Aiutate anche il saltimbanco

Ce lo siamo già detti milioni di volte: il dopo-pandemia sarà un ulteriore disastro.
Io poi questo “dopo” faccio fatica a focalizzarlo, visto che qui, a pochi chilometri da Milano (e in tutta la Lombardia), ogni giorno muore il nonno, lo zio o il papà di qualche persona che conosco.
Quando sento qualcuno che dice che presto dovremo soppesare i danni economici al pari di quelli umani e fare una specie di compromesso, mi vengono i brividi. Pur senza essere credente ho sempre pensato che il bene assoluto di questo mondo sia la vita. Se non siamo più vivi, che c’importa dell’economia?
Ciò detto, è fin troppo scontato ammettere che un sacco di categorie avranno un bel da fare per mettere insieme pranzo e cena, per almeno 12-24 mesi a partire da… beh, da adesso.
Oramai i talk show politici hanno già fatto l’elenco milioni di volte – non che serva un genio dell’economia per capire chi subirà maggiormente i contraccolpi della crisi post-pandemica. Citare le agenzie di viaggio, chiunque si occupi di turismo, i ristoratori, i baristi, gli agriturismi, le guide, gli alberghi è fin troppo “facile”. Facile e tremendo.

Non troppi giorni fa ho pubblicato un video in cui parlavo, senza approfondire il discorso, di come il mondo del futuro cambierà anche il settore dell’intrattenimento. In peggio.
Guardatelo, così non sto a ripetermi.
Poi, recentemente, ho sentito il solito piagnisteo sull’editoria italiana che va male “per colpa della pandemia”. In realtà la nostra editoria era un lazzaretto anche prima, ora conferma solo il trend.
So che non è il momento delle polemiche, ma non posso esimermi dal dire: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Milioni di euro spesi in diversi decenni, per pubblicare roba scadente di gente in qualche modo raccomandata. Questa è la grande editoria italiana. Vale per i libri come per i giornali, salvo lodevolissime eccezioni.
E non venitemi a dire che la colpa è sempre e solo dell’italiano che non legge. Dall’inizio di questa quarantena i miei lettori sono vivaci, attivi, propositivi. E io sono un autore “piccolo”, un indie che ha dalla sua entusiasmo ed esperienza, ma non contatti altolocati né sponsor importanti.

Quindi oggi, in questa domenica che non è domenica, vorrei spostare il discorso su come ce la passeremo noi piccoli freelance del settore dell’intrattenimento. I grandi editori scuseranno questa mia mancanza di tatto.
Noi, sì. Noi che ci produciamo, ci sponsorizziamo, paghiamo di tasca nostra i collaboratori (altri freelance!), noi che se ci becchiamo un’influenza o la peste bubbonica non possiamo più lavorare. E quindi non possiamo più guadagnare, né contare sulla malattia.
Noi, i saltimbanchi che riempiono le vostre giornate, in quarantena o meno che siano.

Penso ovviamente a me, che sono freelance sia come social media manager che come scrittore. Ogni sera vado a letto e prego qualche divinità pagana affinché non mi ammali, o che non si ammali qualche mio familiare, perché vorrebbe dire smettere di lavorare. E ringrazio Dio ogni giorno di non avere figli da sfamare.

Penso ai miei colleghi scrittori, soprattutto quelli indie, ma non solo (tutti gli scrittori in Italia sono dei “poveracci”, soprattutto quelli che tentano di campare unicamente della loro arte).

Penso alle mie amiche che vivono di musica. Concerti azzerati, nuove produzioni rimandate a data da destinarsi. In più si fanno in quattro per eseguire dei concerti da casa, per intrattenere i fan e per fare beneficenza.

Penso alle tante modelle con cui ho collaborato in questi anni. Mi incazzo da morire quando qualcuno augura il fallimento della loro categoria, chiamandole inopportunamente “influencer”. La maggior parte di queste modelle sono persone eclettiche, in gamba, piene di creatività e di voglia vivere. Molte si pagano gli studi coi lavori da modella. Per altre è l’unica fonte di reddito. Pensateci, prima di dar loro delle stupide e prima di trattarle come poco di buono. Se lo fate i poco di buono siete solo voi, gretti e meschini.

Ecco, tutte queste categorie di intrattenitori stanno facendo del loro meglio per far compagnia ai loro fan. Ai loro lettori. Ai loro follower. E – badate bene – non sono obbligati a farlo.
Gli autori non sono obbligati a regalare ebook.
Le modelle non sono obbligate a scontare fino al 90% le iscrizioni ai loro siti (Patreon o simili).
I cantanti non sono obbligati a tenere concerti online, disponibili a tutti.
I fotografi non sono obbligati a regalare le loro foto.
Eppure lo fanno. Lo facciamo.

Un domani ricordatevi di noi.
Come?
Comprate ebook e libri. Pagate la musica che ascoltate. Usate le pagine di donazione una tantum, come per esempio Ko-fi (la mia pagina Ko-fi è questa), Buy Me a Coffee, PayPal. Offrire un euro al mese non cambierà la vita di una persona, ma se lo facessero anche solo in 100, il loro contributo inizierà a diventare di un certo peso.
Recensite i nostri prodotti, fateci passaparola.
Sono cose che ripeto (ripetiamo) da anni, ma ora più che mai sono importanti.

Noi continueremo comunque a intrattenervi.
Io mi immagino già, un po’ romanticamente, che morirò scrivendo, prima o poi. Però voi questi gesti fateli ugualmente.
Noi vi lasciamo soli, voi non lasciateci soli.


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