebook ci mostrerà ogni giorno dozzine di inserzioni su libri e pagine-autore da seguire. Ciascuna di queste inserzioni usa termini roboanti: quel libro è “il migliore” del suo genere, “il più innovativo”, oppure quello che “alza l’asticella della qualità”. Mi è capitato perfino di leggere inserzioni di sconosciuti autori indie che affermano che dal loro piccolo ebook verranno tratte delle serie TV AMERICANE.
Date a costoro un premio per la sfacciataggine, quantomeno.

Il punto è che nessuno crede più a inserzioni del genere.
Sono paragonabili agli scocciatori che ci chiamano a ogni ora del giorno per proporci il cambio di gestore telefonico, o quello dell’energia elettrica, o che cercano di venderci aspirapolveri o abbonamenti a chissà quali servizi.
Non so voi, ma io non ho mai comprato NULLA grazie a questo genere di pubblicità, che trovo anche molto fastidiosa e sgradevole.

Quindi le promozioni col modus operandi appena citato sono quasi inutili. Certo, ci sono dei metodi molto più efficaci per realizzare delle inserzioni del genere, ma bisogna studiare, per saperle fare. E, anche in questo caso, il loro metodo di penetrazione della volontà del potenziale cliente si è abbassato molto.

Aggiungiamo che alcuni autori (e molti artisti e creativi di altri settori) ritengono davvero fastidioso vendersi così. Lo vedono come un modo per infastidire il prossimo – ed è vero – e come una strategia che va contro il loro carattere, dignitoso e/o schivo.
Quindi c’è chi rinuncia anche a provarci, sperando che la qualità dei loro lavori sia sufficiente per farlo emergere.
Purtroppo non è quasi mai così.
Non esiste più (ammesso che sia mai esistito) l’artista solitario, chiuso nella sua stanzetta, che viene scoperto dal mecenate di turno. Non basta lavorare bene e confidare nel talento e/o nel duro lavoro, per farsi conoscere dal grande pubblico.

Quindi quale sarebbe la cosa migliore da fare?
Una soltanto: essere così bravi da generare un passaparola spontaneo.
Ovvero, detta in parole povere, saper colloquiare col proprio potenziale pubblico e indurlo a farci pubblicità in modo (appunto) spontaneo.
Facciamo un esempio di recentissima attualità: il MCU (il mondo cinematografico della Marvel) ha sicuramente speso centinaia di migliaia di euro in promozione, eppure il suo successo è in un buona parte legato al passaparola spontaneo.
Gli Avengers si sono radicati nel cuore dei fan vecchi e nuovi, creando un legame emotivo con lo spettatore, che ha perdonato all’MCU molti passi falsi nei film sui singoli Vendicatori.
Ogni fan della Marvel – tra cui il sottoscritto – non ha bisogno di incoraggiamenti per parlare delle emozioni e delle aspettative che suscitano esperienze come Endgame. Le recensioni sono spontanee, sentite, accorate.

Qualcuno dirà: “succede così per tutti i film!”
E invece no.
Il nuovo Hellboy, per esempio, è stato cassato ben oltre i suoi demeriti. E dire che doveva essere la pietra angolare di una nuova saga informalmente ribattezzata Mignolaverse.
Qualcosa non ha funzionato. Il film non ha attecchito nel cuore del potenziali fan. Il progetto sembra fallito già da ora, ed è un peccato.

Un passaparola emotivo che va ben oltre i soli film.

Già, ma come si fa a spingere lo spettatore a fare del passaparola spontaneo?
Bisogna essere dei buoni comunicatori. Bisogna avere anche un po’ di fortuna. Occorre essere educati. Qualcuno sostiene che la miglior forma di comunicazione sia quella “aggressiva”, ma io trovo che sia vero l’esatto contrario. Essere autorevoli è ben altra cosa rispetto all’essere odiosi e cinici.
Bisogna poi offrire un buon servizio, con dei benefit per i “fan” più fedeli. Io, per esempio, lancio delle promozioni riservate agli iscritti a Plutonia Telegram. Altri fanno la stessa cosa via mailing list, o per i sostenitori di Patreon.
Anche essere positivi aiuta. Condividete gli aggiornamenti dei vostri lavori, anche quelli piccoli, senza ricorrere a link di vendita o a cose simili. Chi vi segue è senz’altro interessato a sapere quando uscirà il vostro prossimo romanzo, o cose del genere.

C’è poi da ricordarsi una cosa essenziale: se vuoi una cosa, chiedila.
Nel nostro caso questo vale – per esempio – per i feedback riguardante gli ebook e i libri che pubblichiamo.
Il lettore medio è distratto, e ha tutti i suoi validi motivi per esserlo. Spesso ci legge e si dimentica di quanto sia importante lasciare una recensione ai nostri lavori, su Amazon o altrove. Le recensioni sono l’ossigeno di ciò che pubblichiamo. Permettono ai nostri libri ed ebook di vivere, di non finire nell’oblio. Vale la pena ricordarlo, di non darlo mai per scontato.

Facciamo un esempio pratico.
Il mio più recente romanzo breve, Minotauros, ha venduto una sessantina di copie nelle sue due settimane prime di vita. Che siano tante o poche non ci deve importare, non in questo momento.
Di questi sessanta lettori mi piacerebbe che almeno un 10% lasciasse una recensione, se ciò che ha letto è stato apprezzato. Sei recensioni, possibilmente su Amazon, sarebbero un bel boost di visibilità per Minotauros.
Quindi ve lo chiedo apertamente: se avete letto questa storia e vi è piaciuta, lasciate due righe di feedback su Amazon. Non pensate che occorrano recensioni elaborate. Anche qualcosa del tipo “questo romanzo mi è piaciuto molto per la sua ambientazione” (o qualcosa di simile) andrà benone.
Magari consigliatelo anche agli amici, se avete tempo per farlo.

Forse non è un passaparola al 100% spontaneo, ma è qualcosa che ci assomiglia molto.
Di certo è meno ammorbante rispetto allo spam ripetuto e assillante, non vi pare?
Visto da questa parte – dalla parte dello scrittore – sicuramente lo è.
Più gentile e rilassante. Una comunicazione più civile, pensata per gente ragionevole e adulta.
Mi sbaglio?


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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2 risposte a "Quella cosa del passaparola spontaneo"

  1. Minotauros l’ho appena cominciato adesso. Ho cercato di segnalarlo su Goodreads.com ma non l’ho trovato.
    Nel mio piccolo ho fatto passa parola sia in famiglia che tra i pochi amici che leggono più di un opuscolo all’anno.

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