Mettere ordine nelle cose e bere un caffè

Tra i propositi per il 2021 ne ho messi alcuni prioritari.
Roba da scrivere, ovviamente, ma quella è una costante.
Contenuti da creare. Video, foto, testi e piccoli tutorial che incrocino sempre di più queste tematiche: scrittura, comunicazione, immaginazione. Dove con “comunicazione” si include anche il marketing, che non sia però quel meccanismo arido di cui parlano i manualetti tanto in voga.
Mettere ordine. Nella vita, ok, ma anche nella mia presenza online. Tagliare il superfluo, i canali poco aggiornati, i progetti bloccati da troppo tempo. Non dico che il detto “less is more” sia necessariamente il Vangelo, ma di certo c’è della verità nel perseguire uno snellimento dei media su cui veicolare contenuti.

Ultimamente sto dunque concentrando il materiale che produco su questi canali:

  • Amazon (per quel che concerne racconti e romanzi)
  • Telegram (offerte, novità, anticipazioni, segnalazioni di settore)
  • Instagram (post concettuali, brevi video, letture, comunicazione e creatività)
  • YouTube (video, ovviamente)

Tutto il resto – come per esempio Tumblr, la pagina Facebook, Twitter, continuano a esistere, ma spesso fanno solo da “riflesso” a quanto pubblico sui quattro media appena citati.
Fino a poco tempo fa ascoltavo molte istanze. “Io non compro su Amazon” (e allora pubblicavo su Gumroad). “Non leggo ebook!” (e allora producevo la versione cartacea anche di racconti assai brevi) “Io non uso Telegram!” (quindi copia-incollavo i post di Telegram sulla mia bacheca Facebook). “Preferisco i tuoi post scritti rispetto ai video” (il che mi induceva ad alternare il materiale proposto).
Poi sono arrivato alla conclusione più semplice: si possono accontentare molti ma non si può accontentare tutti.
Vale per la mia scrittura, ma vale anche per i lavori che faccio sui social media per conto terzi. Io sono bravino a ottimizzare Instagram, il resto lo devo imparare, e non è certo che lo farò.
Attenzione: alcuni diranno che questo ragionamento non è professionale, così come non è professionale selezionare i clienti e dire “no” a tutti quelli con cui suppongo che lavorerò male. Può essere che sia davvero così, eppure secondo me è preferibile agire in modo pratico, in campi che ben conosciamo, e soprattutto è meglio avere la sincerità di dire che alcune cose le sappiamo fare e altre no.
Questo non ci impedisce di continuare a sperimentare, magari sottotraccia, con calma, nei ritagli di tempo.

I mesi pandemici oramai sono diventati tanti.
In questo periodo ho perso molto (sono consapevole che altri hanno perso molto più di me). La clausura anticontagio avrà sicuramente delle ripercussioni psicologiche sul sottoscritto. Tuttavia ho anche cercato di ottimizzare questi mesi. Ho scritto molto, ma questo lo sapevate già. Ho cercato di ricollocare la mia posizione nel settore editoriale italiano, tornando a un punto di equidistanza totale da qualunque posizione “politica”, filosofica, concettuale. Sono tornato agli albori: parlo dei libri che mi piacciono, senza badare troppo alla scuderia a cui appartiene il suo autore. Le etichette le lascio distribuire ad altri, e mi pento pubblicamente di averlo fatto a mia volta, in passato.
Dicono che sbagliando si impara. Può essere vero.
Poi c’è il discorso sul mettere in ordine, che ho già accennato in questo post.

La pandemia mi ha anche costretto a inventarmi un lavoro, visto che quello vecchio non esiste più. La circostanza sfortunata mi ha dato però modo di concentrarmi sulle due attività che già prima consideravo come attività professionali secondarie: scrittura e social media management per creativi e artisti. Le cose stanno ingranando, i contatti si intensificano, c’è perfino la possibilità che da questa esperienza ne esca con un lavoro tutto mio, capace di sostentarmi e di mettere insieme pranzo e cena.

Ovviamente tutti questi risultati dipendono anche da voi che mi seguite, soprattutto per quel che concerne la scrittura.
Ho pensato molto a come meritare maggiori investimenti di tempo e soldi da parte vostra. O, meglio ancora, ho riflettuto molto sui possibili modi per ampliare il pubblico. In molti mi hanno suggerito di aprire un Patreon. Lo trovo uno strumento straordinariamente affascinante e duttile, così come lo è OnlyFans per le modelle (perdonatemi, parlo di modelle pur essendo uno scrittore, ma non trovo che la cosa sia disdicevole).
Dopo aver fatto diverse considerazioni ho tuttavia deciso di NON aprire un account Patreon. Non creerò contenuti in esclusiva, proprio per restare fedele al ragionamento di non disperdere ulteriormente le mie forze. Mi trovo bene a pubblicare su Amazon, al netto di tutto (recensioni false, classifiche taroccate, cialtroni vari), così come ho piacere a proporre post divulgativi su Instagram e YouTube.
Allo stesso modo non sto aggiornando la mia pagina Ko-Fi (presto potrei cancellarla), dove è possibile fare delle donazioni una tantum per sostenere le mie attività online.
Ho voluto però lasciare la possibilità, a chi lo vorrà, di offrirmi comunque quel caffè, in modo più semplice e comodo. C’è quindi un comodo Money Box di PayPal per lasciare un obolo, quando e se lo vorrete. Lo trovate qui. L’ho messo anche nella firma dei miei articoli, nei link dei miei video su YouTube e in un banner nel menù qui, alla vostra sinistra.
Chiedere i soldi è sempre sgradevole, tuttavia in questi anni ho scoperto un’altra semplice verità: ci sono tante persone che vorrebbero dare una mano agli artisti/creativi (o influencer, o youtuber etc) che sostengono, ma che non sanno come fare. Aspettano delle coordinate. Quindi, se anche voi, come me, avete delle remore sul chiedere sostegno, cercate di vedere la questione in quest’ottica: magari siete voi che state aiutando il vostro pubblico e non viceversa.

Quanto ho scritto finora? Uhm, molto, vedo. Un post bello corposo. Da parecchio non scrivevo un post così lungo, ma mi ha fatto bene.
Spero che sia stato piacevole anche per voi leggermi. Ho cercato anche di darvi qualche piccolo insegnamento di come si gestisce un’attività online. L’ho fatto (più o meno) tra le righe, spero senza risultare spocchioso, e soprattutto basandomi soltanto sulle mie esperienze e su quanto ho imparato con la pratica e con la documentazione su dei validi testi.
Sperando di uscire presto da questo periodo nero – la pandemia e tutto ciò che ne deriva – proviamo a migliorarci un po’ tutti. A perfezionare il nostro modo di stare sul Web, di interagire (o di non interagire) con le comunità a cui facciamo riferimento. Facciamolo per noi, e di conseguenza tutti ne trarremo un certo beneficio.


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2 commenti

  1. Ciao, scrivo la mia da parte di utente. Se ci sono contenuti, che ritengo di valore, su youtube o blog oppure altre piattaforme, e l’autore non richiede pecunia per quello che fa ed è presente un patreon tendo a far quattro calcoli e dare un contributo mensile. Sempre nell’ottica egoistica: so benissimo che per tirare sù una discreta cifra dalla pubblicità bisogna avere dei numeri medio alti, contribuire con patreon o sistemi simili è contribuire che quei contenuti “gratuiti” e che mi piacciono continuino ad esser pubblicati .

    1. Indubbiamente Patreon e simili sono piattaforme eccezionali. Sto osservando dei progetti fantastici che crescono proprio grazie a Patreon (parlo soprattutto di YouTuber).
      Diciamo che al momento non voglio disperdere ulteriormente i miei contenuti, quindi seguo altre strade, ma ho grande ammirazione per chi riesce a trasformare le proprie attività in lavori veri e propri grazie a Patreon, OnlyFans etc.

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