Le guerre tribali al tempo del Covid

Vaccini che ci rendono zombie (no, non è uno dei miei racconti).
Case farmaceutiche che ci nascondono la cura per il Covid-19.
YouTuber che di professione vendono videogiochi, ma che ne tempo libero scoprono le suddette cure (che il governo non cielo dicono!1!!1!).
Ma ancora:
Dobbiamo riaprire tutto, perché la gente impazzisce.
No, dobbiamo stare chiusi in casa per secoli, perché ogni passo fuori casa è un passo verso la tomba.
Ma anche:
– Se affermi che un tizio va a fare footing durante la quarantena è un irresponsabile, allora sei un fascista.
– Per contro se sei un delatore, appostato alla finestra per fotografare il vecchietto a spasso, sputtanandolo poi sui social, sei una testa di cazzo (sì: in questo caso lo sei davvero).

Che sta succedendo?

Sta succedendo che sempre più persone stanno cercando capri espiatori facili.
Ogni tanto si tratta dei runner. Faccio outing: sì: io sono uno di quelli che li ritiene irresponsabili a violare la quarantena perché “non posso smettere di fare sport“. Però di certo non vado a fotografarli per mandare gli scatti ai vigili urbani.
In moltissimi casi i capri espiatori sono squisitamente politici. Si parte dall’odio covato negli ultimi dieci anni, odio che ci porta a considerare chiunque si impegni in politica come a un “furbetto”, a uno che cerca privilegi per fottere la gente. A uno della Casta. Oramai siamo sempre in meno a pensare che si possa fare politica dignitosamente, per il bene comune, e non per il guadagno personale.
Poi ci sono i capri espiatori di sempre: gli scienziati “al soldo dei poteri forti”, gli imprenditori spietati, visti più o meno come facevano i sovietici negli anni ’50, i giornalisti (di certo ce ne sono di pessimi, ok), rappresentati come sordidi sciacalli in cerca dello scoop.

In tutto questo manca sempre più una voglia di dialogo serio, tra categorie di lavoratori, tra fasce diverse della società, tra intellettuali, intrattenitori, influencer di varia estrazione culturale.
Ci si sta chiudendo sempre più in bolle – in tribù, come direbbe Seth Godin – in cui c’è un capo che deve affermare la propria leadership, e in cui i seguaci non fanno altro che cercare ossessivamente conferme ai loro preconcetti.

Non è un caso che ciascun articolo (o video) di approfondimento su un qualunque argomento (non necessariamente sulla pandemia) venga solitamente ignorato perché “lungo e noioso”. Si dà la precedenza alle affermazioni forti, agli slogan, ai titoli a effetto. Ovvero, come dicevamo, a qualunque cosa che affermi già un preconcetto.
Allora, stando sull’attualità, chi vuole che riapra tutto cercherà persone che affermano esattamente questo. Chi cerca colpevoli sempre e comunque nella scienza andrà a leggersi tutti gli status di Facebook in cui si dà contro i virologi. Chi è a favore della libera uscita di runner, atleti, calciatori, tennisti, reggimenti di ciclisti, cercherà soltanto post che avvalorino le loro idee. E viceversa, ovviamente.

Manca del tutto il confronto sereno, l’approfondimento.
Mancava anche prima della pandemia, eh, non è che siamo passati a un mondo distopico per colpa del Covid. Solo che adesso questa comunicazione abulica e tribale fa danni enormi e continuerà a farli (in modo sempre peggiore) per molti mesi a venire.
Si rischia di modellare un mondo fatto di clan ideologici, un concetto che va al di là delle divisioni politiche, per radicarsi in quelle ataviche, a odi sopiti ma mai spenti.
Fin quando non recupereremo la capacità di comunicare e di dialogare, escludendo dal confronto ogni fake news, ogni complottista, ma lasciando voce a tutti gli altri, non usciremo da questa situazione. Non bene, quantomeno.

A margine: “Ma come fai tu a dire che *quella* è una fake news? E la libertà di parola dove la lasci?
La lascio a chi ha un parere informato. Affermare che il vaccino per il Covid-19 ci trasformerà in zombie, per esempio, è una cazzata talmente palese e pericolosa che non merita di essere discussa né diffusa (nemmeno per schernirla).

Ma, per il resto, c’è un gran bisogno di cambiare i paradigmi della comunicazione online e offiline.
Una necessità che, a mio parere, viene subito dopo l’emergenza sanitaria e addirittura prima di quella economica.


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2 commenti

  1. Che poi, manca il quadro d’insieme di cosa potrebbe generare quel “runner solitario”. Io vedo che va a correre Tizio. Beh, allora ci vado pure io, mica sono scemo, no? E poi mi vede il vicino, e lo fa pure lui. E così via, finché sulla ciclabile/pedonale non siamo 20 runner solitari. A cui poi si uniranno quelli a piedi col bambino o il cane, che non hanno capito il senso di prossimità e massimo 200mt.
    Quanti saremo su quella ciclabile/pedonale, alla fine della conta?

    1. Hanno anche detto di non fare sport quali corsa o ciclismo (in solitaria) per evitare incidenti, e quindi per non andare in pronto soccorso. Ovviamente è una cosa che non viene mai citata quando si parla di sport sì/sport no.

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